Alice ex machina e altre storie oltre lo specchio – Recensione

Titolo: Alice ex machina e altre storie oltre lo specchio

Autori: Olga Gnecchi e Gianluca Ingaramo

Editore: Athaena Publishing & Graphics

Pagine:  272

Prezzo: 1,99 € (ebook), 9,99 € (cartaceo)

 

Quarta di copertina (da Amazon): Una lotta contro misteriose cose buie, visioni, strani presentimenti e creature che attendono nell’oscurità. Quattro storie oltre il reale, dove scoprire che per avere risposte bisogna viaggiare oltre lo specchio.

 

Recensione: “Alice ex machina e altre storie oltre lo specchio” mi ha colpito subito per le prime frasi dell’incipit, che trovo sia uno dei migliori che io abbia letto negli ultimi tempi fra gli autori esordienti/emergenti. Ve lo riporto qui sotto:

Reale.
Il fiocco di neve trasportato dal vento, appena caduto sulla lente dei miei occhiali. Questo è reale. Sembra un diamante in miniatura e si scioglie in una lacrima che riga il vetro. Ne scendono altri, come cristalli di ghiaccio, si depositano al suolo e lì attecchiscono, andando a imbiancare erba e pietrisco tutto intorno.

I quattro racconti hanno due elementi in comune. Il primo è il passaggio da un mondo reale, come dice appunto l’incipit, a un altro che sembra essere una dimensione parallela, un riflesso dei propri desideri o delle proprie paure. Il secondo elemento è rappresentato dalle ombre, le cose buie che perseguitano i protagonisti dei racconti.
Il punto forte di questa raccolta è il senso di un continuo fluttuare fra realtà e sogno; per la maggior parte del tempo il lettore si sente attratto da questa atmosfera onirica, molto ben fatta soprattutto in “Alice ex machina” e nell’ultimo dei racconti, “L’indifferente”.
Qualche refuso è sfuggito qua e là e anche qualche ripetizione, ma è stato l’uso poco chiaro dei corsivi nel primo racconto a non convincermi del tutto. Mi sembra di essermi persa qualcosa, mentre leggevo cercavo un significato dietro questa scelta, ma non l’ho trovato o, forse, non ci sono arrivata io.
Dal punto di vista linguistico, ancora, bisogna riconoscere il merito ai due autori di essere stati in grado non solo di creare l’illusione che accompagna il momento di smarrimento quando i due mondi (reale e onirico) si mescolano, ma anche di rendere fluido quel passaggio, tanto che a volte io stessa non ero sicura di sapere in quale mi trovassi e mi sentivo proprio come i protagonisti dei racconti, un po’ persa, un po’ confusa, ma sempre attenta a cogliere i particolari, per carpire qualche informazione in più che mi desse un’indicazione precisa sul dove, sul quando.
Il punto forte di cui parlavo prima per alcuni lettori potrebbe trasformarsi in un punto debole. Solo per alcuni, però, perché è davvero una questione di gusti: il continuo salto da un mondo all’altro potrebbe, a lungo andare, un po’ appesantire la lettura, perché richiede una certa concentrazione nel seguire le scene. La soluzione sarebbe di non aver fretta di concludere la lettura e di godersi con calma questa raccolta.

Consigliato.


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