Breaking Bad

Breaking Bad

Il 29 settembre di quest’anno si è conclusa la serie tv che più di tutte mi ha appassionato nella mia carriera di tv series addicted. Non ci sarà alcuno spoiler, quindi leggete pure con tranquillità.
AMC, emittente televisiva statunitense che trasmette serie di successo quali Mad Men e The Walking Dead, ha lanciato il motto “Story matters here”. La storia qui conta. E se c’è un pregio da annoverare su tutti per quanto riguarda Breaking Bad quel pregio è proprio la sceneggiatura.
Breaking Bad conta sessantadue episodi divisi in cinque stagioni.
Walter White è un insegnante di chimica di un liceo di Albuquerque, New Mexico. Gli viene diagnosticato un cancro inoperabile ai polmoni. La paura di morire e lasciare senza un soldo sua moglie e i suoi due figli lo spinge a un gesto estremo, cominciare a “cucinare” metanfetamina grazie alla sua grande padronanza della chimica.
Da un’idea semplice si dipana questa serie che regala momenti fantastici ad ogni stagione. La regia e il montaggio ricercati, quasi autoriali, accompagnati dalla recitazione magistrale dei protagonisti, garantiscono un livello qualitativo altissimo sin dal pilot. La prima stagione è tronca per via di uno sciopero degli sceneggiatori, ma la serie ingrana e comincia a far sul serio già dalla seconda. Breaking Bad, incredibile, ma vero, è una delle poche serie tv che riesce a migliorare di stagione in stagione, di puntata in puntata. È inutile stare qui a elencare la miriade di premi vinti, i voti altissimi ottenuti su siti quali Imdb e Metacritic, i tributi di altre celebrità. Definisco Breaking Bad così: un’esperienza da vivere. La televisione è un mezzo che offre intrattenimento passivo. Si riceve un’immagine che non ha bisogno di elaborazione. Breaking Bad invece non può essere visto passivamente. Vi ritroverete a pensare alla serie sotto la doccia, mentre siete bloccati nel traffico, durante il pranzo. Starete lì a riflettere sul significato di quel dettaglio, sulla genialità di quella citazione, sulla meraviglia di quell’inquadratura. Vi affezionerete ad alcuni personaggi, ne odierete degli altri. Ma non nel modo tradizionale, non quelle antipatie o simpatie fredde che scattano verso i classici personaggi stereotipati della tv. Sentimenti forti e contrastanti vi accompagneranno durante tutta la visione.
Due paroline per concludere e non annoiarvi troppo. Walter White, il protagonista, è per me uno dei personaggi più riusciti della storia del piccolo schermo. Una caratterizzazione potente, un’interpretazione magistrale da parte di Bryan Cranston e un plot ben scritto hanno consegnato alla storia della tv un personaggio indimenticabile.
Rileggendo il tutto sembra quasi il discorso di un fanboy. E probabilmente è così, considerando che al momento sto indossando una t-shirt con il faccione di Walter stampata sopra forse l’oggettività è venuta un po’ meno, ma giuro che faccio fatica a trovare difetti a questa serie. Diciamo che il ritmo lento di alcune puntate rischia di stancare un pubblico meno paziente? Forse è così, sì. Ma ci sono alcune sequenze talmente memorabili che da sole valgono la visione.
Ho consigliato Breaking Bad a parecchi amici, e nessuno si è detto insoddisfatto, finora.
Un ultimo invito. Se decidete di guardare la serie vi consiglio la visione dell’originale. Purtroppo l’adattamento italiano lascia a desiderare, e alcune delle sequenze memorabili di cui parlavo risultano completamente stravolte. Se non masticate l’inglese potreste aiutarvi con i sottotitoli, ma se proprio non riuscite a fare a meno delle voci italiane godrete comunque di un ottimo prodotto, se non a livello di dialoghi almeno a livello visivo.
Saluto i fan della saga con una frase di Vince Gilligan, ideatore della serie: “Non piangete perché è finito, sorridete perché è successo”.

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La recensione che avete letto è opera di Guero.

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