Rosso noir, di Italo Bonera – Recensione

Titolo: Rosso noir. Un pulp italiano

Autore: Italo Bonera

Genere: giallo, noir, mystery

Editore: Meridianozero

Prezzo: 16,00 euro (13,60 scontato su molti store), brossura

Pagine: 317

Trama (dal sito dell’editore): 

Quanto può essere complessa una persona? E quanto contraddittoria? Le persone cambiano, o cambiano solo i loro comportamenti? Rosso Noir racconta, con una narrazione da fumetto pulp, una movimentata vicenda di vendetta, macchinazioni nere, sesso e morte, che affonda le radici nel dramma dell’ultima guerra e trova il proprio acme agli inizi degli anni Settanta, calderone di creatività, entusiasmi, impegno, ma anche di complotti, tradimenti, delusioni. Francesca, giovane di buona famiglia; Alessia, prostituta di lusso; Valeria, componente del collettivo armato Azione Rossa; e poi Sergio, Luciano: ciascuno dei protagonisti di Rosso Noir si muove come una pallottola in viaggio verso il proprio destino, mosso da aspirazioni di lotta e da una rischiosa affermazione di libertà. Perché è impossibile avere meno di trent’anni nel 1972 senza essere incoscienti. Anche se sai che la vita è provvisoria come la pallina di un flipper, e quando finisce nella buca è sempre troppo presto. Sullo sfondo, le cronache deformate ma riconoscibili di un passato recente che oggi sembra appartenere a un altro universo, a una dimensione irripetibile.

Recensione:

Di Italo Bonera ho letto anche i lavori precedenti e, fra tutti, quello che ho maggiormente apprezzato è “Io non sono come voi”, in cui l’autore immagina un futuro prossimo, a qualche decennio da ora (trovate la recensione qui: LINK).

Questa volta, anziché portarci in un ipotetico futuro, Bonera ci trasporta qualche decennio nel passato. Ritroviamo però gli stessi ideali e lo stesso concetto di “lotta al potere” che tanto avevo amato nel precedente libro. Con la differenza, sostanziale, che questa volta gli avvenimenti narrati prendono spunto a piene mani dalla vita reale, dalla storia italiana, dai fatti di cronaca.  È così che la scrittura dell’autore, già ricca e trascinante, sale a un livello successivo. Ho trovato il suo stile ancora più maturo. Si può dire che l’ambientazione (storia e geografica) costituisca in “Rosso noir” un personaggio a sé. Si parla di politica, di ideali, di voglia di rivalsa e di lotta al potere, ma al contempo si “respira” letteralmente l’aria di quei giorni tumultuosi, si percepiscono suoni, odori. Si fa parte di quel mondo, grazie a una documentazione accurata, ma anche alle piccole chicche sparse qua e là nel testo (come dimenticare, infatti, quei portacenere di plastica bianca che si trovavano un po’ ovunque? O i primi accendini bic?). Bonera ci riporta in quegli anni, ci trasmette il fervore che infuocava gli anarchici, quei giovani pieni di speranze e buoni propositi che poi si son fatti prendere la mano e sono passati alla lotta armata. Ma non lo fa con uno stile pesante, didascalico. Bonera ci conduce negli “anni di piombo” con fluidità e maestria, quasi in punta di piedi e senza mai esagerare, approfondendo la psicologia dei personaggi, dando loro vita attraverso le pagine. Il tutto senza risultare mai pesante, noioso, o banale.

Il tema dell’emancipazione femminile costituisce un sotto-testo importante, ha la medesima forza di quello politico e dei dubbi interiori che fanno parte di ognuno di noi. Vengono nominati più volte i fumetti al femminile di quegli anni, fumetti a cui la protagonista si rifà, in qualche modo: bella e consapevole della propria bellezza, intelligente, per nulla superficiale, una donna forte, di carattere, che compie le proprie scelte a partire da ciò che lei ritiene giusto (senza curarsi del pensiero della società o dei parenti o degli amici). Una donna che non si vergogna di essere se stessa e che non deve farlo, perché è perfetta così: con le sue debolezze, i suoi difetti, le sue paure e la forza che deriva dalla consapevolezza di tutto ciò.

Fin dove è giusto spingersi per un ideale? Ecco, è questa la domanda che mi ha accompagnata per l’intera lettura e rappresenta forse il fulcro della narrazione, più della politica, più delle identità segrete, delle spie e dei compagni anarchici, più degli amori e della nascita dell’armata rossa, più della ricerca del proprio posto in un’Italia reduce da due guerre e ancora in bilico fra due identità contrapposte (il fascismo dei conservatori da una parte, il comunismo dei rivoluzionari dall’altra).

Un libro che consiglio a pieni voti, perché da una penna così abbiamo tutti da imparare.

Voto:

Questa recensione è a cura di Luna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *