Articolo – Zombi: dall’alba dei tempi a oggi

Per la terza tappa del blog tour dedicato a “Zombie Mutation” l’autore, Giorgio Borroni, ci ha regalato un articolo sugli zombie e sull’evolversi della loro figura nel corso degli anni.

A fine articolo troverete tutte le informazioni per partecipare al giveaway indetto dall’autore che mette in palio succosi premi!

 

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Zombi: dall’alba dei tempi a oggi

di Giorgio Borroni

 

L’ossessione del genere umano di sconfiggere la morte o prolungare sempre di più le aspettative di vita è presente in ogni cultura dall’alba dei tempi, sin da quando i cosiddetti medicine men preparavano pozioni magiche che avrebbero dovuto assicurare un bonus di anni extra o salvare la vita a chi le beveva.

Tutte le civiltà nella loro mitologia hanno qualche mito in cui l’eroe di turno scende negli inferi o nell’oltremondo per sfidare la Morte e riuscire a invertire il destino: basti pensare alle discese nell’Aldilà di Ulisse o, per restare nella antica Grecia, al mito di Orfeo ed Euridice.

Insomma la morte, l’ultimo mistero dell’esistenza, è stata raffigurata in modi diversi, spesso dolci come il sonno pacifico o cruenti, tanto che a partire dal 1348, anno della Peste Nera, ha assunto l’aspetto dello scheletro incappucciato armato di falce pronta a mietere vite.

Inutile dire che la questione dello sconfiggere la morte, anche al giorno d’oggi, è tutt’altro che superata, infatti quasi ogni branca della scienza mira appunto a prolungare l’esistenza dell’uomo: in cibernetica si tenta di costruire un androide simile a noi che contenga in un hard disk cerebrale la nostra memoria per essere un simulacro, mentre in genetica la clonazione è ormai sulla bocca di tutti dopo la pecora Dolly.

Si parla ovviamente di scienza con la S maiuscola, ma non sono mancati e non mancano dei tentativi che sfociano nel bizzarro, come quello sempre attuale della conservazione criogenica dei cadaveri, messa a disposizione di società solo per ricchi facoltosi che possano permetterselo (fra cui si vocifera anche Walt Disney): esistono anche delle tariffe che variano dalla conservazione della sola testa a quella del corpo intero, in attesa che in futuro qualche scienziato sia capace di rianimare i morti. In “Sonno di ghiaccio”, un film di Wes Craven (che non ha avuto così tanto successo come “Nightmare”) si  narra di un ragazzo immerso nel sonno crionico perché affetto da una malattia incurabile che, una volta rianimato, ritorna tra i vivi privo dell’anima, con tutte le disastrose conseguenze del caso.

Il tema richiama da vicino uno degli spauracchi ancestrali che hanno gettato fiumi di benzina sulla letteratura horror: ovvero il ritornare come qualcosa d’altro, l’essere “vivi” solo nel senso fisico del termine, ed è più vicino a quello che si possa pensare al tema dello zombi.

Lo zombi, diciamocelo, è un nostro perfetto riflesso speculare, se consideriamo lo specchio in questione come uno di quelli distorsori dei luna park :un morto che rinasce dalla terra in cui è stato sepolto, mentre noi vivi nasciamo vivi da un utero; un essere che è puro istinto, mentre noi vivi spesso gli istinti li reprimiamo.

Indubbiamente gli esseri umani desiderano sconfiggere la morte, ma allo stesso tempo temono ogni cosa che sovverte l’ordine naturale delle cose, per questo un morto che vive e si muove è al di fuori di ogni logica: è evidente in “Frankenstein”, dove lo scienziato dà vita alla sua creatura spremendo le sue energie ma finisce per abbandonarla a se stessa chiamandola “fiend” o “demon”.

Insomma, se è vero che il gusto per l’horror è insito nella specie umana, se è vero che l’adrenalina data dalle storie paurose esiste dall’alba dei tempi (anche se fu Edmund Burke a teorizzarla solo nel XVIII secolo), allora il tema del morto vivente è un evergreen, che si è evoluto ed è cambiato a seconda delle epoche e delle esigenze, ma il suo ingrediente principale rimane sempre lo stesso.

Siamo abituati a immaginare gli zombi come esseri putrefatti che escono dalla terra marcia del cimitero, ma la stessa parola del loro nome nasconde un barlume di verità, come ogni leggenda che si rispetti.

Il termine “zombi”, utilizzato per la prima volta nel 1819 proviene dalla tradizione di Haiti, in cui un “bokor”, o sacerdote malvagio della religione voodoo, tramite dei rituali riesce a rianimare un morto e renderlo suo schiavo.

Inutile dire che più che spiriti o formule magiche, in questa pratica giocano un ruolo preponderante delle droghe che provocano prima la morte apparente, e poi un risveglio privo di coscienza che darà inizio a un destino di schiavitù.

Ne sapeva qualcosa Clairvius Narcisse, un vero zombi haitiano (morto definitivamente nel 1994) drogato con una mistura di sostanze che ne provocarono la morte apparente: il suo caso destò così tanto clamore da essere studiato anche da accademici.

A questo punto è d’obbligo citare di nuovo Wes Craven e il suo “Il serpente e l’arcobaleno”, sugli orrori del voodoo ad Haiti, un film che è una sorta di mosca bianca perché prodotto in un’epoca in cui ormai i canoni dello zombi moderno erano stati dettati da George Romero.

Proprio Romero, infatti, nel 1968, anno di rivoluzioni culturali, scioccò il mondo con il suo “La notte dei morti viventi”, girato in un truce bianco e nero, gestito con un ritmo incalzante e dal finale cupamente pessimista. Inutile dire che la pellicola è diventata un cult nel giro di poco rendendo famoso il regista (e forse ingabbiandolo nel ruolo di padrino del genere zombi). Aneddoti sul film si sprecano, andando dall’ingaggio del caratterista Bill Hinzman in un bar perché era magro e pallido come un morto, fino alle battute celebri tipo “They are coming to get you Barbra”, esclamata da una delle prime vittime in un cimitero per impaurire la sorella (che verrà davvero attaccata dai morti viventi di lì a poco).

L’invasione degli zombi generava terrore perché era improvvisa, incontrollata, e soprattutto una spiegazione vera e propria in questo primo film non esisteva: i morti risorgevano ed erano affamati. Il loro incedere lento e goffo non era un limite, perché non importava dove gli umani si rifugiassero: loro erano sempre in numero superiore e prima o poi sarebbero arrivati. Per ogni eliminazione di uno zombi ce ne sarebbe stato un altro a sostituirlo.

Lo zombi romeriano trova la sua forza nel gruppo, nell’essere una folla in cerca di cibo umano e vivente per uno stomaco destinato a non saziarsi. Istinti come la ricerca di cibo si uniscono vengono rovesciati in questa “vita-non-vita” in cannibalismo.

Critici letterari fra cui David Punter, autore di una storia della letteratura horror, hanno visto in questa incarnazione del morto vivente (ben lontana dall’aristocratica perfidia del vampiro) una metafora del capitalismo… e Romero ha rincarato la dose di questa metafora ambientando una celebre scena di uno dei sequel del suo film datato 1978 proprio in un supermercato, simbolo del consumismo più spicciolo. Del resto anche tematiche come il razzismo e il pregiudizio si sprecano, considerando che il protagonista della “Notte dei morti viventi” è nero e alla fine muore per mano delle autorità, mentre il sospetto su chi è stato morso e quindi infetto è uno dei topos di maggior successo in qualsiasi film di zombi.

Inevitabilmente, con il cambiare dei tempi, lo zombi ha però perso la sua carica dissacrante di protesta sociale: sul morto vivente, così unheimlich avrebbe detto Freud, sono stati ritagliati altri spauracchi e altri temi più in linea con l’attualità.

Se l’AIDS dagli anni ’80 ha riportato in superficie gli stessi timori della Peste Nera del 1348, allora lo zombi è diventato più un portatore di contagio: le spiegazioni sul virus della resurrezione non si sono poi fatte attendere, dalle scorie radioattive fino agli esperimenti militari andati male… se la causa è il mad doctor di turno la conseguenza è sempre il virus. Ovviamente con l’avvento di internet, con i ritmi frenetici odierni, anche gli zombi hanno perso il loro incedere lento e goffo. Nel remake del film romeriano “L’alba dei morti viventi” gli zombi corrono veloci e sono dei predatori: che si muovano in gruppo o da soli è infatti difficile cavarsela. Provateci voi a centrare in testa un morto cannibale che fa i 100 metri come Bolt!

Romero, con l’orgoglio tradizionalista di chi ha dato origine a un mito pop, ha sempre disprezzato lo zombi veloce delle nuove incarnazioni cinematografiche, ma non ha disdegnato anche lui le innovazioni come l’inserimento di zombi senzienti (o quasi) e persino di un leader nella “Terra dei morti viventi”.

Al di là di queste variazioni sull’iconografia dello zombi romeriano attuate dallo stesso Romero, al di là di come i morti camminino lenti o corrano, rimane comunque la loro presenza in un mondo che cambia.

Il primo REC era in questo senso geniale nell’esprimere il cambio di mentalità: il prete che teneva nascosta la bambina zombi in soffitta tentando di esorcizzarla perché rifiutava l’idea di un virus era un simbolo di come il misticismo – il vecchio –  si scontrava con la scienza – con il nuovo – pur mantenendo invariati gli antichi spauracchi. Invece “Quarantine”, il remake pedissequo a stelle e strisce, inseriva anche il riferimento non troppo velato alla minaccia terroristica, dimostrando che ogni popolazione ha i suoi incubi a seconda della sua storia: gli USA devono fare i conti il terrorismo, la Spagna con un retroterra di bigottismo che vanta illustri precedenti come Torquemada. Il morto vivente, l’aberrazione quindi, si tramuta da spauracchio ancestrale a uno spauracchio che si tinge di contemporaneità, anche quando si vuole esorcizzarlo con la parodia.

Non mancano infatti film in cui gli zombi sono l’occasione per un po’ di umorismo spicciolo e demenziale: come non si può ricordare il capolavoro di Peter Jackson (girato quando ancora non si era immischiato con il fantasy) “Splatters – gli schizzacervelli”?

Anche film come “L’alba dei morti dementi” hanno riportato in auge gli zombi “remixandoli” a uso e consumo dell’intrattenimento.

Al giorno d’oggi lo zombi invece sta diventando qualcosa d’altro, non è più il dominatore assoluto della scena: per essere chiari sono ancora pericolosi e letali, ma la metafora su questioni che riguardano capitalismo, guerra o ecologia sembrano essere sfumate e loro stessi non sono più il problema principale dell’umanità. Il morto vivente è quasi solo un accessorio, una scintilla che dà inizio a drammi esistenziali attraverso cui l’umanità si pone domande sui limiti che è disposta a superare.

“The Walking Dead” è una serie tv tratta da un fumetto di successo scritto da Robert Kirkman (che per la verità io ritengo superiore alla versione televisiva) ed è da molti puristi accusata di essere una sorta di soap in salsa zombi. L’azione, la mattanza di cadaveri e le situazioni pericolose passano in secondo piano rispetto ai rapporti fra i protagonisti. La domanda che ci si pone è: come diventeremo dopo l’apocalisse? Gli zombi sono in fondo esseri che cercano nutrimento e di riprodursi proprio come noi vivi, che siamo invece disposti a tutto per una briciola di potere in più anche dopo che il mondo è andato a rotoli.

Personaggi come Negan, imperatore di un regno di macerie con una mazza da baseball al posto di uno scettro, il Governatore, che tiene chiuso in casa il cadavere zombificato della figlia, sono umani, non sono i mostri che risorgono dalla morte, proprio come umano è Rick, poliziotto che deve fare i conti con un’esistenza senza legge: proprio lui, tutore dell’ordine, si troverà di fronte a scelte che metteranno in dubbio la sua umanità.

Lo zombi, quindi, se all’alba dei tempi era un tabù così inconcepibile da destare terrore, se nel ’68 ci faceva riflettere sul consumismo e negli anni 80 diveniva la metafora di un virus incurabile, oggi ci pone invece di fronte a qualcosa di più sconvolgente: non siamo più noi contro loro, noi barricati in un supermercato o in una villetta che tentiamo di arginare un’orda di morti cannibali, noi forse siamo diventati (o lo siamo sempre stati) il loro riflesso distorto nello specchio del luna park.

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Ed ecco tutte le informazioni sul blog tour e sul giveaway:

Blog tour

“Zombie Mutation”, di Giorgio Borroni

 

Il blog tour si divide in quattro tappe così programmate:

 

Giovedì, 3 novembre 2016

Presentazione del blog tour e dell’audiolibro “Zombie Mutation”

Inizia il giveaway!

Blog: La bancarella del libro

 

Giovedì, 10 novembre 2016

Intervista a Giorgio Borroni, autore di “Zombie Mutation”

Blog: La viaggiatrice pigra

 

Giovedì, 17 novembre 2016

Articolo: Zombi, dall’alba dei tempi a oggi

Blog: È scrivere – Community per scrittori

 

Giovedì, 24 novembre 2016

Annuncio dei vincitori nell’evento del giveaway organizzato dall’autore.

Tre saranno i fortunati, tre i premi da conquistare:

  1. Classificato: Audiobook di “Zombie Mutation” in formato CD e copertina illustrata dallo stesso autore Giorgio Borroni;
  2. Classificato: “Frankenstein”, di Mary Shelley, Barbera (formato cartaceo, con autografo del traduttore e curatore del testo);
  3. Classificato: Ebook di “Midnight Club”, di Giorgio Borroni.

 

Per partecipare al giveaway, seguite le indicazioni riportate QUI.

Ringraziamo Giorgio Borroni per l’interessantissimo articolo!

 

 

 

 

2 thoughts on “Articolo – Zombi: dall’alba dei tempi a oggi

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