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Scrittura – Racconti

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Novella di Natale

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  • 08/07/2013 at 5:28 pm

    Mi piace festeggiare il Natale a luglio così sono sicura che non venga mercificato.

    Domani per me sarà il giorno di Natale e per questo vi regalo una dolce Novella. Buona Lettura miei piccoli vinili.

     

     

    “Finalmente era arrivato Natale. Non avevo mai aspettato così tanto il giorno di Natale e non lo aspettavo per la solita cena psichedelica con i parenti, sempre gli stessi ma aspettavo un evento importante. Quella sera di Natale mi sarei esibita per il mio primo concerto solista nel teatro della mia città.

    Mesi di preparazione e per cosa? Per un po’ d’attenzione da parte della gente e di mio padre.

    Sì perché avere l’attenzione di mio padre non è mai facile.

    Mi ricordo ancora, anni fa, quando ero molto piccola, m’inventavo ogni gioco possibile inimmaginabile per catturare anche soli pochi secondi della sua attenzione: a volte ci riuscivo, altre no.

    Quando ero molto piccola m’immaginavo mio papà come un vero supereroe, tipo Superman.

    Ho smesso di crederlo precisamente quella notte di Natale.

     

    Pollyanna, la mia insegnante di pianoforte, mi aveva chiamata cinque volte, era preoccupata che arrivassi in ritardo, che sbagliassi gli spartiti o che addirittura mi potessero rapire, portare in un pianeta sconosciuto e così di conseguenza annullare il concerto.

    Ciò non accadde; arrivai nei camerini del teatro due ore prima, con in mano lo spartito giusto: La Passione Secondo Matteo di Bach.

    Ogni volta, prima di esibirmi, avevo bisogno di restare sola, in camerino, per pensare e riflettere. Sapevo benissimo che non erano mai i momenti più adatti per farlo ma mi servivano sempre, ogni volta in quelle poche ore, crescevo interiormente.

    Quella notte di Natale porterà con sé un retrogusto amaro.

    La mia mente andava troppo forte, qualcuno doveva fermarmi; entrò di colpo un giornalista che mi chiese, dopo essersi presentato, di parlare di ciò che avevo voglia, così iniziai a sputare ogni mio pensiero.

     

    Ogni volta che vedo una fonte luminosa mi viene voglia di sbadigliare, ho gli occhi sensibili alla luce, credo sia una forma di ribellione, come dire, dovrei svegliarmi, e invece mi viene sonno, sono fatta al contrario.

    Che significa?

    Che se non mi dici mai di no, che se non mi tratti male io non m’affeziono.

    Continuo a non capire.

    Ma è normale lei ragiona con un cervello per volta.

    Uno solo? E quanti ne ha lei?

    Io sono una pianista, ho imparato a ragionare con due cervelli: uno nella testa e l’altra nel corpo.

    Vada pure a sedersi e ascolti il concerto, proverò a farmi capire sul palco, suonando.

     

    Salii sul palco, la gente era troppa.

    Cercai in mezzo a tutta quella giungla gli occhi di mio padre ma non riuscii a trovarli, neppure vicino a mia madre.

    Iniziavano gli applausi ancora prima che iniziassi.

    La strana sensazione di essere lì per caso. Qualcuno o qualcosa aveva staccato la spina che mi rendeva parte di tutto.

    Ero convinta che di lì a poco mio padre sarebbe arrivato anche se pensandoci mi aveva avvertita che sarebbe arrivato probabilmente alla fine, perché aveva un impegno, chissà quale, anche per la notte di Natale.

    Suonai, piano piano il vuoto si colmava di altri pensieri che parevano la ghigliottina del mio inconscio.

    La giungla che vedevo in quel pubblico si era incarnata nel mio essere. Capite, tutti noi abbiamo una giungla interiora con una bestia che ci guida nell’universo; sta a noi decidere se uccidere la bestia o diventare Re.

    Ogni singola nota, che colorava quella notte di Natale, era dedicata non più a mio padre, ma allo stesso Natale che mi faceva da compagnia, sola in quel palco troppo grande, con musiche  che in realtà riuscivo a suonare solo con le dita.

    “Quante cose non succedono a questo mondo”, diceva la governante del signor K nel processo di Kafka. Questa frase, quella sera, mi inseguiva continuamente, aiutandomi a dare una spiegazione a quel ritardo di mio padre.

    Improvvisamente mi vennero in mente le parole di Pollyanna

    “ a Natale si è tutti più buoni” e anche più ritardatari.

    Finito di suonare mi soffocava quell’applauso infinito che ogni volta era troppo per me. Dove sono i suoi occhi che mi facevano sentire così reale? Ecco l’offesa che mi mandava fuori di testa. Non c’era spiegazione.

    Stavo per voltarmi ed ecco che la porta principale si aprì ed era proprio lui, mio padre.

    In quel momento credo che lo spirito del Natale prese di gran lunga il sopravvento.

    Il concerto era finito, ma che importava?

     

    No, mio padre non è un supereroe e per fortuna non ha mai fatto nulla per illudermi di esserlo.

    E questo è stato un grande insegnamento.

    In quel secondo che lo vidi entrare mi resi conto di odiarli i Supereroi!

    Con quelle ridicole calzemaglie assurde. Non ci credo più ai supereroi. Che poi non è possibile che  un uomo veda attraverso i muri e che voli lanciandosi da un grattacielo, è una presa in giro.

    Per essere supereroi non bisogno essere eroi, ma solo se stessi.

     

    Fu una notte magica quella sera di Natale, dove per la prima volta non suonai per nessuno e capii che anche se lui non era presente in mezzo a quella giungla era dentro di me e così ogni volta avrei potuto suonare per lui, pensando a quella notte di Natale dove tutti, io compresa, avevamo un oceano di orchestre pronte a suonare l’armonia del mondo.”

    La solita canaglia

    Penny Lane
    http://i-vinili-di-penny-lane.webnode.it/blog/

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  • 09/07/2013 at 7:07 am

    @penny-lane

    Ciao Penny,
    un racconto di Natale a luglio ? Avanguardia pura!
    Comunque complimenti, un bel racconto, scritto bene, con una sua idea.
    Avrei scavato un tantino di più nel rapporto padre-figlia, avrei aumentato l’introspezione psicologica che ci induce
    nel concepire la musica come via di fuga o di riscatto, ma ognuno ha un suo pensiero e quello che ho letto mi è piaciuto.
    Al prossimo racconto …

    Pagu

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  • 09/07/2013 at 12:58 pm

    “Finalmente era arrivato Natale. Non avevo mai aspettato così tanto il giorno di Natale e non lo aspettavo per la solita cena psichedelica con i parenti, sempre gli stessi ma aspettavo un evento importante. Quella sera di Natale mi sarei esibita per il mio primo concerto solista nel teatro della mia città.

    Dopo “stessi” credo ci voglia una virgola.
    Mmm, forse hai ripetuto troppe volte Natale e il verbo aspettare.

    Mi ricordo ancora, anni fa, quando ero molto piccola, m’inventavo ogni gioco possibile inimmaginabile per catturare anche soli pochi secondi della sua attenzione: a volte ci riuscivo, altre no.

    Mi pare ci vada un “che”. “Mi ricordo ancora che, anni fa, quando ero molto piccola…”

    Quando ero molto piccola m’immaginavo mio papà come un vero supereroe, tipo Superman.

    Metterei solo immaginavo, senza mi.

    Pollyanna, la mia insegnante di pianoforte, mi aveva chiamata cinque volte, era preoccupata che arrivassi in ritardo, che sbagliassi gli spartiti o che addirittura mi potessero rapire, portare in un pianeta sconosciuto e così di conseguenza annullare il concerto.

    Sintatticamente mi suona sbagliato quell’ultimo verbo all’infinito, mi pare manchi un verbo che regga l’infinito, perché si rimane a “era preoccupata che…” ci starebbe meglio qualcosa come “e così di conseguenza che il concerto venisse annullato” o simili.

    Ogni volta, prima di esibirmi, avevo bisogno di restare sola, in camerino, per pensare e riflettere. Sapevo benissimo che non erano mai i momenti più adatti per farlo ma mi servivano sempre, ogni volta in quelle poche ore, crescevo interiormente.

    Toglierei il mai e il sempre, mi pare che la frase scorra meglio senza cambiare di significato. Dopo servivano metterei una pausa diversa dalla virgola. Un punto, o i due punti. Dopo ogni volta metterei una virgola. Ogni volta, in quelle poche ore, crescevo interiormente.

    Quella notte di Natale porterà con sé un retrogusto amaro.

    Perché al futuro?

    La mia mente andava troppo forte, qualcuno doveva fermarmi; entrò di colpo un giornalista che mi chiese, dopo essersi presentato, di parlare di ciò che avevo voglia, così iniziai a sputare ogni mio pensiero.

    Troppo veloce? Non so se sta bene neppure questo.
    Entrò di colpo un giornalista non mi piace, sembra quasi che venga lanciato nel camerino, o che arrivi correndo. Descriverei giusto un po’ di più come entra, bussa? La porta è aperta? Chiusa?

    Ero convinta che di lì a poco mio padre sarebbe arrivato anche se pensandoci mi aveva avvertita che sarebbe arrivato probabilmente alla fine, perché aveva un impegno, chissà quale, anche per la notte di Natale.

    Ci vorrebbe qualche virgola nella prima parte, di sicuro dopo “arrivato”.

    Capite, tutti noi abbiamo una giungla interiora con una bestia che ci guida nell’universo;

    refuso

    Suonai, piano piano il vuoto si colmava di altri pensieri che parevano la ghigliottina del mio inconscio.

    La giungla che vedevo in quel pubblico si era incarnata nel mio essere. Capite, tutti noi abbiamo una giungla interiora con una bestia che ci guida nell’universo; sta a noi decidere se uccidere la bestia o diventare Re.

    Qua la narrazione si fa più audace e meno piana. E sono questioni di gusto o interpretazione, non errori, ma mi sembra che il pensiero della bestia interiore sia un po’ troppo tirato via. Non l’ho capito benissimo. Perché se non uccido la bestia divento Re? Ecco forse avrei dato qualche pizzico di indicazione in più per capire. Ma appunto è gusto, puoi scegliere di essere più criptica.

    Finito di suonare mi soffocava quell’applauso infinito che ogni volta era troppo per me. Dove sono i suoi occhi che mi facevano sentire così reale? Ecco l’offesa che mi mandava fuori di testa. Non c’era spiegazione.

    C’è un po’ di confusione con i tempi verbali, non so se è voluto mettere sprazzi di presente, se volevi rendere un pensiero o cosa. Ma anche se non trovo sbagliato inserire sia presente che passato, non lo farei nella stessa frase.

    In quel secondo che lo vidi entrare mi resi conto di odiarli i Supereroi!

    Metterei Nel secondo in cui lo vidi entrare

    Per essere supereroi non bisogno essere eroi, ma solo se stessi.

    refuso

    Allora il brano ha qualche spunto interessante, anche se mi sembra che non sia del tutto sviluppato, o meglio, la comprensione della protagonista arriva in fretta, si risolve in fretta, mentre la preparazione fa attendere qualcosa di più. Avrei reso più forte il momento in cui capisce. Mi sono piaciuti però i pensieri della voce narrante.
    Buon Natale!

    Wir betreten feuertrunken...

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