Saluti da Buenos Aires, di Teodoro Lorenzo – Recensione

Titolo: Saluti da Buenos Aires

Autore: Teodoro Lorenzo

Editore: Bradipolibri

Pagine: 216

Prezzo: 10,20 euro (cartaceo)

Trama (dalla quarta di copertina):

“Potrò fare qualsiasi professione ma sono e rimarrò un ex calciatore. Oggi faccio l’avvocato ma potrei fare il panettiere, l’astronomo o il venditore di giocattoli: mi sentirei pur sempre un ex calciatore. È una faccenda complicata, come tutte quelle che riguardano la profondità della coscienza. Per spiegarla potrei tentare di rifarmi a quella spaccatura, di cui tutti abbiamo fatto esperienza, tra il fuori e il dentro, tra l’essere e l’apparire, tra il dovere e il piacere, tra l’obbligo e la scelta, tra il cervello e il cuore. Nel mio caso tutto, il dentro, l’essere, il piacere, la scelta, il cuore, è rimasto attaccato al pallone e allo sport. Anche se ho frequentato solo campi di provincia, ben lontano da soldi, fama e veline. Anche se posso vantare solo tristi primati, come quello di essere l’unico calciatore della storia ad essersi fratturato il femore nel corso di una partita. Avevo 17 anni e giocavo nei ragazzi della Juventus. Ho cominciato allora a scrivere questo libro, nel quale ho voluto celebrare lo sport, inteso come luogo dell’anima, come meraviglioso crogiolo nel cui fuoco eterno vive e si consuma in un istante, in una parossistica esaltazione, gioia e dolore. Troverete quattordici racconti; ogni racconto si inquadra nella cornice di una diversa disciplina sportiva. C’è anche il calcio, naturalmente, peraltro l’unico racconto interamente autobiografico. È lì infatti che ho rievocato i drammatici momenti del mio infortunio.”

Recensione:

“Saluti da Buenos Aires” è una raccolta di racconti a tema sportivo. Calcio, tennis, rugby, nuoto e altre discipline: nelle quattordici storie dell’antologia si respira sport in percentuali diverse, ma sempre presenti. Lo sport fa da sfondo o viene messo in primo piano, è protagonista o spalla, elemento centrale della vicenda o tangente ad essa, eppure difficilmente si perde il filo che unisce tutti questi racconti. Non sempre ci sono gioie e soddisfazioni, a volte si va incontro anche a cocenti delusioni, ma così è lo sport e  così è la vita. Da questo punto di vista, i racconti sono estremamente realistici, aiutati anche da un’ambientazione geografica (nonostante il titolo, quasi sempre nostrana) sempre esplicita e ben definita. Perdono invece di credibilità quando ci si infila in temi o in tecnicismi di cui evidentemente si sa poco o ci si è documentati male: in quei casi l’illusione di realtà crolla e spesso non basta la sempre buona penna dell’autore per portare a casa il risultato.

Le doti narrative di Lorenzo Teodosio sono comunque evidenti, anche se sembrano mancare di qualcosa che le porti a piena maturazione. Per parlare in termini calcistici, il suo è il geniale spunto dell’ala, che capisce d’istinto i tempi di inserimento, spezza la difesa avversaria con il suo movimento e detta il passaggio creando un’azione potenzialmente pericolosa, solo che poi gli manca la tecnica del tiro e, in fase di copertura, qualche elemento tattico. Un talento da coltivare, a cui non farebbe male un bravo allenatore, insomma.

Prima dei giudizi sui singoli racconti, una specifica doverosa. Quella che ho letto non è la versione definitiva dell’antologia, ma una bozza precedente alla fase di editing. Per questa ragione, ritengo poco utile andare a soffermarmi su refusi, punteggiatura e altre sbavature che (spero) siano state sistemate in fase di editing, mentre porrò l’accento su problematiche più importanti come il punto di vista, la costruzione del racconto e le inesattezze di documentazione. Va detto che anche questo può essere stato modificato durante l’editing, cosa che mi auguro.

– Acqua santa: racconto dedicato al nuoto, in cui questo sport e, in generale, l’ambiente della piscina serve per scendere in profondità nel personaggio di Paride, giovane protagonista che si rifugia in acqua per sottrarsi alle delusioni (prettamente adolescenziali) della vita. Apparentemente senza filo conduttore, i nodi arrivano pian piano al pettine. Qualche incertezza nel tener saldo il punto di vista sul ragazzo e concetti ripetuti più volte del necessario. 

– Saluti da Buenos Aires: il racconto è di piacevole lettura, merito di una buona scrittura, ma presenta dei grossi problemi concettuali e tecnici. Dal punto di vista concettuale, si basa sull’errato presupposto che un intervento di laparotomia precluda la possibilità di generare figli. Senza voler fare un trattato di chirurgia generale, il termine laparotomia indica solo la modalità con cui si accede chirurgicamente all’addome, ma non fornisce informazioni su cosa si fa all’interno. Per intenderci, in quegli anni si faceva un intervento in laparotomia anche solo per rimuovere l’appendice o la colecisti. L’intervento che, tra gli altri, preclude per certo una gravidanza è l’isterectomia, ossia l’asportazione dell’utero, di cui non si fa cenno nel racconto. Dal punto di vista narrativo, invece, non si capisce come sia possibile che la voce narrante possa raccontare la storia di Isabel e della sua famiglia, visto che si tratta di un avvocato che conosce le due donne solo superficialmente e non può essere al corrente di fatti così personali. 

– Ognuno al suo posto: anche qui si cade nella confusione del punto di vista. Se si sta narrando in prima persona si possono riportare solo i fatti noti a chi racconta la storia, non episodi che non può conoscere o particolari che non può sapere o dialoghi che non può sentire. Inoltre il registro linguistico è troppo forbito per un operaio di colore scarsamente istruito. Buona invece la gestione della parte sportiva e il suo alternarsi con il racconto del protagonista nel corso della competizione. 

– L’uomo di Vitruvio: scivola solo nel finale con una citazione da cioccolatini che poteva essere evitata. 

– Lucifero: una caduta dall’alto di una piattaforma fino sul fondo dell’anima, un tuffo nell’inferno. 

– Le stelle di ghiaccio: malinconia e solitudine permeano questo racconto, sospeso tra il ghiaccio della pista e le stelle in cielo. Interessante la digressione sulle costellazioni (per scopi puramente narrativi avrei scelto la versione della morte di Orione secondo cui il cacciatore è stato ucciso da uno scorpione, che avrebbe regalato un link con Antares e con le localizzazioni opposte nel cielo delle costellazioni dello Scorpione e di Orione, ma questo è solo un desiderio da appassionata di costellazioni e di scrittura). 

– Le formiche rosse: Troppa carne al fuoco: i due protagonisti, la Resistenza di uno, le manifestazioni dell’altro, gli ideali, la politica, la pallanuoto, il carcere, l’accusa di pedofilia, il suicidio. Senza contare che la parte finale è inverosimile, sia per la rapidità dell’incarcerazione sia per ciò che c’è dietro come trame pseudosportive. 

– La notte prima: incertezze grammaticali che si piegano di fronte a un racconto ricco di sport, di vita e, soprattutto, di emozioni. 

– Il campione: interessante e ben gestito nei particolari, sportivi e narrativi. Si distingue dagli altri per due motivi principali: l’epilogo sportivo e quello narrativo. Se il primo l’ho apprezzato (non tanto per un innato sadismo, ma perché rende in qualche modo unico questo racconto), il secondo non ha trovato il mio gusto. Il motivo è da ricercare più nella spiegazione finale non di mio gradimento che non nel cambio di punto di vista che, nonostante un primo momento di straniamento, finisce poi per essere digerito. Ma questa probabile è questione di gusto personale; il racconto rimane buono. 

– Ignazio e Teresa: il racconto brancola nel buio nelle fasi iniziali per trovare poi finalmente la strada giusta. 

– Castore e Polluce: racconto che non regge. Non regge come struttura, sbilanciata, con un’introduzione troppo lunga e dispersiva. Non regge concettualmente, con il narratore che prima dice convinto che quella è la gara della vita e poi si contraddice rivelando che sarà inutile. E non regge dal punto di vista medico. Intanto un versamento pleurico di quell’entità controindica l’attività sportiva agonistica, si ha lo stop medico e quindi niente gara. In secondo luogo, difficilmente con un versamento pleurico che causa rantoli notturni si può fare una prestazione sportiva senza avere dispnea da sforzo. Terzo, un medico non può comunicare l’esito di una visita al fratello del paziente, tanto più senza il consenso, e tacerlo all’interessato. 

– Asso di cuori: le tematiche mediche risultano trattate ancora una volta con superficialità e senza un’adeguata preparazione o consulenza. Come nel precedente racconto, si ignora totalmente che in Italia per gareggiare ufficialmente bisogna sottoporsi a visita medico-sportiva e un trapianto cardiaco controindica la pratica dell’attività agonistica. Inoltre, una arteriopatia periferica non si risolve con un trapianto di cuore. A causa di ciò il racconto non risulta credibile. 

– Aiace: Perfetto. O quasi (parti mediche sempre carenti, non conviene scendere in dettagli se non si conoscono bene). 

– Agnus dei: Qui si rischia di far passare il concetto che diventare uno sportivo professionista sia facile. Il bambino riceve una vecchia (vecchia!) racchetta e una (una!) pallina, fa qualche tiro contro un muro, sbircia qualche lezione e acquisisce la capacità di fare tutti i colpi. Non basta: il tennis a certi livelli è fatto di tecnica, molto più di altri sport. Tanti giocatori si allenano anni nelle migliori accademie di tennis e comunque non arrivano mai agli Slam. A parte questo, il racconto è piacevole. 

 

Voto complessivo: 

Questa recensione è opera di Ariendil

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