Il circo dell’invisibile, di Camilla Morgan Davis – Recensione

513vyFUP0sL._SY445_QL70_Titolo: Il circo dell’invisibile
Autore: Camilla Morgan Davis
Formato: ebook (2,99 euro)
Lunghezza stampa: 192
Editore: Dunwich Edizioni
Genere: horror

Trama (dal sito dell’editore): Clio è una ragazza di quindici anni, da un anno è scappata dalla sua famiglia e vive a Edimburgo in un vecchio spaccio del pesce, ormai abbandonato. Trova nel misterioso Circo dell’Invisibile la possibilità per cambiare nuovamente la sua vita, trasformandosi nella Ballerina Sirena.
Clio crede di vivere in un sogno che oscilla fra duri allenamenti, emozionanti spettacoli, strane amicizie e un dolce amore, ma il sogno nasconde una faccia oscura.
Quali misteri si celano sotto i tendoni dorati e turchesi che ha imparato a considerare la sua casa?
Clio proverà a scoprirlo sfidando la meraviglia con l’inganno dei suoi stessi desideri.

Recensione:

Ho una buona opinione di Dunwich Edizioni. I loro libri li ho sempre trovati ben scritti (ed editati) e anche interessanti. Inoltre, in questo caso specifico sono stata attratta dalle recensioni positive che ho letto in rete, quindi ho acquistato “Il circo dell’invisibile” senza farmi troppi problemi. Devo dire che la trama mi incuriosiva, ma quasi tutto il lavoro lo ha svolto la bellissima copertina, che trovo molto evocativa.

Iniziando la lettura del testo, però, ho avuto una battuta d’arresto proprio nelle prime pagine. Questo per via dello stile dell’autrice non sempre fluido. Nei primissimi capitoli mi sono ritrovata davanti a metafore forzatamente lunghe e complesse, con periodi infarciti di subordinate.

Alcuni esempi di quello che intendo con metafore forzatamente lunghe e complesse (nel senso che potevano essere terminate qualche subordinata prima senza che perdessero di intensità, anzi, tutto il contrario):

“A tutti e tre risplendono gli occhi. Come se avessero visto una cometa cadere così vicino ai loro piedi da essere certi che i frammenti di stella realizzeranno tutti i desideri, anche quelli più segreti cuciti all’interno delle tasche dell’abito conservato per le occasioni speciali, in cui sentirsi belli e felici.”

O ancora:

“È meglio non fare domande, perché le domande sono chiavi che possono aprire porte che non bisogna spalancare. Non c’è da stupirsi se sigilliamo le serrature con tutto quello che troviamo e le chiavi, per precauzione e spirito di sopravvivenza, le sotterriamo sotto metri di fango o le scaraventiamo oltre i tetti delle case più belle.”

Ancora:

“Ho provato immediata fiducia nei suoi occhi verde prato che tradiscono la scaltrezza di chi è abituato a vivere di briciole, raccolte con la speranza che un incantesimo possa trasformarle in perle.”

Mi sono però ripromessa di terminare il romanzo prima di dare un giudizio definitivo e posso candidamente ammettere di aver fatto bene a dare un’altra possibilità all’autrice. Dopo un inizio un po’ lento (si entra nel vivo della storia solo nel quinto capitolo, i primi quattro sono tutta una lunga premessa e in definitiva non dicono molto), il romanzo prende. La parte centrale dell’opera, da quando la protagonista entra effettivamente in contatto col circo, è ricca di meraviglia, di magia, di fascino e di mistero. Insomma, ecco che ritroviamo finalmente il sense of wonder che dovrebbe accompagnare un’opera di questo tipo, dove si parla di circo, sogni e magia. I tratti cupi non fanno che accentuare l’eccentricità dei vari personaggi, il loro saper stupire ma anche spaventare il lettore assieme alla protagonista stessa.

Il finale l’ho trovato forse un po’ affrettato, non tutto viene spiegato, soprattutto sul passato della protagonista. Inoltre, mi sarebbe piaciuto sapere che fine ha fatto l’amica Lilli che all’inizio del libro pareva uno dei personaggi principali, ma che dopo la sua partenza nel capitolo 6 in pratica non viene più nominata.

In conclusione: un romanzo che vale la pena leggere perché la parte centrale merita e la scrittura dell’autrice migliora. Del resto, dal capitolo 5 in poi ci sono tante di quelle cose e di quei personaggi meravigliosi da descrivere, che le metafore forzate e arzigogolate non hanno più senso di esistere. E ciò migliora notevolmente l’esperienza di lettura.

 Voto:35Stellina-nuova1

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Recensione a cura di Luna.

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