Dicono di noi – Bestie

Bestie

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Bambini e animali sono creature che incarnano il concetto più puro di innocenza, intesa come totale mancanza di malizia nelle azioni.
Cosa succede quando questa innocenza si perde?
Come possono vivere il momento di transizione queste creature?
Due racconti malinconici, delicati e forti allo stesso tempo, che daranno molto di cui riflettere.
Bellissime atmosfere regalate al pubblico. I racconti sono davvero ben scritti, e densi di atmosfere cupe senza mai scadere nello splatter. Ottima prova per le due autrici.
La Fabbrica di occhi, i pesci e i formicaleoni.
Pochi titoli rispecchiano perfettamente il racconto a cui si riferiscono. Questo non solo è pertinente, ma sembra rivelarne anche la natura. Come il titolo, anche la trama sembra “tangente” a qualcos’altro, quel qualcosa che potrebbe tranquillamente fare da idea cardine per un affascinante romanzo distopico. La bambina protagonista, dimenticata in una fabbrica durante una gita, sfiora l’elemento originale su cui si basa la distopia: usare pesci per trapianti di occhi negli uomini. Dico che lo sfiora perché non si entra mai nel dettaglio di questi trapianti e dei conseguenti allevamenti di pesci e fabbriche di occhi, non si entra nel dettaglio delle amnesie che inevitabilmente colpiscono gli adulti né viene spiegato se tra i due fatti c’è un nesso. E non potrebbe essere altrimenti visto che la protagonista è una bambina che queste cose non può saperle. Ma la sua avventura permette di scorgere stralci di quella realtà, di passare lì accanto, “tangente” appunto, quel tanto che basta per scatenare la curiosità. E a proposito di curiosità: che diavolo sono i formicaleoni?La bestia e l’uomo.
Il racconto breve di genere fantastico (fantasy in particolare) è, per restare in tema, “una brutta bestia”. Dovendo rinunciare all’approfondimento di aspetti che in altri generi possono essere considerati secondari, nel fantastico si rischia di ritrovarsi senza gli elementi che esaltano l’aspetto “fantastico”. E purtroppo a volte non si riesce a dare a una storia breve lo stesso spessore che invece caratterizza i romanzi (ok, a volte fin troppo spessore!). In questo racconto, invece, ci si cala perfettamente nell’atmosfera senza sentire la mancanza della costruzione del romanzo vero e proprio. Indubbiamente siamo di fronte a un flash, a un fotogramma che potrebbe essere parte di qualcosa di più grande, ma si arriva a fine racconto con la consapevolezza di aver chiuso il cerchio e dato un senso alla storia, che poi è ciò che conta davvero. L’aspetto più originale è però, a mio avviso, il “capovolgimento” del punto di vista classico delle storie di licantropia: non viene raccontato l’uomo che diventa lupo, ma il lupo che diventa uomo. La maledizione stessa è nel trasformarsi in uomo, non in bestia. E in fondo come gli si può dar torto?

Lorenzini Silvio

Due racconti veramente ben fatti, scritti in maniera ineccepibile.
Atmosfere riuscite e dinamiche ricercate, entrambi i racconti trasmettono inquietudine ma senza scadere nella banalità.
Consigliatissimo.

Nel web:

Caspita, è roba super. E’ eccezionale. Probabilmente uno dei più bei pezzi che ho letto quest’anno. Brave.

I due racconti, almeno all’apparenza, paiono molto diversi tra loro: il primo è incentrato su una bambina bloccata in una fabbrica un po’ inquietante, mentre il secondo si concentra sulla frenetica e disperata corsa di un lupo tra le fronde di un bosco. Ma in realtà, e infatti sono stati posti all’interno dello stesso volume, hanno molto in comune: a partire dalla presenza di “bestie” – che poi che è davvero “bestia” in queste storie? – sino all’atmosfera opprimente, al senso di perdita che comunicano e alla tematica della prigionia, mentale prima che fisica.

In La Fabbrica di occhi, i pesci e i formicaleoni ci troviamo quindi rinchiusi in questa fabbrica, che osserviamo con gli occhi di una bambina, il cui sguardo sul reale perde i connotati dell’innocenza tipici dell’infanzia per divenire, terribilmente, disilluso. Questa bambina, di cui non sappiamo il nome e conosciamo pochissimo, ci racconta di vivere su un’isola, che pare separata dal resto del mondo, dove tutto ruota attorno alla fabbrica di occhi, comprese le gite scolastiche. E questa fabbrica si rivela essere una prigione, come una prigione è l’isola, e la bambina non è che una delle tante creature, tra umani e bestie, che sono costrette a vivere lì, in trappola. E su questa condizione forzata aleggia, per tutti, proprio quel senso di perdita cui accennavo sopra: la vita sull’isola dominata dalla fabbrica è privazione di quello che si aveva e si ha perduto (per gli occhi dei pesci il mare, per i pesci-sirene le gambe, un amico per la bambina) e per quello che non si potrà mai avere.

Il secondo racconto, La bestia e l’uomo, è la storia, brevissima ma non per questo meno profonda, di un lupo e della sua caccia, una caccia che vuole essere un’immersione nella bestialità, intesa come naturale istinto animale, ma che è in realtà velata da una maledetta umanità, concepita come negativa perché associata a sentimenti come odio e rimorso. E questa caccia non è che l’espressione della nostalgia per un passato che è stato estirpato e della disperazione per un presente in cui non ci si rispecchia e in cui ci si sente intrappolati. Ma non solo: è anche la constatazione che, nella solitudine, non c’è speranza di cambiamento.
due racconti molto belli, profondi, che toccano aspetti inquietanti della società e dell’essere umano attuale.[…] Di quei racconti che restano impressi.
Due racconti brevi dove mistero e inventiva seducono il lettore curioso di addentrarsi in un mondo così ben descritto dalle brave autrici. Già in passato ho avuto modo di conoscerle, ed è stato bello ritrovarle e apprezzarne lo stile nel narrare situazioni tanto cupe, quanto particolari ed emozionanti. Consiglio la lettura a tutti, a chi piace “navigare” con la fantasia e non importa dove si va, perché dietro l’angolo c’è sempre qualcosa di sorprendente, come in questi racconti.
Seconda uscita di questa collana che conferma le impressioni positive già avute. Il primo racconto trasporta in una dimensione parallela a metà via tra il sogno e il distopico, partendo da un’idea veramente interessante e originale. Lascia una sorta di malinconia e si distingue per la cura del linguaggio e della prosa, con un’attenzione tutta particolare a certi particolari della natura che ho molto apprezzato. Il secondo racconto è una corsa selvaggia e affannata nella foresta, una storia di lupi e di uomini dove, anche se in uno spazio molto breve, vengono descritti benissimo i due mondi con tutte le differenze del caso, ma anche si immagina un punto di incontro. Lo stile questa volta non lascia tempo a introspezioni, è molto fluente e ben si adatta alla scena.
Le “bestie” di questi racconti escono dalle pagine a tratti inquietanti per riversarsi nel titolo e nella bella copertina. Ottimo lavoro!
Due storie surreali e intense che lasciano il segno quel tanto che basta per farti meditare. Due piccoli capolavori della letteratura italiana.
Due brevi racconti fra lo slipstream e il fantastico con atmosfere dinamiche e ricercate senza mai scadere nel genere “splatter”.
Due racconti fantastici, che coinvolgono, emozionano e lasciano qualcosa di malinconico dentro il lettore.
Ho adorato il primo. Una piccola finestra in un mondo che non conosciamo, dove si allevano pesci dagli occhi umani e non si hanno telefoni, dove gli adulti dimenticano e gli oggetti ubbidiscono alla magia dei bambini, ma solo fino a una certa età. Le atmosfere sono fantastiche e la scrittura (fluida e davvero molto curata) attraversa le pagine mostrando una scena vivida e quasi tangibile. La storia è semplice eppure intensa nelle emozioni e nelle immagini, lasciando il desiderio di sapere di più, ma allo stesso tempo lasciando pienamente soddisfatti di quella visione parziale di quel mondo. Davvero bellissimo.
Il secondo è diverso ma simile. Scritto benissimo, descrive (come il primo) una singola notte, un piccolo frammento di vita. Anche qui, tuttavia, si riesce a percepire tutta la potenza della storia, in cui i ruoli e le dinamiche sono invertiti, in una visione quasi poetica e geniale di un tema classico. Bellissima la descrizione della nottata nella foresta e potente il finale, seppur in una sapiente semplicità. Si riescono a percepire bene i sentimenti del protagonista, l’odio, la repulsione, la gioia, il ricordo, il rimpianto, la nostalgia. Ho davvero provato le emozioni descritte insieme a lui e sebbene non mi abbia dato la stessa potenza esplosiva di visioni del primo racconto, mi ha lasciato un gusto più amaro in bocca, una tristezza maggiore.
Consigliatissimi! Davvero consigliatissimi!
Due racconti brevi che si leggono volentieri, uno più originale, l’altro più classico, per passare un quarto d’ora tra bestie a quattro e due zampe.
LA NOSTALGIA DELLE COSE PERSE!
Due racconti brevi e intensi in cui si celebra la “perdita”. Il primo è decisamente originale e ci proietta in un diverso mondo non conosciuto, ma intuito dal racconto della bambina che crescendo sta perdendo la magia che è propria dell’infanzia e lascia il lettore in uno stato di ansia perenne. Il secondo come struttura è decisamente più classico ma non per questo meno interessante. In esso viene ribaltata la classica visione dell’uomo e del lupo sempre menzionando la “perdita”. Anche se la frase può sembrare criptica non posso spingermi oltre per non rovinare l’originale finale!
A volte la nostalgia e la prepotenza dell’assenza per le cose perdute, senza ovviamente scadere nella frivolezza, sono peggiori e più angoscianti di qualsiasi racconto horror!
Interessante soprattutto il primo dei due racconti, originale e scorrevole, trasmette angoscia e mi fa sperare che l’autrice abbia scritto e pubblicato dell’altro.
Anche il secondo non è male, più classico come stile e forma, forse per questo meno inquietante.
Entrambi da leggere, senza dubbio.
Fantasia a briglia sciolta. Due brevi racconti totalmente irreali ma piacevolissimi per chi ama farsi stimolare la fantasia e lasciarla poi andare a briglia sciolta nella prateria sconfinata dell’immaginifico
leggerlo in un fiato e volerne ancora… peccato sia corto… avvincente, intelligente. da leggere assolutamente. un consiglio attenti a dove lasciate la torcia