Per fortuna ho scelto te (per cambiare il mondo), di Emma Chiaia – Recensione

Titolo: Per fortuna ho scelto te (per cambiare il mondo)

Autore: Emma Chiaia

Editore: self-publishing

Pagine: 448

Trama:

Hai mai pensato al tuo futuro, e al futuro del pianeta in cui vivi? Sì, certo, ma per quale motivo dovresti perderci tempo? D’altronde, cosa potresti fare, da solo e senza risorse, per cambiare qualcosa, per diventare la voce di chi la pensa come te?

Sara, giovanissima studentessa, la pensa esattamente così, eppure è proprio a lei che Laura ha affidato la missione di trovare la Scheggia Madre e impedire così che un mondo ostile prenda il sopravvento su un futuro ideale e bellissimo.

Ma chi è Laura? Possibile che l’abbia contattata sul serio da un universo parallelo, spostato nel tempo? È tutto troppo confuso, eppure… Eppure una speranza deve esserci, e Sara deve combattere per questo.

Come, però, ancora non lo sa.

Recensione:

Un’amicizia nata per caso su internet. Sara, studentessa italiana di sedici anni, con un recente passato da atleta di buon livello, una reputazione scolastica prossima all’etichetta di “sfigata”, una madre con cui ha un rapporto difficile e un padre che l’ha abbandonata prima della nascita. Laura, di poco più grande, australiana, con la grande passione per l’oboe e la musica in generale, figlia amata di due genitori affettuosi. Due ragazze lontanissime e molto diverse che, grazie a quell’amplificatore di emozioni che a volte può essere un computer, si ritrovano ad avvicinarsi, a parlare, a sentirsi legate. Il loro è un affetto impalpabile, forse irreale, eppure decisamente realistico. Chiunque abbia a che fare con le amicizie virtuali non faticherà molto a comprendere questo concetto: stringere un legame forte con qualcuno che non si è mai visto, con cui non si può condividere la quotidianità, è qualcosa che ha molto a che fare con la fantasia, forse a volte persino con l’illusione, ma quello che nasce è un sentimento reale.

È questa amicizia che occupa la prima parte del libro. Nelle pagine iniziali la vediamo crescere, passare da occasionali “mi piace” su Facebook ai commenti, fino poi allo scambio di indirizzi e-mail che porta quel legame un passetto più vicino alla realtà. Ci sarebbe un altro step: un numero di telefono, un contatto Skype, qualcosa che possa rendere più tangibile una presenza fatta finora solo di parole scritte. Sara lo vorrebbe, Laura esita. E si inizia a intuire quali siano le difficoltà tecniche che la giovane oboista adduce come scusa. Non è tanto un problema di identità: Laura esiste davvero ed è davvero chi dice di essere. Non è neanche una questione geografica: abita davvero in Australia. Il problema è il tempo, inteso proprio come piano temporale.

L’Australia di Laura, il mondo di Laura, è infatti quello del futuro. Un futuro che non viene collocato precisamente nel tempo perché la sua distanza dal nostro presente è in continuo mutamento, ma che comunque impedisce alle due amiche di vedersi.

Almeno in teoria.

In teoria non sono ammessi contatti tra linee temporali diverse (tutti noi amanti della fantascienza sappiamo il gran casino che provocano), in teoria non è permesso neanche mettere al corrente una persona del presente dell’esistenza di un futuro reale, in atto. In teoria. In pratica ci sono le eccezioni e, no, l’eccezione non può essere favorire l’amicizia tra Sara e Laura, per quanto bella e profonda possa essere. L’eccezione, l’urgenza, nasce dal fatto che quel futuro sta svanendo.

È Laura stessa a raccontarlo all’amica, supportata dalla presenza della madre Alison e del padre Giampiero, entrambi impegnati nell’intricato complesso energetico-governativo di quel mondo.

Si scopre così che quello di Laura è il nostro futuro felice, è quello che potremmo diventare se prendessimo decisioni corrette per noi e per il nostro pianeta: un mondo in cui tutto si basa sulla felicità e sull’amore, sul rispetto per la natura e per le persone, dove non c’è corruzione, inquinamento, violenza.

Sì, sa un po’ troppo di miele, ma se proprio dobbiamo sperare in un mondo futuro a me non dispiacerebbe che fosse di felicità e amore e bellezza e armonia.

Leggerlo però è un’altra cosa, per questo la storia si fa più interessante quando quel mondo inizia a essere in pericolo per le scelte sbagliate del presente. Sogniamo la perfezione, ma poi palpitiamo per le tragedie, non c’è niente da fare.

In ogni caso, l’urgenza di contattare Sara nel presente nasce dalla teoria secondo la quale è nel presente che bisogna fare i cambiamenti necessari affinché il futuro felice possa esistere. Per questo motivo, alla prescelta viene concesso un breve soggiorno nell’altra linea temporale, dove finalmente può conoscere l’amica e quel mondo perfetto.

Non si sa bene perché venga scelta Sara, e non si sa nulla degli altri che Laura e famiglia dicono di aver contattato oltre a lei, ragazzina di sedici anni che non è riuscita a impegnarsi fino in fondo neanche per tenersi stretta l’unica cosa che la faceva sentire bene davvero: le gare di cento metri. A tutti loro viene però affidato un compito: trovare le Schegge, ossia quei momenti di felicità che possono avvicinare i due mondi, e soprattutto le Schegge Madri, quelle Schegge “maggiori” che fanno davvero la differenza.

Sara se ne ritorna così nel presente, a vivere la sua vita mediocre con questa missione speciale da portare a termine per salvare il pianeta. La caccia alla Scheggia Madre la porterà a confrontarsi con se stessa e con la sua realtà, capendo che ognuno può aggiungere il proprio contributo per migliorare le cose. Lei lo farà abbracciando la causa di Conca Verde, una vallata minacciata dallo spettro dei rifiuti, e questo le darà la spinta per fare qualcosa di più grande per sé, per il suo mondo e per quello del futuro.

La problematica ambientale, l’attenzione ai consumi, allo smaltimento dei rifiuti, all’energia, occupa una parte importante nel libro, non risultando tuttavia mai un aspetto noioso o fuori luogo: è la tematica del romanzo, la colonna portante attorno alla quale si muovono tutte le vicende, e come tale va presa. Senza dubbio, si scorge tra le righe qualche messaggio, a volte forse al limite del paternalistico, ma che non stona all’interno della narrazione. D’altronde, ci si accorge subito di non trovarsi davanti a un libro di fantascienza nel senso stretto del termine: si parla di realtà future, ci sono salti nel tempo, ci sono anche contatti con forme di vita aliene (benché molto marginali), e nel mondo di Laura c’è più tecnologia che nel nostro, ma mai si respira davvero aria di fantascienza. Se questo, a prima vista, può sembrare un grosso difetto, pian piano si riconosce come elemento di originalità.

Anche la scrittura ha dei tratti originali che, dopo un primo momento di assestamento, si finisce per apprezzare: è un tipo di narrazione che a volte ricorda la sceneggiatura, con accelerate in cui si fanno passare giorni interi e parti più lente in cui i protagonisti sono soli con i loro problemi. Manca forse un po’ di equilibrio tra questi due aspetti, con il secondo che spesso domina sul primo. Talora la prosa, pur sempre di piacevole lettura, diventa prolissa e monotona, rimarcando più volte concetti già espressi o ripresentando situazioni già mostrate. Non aiuta l’aver inserito nella trama principale frammenti di storie che fanno da appendici senza tuttavia dare all’interezza del romanzo quel qualcosa in più che ne giustifichi la presenza: se, ad esempio, la relazione tra la madre di Laura e il suo amante ha delle ripercussioni sulle vicende narrate (e amplia il personaggio di Alison), lo stesso non si può dire della storia clandestina della madre di Sara o di altri piccoli aneddoti sparsi qua e là.

Insomma, a volte bisogna avere il coraggio di tagliare il superfluo: spesso ciò che resta ne viene valorizzato.

In fondo, è quello che ci insegnano Laura e Sara, cercare le Schegge tra tutte le cose che Schegge non sono. Anche in questo libro c’è una Scheggia, quel palpito luminoso nascosto tra le pagine che dà gioia a chi legge, va solo tirato fuori.

Voto: 

Recensione a cura di Ariendil

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