Pétronille, di Amélie Nothomb – Recensione

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Titolo:
Pétronille
Autore: Amélie Nothomb
Editore: Albin Michel
Numero di pagine: 169
Prezzo: 16.50 Euro
Formato: cartaceo

Trama (dal sito della casa editrice italiana – Voland):

Alla prima occhiata, la trovai così giovane che la scambiai per un ragazzino di quindici anni.”

La storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne.

Recensione:

Amélie e Pétronille condividono la passione per lo champagne alla giusta temperatura, hanno l’ebbrezza allegra e si fidano pienamente l’una dell’altra. E così, dopo una bagarre con un fotografo in libreria, diventano naturalmente compagne di bevute. La trama si snoda attraverso la loro amicizia, tra chiacchiere sulla letteratura, sulla provvisorietà, interviste londinesi e presentazioni dei romanzi di entrambe, Amélie già autrice affermata, Pétronille giovane esordiente.

Pétronille Fanto è una proletaria autentica, cresciuta nelle banlieue parigine con uno spirito sopra le righe e l’amore per le sensazioni forti. All’aspetto da ragazzino di quindici anni si contrappongono la profondità di certe riflessioni e la passione per la letteratura (e per Shakespeare soprattutto). Il personaggio ricalca quello della giovane scrittrice Stéphanie Hochet, i cui romanzi sono citati più o meno esplicitamente tra le pagine di Pétronille.

La narrazione si avvia in maniera leggera, con aneddoti bizzarri e dialoghi spensierati tra le due amiche. Con l’approfondirsi del rapporto, le vicende si fanno via via più inquietanti, senza perdere di ironia ma rivelando un lato saggio (apprensivo?) della Nothomb. Il ritmo incalza sempre più fino a lasciarci con il fiato sospeso nelle ultime pagine (l’apice del romanzo). Lo stile è quello surreale al quale Amélie Nothomb ha abituato i suoi lettori nell’arco della sua prolifica produzione. Peccato però che, tolti i momenti di ottimo umorismo, ci si porti per tutta la lettura la sensazione che l’autrice stia facendo sfoggio di cultura per voce ora di uno ora dell’altro personaggio. Mi sfugge se sia una sensazione ricercata, ma senza dubbio getta un’ombra fastidiosa sulla qualità del libro e si lascia perdonare solo dal colpo di classe finale.

Voto: 4Stellina-nuova11

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La recensione che avete letto è opera di lailmil.

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