Afrodite bacia tutti, di Stefania Signorelli

Titolo: Afrodite bacia tutti

Autore: Stefania Signorelli

Editore: Prospero Editore

Pagine: 94

Trama:

Miti greci sonnecchiano, ma non troppo, in corpi contemporanei. Perché gli dèi non solo non sono morti, ma godono di ottima salute. Abitano in questi tredici racconti “caleidoscopio” Mida, che non è un re ma ha il vizio dell’oro e teme di condividerlo con gli sbarcati; Narciso, che ama solo se stesso e i selfie che lo ritraggono; Ercole, manovale malinconico con ex moglie molto a carico; Penelope, fedele a una città perduta; la bella Elena, che perde, alla lettera, la propria testa per Paride; Achille, responsabile aziendale delle risorse umane più che annoiato dalla mediocrità che lo circonda; Afrodite, sospirata da tutti (marito Efesto compreso); Pandora, che ha per vaso la propria mente e tenta invano di nasconderci ogni paura; Persefone, in crisi matrimoniale; Arianna, che ha perduto sia Teseo che il filo. E se Anchise è parcheggiato in casa di riposo, ovviamente Megera non può che essere un’ex fidanzata vendicativa quanto machiavellica.

Recensione:

Bello, bello, bello. Quante volte devo scrivere bello per dare l’idea di quanto questo libro sia… bello? Non lo so, ma so di essere in quello stato d’animo che segue una lettura appagante: nel mio caso, oltre alla leggerezza che dà il risveglio da un bel sogno e al sollievo di aver dedicato tempo a qualcosa che lo valesse, mi ritrovo anche con una sensazione che sta a metà tra l’ammirazione per chi è riuscito a scrivere storie che avrei tanto voluto saper scrivere anch’io e lo sprone a prendere subito in mano la penna per provare a creare qualcosa di altrettanto buono. E perdonatemi se cedo all’autorità della mia parte scribacchina, che cerco sempre di non far emergere quando leggo e di non menzionare quando recensisco, ma stavolta non posso proprio scindere le cose.

Sarà perché la forma del racconto mi piace sia da leggere sia da scrivere. Mi piace farmi uno shottino di storia, senza le pause tra un sorso e un altro, senza le interferenze che appartengono al mondo oltre il bicchiere, senza neanche respirare nel tempo in cui lo shottino va giù, rapido e bruciante, tutto il gusto in bocca in un solo assaggio, tutti i dubbi e le domande e le valutazioni rimandati alla fine perché nel mezzo non c’è spazio per nient’altro. Sì, mi piacciono i racconti.

Ma sarà anche perché il tema trattato in questa antologia attinge a piene mani dagli interessi della mia giovinezza, a quella classicità che mi ha insegnato il valore delle parole, che ha acceso l’interesse per tutto ciò che è al confine tra realtà e fantasia. Cos’altro sono gli antichi miti, in fondo?

Che sia per un motivo o per un altro, non posso non giudicare questo romanzo con gli occhi di una lettrice che per anni ha scritto proprio racconti al confine tra realtà e fantasia. E sia l’occhio della lettrice sia l’occhio di quella che prova a mettere due parole in fila e chiamarle racconto è ammirato.

E raramente lo è.

Ma come non esserlo davanti alla capacità di questa autrice di portarci in un mondo in cui le divinità e gli eroi grici che tutti noi conosciamo vestono abiti diversi pur rimanendo così fedeli a se stessi. La grandezza dell’opera è proprio in questa perfetta rivisitazione del mito. Di ogni personaggio rimangono inalterati, lucenti come la storia ce li ha insegnati, i tratti caratteristici, mentre il contesto temporale e spaziale muta intorno a loro. Di Achille riconosciamo, così, l’ira funesta che infiniti lutti addusse… ai dipendenti, di Penelope la pazienza e la fedeltà verso un Ulisse che si districa con astuzia tra bugie e scappatelle, di Afrodite la bellezza senza eguali e una certa “leggerezza”. E di Eco, senza dubbio la mia preferita, il riverbero dei pensieri altrui e il colpo di fulmine per il bel Narciso. È forse questo il racconto più emblematico, che fa comprendere il senso di tutta l’antologia.

La dottoressa Francesca Eco, psicologa, prende in cura un ragazzino diciassettenne con seri disturbi che potremmo far riferire all’ampio spettro di un disturbo narcisistico di personalità. Lui è, appunto, Narciso, bello e impossibile, perché ormai da due anni è chiuso in casa e ha contatti col mondo solo tramite cellulare o social. Le persone lo annoiano, troppo banali, troppo brutte, troppo inferiori a lui. Perché dovrebbe stare con gli altri se l’unico di cui gli importa è se stesso? Perché dovrebbe cercare in qualcun altro l’amore se è di sé che è innamorato? Eco inizia così una skype-terapia, subendo immediatamente il fascino del ragazzino, finché non ottiene finalmente un incontro. Non sto a svelare il finale, allo stesso tempo simile e diverso da quello noto del mito, ma mi complimento con l’autrice in particolare per questo racconto, in cui ha saputo mescolare con maestria classico e moderno, prendendo dall’originale quel che bastava per poi donargli una nuova forma.

Non tutti i racconti della raccolta sono così riusciti, come è normale che sia, ma per quello di Eco, come peraltro per quello di Pandora, non mi bastano cinque stelline, devo prenderne in prestito qualcuna dagli altri. In ogni caso, con un grado di rivisitazione che spazia dallo stravolgimento totale del racconto di Eco alla maggior aderenza di quello di Penelope, tutti i racconti meritano di essere letti.

Perché allora stelle e non 5?

Perché vengo da studi classici, ma poi mi sono data alla scienza: media matematica tra i tredici racconti.

Voto: 

Recensione a cura di Ariendil

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