Le spade dell’imperatore, di Brian Steveley – Doppia recensione

Cover_Imperatore.qxp:Layout 1Titolo: Le spade dell’imperatore
Autore: Brian Steveley
Editore: Gargoyle books
Pagine: 602
Prezzo: 19.50€ (cartaceo)

Trama (dal sito dell’editore):
Un’oscura minaccia incombe sui figli dell’Imperatore di Annur.
Kaden, erede al Trono Incompiuto, ha trascorso otto anni in un eremo sperduto sulle montagne, dove i monaci devoti al Dio Assoluto gli hanno trasmesso un enigmatico sapere. I loro rituali contengono la chiave per raggiungere un potere antico che Kaden deve imparare a controllare prima che sia troppo tardi.
Sulle Isole Qirin, lontano da tutto, Valyn si sottopone allo stremante addestramento impartito dai Kettral, un’élite di guerrieri che combatte volando su giganteschi rapaci. Prima di affrontare il mondo esterno, però, Valyn dovrà superare un’ultima, terribile prova.
Nella capitale dell’Impero, Adare, as­surta al rango di ministro, vuole dimostrare il proprio valore davanti al popolo. Ma ha anche un’altra missione: vendicare suo padre. Niente e nessuno potrà fermarla, se riuscirà a dominare l’indole che ha ereditato dalla sua stirpe.
Ora che l’Imperatore Sanlitun è morto, il destino dei suoi tre figli sarà deciso in una battaglia spietata contro nemici sconosciuti, sotto lo sguardo di antichi dèi sanguinari.

Recensione di Luna:
Un’altra saga, a metà fra l’epic fantasy e lo sword and sorcery, arrivata da oltreoceano. Gli elementi chiave ci sono tutti: la morte misteriosa di un potente, tre figli tutti diversi e dalle abilità particolari, complotti, intrighi, corpi speciali scelti, monaci combattenti, cattivi crudeli, antichi déi che risorgono.
Insomma, Le spade dell’imperatore è un libro godibile e con un bell’intreccio. Non si distingue per originalità, ma anche se utilizza schemi e personaggi che possono sembrare già visti, li mescola in modo interessante e con una scrittura elegante e scorrevole.
Il ritmo, a mio parere, è un po’ troppo lento, anche per un epic fantasy o uno sword and sorcery. Avrei preferito leggere più scene d’azione. Invece di azione ce n’è poca è quasi tutta verso il finale. Meglio sarebbe stato vederne sin da subito, in modo da contrapporre le scene più lente di Kaden fra i monaci a quelle più dinamiche di Valyn. Ben bilanciati, invece, gli intrighi politici di corte che deve affrontare la sorella Adare.
I vari punti di vista sono caratterizzati brillantemente. Si sente bene la differenza fra le Voci dei tre protagonisti.
Il cliffhanger finale è un po’ debole e non lascia col fiato sospeso in attesa del secondo capitolo della saga, ma è un libro piacevole da leggere e potrebbe regalarci sorprese interessanti nei prossimi volumi.
Una cosa che ho particolarmente apprezzato di questo romanzo sono i dialoghi: per nulla banali e a tratti profondi, che invitano alla riflessione. Data l’abilità dell’autore con le parole, un po’ più di ironia non avrebbe guastato, ma è anche vero che le situazioni che i protagonisti dovevano affrontare non permettevano di perdersi in battute pungenti.
La parte più riuscita è forse quella più lenta: Kaden fra i monaci. Mentre paradossalmente la parte di Valyn (quella più d’azione) sarebbe potuta essere molto più avvincente, ma rimane un po’ in sordina perché non è stata resa al meglio. Sarebbe stato preferibile dare più spazio all’azione vera e all’indagine, piuttosto che agli esercizi d’addestramento, ad esempio.
In conclusione una lettura consigliata perché piacevole, che potrebbe divenire più interessante nei prossimi volumi.

 Voto:35Stellina-nuova

Recensione di Ariendil:

Primo di una trilogia. Indice di nomi e razze in apertura. Mattonazzo da seicento e passa pagine.
In altre parole, niente di nuovo sotto il sole morente del fantasy.
E i capitoli iniziali di questo libro non fanno niente per spazzare via questa pessima prima impressione. La carrellata introduttiva di divinità, razze esistenti e presunte tali non lascia ben sperare sulle possibilità di comprensione del mondo in cui il lettore si accinge a entrare: sa tanto di manualetto introduttivo o libro delle istruzioni per capire ciò che seguirà. Come se la storia stessa non fosse sufficiente a spiegarlo. L’incipit, oltretutto, non è dei migliori. Non è una buona idea iniziare un fantasy con l’inseguimento noiosissimo di una capra da parte di un monaco (che in realtà è un principe). Non tanto per la capra, e nemmeno per il povero monaco-principe Kaden, quanto per quel “noiosissimo”. In realtà è tutto il blocco iniziale su Kaden che stenta a decollare, al contrario della parte riguardante l’altro principe, Valyn, che ha decisamente una marcia in più.
Quando si lasciano le spoglie montagne dei monaci per sbarcare sull’isola dei soldati Kettral, di cui Valyn fa parte, la storia inizia infatti a ingranare. A dare una grossa mano è l’addestramento del principe-guerriero, ben più dinamico rispetto a quello del principe-monaco, ma in realtà è tutta la trama che sembra svilupparsi inizialmente più attorno a Valyn che non a Kaden. Di capitolo in capitolo, anche il monaco erede al trono riesce tuttavia a ritagliarsi il suo spazio nella storia, ed è proprio quando la crescita dei due personaggi raggiunge un equilibrio che ci si rende conto che sono fin troppo simili. A differenziarli è infatti più il contesto nel quale si muovono che le loro personalità: entrambi impulsivi e coraggiosi, tanto da rasentare a volte la stupidità, entrambi generosi, entrambi mossi da buoni sentimenti e begli ideali, entrambi in formazione ed entrambi allievi promettenti. Solo nel finale, quando emerge il lato vendicativo di Valyn e quello risoluto di Kaden, riescono a brillare ciascuno di un’identità propria. E questo fa ben sperare per il secondo libro.
Soffermarsi solo sugli aspetti negativi sarebbe però ingiusto.
Dopo le titubanze iniziali, il libro appassiona, coinvolge, a tratti emoziona. Si seguono agevolmente le dinamiche, ci si affeziona ai personaggi, si indaga assieme a loro sui complotti orditi ai danni del trono da nemici invisibili, si diffida di tutti ma si spera che arrivi l’aiuto di qualcuno. Insomma, ci si sente parte della storia. Merito anche di una scrittura che sembra scaldarsi man mano che i capitoli si succedono, scrollandosi di dosso l’attrito iniziale per dar spazio a una narrazione più fluida e un ritmo più incalzante nella seconda metà del libro.
Si arriva in fondo appagati.
Forse è un tipo di appagamento che non spinge in libreria a comprare il resto della trilogia, ma di certo resta la sensazione di aver letto un buon libro. Un buon fantasy. Che non ha bisogno di nessun manuale di istruzioni perché l’universo di Valyn e Kaden si tiene in piedi da solo, alla grande.

 Voto:35Stellina-nuova

Le recensioni che avete letto sono opera di Ariendil e Luna.

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