La scatola dei bottoni di Gwendy, di Stephen King e Richard Chizmar – Recensione

Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy

Autore: Stephen King e Richard Chizmar

Editore: Sperling & Kupfer

Pagine: 240

Prezzo: 9,99 euro (ebook); 17,9 euro (cartaceo)

 

 

 

Trama (da Amazon):

Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l’estate: correre tanto da diventare così magra che l’odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l’uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell’oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.

Recensione:

A Roma, quando una cosa è falsa oppure è una fregatura, si usa il termine sola. Orbene, questo libro è una sola. Mi spiego meglio. La scatola dei bottoni di Gwendy non è un romanzo breve, come ad esempio Joyland dello stesso King, ma un racconto, nemmeno troppo lungo. La Sperling, dopo averci spennato con Sleeping Beauties, ha avuto la lungimirante idea di impaginare questo volume facendolo passare per un romanzo breve. Pagine e pagine bianche con un font scandalosamente grande e bordi oscenamente larghi. Il tutto per togliere dalle nostre tasche quasi 18 euro. Il libro si legge in un’ora.

Detto ciò, non sarei cosi arrabbiata se il contenuto fosse eccellente, invece oltre al danno la beffa. Il contenuto mi ha delusa.
Gli anni scorrono senza che nessun evento venga  approfondito, le pagine vanno avanti con sprazzi velocemente descrittivi sulla vita della protagonista. Nessun personaggio ha un’introspezione accurata. Ciò che è il punto di forza di King, ovvero lo sviscerare azioni e persone, qui non c’è. E la storia perde qualsiasi chiave di lettura nascosta. Quando si gira difatti l’ultima pagina, viene solo da chiedersi: “E quindi?”. E quando una storia si conclude in questo modo non è mai un bene.

Francamente non ho molto da aggiungere perché davvero non vi è molto da dire. La scatola dei bottoni di Gwendy sembra una sorta di esercizio di King mescolato a qualche idea di Chizman, ma non dà niente, non emoziona, non impaurisce e non ci fa innamorare dei personaggi. Passa tutto troppo in fretta.

Inutile parlare dello stile, il Re è il Re pure nello scrivere la lista della spesa, ma stavolta non ci siamo. Dopo la collaborazione con il figlio Owen, un secondo grosso buco nell’acqua. Sarà per la prossima volta 😉

Voto: 

Questa recensione è a cura di Miss Marilux

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