Dicono di noi – Estraneità

Estraneità

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Antonella Arietano

[…] Il primo racconto, “Legàmi”, scritto da Irene Quintavalle, si svolge nella tranquilla abitazione di un’anziana signora, la quale nasconde un segreto inquietante e molto, molto ingombrante. Il secondo, “Soluzione suicida”, di Ivo Gazzarrini, ha un’impronta più psicologica e non manca di stupire il lettore grazie a una costruzione graduale che cresce in suspense, verso un finale che trovo decisamente ben riuscito. Una buona lettura, mi è piaciuta pur non essendo affatto il mio genere. Lo consiglio volentieri in virtù del fatto che le storie sono ben scritte, le trame sono ben congegnate nella loro brevità e i personaggi in generale sono ben definiti, anche se in poche pagine. Non amo il genere horror, dicevo, ma ho voluto leggere questo volume per farmi un’idea dei prodotti creati da Èscrivere. Sono rimasta ben impressionata dalla qualità dei testi proposti, dalla cura generale dedicata a editing e impaginazione e, non da ultimo, dalla bella cover. Un buon prodotto, se poi consideri che è disponibile per il download gratuito non hai scuse!

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La quarta di copertina chiede cosa abbiano in comune un Virtual Treasure Chest e una macchia viola sulla parete. La risposta per me era abbastanza semplice e si riduceva a un’altra domanda: che diavolo è un Virtual Treasure Chest?
Per fortuna leggendo il volume si trova risposta alla domanda e anche alla domanda scaturita dalla domanda. Partiamo da quest’ultima: ecco, questo Virtual Treasure Chest è una vera figata! Si tratta di una sorta di fusione tra ipnosi e realtà virtuale, niente di nuovo sul fronte della fantascienza, certo, ma stavolta viene sviluppato in modo leggermente più sadico del solito. L’ideatore di tutto cerca infatti di “parassitare” l’esperienza virtuale di qualcun altro per trarne beneficio. Inutile dire la fine che fanno i poveracci parassitati. “Morte” potrebbe essere infatti la risposta alla domanda della quarta: una macchia viola sulla parete e il Virtual Treasure Chest hanno in comune la morte. Ma la morte è un concetto vago e, a ben pensarci, è qualcosa che abbiamo in comune tutti, quindi sarebbe fin troppo facile. Parassitosi. Qualcuno o qualcosa che entra in contatto con un altro essere vivente e ne trae beneficio a suo discapito. È un bel tema per dei racconti dai toni cupi ed è stata una sorpresa vedere come i due autori lo abbiano sviluppato in modo simile ma diversificando enormemente le loro storie. Da una parte abbiamo il racconto d’imprinting lovecraftiano di Irene Quintavalle, con la macchia viola sulla parete che ricorda da vicino cantine d’inimmaginabile orrore, mentre dall’altra il racconto di Ivo Gazzarrini, che affonda le mani nella fantascienza cyberpunk (con buona pace per i risvolti sociali distopici, che, Dick e Gibson mi perdoneranno, hanno forse un po’ stufato).
Il tema è talmente accattivante e le possibilità di elaborarlo così vaste che mi sarebbe piaciuto leggere più di soli due racconti.
Bellissimo, assolutamente da acquistare. Scrittura fluente e storia accattivante. Finale sbalorditivo. Anche meglio di Stephen King. Unica pecca, troppo corto.
Altra “doppia” provare di questa serie di racconti brevi targata èscrivere, non da meno delle altre uscite. Il racconto di Irene Quintavalle scorre tranquillo e placido, una narrazione precisa che descrive un’atmosfera quasi ovattata, ma che nasconde una nota stonata che porta a una risoluzione terrificante.
Il racconto di Ivo Gazzarini invece parte subito sul vivo, in mezzo a quello che sembra un sogno, anzi, un incubo. L’autore è bravo a mischiare ben presto le carte e rendere interessante il breve intreccio, per arrivare a un finale tanto reale e crudo da lasciare disturbati.
Le estraneità del titolo si dividono equamente in mostri della mente e mostri veri e propri, rendendo un bel quadretto d’insieme. Ottimo!
Due brevi racconti horror della collana nuova collana ESCrivere dal tono cupo che ci condurranno in un universo di “estraneità”. Letture di genere che personalmente ho apprezzato.

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Premetto che l’horror non è il mio genere, dopo aver letto i primi due volumi, però, non ho saputo resistere. Il gruppo “è scrivere” presenta qui due storie macabre ben scritte, di quelle che alla fine della lettura senti il bisogno di deglutire, perché hai la bocca secca. La prima può essere letta da chiunque. La seconda è caratterizzata da un linguaggio non sempre adatto a un pubblico non adulto.
Proprio tanto brevi. Due racconti che si fanno leggere. Il genere è horror e paranormale. Non è il mio genere ma sono scritti con una certa maestria.
Con questa nuova pubblicazione la direzione intrapresa dai due Autori è decisamente all’insegna dell’horror! Il primo racconto è cupo e mi ricorda le strane muffe della “La Casa Stregata” di Lovecraft, insieme ai filamenti della stessa molto simili ad appendici tentacolari. Si legge in un soffio e il finale non può che essere tetro e cupo! Il secondo racconto ha delle forti rimembranze di “Stati di Allucinazione” film del 1980 diretto da Ken Russel, per quanto riguarda l’utilizzo della VTC ed è un racconto agghiacciante è come amo definirlo, ambientato fuori dal tempo conosciuto. Miscela fantascienza e paranormale per un finale a sorpresa.