Sulle ali dei sogni, di Giampiero Olivi – Recensione

Titolo: Sulle ali dei sogni
Autore: Giampiero Olivi
Editore: Aletti
Pagine: 64

Quarta di copertina:
Non servono grandi stimoli per decidere di avventurarsi su strade insolite se nel proprio DNA ci sono elementi quali una grande curiosità, un pizzico di incosciente entusiasmo, un’intatta capacità di sognare. All’autore, possessore di un DNA del genere, bastano un libro letto in seconda media, un’enorme passione per lo sport, un servizio televisivo… Giampiero Olivi, racconta le sue strade insolite: vacanze in località che faticano a trovare posto anche nei siti internet, Capodanni in controtendenza, ambiziosi progetti sportivi nonostante evidenti limiti… tutte strade percorse non per il gusto di sembrare alternativo, ma semplicemente per seguire la scia di sensazioni che non vuole smettere di appagare e di sogni che, tenacemente, vuol continuare a cercare di realizzare.

Recensione:
Libro snello, che si legge in un attimo, un po’ per le poche pagine e un po’ per la scrittura che non si perde in inutili orpelli e, a parte un incipit forse da risistemare, non cala mai di ritmo. Potrebbe essere una scrittura adatta a un thriller, ma non è questo il caso, perché questo libro è… faccio fatica a trovargli una collocazione e forse anche un’identità. Il filo conduttore che tiene uniti i tre episodi (un viaggio in Sicilia, l’amore per lo sport e un capodanno a Berlino) dovrebbe essere, come suggerito dalla quarta di copertina e dall’incipit, l’anticonformismo del protagonista. La sua attitudine viene infatti spesso definita creativa, le sue scelte in controtendenza e le sue strade insolite, ma leggendo non ho avuto questa impressione. Ho letto di un viaggio nella zona di Pachino. Ho letto di notti estive passate davanti alla TV a guardare le Olimpiadi o di allenamenti discontinui da podista della domenica. Ho letto di un concerto di capodanno a Berlino. E tutto questo va benissimo, intendiamoci: va benissimo andare in vacanza tra i paesini Sicilia e anche annotare sul proprio taccuino spese e movimenti, va benissimo andare a correre un giorno al mese, va benissimo seguire tutte le gare delle Olimpiadi, e di certo va benissimo passare capodanno in piazza con la musica e il freddo. Ma non c’è niente di anticonformista in questo, non c’è niente di originale, di sopra le righe o in controcorrente. È pieno di gente (me compresa) che fa queste cose e sa che non sta facendo niente di così atipico: a Pachino non sanno più dove metterli i turisti, i capodanni nelle piazze europee sono quanto di più convenzionale esista, la Rai ha fatto share da record con le recenti Olimpiadi e il numero di podisti dilettanti nel mondo è a sei zeri. Sono tutte cose normalissime. E anche questo di per sé andrebbe bene: perché cercare per forza la straordinarietà dove non c’è o presentare degli eventi per qualcosa che non sono?
Ho sempre avuto grande ammirazione per chi riesce a scrivere belle storie su fatti quotidiani, magari semplici, magari banali, perché vuol dire essere capaci di vedere una scintilla nell’ordinarietà e di farla vedere agli altri. Lascerei da parte la pretesa di diversità e punterei invece a rendere speciale la normalità.

Voto:

Recensione a cura di Ariendil

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