Gli insetti sono tutti a dormire, di Valerio Valentini – Recensione

Titolo: Gli insetti sono tutti a dormire
Autore: Valerio Valentini
Editore: La Gru
Pagine: 140

Trama:
Le storie che si intrecciano tra le pagine di questo libro sono tracce emozionali di uomini e donne colti ad un bivio, in un fermo immagine che racconta ciò che i personaggi scelgono di essere. Tra amore e abbandono, tra conformismo e libertà, tra resistenza e resa, ognuno si aggrapperà alla propria idea di salvezza. Sono storie di introspezione, di recupero della purezza del sé bambino, di uscita. Una sorta di Dubliners, di cui però Valentini rovescia la paralisi finale ricercando l’evasione dalla soffocante quotidianità.

Recensione:
Quando leggo una raccolta di racconti mi piace capire quale sia il filo che li lega. Non deve essere necessariamente la tematica: certo, non nascondo che le antologie con racconti “a tema” siano le mie preferite, perché mi affascina sempre vedere come possa essere “declinato” in varie forme lo stesso soggetto, ma ci sono anche ottime raccolte accomunate dal genere, dall’ambientazione, dai personaggi, eccetera. Insomma, deve esserci un motivo per il quale quei racconti sono finiti insieme in un unico volume. Perché quelli e non altri? Cosa condividono? Cosa arriva al lettore leggendoli nella loro unità di antologia? A mio avviso, sono domande a cui bisognerebbe saper rispondere quando si mette insieme una raccolta.
Il filo conduttore che mi ha accompagnato nella lettura di questi racconti è stato, a mio giudizio, un filo molto sottile, che a volte ho rischiato di farmi scivolare tra le dita. Tra gli elementi comuni certi, che sono rimasti sempre saldi, c’è senza dubbio una forte aderenza alla realtà: le vicende narrate sono concrete, “reali”, piene di quella verità o verosimiglianza che fa ritrovare al lettore pagine di vita all’interno di un libro.
Per avere conferma di essere sulla strada giusta sono andata a cercarmi la descrizione della collana (Catarsi) sul sito della casa editrice (La Gru) e ho trovato: “storie che portano ad una eliminazione dei pesi in direzione di una libertà fisica e spirituale”.
Questa definizione in parte conferma le mie impressioni e in parte le smentisce: leggendo i racconti si ha infatti la sensazione che questa “catarsi” sia più a beneficio dell’autore che non del lettore, che spesso si ritrova a leggere racconti apparentemente incompiuti o di poco spessore.
È questo forse il limite maggiore dell’opera.
A fronte di una scrittura ottima, di una buona capacità narrativa e di una proprietà di linguaggio più che apprezzabile (eccetto “piccole” imprecisioni, come quando si descrive il liquore che scende nella trachea: no, se quando bevi il liquido va in trachea anneghi perché finisce nei polmoni, la strada per stomaco e intestino è l’esofago), la “sostanza” dei racconti è poca cosa. A parte alcune eccezioni (troppo poche su 27 racconti), in cui si apprezzano finalmente e con grande soddisfazione racconti strutturalmente e narrativamente completi, con un inizio, uno svolgimento e una fine, quello che spesso ci si trova a leggere è qualcosa di più simile a un frammento o a un flash di vita. Molto ben scritto, con belle immagini e piacevoli sensazioni, ma non compiuto.
Mi rendo conto che possa trattarsi anche solo di inclinazioni personali e mi chiedo se questa mia “chiusura” nei confronti di racconti che mostrano spaccati di vita, senza una trama o uno scopo, non sia imputabile alla mancanza di una certa componente empatico-emozionale che mi permetterebbe invece, qualora non ne fossi priva, di apprezzare maggiormente letture di questo genere.

Voto: 

Recensione a cura di Ariendil

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