Fore Morra, di Diego Di Dio – Recensione

Titolo: Fore Morra

Autore: Diego Di Dio

Editore: Timecrime

Pagine: 315

Trama:

Senza sosta e senza redenzione. Gente comune unita dal filo rosso del destino, un’umanità esasperata, giochi di ruolo tra vittime e carnefici. Diego Di Dio si diletta con la psicologia dei suoi personaggi costruendo una storia che sconvolge e al tempo stesso commuove.

Alisa e Buba sono due sicari. Entrambi sono professionali, spietati, ben noti nell’ambiente. Lavorano insieme, ma non potrebbero essere più diversi. Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta. Si porta dietro il fardello di un’infanzia trascorsa tra violenze e angherie, tra abusi e povertà: è cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Quando viene commissionato loro l’omicidio di un piccolo camorrista, scoprono che si tratta di una trappola architettata da un uomo potente e determinato, chiamato “il boss”, e di cui si sa una cosa sola: il suo obiettivo è catturare Alisa, catturarla viva. Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa dovrà capire chi si nasconde dietro la grande macchinazione congegnata ai suoi danni. Lei e Buba dovranno addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l’odio di un uomo tradito.

Fore morra: fuori dalla camorra. Come proiettili impazziti, con tutti e con nessuno.

Recensione:

Una sorpresa. La lettura di questo romanzo è stata per me un’autentica sorpresa. Non conosco molto bene la Campania, non so delle usanze e della storia di quei posti, delle piaghe che ne hanno martoriato la terra e la gente e di cui, probabilmente, nel resto del Paese arriva solo un’idea generale che poco ha a che vedere con la reale situazione. Faccio anche fatica con il dialetto napoletano, nonostante lo abbia sentito tante volte e avrei dovuto farci almeno un po’ l’orecchio. E non si può certo dire che il genere sia propriamente il mio preferito: mi avvicino sempre in modo cauto ai thriller, sono una delle poche persone che non riesce a subire il fascino di film e telefilm su mafia e camorra e le sparatorie hanno su di me un effetto soporifero. Eppure ho apprezzato tantissimo questo romanzo. Mentre scrivo (e anche mentre leggevo) cerco di capirne il motivo, di capire cosa abbia catturato così il mio interesse, cosa abbia fatto breccia. In realtà credo che il motivo sia molto semplice e che non ci sia bisogno di ricercare chissà quale formula magica nascosta: la verità è che Fore Morra non è solo quanto ho appena descritto.

È un romanzo in cui c’è ben più delle trame di vendetta dei boss della camorra, della loro rete di traffici, della loro strafottenza nel perseguire gli obbiettivi al di là della legge e della morale. C’è ben più dell’azione, degli inseguimenti, delle sparatorie e dei combattimenti che ne costellano le pagine, inseriti brillantemente tra scene più lente al fine di dare ritmo e cambi di velocità al testo. C’è ben più persino dei personaggi che compongono questo mondo di violenza, descritti in maniera eccellente, dai protagonisti ai comprimari, fino alle ultime comparse.

In Fore Morra ci sono prima di ogni altra cosa le emozioni. Sono quelle di Alisa, colei che racconta gli eventi, sfortunata protagonista del romanzo, tormentata dagli altri e da se stessa. C’è la sua paura che, nonostante il percorso fatto al fianco dell’amato Buba per diventare una killer forte e spietata, non riesce a scrollarsi di dosso, soprattutto quando il passato riemerge e lei si ritrova indifesa come quando era una ragazzina sedicenne in balìa di uomini senza scrupoli. La sua è una paura tangibile, concreta, reale, fatta di verità che ha cercato di dimenticare e di altre che conoscerà presto, suo malgrado. È la paura di chi alla fine si ritrova sola, di chi perde tutti e tutto. È la paura di continuare a vivere dopo tutto quel dolore. Ma c’è anche forza in Alisa. La forza di chi, nonostante tutto, è ancora in piedi e sempre si rialzerà. La forza di chi, nonostante quella paura, non cede al facile richiamo di una pallottola in fronte. E c’è il suo passato, che si interseca con il presente in modo così inestricabile che, di pagina in pagina, si ha la consapevolezza che i nodi dovranno presto venire al pettine, perché a volte la vita è davvero come un libro o come un film: non è solo un susseguirsi di eventi senza senso, è una rete che ci stringe, finché i fili non ci avvolgono e noi possiamo vederne l’intero percorso. È alla fine di quel percorso che ci si accorge che, forse, era preferibile il susseguirsi di eventi senza senso.

C’è tutto questo in Fore Morra, e c’è molto altro. Ad esempio, una scrittura sapiente e vivace, che non sa cosa voglia dire annoiare e che sa alternare scene al passato e vicende del presente in modo da aggiungere a ogni capitolo un nuovo tassello per arricchire il mosaico di Alisa. C’è una descrizione dei luoghi così accurata che quasi mi sembra di esserci stata, di aver camminato per quelle vie, di aver guardato le acque grigie del fiume, di aver trascorso giorni di prigionia in sotterranei umidi o ville sfarzose. C’è una documentazione approfondita di tutti i dettagli necessari alla storia.

E per gli amanti delle scene d’azione e delle pallottole, beh sì, c’è anche quello.

Se i primissimi capitoli vi sembrano un po’ confusi, non vi preoccupate e proseguite nella lettura, date fiducia all’autore, date fiducia ad Alisa: ne sarete ricompensati.

 

Voto:

Recensione a cura di Ariendil

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *