La musa dimenticata — La storia di Hoffmann, un fumetto di Emilia Cinzia Perri e Deda Daniels – Recensione

Titolo: La musa dimenticata — La storia di Hoffmann

Autore: Emilia Cinzia Perri

Disegnatore: Deda Daniels

Editore: Hazard Edizioni – 2017

Volume letto: 1

Trama: 

1867, Germania del Nord

È l’alba lungo la spiaggia, non lontano da Lubecca; qui un vecchio pescatore attende pacifico che qualche pesce abbocchi al suo amo. Dei monelli, però, gli rubano quanto ha appena pescato. Tra questi c’è un bambino, che si sta avvicinando lungo la battigia. Credendolo l’ennesimo ladruncolo, l’anziano pescatore comincia a correre verso di lui, minaccioso. Il bambino, a sua volta, fugge di riflesso. Questo strano inseguimento termina nel momento in cui il vecchio si accorge di camminare su un disegno che lo stesso bambino stava tracciando con un ramo, poco prima, sulla sabbia. L’uomo trova il disegno davvero singolare, motivo per cui cerca di attirare il piccolo con una ciotola di zuppa fumante. Lo stratagemma ottiene il risultato sperato e il vecchio riesce a scambiare due parole con il bambino, il quale si dimostra da subito bizzoso, diffidente e pieno di rabbia, ma anche orgoglioso di chiamarsi “Markus e basta”. Eppure Andres Hoffmann, pescatore dal passato misterioso, fin da subito intuisce ciò che lo accomuna a Markus. In quei segni incerti tracciati sulla sabbia, in quel carattere ribelle, il vecchio ha forse intravisto un talento degno di essere coltivato; decide perciò di prendersene cura. Riuscirà il giovane Markus, insofferente delle regole e della disciplina, a trovare la sua strada nella Germania di Otto von Bismarck?

Recensione:

Non è facile scrivere la recensione su una graphic novel dopo averne letto solo il primo volume, è un po’ come recensire un libro basandosi solo sul capitolo uno; cercherò quindi di concentrarmi sugli aspetti oggettivi contenuti in questo volume.

Delle 110 pagine del volume solo un’ottantina sono dedicate alla storia, il resto sono costituite dall’introduzione del professor Paolo La Marca, dal racconto delle due autrici sulla genesi del soggetto, dalle spiegazioni sul periodo e il luogo in cui si svolgono i fatti narrati e sulla caratterizzazione dei personaggi. Se da un lato ho trovato interessante leggere queste informazioni, dall’altro le ho trovate un po’ eccessive e in alcuni casi ripetitive. Certo rivelano una dedizione all’opera e un’attenzione al dettaglio da parte delle due autrici estremamente marcata, d’altro canto diventano invadenti e tolgono qualcosa alla storia, spostando il focus del lettore.

La storia è ambientata nella regione della Lega Anseatica e in questo volume si narrano le vicende di Markus — il protagonista — dall’infanzia all’età adulta. In ottanta tavole lo vediamo prima come un vecchio pescatore che ripercorre i ricordi della sua vita, e gli incontri con le persone che gli saranno amici o antagonisti. La sensazione che ne ho tratto è però di una corsa forsennata per cercare di narrare in poco spazio tanto, troppo tempo, introducendo personaggi che nonostante abbiano (o avranno) un ruolo importante vengono solo trattati di sfuggita.

È tutto così sfuggente e accennato che le spiegazioni arrivano in forma di testo scritto alla fine dell’opera. I dettagli inerenti all’ambientazione o alle situazioni storiche vissute dai personaggi vengono servite a parte come contorno ad una portata principale che però vuole essere troppo e risulta invece poco consistente.

Dovrei simpatizzare coi personaggi? Dovrei voler sapere di più delle loro situazioni? Dovrei aspettare con ansia i ricongiungimenti e temere per le separazioni?

Personalmente non ho provato niente, la storia mi scorreva sotto il naso, ma sembrava sempre una rincorsa al fatto successivo, alla seguente fase di vita dei personaggi.

Ho visto la crescita di questi personaggi, un cambiamento di caratterizzazione? No, assolutamente. Come avrei potuto, vista la velocità con cui si susseguono le vicende?

Di sicuro con “La Musa dimenticata — La storia di Hoffmann” le due autrici hanno fatto un grande lavoro di ricerca e di omaggio al “dio dei manga” Osamu Tezuka (padre tra le altre cose di Astro Boy, Black Jack e La principessa Zaffiro) e di questo bisogna rendere loro merito.

Per quello che riguarda l’impatto visivo e la veste grafica della storia, i disegni sono semplici, lo stile è pulito anche se il tratto non è precisissimo, il colore sembra cambiare in base all’età del protagonista e al luogo in cui si trova a vivere, dal verde-azzurro dei primi anni al mare, ai toni rossi e seppia della gioventù in città. Lo story board è lineare e le tavole si leggono molto bene.

Quello che ho potuto vedere in questo primo volume è del potenziale per una buona storia. Spero che la cavalcata rapida che è stata fatta sia servita come introduzione a quello che sarà poi il vero fulcro della storia — il mio voto finale risente di questa fiducia riposta nei prossimi numeri. Confido che per ora siano state solo tracciate le fondamenta per una struttura ben più articolata e profonda, che tocchi quei temi — per ora solo accennati vagamente —  di amore per l’arte, crescita dei personaggi e amicizia cui spesso si fa riferimento nell’introduzione e nella postfazione.

Voto:

Questa recensione è opera di Irene Quintavalle

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