Into the Wild – Recensione

Into the Wild, coverTitolo: Into the Wild
Anno: 2007
Regista e Sceneggiatore: Sean Penn
Soggetto: Jon Krakauer
Durata: 140 min
Genere: avventura, drammatico, biografico
Recensione: 
Christopher McCandless, Virginia, stanco del conformismo e della tradizione, decide di intraprendere un lungo viaggio verso l’Alaska. Sean Penn, affascinato dall’incredibile storia, realmente accaduta, del ventenne, dirige questa pellicola che descrive, senza giudicare, le
scelte, il percorso di vita e le esperienze del giovane Alex Supertramp, pseudonimo di Christopher.

L’interpretazione di Emile Hirsch, protagonista, è eccezionale, ma tutto il cast risulta grandioso. Se la Harden e Hurt non sono una novità è bellissimo constatare quanto Penn riesca a far funzionare anche un’attrice che viene massacrata da tutto il mondo: Kristen Stewart, credibilissima, e anche bella, nel suo ruolo di sedicenne arrapata. Insieme alle notevoli interpretazioni però va dato merito anche alla penna di Penn, cacofonia non voluta, che riesce a caratterizzare benissimo anche personaggi che compaiono sullo schermo per pochi minuti.
Altra meraviglia del film sono le locations. Dal Mojave all’Alaska ogni singola ambientazione è una gioia per gli occhi, gioia esaltata dall’ottima regia di Penn.
Non sono riuscito a immedesimarmi, ho fatto fatica a comprendere le scelte di McCandless che per il mondo è un visionario coraggioso, mentre per me è un egoista un po’ schizzato. Sarò cattivo, poco romantico, irrispettoso, non lo so, ma il costante abbandono delle persone care (abbandono reiterato più volte durante il film) a me non ha dato impressione di coraggio e forza, ma di egoismo e narcisismo. L’unico punto d’incontro che mi ha fatto scattare quel briciolo di empatia verso il protagonista è nel finale. Quella frase che per me è così vera: “Happiness only real when shared”. Io l’ho intesa come un’agnizione giunta un po’ troppo tardi, il crollo di convinzioni che, per il puro gusto di lottare contro altre convinzioni dogmatiche e preconcette, hanno portato il protagonista a vivere emozioni incredibili, ma anche a sentire la mancanza di qualcosa.
Ovviamente questa è la mia interpretazione e va presa come tale, sono sicuro che la maggior parte dei fan di questo film si direbbero pronti a mettersi lo zaino in spalla e a dire fanculo al mondo. A parole ovviamente. Di fatto il film resta un paradosso, una critica potente al Dio Denaro, che viene addirittura incendiato in un frammento, idea pensata per un film che però è costato circa quindici milioni di dollari. E ai miei occhi la credibilità viene meno, mi sa tutto di macchinazione spillasoldi e ipocrisia manifesta, ma il problema è tutto mio e non ha nulla a che vedere con il film, che resta bello, godibile e interessante. Magari un tantino troppo lungo, ecco, non mi sentirei di dire che le due ore e mezza siano scivolate via, ma è comunque un titolo apprezzabilissimo.

Voto: 35Stellina-nuova1

timbro1Questa recensione è stata scritta da:

La recensione che avete letto è opera di Guero.

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Into the Wild
Type
Film
Reviewed by

on 10-02-2014
Rating
Summary
Di fatto il film resta un paradosso, una critica potente al Dio Denaro, che viene addirittura incendiato in un frammento, idea pensata per un film che però è costato circa quindici milioni di dollari.

4 thoughts on “Into the Wild – Recensione

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