La maga di Reinkar, di Alessia Francone – Recensione

Titolo: La maga di Reinkar

Autore: Alessia Francone

Editore: self-publishing

Pagine: 340

Trama (dalla quarta di copertina):

Fra gli alberi antichi della quieta Foresta di Smeraldo, la giovane Selene apprende a padroneggiare la magia, avviandosi a diventare una donna matura e risoluta. Tuttavia un segreto si nasconde nel suo passato… La ricerca della verità sarà solo l’inizio di una serie di avventure che cambieranno la sua vita: in viaggio attraverso luoghi nuovi e sconosciuti, dove incontrerà alleati e nemici, Selene dovrà lottare contro poteri arcani e avversari spietati, destreggiandosi in un mondo intessuto di magie luminose e oscure, coraggio e insidie, amicizia e intrighi.

Recensione:

“La maga di Reinkar” è un fantasy formato da tre differenti novelle che, nel loro insieme, danno vita a un vero e proprio romanzo che tratta le gesta di Selene, maga e regina del regno di Reinkar. Se questa struttura a racconti concatenati costituisce l’elemento innovativo e originale dell’opera, l’essenza del romanzo (in termini di trama, personaggi e ambientazione) si rifà molto a modelli classici. Non è infatti difficile individuare nel testo i rimandi agli elementi più caratteristici del genere e forse anche di altri generi che, prima ancora dell’avvento del fantasy, ne hanno gettato le basi: soprattutto nel primo racconto si ritrovano infatti i temi cari ai modelli classici più antichi, come il tema del riconoscimento, grazie al quale l’eroe disperso rivela la propria identità a se stesso e al mondo. Il teatro greco ci ha regalato perle di incomparabile bellezza usando questo espediente ed è bello ritrovarlo anche in testi contemporanei. Accanto a questo convivono elementi prettamente fantasy: il viaggio, la compagnia, la magia, la presenza di creature leggendarie sono fortemente presenti in quasi tutto il libro. Solo l’ultimo racconto si discosta in maniera decisa dai precedenti e lo fa sia come temi sia come ambientazioni: mentre i primi due sono racconti avventurosi, che si svolgono all’aperto attraverso più territori, il terzo si sviluppa quasi totalmente all’interno di una fortezza e abbandona la comfort zone del fantasy per tingersi qua e là di sfumature gialle, ricordando a tratti quei romanzi di indagini ad ambientazione medievale.

Sulla carta sembrerebbe un equilibrio ben calibrato tra vecchio e nuovo, ma in realtà durante la lettura non si dubita neanche per un istante di star leggendo un fantasy molto classico. A mantenere ben salda l’opera al genere a cui appartiene e, soprattutto, a un tipo di fantasy che eravamo abituati a leggere qualche decennio fa, è lo stile narrativo. Quella dell’autrice è una scrittura pulita, elegante, corretta nella forma, non si trova un refuso che sia uno (eccetto la presenza di d eufoniche che, come tutto il resto, contribuisce a dare l’illusione di un testo d’altri tempi) e le descrizioni si aprono nei momenti giusti e in modo adeguato, in numero tale da non sentirne la mancanza ma senza per questo soffocare la narrazione. Il registro linguistico dei personaggi tende a essere poco vario, con dialoghi sempre molto formali e articolati, ma bisogna anche considerare che le vicende coinvolgono quasi solo personaggi abituati all’ambiente di corte, quindi verosimilmente con lo stesso livello di educazione.

Questo stile “d’epoca” sembra una scelta voluta da parte dell’autrice, che non si affida quasi mai a quegli espedienti narrativi moderni basati sul dinamismo di trama e di scrittura che hanno tolto l’ingessatura alla letteratura fantastica, soprattutto fantasy.

Sono una lettrice che rispetta le scelte dell’autore e difficilmente baso il mio giudizio su ciò che mi aspettavo di trovare, concentrandomi invece su come è riuscito quello che l’autore ha cercato di fare. In questo caso, se l’intento era scrivere un heroic fantasy come si scriveva nel periodo d’oro della Sword&Sorcery, è importante sottolineare che il risultato è una buona lettura e che “La maga di Reinkar” riesce nell’impresa di differenziarsi dalla marea di romanzi fantasy tutti uguali che si è riversata sul mercato negli ultimi anni.

Bisogna però fare molta attenzione, a mio giudizio, alla prevedibilità della storia: in tutti e tre i racconti si attende un epilogo che si conosce ancor prima che la missione cominci. Questo accade molto spesso nei romanzi in cui c’è un eroe che ci aspettiamo fin dal principio di veder trionfare nel finale, ma ciò che si dovrebbe evitare di dare al lettore è la sensazione che sia tutto troppo facile. Altrimenti c’è il rischio di non godersi a pieno l’avventura.

Voto:

Questa recensione è a cura di Ariendil

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