I superstiti di Ridian, di Marta Duò – Recensione

Titolo: I superstiti di Ridian

Autore: Marta Duò

Editore: Plesio Editore

Pagine: 200

Trama (dalla quarta di copertina):

XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

Recensione:

I superstiti di Ridian non è un libro facile. Voglio metterlo in chiaro subito, ancora prima di esprimere il mio giudizio in merito e di spiegare le motivazioni che mi hanno portato a formularlo. In realtà, il fatto che non sia “facile” è già parte del giudizio e, a scanso di ogni equivoco, meglio dire subito che non lo considero affatto un elemento negativo. Purtroppo spesso capita di leggere romanzi facili, soprattutto nel genere fantastico e soprattutto nella fantascienza, romanzi in cui il lettore viene imboccato fin dalle primissime righe, gli viene raccontata la storia del perché e del percome e gli viene dato il ruolo di spettatore passivo nelle vicende narrate. Certo, la fantascienza e il fantastico si prestano bene a questo tipo di narrazione: c’è un mondo intero nella fantasia dell’autore (spesso anche più di uno) e allora perché non lasciare che ce lo mostri, perché non sederci comodamente sulla poltrona e lasciare a lui il compito di raccontare la storia? Non voglio dire che questo sistema non vada bene, anche perché abbiamo tonnellate di narrativa di fantascienza tra gli anni ’60 e oggi che fa più o meno così, spesso in maniera più che degna. Ma una storia di fantascienza si può raccontare anche in un altro modo. Si può pretendere uno sforzo maggiore dal lettore, quel tipo di sforzo che, ad esempio, in un romanzo giallo o in un mistery è dato per scontato (e infatti Asimov è stato un genio a unire i due generi in alcune delle sue opere).

È su questa fiducia nel lettore che, a mio avviso, risiede la forza e la bellezza del libro di Marta Duò. E anche il suo aspetto più camaleontico: leggetelo in maniera svogliata e poco partecipe e abbandonerete presto Ridian al suo destino, prima di aver capito cosa è successo su quel pianeta e sulla Terra e cosa sta succedendo ora. Ma entrate davvero nel libro e sarete ripagati per lo sforzo: scoprirete insieme a Nerissa tutto ciò che le è sempre stato taciuto, vi domanderete insieme a lei fin dove arriva la disumanità di un essere umano e cosa voglia dire essere un invasore in casa propria. Non sarà un percorso facile, non capirete tutto subito, ed è per questo che il personaggio di Daar diventa fondamentale non solo per Nerissa ma anche per voi, ai fini della comprensione dell’intera storia e della trama: nei suoi rapporti con l’umana e con gli altri superstiti, Daar ci mostra quali sono le differenze e i tratti comuni tra noi e loro, ci fa capire che forse un noi e un loro non c’è davvero ma è comunque indispensabile tracciare una linea di confine se si vuole porre fine alla guerra. Non è detto che dobbiate condividere per forza il suo modo di vedere le cose (che forse poi, più che il suo, è quello degli altri superstiti), ma sforzatevi di capirlo. Già questo è parte dell’avventura.

Pian piano si svelano le motivazioni che hanno portato all’odio, la storia dei due mondi e dei loro abitanti, le illusioni che i terrestri hanno creato sotto le cupole di Red City.

Forse proprio per questo tentativo di far conoscere gli eventi attraverso le parole dei personaggi, i dialoghi appaiono a volte un po’ forzati in questa direzione, come se si volessero dare informazioni di cui, effettivamente, c’è bisogno. Non si cade mai propriamente nell’infodump, ma la sensazione che si sia detto qualcosina in più del necessario qualche volta si avverte, anche se non pregiudica la lettura (forse proprio perché, come detto, di quelle informazioni si sente il bisogno).

Sullo sfondo un pianeta distrutto e umiliato, costretto a diventare l’ombra di se stesso o, meglio, l’ombra della Terra. Una società meschina e bugiarda, forse onesta soltanto negli aspetti più brutali della guerra: e questo vale per la società terrestre, che inganna i suoi stessi figli, ma anche per quella del popolo di Ridian, pronto a tutto per riprendersi il pianeta.

Belli ma centellinati gli scorci su Ridian, i suoi prati blu, le sue foreste di radici, il tetto di stelle: ne avrei letto per ore, senza mai dire basta.

Voto: 

Recensione a cura di Ariendil

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