A quattro mani – Racconto vincitore del progetto “Musica in storie 2″
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redazione
luglio 27, 2014
3
zucchero fornaciari

Ispirato alla canzone “Con le mani” di Zucchero Fornaciari

Cerco di seguire lo spartito, di far passare le note dalla mia mente alle mie mani senza che i pensieri incappino in brutti circoli, ma non ci riesco. Ci hanno messo contro dal primo giorno. Figlio di musicisti lui, perfetta nullità io, ci siamo diplomati al conservatorio lo stesso anno, entrambi col massimo dei voti. Muovo la schiena assecondando il crescendo. Accompagno gli accordi decisi, cullandoli col dondolio del capo, il flusso di coscienza è inesorabile. Continuo a pensare che fosse destino per noi essere rivali. Due talenti naturali, due carriere da concertisti. Controllo le armonie. Non è solo questione di battere le dita sui tasti e produrre un suono. Il corpo accompagna la nota, la fa vibrare fuori dalla corda del pianoforte. Ci vuole concentrazione e trasporto. Ma torno a perdermi nella matassa dei miei pensieri, in questo amaro macinare di ricordi. Vita più facile la sua, viste le conoscenze familiari, ma potenza espressiva maggiore, la mia; ed eccoci di nuovo testa a testa, a dividerci i palchi e i teatri.
Giro la pagina dello spartito, un attimo perfettamente sincronizzato col resto dei movimenti e dei respiri, in quella frazione di pausa della mano destra. Cerco di rilassarmi, respiro profondamente. Questo è un passaggio chiave del pezzo, c’è potenza e c’è abbandono. Dovrei essere una cosa sola con lo strumento, ma di nuovo mi perdo. Non siamo mai andati d’accordo, anche durante i corsi non avevamo mai legato: troppa rivalità. Ogni sua conquista toglieva qualcosa a me, che devo lottare con le unghie e con i denti per farmi strada in questo mondo.
Non ci eravamo mai veramente pestati i piedi, finora.
Adesso siamo qui, costretti per la prima volta a provare insieme, a dividerci strumento, spartito e palco.
La melodia stride, qualcosa non funziona. Non c’è armonia, non siamo una cosa sola col pianoforte.
Stiamo provando da ore e non riusciamo a combinare niente di buono. Presi insieme siamo proprio scarsi, ci annulliamo a vicenda.
«Al diavolo! Così non funziona!»
Adesso che ha proferito parola realizzo che dopo i saluti non ci siamo detti niente, abbiamo messo le mani sulla tastiera e abbiamo suonato. Ogni tanto ci è scappato meccanicamente un da capo o di nuovo o da qui, ma niente di più.
«Siamo due solisti, che t’aspettavi? L’ultima volta che ho suonato il pianoforte con qualcuno avevo dieci anni.»
Resta un attimo in silenzio, forse ha appena realizzato quello che io ho capito poco fa, poi ribatte:
«Dillo a me, io di solito non voglio nemmeno suonare accompagnato da altri strumenti.»
«Beh, ti bastava mollare l’osso e non insistere per fare il pezzo di chiusura a ogni costo.»
E un sassolino dalla scarpa me lo sono tolto.
«Io non ho insistito per niente! Mi hanno detto che lo dovevo fare e l’ho fatto.»
«Ah, giusto, il tuo insegnante-padre-manager. E opporsi era molto più terribile che restare qui bloccato con me, immagino…»
Mi sono pentita di quelle parole appena le ho dette, ma ormai il danno era fatto.
«Sì, il mio insegnante-padre-manager, quello che pianifica la mia vita in ogni dettaglio. E fidati, se fosse stato semplice, adesso non starei qui con te.»
Touché. Non c’è molto altro da dire, tanto vale tornare alla musica.
«Riproviamo? Più lento dalla quinta battuta, poi in crescendo.»
Accetta di sotterrare l’ascia di guerra:
«Abbiamo poco tempo però, la sala prove sta per chiudere.»

«Non dovresti farci certi lavori con le mani. Se ti tagli rischi grosso.»
«Ragazzo, io non ce l’ho la governante che cucina per me, se voglio mangiare devo cucinare da sola. Quindi ci affetto anche le cipolle con le mie sante manine, e ci preparo una bella frittata!»
Mi guarda perplesso. È rigido nei movimenti, controllato, come se fosse sempre seduto al piano. Anche quando Chopin gli si è strusciato alle caviglie richiedendo attenzioni con le sue fusa, lui è rimasto imbambolato. Gli ho dovuto far vedere come si accarezza un gatto e sembrava terrorizzato che le sue preziosissime mani si potessero rovinare irrimediabilmente.
Mi viene da chiedermi se le usi per qualcosa che non sia toccare la tastiera.
Mangiamo la frittata e due pomodori, perché va bene che cucino, ma mi limito allo stretto necessario per sopravvivere, poi ci rimettiamo al pianoforte. Da me non ci sono vincoli orari per le prove e nessuno ci sta col fiato sul collo.
Stiamo provando insieme da due settimane e le cose sono migliorate, ma qualcosa ancora non va. Presi singolarmente siamo ancora meglio dell’unione delle parti.
La data del concerto al consolato si avvicina e la tensione torna a farsi sentire. Più che la vecchia competitività adesso è frustrazione quella che ci aleggia intorno, fastidio per non vedere miglioramenti nonostante le ore di esercizio e prova.
Stacco le mani dalla tastiera.
«Basta, non ha senso. Lo suoniamo allo stesso identico modo da ore, non cambia di una virgola. Rassegnamoci, più di così non possiamo fare, non ha senso ricominciare ogni volta da capo!»
Lui mi guarda fisso e senza dire una parola mi prende le mani con gentilezza e le tiene tra le sue. Il mio cuore affonda nel petto e poi esplode. Non si fa, non si toccano le mani di qualcuno che sta suonando. Siamo musicisti, teniamo l’anima sospesa in punta di dita. E le sue mani così, all’improvviso…
La presa è decisa ma delicata, lui adesso non guarda più me, ma le nostre mani, come se il resto del mondo non esistesse.
«Sono bellissime, fatte per suonare. Quando le posi sulla tastiera penso che non potrebbero stare da nessuna altra parte se non qui, tra i tasti neri e bianchi. Non volevo rubarti la scena, davvero. Volevo fare come faccio di solito, restare nel backstage e guardare mentre fai le prove o mentre ti esibisci. Mi è sempre bastato quello. È stata davvero un’idea di mio padre, mi dispiace.»
Deglutisco a fatica, domandandomi come sia stato possibile che non mi sia accorta di niente. Il mio cuore è un metronomo impazzito, le mie mani si stringono alle sue, solo allora lui trova il coraggio di voltarsi e mi guarda.
Vedo il ragazzo oltre al collega, all’avversario, al nemico. E forse di quel ragazzo sono sempre stata innamorata senza volerlo ammettere.
Ci baciamo con le dita ancora intrecciate, seduti vicini sul panchetto di legno nero, un bacio delicato quasi adolescenziale. In fondo, è un incontro di mani questo amore.
Le mani si sciolgono e un po’ tremano, l’anima è lì che vibra forte, le bocche si schiudono in un sorriso.
Lui mi aggiusta una ciocca di capelli e nasconde nel gesto una carezza leggera.
«Da capo?»
Mi chiede.
«Da capo.»
Non siamo mai stati di tante parole.

L’autore:

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    Irene Quintavalle

    Chi sonoCi sono persone con un talento portentoso per una singola cosa. Altre che sono molto brave in poche cose. A me è capitato di saper fare un sacco di cose in maniera mediocre… Quindi scrivo, disegno, ricamo, coltivo fiori, riparo cose, cucino, e niente di tutto questo raggiunge un livello accettabile ^^' Sono completamente persa per la serie tv Doctor Who, mi piacciono i giochi da tavolo e di carte, adoro i gatti e le cose vecchie, sogno segretamente di conquistare il mondo.

Questo racconto nasce dal progetto Musica in storie 2 che si propone di unire la passione della musica con quella della scrittura.

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Vento di ricordi – Poesia vincitrice del 3° Contest poetico
Altri universi Approfondimenti Community life È scrivere I contest di È scrivere Poesia
redazione
luglio 4, 2014
3
campo concentramento
Potrà il vento dei ricordi
risvegliare l’antica memoria
perché non siano mai persi
i crudeli sorrisi di morte,
di coloro che per la vacuità
ogni giorno alzavano bandiera.

Non sarà un vento di pace
a coprire l’orrore dei fatti,
gli infiniti sguardi spezzati
dei figli di sole e di luna*
la cui gioia nata dal bene
fu coperta dall’odio di un folle.

Non potrà il vento celare
le alte montagne di corpi
e i tanti sogni interrotti
che non troveranno più luce
per un passato sporco di sangue
di un uomo che più non lo era.** (altro…)

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Il paradiso secondo Cripple – Racconto vincitore del Lab di giugno 2014
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redazione
luglio 2, 2014
4
Immagine di Elodie MarnotImmagine di Elodie Marnot
«Un uomo, nella vita, ha due scelte» diceva lo sceriffo, Bill Cripple Swans.
«Può starsene buono sulla strada che ha tracciato suo padre, e ritrovarsi tale e quale a lui, nella stessa merda. Oppure, se ha abbastanza fegato, può alzare i tacchi e fare la sua storia, per ritrovarsi comunque nella merda. Ma…»
A quel punto Cripple si prendeva una pausa, ingollava il fondo di acquavite lasciando colare le gocce tra la barba bianca e fissava chi gli stava di fronte.
«Ma non si azzardi a cambiare una volta che ha deciso! Finirà morto ammazzato. Se lo prenderà la polvere.»
Di fronte a lui c’era Virgil, il figlio del dottore. Con i numeri andava forte e aveva deciso di fare il contabile. Cripple vedeva bene che quel timido ragazzo non avrebbe mai sparato un colpo. (altro…)
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Interrotto – Racconto vincitore del Contest primaverile
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redazione
giugno 18, 2014
6
Immagine di: nuzrath nuzreeImmagine di: nuzrath nuzree
Tiziano apre la finestra e viene subito investito da un’esplosione di gelsomini in fiore. Rimane stordito qualche minuto; fissa la siepe che recinge il suo giardino, puntellata di fiori bianchi. Appoggiato coi gomiti sul davanzale, si passa una mano sulla testa canuta e la strofina un paio di volte, prima di raddrizzarsi con gli occhi spenti e sussurrare solitario “Ciao bello”. Lascia i vetri aperti e scende dabbasso, nella penombra delle scale.
La casa sembra immersa nel sonno, vecchi mobili di campagna, scuri con pochi soprammobili, qualche foto: la sua Rita sorridente che abbraccia Ettore ancora cucciolo. La pendola, sull’antica madia, ticchetta e insegue il tempo con il suo lento oscillare. Nell’angolo la cuccia vuota, con una copertina semidistrutta. Tiziano si trascina in cucina con poca energia e prende la moka, la svita lentamente, mette l’acqua nel serbatoio, il caffè nel filtro e, ricomposta la macchinetta, la posa sulla fiamma bassa. Con gesto meccanico toglie la polvere di caffè con lo straccio di Rita e un’eco si accende nella sua testa: “Dai, su, l’ho messo ora pulito, prendi la spugnetta”. (altro…)
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Altrisogni presenta: Ore nere – Recensione
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redazione
giugno 13, 2014
21
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Titolo: Ore Nere
Anno: 2014
Editore: dbooks
A cura di Christian Antonini e Vito Di Domenico, rivista Altrisogni
Formato: ebook
Prezzo: €2.90

Presentazione dell’antologia (dal sito dello store online):
Molte cose possono accadere durante le ore nere: i morti camminano, i demoni percorrono la Terra, le peggiori minacce si tingono di sangue e l’impossibile irrompe nel quotidiano. In Altrisogni presenta: Ore nere troverete otto frammenti di buio, otto rintocchi inquietanti, uno per ciascuna delle ore più oscure della notte, dal tramonto del sole fino al sorgere di un nuovo giorno. Ecco cosa vi aspetta tra queste pagine: frammenti di materia di cui sono fatti gli incubi, selezionati e curati per voi dalla redazione di Altrisogni – Rivista digitale di horror, sci-fi e weird. Tra le opere presentate spicca il racconto vincitore del Premio Speciale Altrisogni e finalista del Premio Letterario “F. M. Crawford”: Il quadro, di Yuri Abietti. Eterogenee per temi, contenuti e stili di scrittura, le otto opere selezionate sono l’efficace risultato di un attento lavoro di scrittura e revisione, e sono firmate da alcune delle penne più interessanti della nuova narrativa di genere italiana. (altro…)

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Guerriero – Racconto commemorativo
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redazione
giugno 7, 2014
2
Edward Morgan Forster

Ero molto preoccupato.
Stavo per raggiungere la biblioteca del Maestro con l’idea fissa della lettera da poco ricevuta. Sapevo che c’erano stati preoccupanti problemi di salute, ma la convocazione urgente e il tono usato mi facevano presagire il peggio. Bussai e quella che sentii fu una voce flebile, leggera, quasi lontana.
Ho sempre amato quella stanza. I testi erano perfettamente allineati in quella immensa libreria che occupava tutte le pareti, interrotta solamente dalle ampie finestre, le cui tende leggere facevano entrare la luce del giorno. Il mobilio si componeva di una massiccia scrivania in legno antico, un tavolino con sedie e un bel divano di velluto marrone a strisce, sopra un tappeto rosso vivo. Negli angoli risplendevano quattro bellissime piantane che donavano alla stanza una calda luce nelle ore notturne. (altro…)

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Secondo contest poetico: Tu – poesia vincitrice
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redazione
giugno 1, 2014
7
Immagine di Ian L

Immagine di Ian L

Tu

Ho impronte digitali
sul cuore. Le tue.
Sulla pelle l’orma
del tuo sudore.
Se ci sei, mi avvolgi
come un vecchio pigiama
odoroso di buono e di mio.
E volo.
Se non ci sei,
mi arrampico.
E bevo dalla tazzina
vuota del tuo caffè.

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I Sette Colori – Racconto vincitore del Lab di Maggio 2014
Approfondimenti Community life È scrivere Lab di È scrivere Racconti
redazione
maggio 28, 2014
7
Immagine di Barb Ver SluisImmagine di Barb Ver Sluis
Quando esplose la Tavolozza dei Sogni, nel mondo degli uomini dilagarono i Colori.
Piombarono sulla Terra come spruzzi di vernice che ravvivano una tela grigia, portandovi un miscuglio caotico di tinte vivaci.
«Ma che grigiore! In che luogo siamo capitati?» chiese Verde cercando di venire fuori dal cespuglio nel quale era atterrato.
Rosso guardò con attenzione i piccoli frutti che vi crescevano, simili a cuoricini punteggiati di semi. Ne colse uno e se lo mise in bocca impiastricciandosi dita e labbra con il suo dolce succo.
«Sarà anche grigio, ma a me questo mondo piace!» Ne mangiò un altro. «Squisiti! Ecco, così saranno anche più invitanti!»
Sfiorando i frutti uno a uno, vi lasciò piccole macchie della sua tonalità che presero ad allargarsi fino a farli diventare di un bel rosso acceso.
Verde si protese dal cespuglio e per dispetto gettò qualche spruzzo del suo colore sull’opera dell’amico. I semini spiccarono di una tinta tenue. (altro…)
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Recensione doppia: Arrivo a Trainville (Trainville, vol. 1), di Alain Voudì
Doppia recensione Ebook Libri Racconti Recensioni Recensioni libri Recensioni racconti Romanzi
redazione
maggio 26, 2014
5
Trainville1
Titolo: Arrivo a Trainville (Trainville, vol. 1)
Autore: Alain Voudì
Editore: Delos Books
Pagine: 51
Prezzo: 0,99 €
Formato: ebook

 

Trama (dal comunicato stampa): La saga di Trainville si svolge nell’ultimo decennio del XIX secolo in una versione alternativa degli Stati Uniti, in cui la Guerra di Secessione non è mai scoppiata e le industrie dell’Est sono alimentate, in luogo del carbone, dalla sabbia radioattiva che i Navajo estraggono dal gigantesco cratere di Hell’s Hollow, nel deserto dell’Arizona. Protagonista della saga è Joanna, una bimba bianca che gli indiani hanno trovato in fin di vita nel bel mezzo dello Hollow.

Joanna non ricorda nulla di sé a parte il nome, né sa spiegare come sia arrivata, da sola, al centro di una delle località più letali del mondo. L’unica memoria che conserva del proprio passato sono gli incubi di morte che la perseguitano.

In questo primo episodio seguiremo la piccola Joanna dal momento del suo ritrovamento fino a quando verrà affidata dagli indiani al mercante bianco che acquista la loro sabbia: mister James T. Pennyworth, residente a Trainville, uno degli smisurati convogli che corrono lungo la Circle, la grande ferrovia transcontinentale che avvolge, come un anello, tutti gli States. Con l’aiuto di mister Pennyworth, Joanna inizierà a ricostruire la propria storia, e forse a trovare il proprio posto nel mondo.

La storia di Joanna a Trainville proseguirà nei quattro episodi successivi, che compongono un unico lungo arco narrativo e saranno pubblicati, sempre a cura di Delos Digital, a martedì alterni a partire dal 27 maggio 2014. La saga di Trainville prevede un secondo arco narrativo, attualmente in lavorazione.

 

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Stelle salenti – Racconto commemorativo
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Visionnaire
maggio 19, 2014
14
0

«Tu non porterai mia figlia da nessuna parte, chiaro?» disse Zijo sbattendo i pugni sul tavolo.
Sua moglie, intanto, teneva lo sguardo abbassato e le mani tra i capelli.
«Da nessuna parte!» ripeté l’uomo con fare minaccioso.
«Io capisco la sua rabbia, ma dicono che sono un Četnici, un serbo-croato traditore! Mi ammazzeranno.» gli rispose Bosko.

Il ragazzo era davvero nei guai, ed era tutta colpa mia. Si era trasferito nella zona musulmana per Admira e l’aveva sposata, ma i matrimoni misti non erano adatti ai tempi che stavamo vivendo. Come se non bastasse, qualche giorno prima, uno dei miei uomini aveva deciso di fuggire con un paio di piani segreti dell’esercito. Avevano dato subito la colpa a Bosko, non aspettavano altro. “È stato il Četnici”, avevano detto.
Bosko non voleva arruolarsi e in guerra questo è tradimento. “Non sparerò ai miei amici”, disse loro. Non era difficile travisare il senso di quella frase. Quando gli offrii una pistola per difendersi lui la rifiutò, dicendomi che l’ultima arma della sua vita l’aveva presa in mano durante la leva.
Io l’avevo messo nei guai e io l’avrei tirato fuori. Glielo dovevo.
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