L’inconfondibile tristezza della torta al limone – Aimee Bender

L'inconfondibile tristezza della torta al limone

Titolo: L’inconfondibile tristezza della torta al limone

Autore: Aimee Bender

Casa editrice: Minimum Fax

 

 

Ci sono molti modi per raccontare del disagio, anzi si può dire che una gran parte della letteratura verta su situazioni di conflitto più o meno forti che a loro volta, se non si è nati eroi purissimi tagliati con l’accetta o santi tutti d’un pezzo, crea disagio. C’è un modo più diretto: parlando di A e intendendo A e c’è un modo sottile, ma altrettanto efficace, che è quello che usa Aimee Bender nelle sue opere. Il suo è un realismo magico delicato, quasi da fiaba, anche grazie ai personaggi di giovane età che spesso utilizza e alla scrittura piacevole e lieve, ma in quanto a significato la sua scrittura si riempie di sfumature molto più ricche rispetto ai messaggi monolitici delle fiabe. Gli elementi fantastici sono calati all’interno di storie per il resto normali, portando a galla sensazioni condivise.

In questo romanzo dalla trama tutto sommato semplice, Rose, una bambina di nove anni, scopre di avere il dono di assaporare attraverso il cibo i sentimenti di chi l’ha cucinato, partendo dalla torta al limone preparata dalla madre in apparenza serena e amorevole e che, per la prima volta, sa di vuoto. Da qui in poi, per Rose niente sarà più come prima. C’è, nascosta in un dono che appare magico, la presa di coscienza della sofferenza altrui (così diffusa), dei limiti dei propri genitori, la scoperta che la felicità che ci s’immagina da bambini non avverrà mai così netta, ma anzi sono le emozioni negative, di frustrazione, i sensi di colpa e la rabbia a dominare la vita intima delle persone. Ci sono dinamiche familiari, rese quasi leggere dallo stile di Aimee Bender, ma non per questo, paradossalmente, meno pesanti.

È un romanzo piacevole, i particolari scelti e l’ironia, rendono la lettura facile, soffusa da quel senso di straniamento che caratterizza lo slipstream. Ma è un romanzo anche triste – la figura del fratello, che per alcuni resta un punto di trama che non trova spiegazioni razionali, è piena di angoscia reale, tanto che la protagonista non riesce a “mangiare quella roba”, e parla di “un’assenza e una granulosità che si ripiegava su se stessa” riferendosi a un panino preparato da lui. Ma se fosse anche solo un poco più razionale, sarebbe altrettanto efficace nel rendere l’angoscia?

Così la povera Rose bombardata dal dolore del mondo, trova un rifugio nel cibo asettico delle macchinette, spersonalizzato, prodotto da macchinari in una filiera che esclude il lavoro umano, arrivando a inchinarsi davanti al distributore fervida di sincero ringraziamento. Apprezzabile questa piccola ode al cibo spazzatura rara nella letteratura dove i sapori antichi e i cibi genuini sono quasi diventati un cliché. Non sono sani, ma capita di cercare il conforto nel cibo chimico. Anche il titolo pare quasi una distorsione della moda che negli ultimi anni si è diffusa in libreria, fra lavanda, pane, miele e tanti altri sapori positivi. In fondo, come arriva a capire Rose, più adulta, si tratta di trovare il proprio equilibrio nel mondo, non perfetto, distorto, una specie di sopravvivenza per chi, a differenza delle compagne di scuola “in discesa” (e chi non le ha conosciute persone la cui vita sembra fatta solo di facili discese?), è un po’ disadattato.

C’è nell’Inconfondibile tristezza della torta al limone un tentativo riuscito di descrivere sensazioni incorporee attraverso la fisicità degli oggetti e del cibo, di trasformare concetti in cose che si toccano, si assaggiano e si vedono. Uno straniamento percettivo che dà alle piccole vicende raccontate un sapore più profondo.

Voto: 4Stellina-nuova11

timbro1

La recensione che avete letto è opera di Nerina.

Product
L'inconfondibile tristezza della torta al limone
Version
Cartaceo
Type
Libro
Product Author
Aimee Bender
Reviewed by

on 6 marzo 2013
Rating
Price
16,50
Summary
È un romanzo piacevole, i particolari scelti e l'ironia, rendono la lettura facile, soffusa da quel senso di straniamento che caratterizza lo slipstream.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *