Due audiolibri di Giorgio Borroni – Recensione

Titolo: Midnight Club

Autore: Giorgio Borroni

Formato: Audiolibro

Editore: selfpublishing

Trama:

In un futuro non troppo lontano ci sono gang di artisti che si sfidano a colpi di ologrammi: Moderntech dalle bianche livree contro i cupi Melancotech, dal look e dai gusti dark. Dez è un artista di psico-ologrammi squattrinato: il suo manager, Art-come-arte gli procura degli incontri clandestini al Midnight Club, in cui vince chi riesce a spaventare l’avversario con le proprie creazioni.

Dopo le ultime umilianti sconfitte, l’artista deve per forza vincere il prossimo match e per farlo è disposto a tutto, anche iniettarsi una droga sperimentale che aumenta la capacità creative. Rob, il gangster che gestisce il Midnight Club ha però in serbo un misterioso avversario speciale per Dez, che dovrà fare i conti con i propri limiti e gli effetti collaterali della droga.

Recensione:

Il Midnight Club è un luogo di incontri clandestini. Niente a che vedere con le gabbie di qualche losco locale o con gli spiazzi illuminati dai fari delle auto disposte in cerchio in qualche parcheggio isolato. No, nel Midnight Club non volano pugni né denti e l’aria che si respira non è quella fumosa di una bettola malavitosa di quart’ordine. I neon viola illuminano il campo di battaglia, più simile a una piattaforma di gioco che a un ring per pugili. E in effetti i duellanti non indossano guantoni, ma solo un visore attraverso il quale proiettano le loro creazioni.

Le battaglie nel Midnight Club sono infatti scontri di creatività, volta tuttavia all’atterrimento dell’avversario più che alla gratificazione del pubblico. L’obiettivo è generare terrore ed è qualcosa che ormai Dez, incastrato nel tunnel della droga synthab che gli prosciuga le idee, fatica a fare.

In uno scorcio di mondo del futuro in cui la realtà è un’esasperazione del nostro presente, Giorgio Borrioni ci mostra un’umanità grottesca, fatta di melancotech e di moderntech e di fanatici humor-pop, tutti con il loro modo di vestire, tutti con il loro modo di pensare, tutti con il loro modo di creare. Ma è uno slancio creativo che si riduce sempre a scontri a colpi di pixel e ologrammi, sempre l’uno contro l’altro e mai in collaborazione per elevare l’arte a qualcosa di più di un’arma. Anzi, quando si tenta di farlo il fallimento è sconsolante.

È in questo scenario decadente che Dez arriva all’ultimo incontro e scopre che ci sono anime che terrorizzano più di qualunque illusione.

La capacità narrativa dell’autore evoca immagini di grande potenza visiva e la lettura di Edoardo Camponeschi fa il resto, accompagnata da un sottofondo musicale che si sposa bene con il senso di angosciosa frustrazione che permea tutto il racconto.

Un difetto? Troppo breve. Molte idee potevano essere ampliate e il contesto approfondito. Ma, si sa, alcune storie nascono racconto e altre storie nascono romanzo.

Voto:

Titolo: Orrore d’Autunno

Autore: Giorgio Borroni

Formato: audiolibro

Editore: selfpublishing

Trama:

Alfio si è cacciato in un brutto guaio: è in crisi da astinenza da eroina e Jessica, la sua ex, insieme al fratello ritardato Maicol lo hanno trascinato in un brutto affare. Per ottenere i soldi per una dose, nella notte di Halloween, hanno deciso di entrare in una casa di campagna dove si dice che il vecchio che ci abita possegga una fortuna, lasciatagli dalla celebre cantante lirica Agnese Cipriani, ormai morta da anni.

Quello che i tre balordi non sanno è che non ci sarà solo un povero vecchio a fare gli onori di casa. Quale oscuro segreto nasconde quell’isolata villetta di campagna?

“Orrore d’Autunno” di Giorgio Borroni è un audiolibro horror dal ritmo incalzante e dalle atmosfere sinistre: un mix tra Arancia Meccanica e Oculus. Se siete deboli di cuore è altamente sconsigliato…

Recensione:

“Orrore d’Autunno” è un breve romanzo horror in audiobook. In questa versione si amalgamano alla perfezione una serie di ingredienti già ottimi anche presi singolarmente ma che, agendo in concerto, valorizzano ciascuno le qualità degli altri. La prosa di Borroni, basata sulla capacità comunicativa dei suoi protagonisti e su una descrizione estremamente visiva delle sue ambientazioni, trova la voce ideale in Edoardo Camponeschi che, con efficaci variazioni di timbro e un’interpretazione da attore, doppia i personaggi e ci porta con loro all’interno della villa della defunta cantante lirica, per un furto che degenera in qualcosa di ben più pericoloso.

Già dal titolo non si fa mistero della piega che prenderà la trovata di Alfio, Jessica e Maicol, ma è sufficiente prestare ascolto alla musica di sottofondo per avere idea dell’atmosfera ansiogena e angosciosa che ci attende. Questa è data anche da un climax crescente costruito abilmente nell’atto primo, solo appena stemperato nell’intermezzo (la cui funzione appare quella di un vero e proprio passaggio di testimone dal thriller all’horror) e lasciato poi esplodere nell’atto secondo. Qui, proprio nel momento di maggior tensione, si inserisce un breve flashback che, più che per ampliare la trama, serve per riprendere fiato prima di immergersi nell’incubo del finale.

Pur senza rinunciare a immagini anche raccapriccianti, non si sfocia mai del tutto nello splatter, restando in una sorta di horror macabro che impressiona senza disgustare.

Oltre all’ambientazione, alla trama e all’atmosfera, è ottimo anche il lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, sia dal punto di vista emotivo-caratteriale sia per la loro condizione di tossici in piena astinenza, i cui segni e sintomi sono stati descritti con minuziosa precisione.

Voto:

Queste recensioni sono opera di Ariendil

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