La belva del mare, di Salvatore Stefanelli – Recensione

Titolo: La belva del mare

Autore: Salvatore Stefanelli

Editore: Delos Book

Pagine: 62

Trama (dal sito della casa editrice):

Un mostro che rapisce le sue vittime per poi lasciarle morire in riva al mare con una passiflora sul ventre, per questo l’hanno chiamato La Belva del mare. Il maresciallo Riberti è in prima linea nel dargli la caccia, ma la sua ostinazione non è solo dovere, è soprattutto qualcosa di personale.

Recensione:

Una piccola cittadina costiera del sud Italia è scossa da qualche anno da una serie di delitti ai danni di belle donne. Le caratteristiche sono simili e le forze dell’ordine riconoscono nella scia di uccisioni il modo di agire tipico di un serial killer: tutte le vittime sono donne giovani e belle, vengono sequestrate e poi sgozzate con un unico taglio preciso alla gola e il loro corpo, una volta denudato, viene posto supino in riva al mare, con i piedi verso l’acqua e una passiflora sul ventre come macabro dono d’addio. La firma dell’assassino è inequivocabile, ma non lo sono i suoi scopi né, tantomeno, la sua identità. I media lo hanno soprannominato “la belva del mare” per il suo legame con la riviera e per l’efferatezza dei suoi crimini.

A capo delle indagini vi è, più o meno ufficialmente, il maresciallo dei Carabinieri Riberti, la cui dedizione alla missione va ricercata nel recente passato dell’uomo. Anche sua moglie, infatti, è stata una vittima della belva del mare e ora, privato di tutto ciò che amava, Riberti si riversa anima e corpo in una ricerca che sa di vendetta.

Una narrazione in prima persona, capace e delicata, unisce alle indagini del carabiniere il dolore dell’uomo, che ad ogni nuovo ritrovamento si ritrova davanti alla moglie assassinata e in balia del suo ricordo. La brevità del romanzo, che sarebbe meglio definire racconto lungo, non consente purtroppo di approfondire maggiormente questo aspetto “privato” del protagonista, ed è un peccato perché, a mio giudizio, la penna raffinata dell’autore – di cui si nota anche nella prosa la propensione alla poesia – ben si sarebbe prestata a una visione più intimistica della storia. Molto interessante dal punto di vista narrativo la scelta di rivolgersi alla moglie in seconda persona, anche se avrei preferito che questa fosse riservata solo a lei. A volte, infatti, soprattutto nelle prime pagine, ci si ritrova con una seconda persona rivolta a destinatari diversi: questa scelta, per quanto non sia mai fonte di confusione, toglie unicità alle parti in cui l’uomo volge il pensiero all’amata.

Penalizza un po’ il voto, oltre all’occasione mancata di leggere questa storia con uno spazio di manovra più ampio, una punteggiatura del tutto da rivedere e qualche refuso di troppo.

Voto: 

Recensione a cura di Ariendil

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