Il fantastico nella letteratura per ragazzi – Recensione

34731-il-fantastico-nella-letteratura-per-ragazziTitolo: Il fantastico nella letteratura per ragazzi
Autori: Silvana De Mari, Paolo Gulisano, Marina Lenti, Chiara Valentina Segré, Martina Frammartino, Maria Cristina Calabrese, Pia Ferrara, Laura Costantini, Amneris Di Cesare, Cristina Lattaro.
Formato: cartaceo (14 euro).
Lunghezza stampa: 178 pag.
Editore: Runa editrice
Genere: saggistica

Quarta di copertina (dal sito dell’editore):

La letteratura fantastica per ragazzi ha conosciuto, negli ultimi quindici anni, uno straordinario successo. In parte grazie anche al cinema, che ne ha amplificato la portata, a volte semplicemente riscoprendo vecchi classici; ma in ogni caso l’interesse per questo tipo di libri aveva già subito un picco difficilmente negabile e l’offerta è aumentata in maniera esponenziale proprio in questo lasso di tempo.

Chiamando a raccolta dieci saggisti, scelti fra esperti di fantastico o di letteratura per ragazzi, abbiamo provato a capire le ragioni che si celano dietro questo fenomeno, attraverso la disamina di altrettante saghe italiane ed estere.

Così, secondo la guida del sottotitolo di questa antologia, sono state messe a fuoco “luci e ombre” delle distopie di Hunger Games (Suzanne Collins) e Divergent(Veronica Roth), dell’epica fiabesca di Narnia (C.S. Lewis) e de L’ultimo Elfo (Silvana De Mari), dell’horror di Twilight (Stephenie Meyer) e Shadowhunters (Cassandra Clare), della fantasy mitologica di Percy Jackson (Rick Riordan) e, infine, delle dimensioni più classicamente magiche di Harry Potter (J.K. Rowling), Bartimeus(Jonathan Stroud) e delle Cronache del Mondo Emerso (Licia Troisi).

Il denominatore comune che ne emerge è che il Fantastico, ben lungi dall’essere fuga dalla realtà, è in grado di trattarne gli aspetti più fondamentali, che siano tragici e dolorosi oppure brillanti e gioiosi, e di evidenziarne quei riti di passaggio che durante la crescita si sentono più vicini, soprattutto in questi tempi di valori incerti e di mancanza di sicurezza. Infine, trasfigurandoli nelle sue potentissime metafore, il Fantastico riesce a comunicare tutto questo alla mente, al cuore e all’anima del lettore. Una “tripletta” che nessun altro genere è in grado di totalizzare, a dispetto di tutti coloro che lo denigrano, relegandolo a letteratura di serie B.

Recensione:

Vorrei fare una piccola premessa prima di iniziare la recensione: ho avuto il piacere di leggere questa raccolta di saggi grazie ad Amneris Di Cesare. Lo dico perché so che c’è chi si vergogna ad ammettere di aver ricevuto un dato libro in regalo o come copia omaggio. Io credo che sia corretto, invece, palesare a chi va a leggere la recensione che un libro ci è stato regalato. Regalo, fra l’altro, graditissimo, con tanto di dedica. Della serie: come fare i salti di gioia di prima mattina, nonostante il postino tenda a lanciarmi i libri in giardino e a scappare perché ha paura del cane. Detto questo, dico anche che la recensione che segue è il più possibile obiettiva, come sempre lo sono quelle di È scrivere. E lo è per rispetto sia del lettore cui è destinata, sia degli autori che hanno lavorato all’antologia (e che si meritano un parere sincero).

Parto col presupposto che da questa raccolta di saggi mi aspettavo due cose differenti: o che si trattasse di un’opera riassuntiva e  di presentazione alle saghe in oggetto (e che quindi servisse al lettore medio per farsi un’idea sulle suddette saghe fantasy al fine di decidere se leggerle o meno), o che si trattasse di un’analisi critica e puntuale destinata a chi le saghe le aveva già lette e aveva voglia di approfondirne alcuni aspetti.

Devo dire che entrambe le ipotesi si sono rivelate vere, in parte. Molti saggi sono delle recensioni più lunghe della media, utili per capire se vale la pena iniziare a leggere una data saga. A completarli, giusto qualche excursus sulla storia che ha portato alla stesura dei romanzi e sul successo che hanno avuto. Sicuramente piacevoli e ben scritti, analizzano per sommi capi la trama e raccontano qualche retroscena succoso.

Ma solo alcuni elaborati sono in realtà delle analisi tecniche delle opere.

Forse per via del poco spazio a disposizione, ancora più ridotto se si pensa che si è cercato di dare un’infarinatura sulla trama e la storia di ogni saga, o forse per via di altri fattori che non conosco… fatto sta che l’impressione generale è quella di avere fra le mani la prima parte di un’antologia che poteva essere ulteriormente approfondita. Tanti sono, infatti, i punti che non sono stati toccati. Ma si può sempre sperare in un seguito, no?

Per adesso, devo dire che come raccolta realizza il suo scopo: ci presenta queste dieci saghe fantasy di successo e ci spiega perché, secondo i vari autori, queste storie sono arrivate ad avere un tale seguito. E tanto basta.

Alcuni saggi si distinguono particolarmente perché sono delle piccole perle e risultano nell’insieme molto più approfonditi degli altri. È il caso di quello di Chiara Valentina Segré, che ho apprezzato perché non solo l’autrice ha analizzato l’opera di Hunger Games, ma l’ha messa in correlazione (e in alcuni casi in contrapposizione) con gli archetipi di Campbell, Vogler e Propp. Un lavoro che ha alla base delle conoscenze di narratologia e di studio del fantastico molto accurate.

Il saggio che proprio non mi è piaciuto, invece, è quello di Silvana De Mari. L’ho trovato molto artificioso, frutto soprattutto delle ideologie religiose dell’autrice e in alcuni punti anche un po’ offensivo.

Ma non posso lanciare il sasso e poi nascondere la mano, perciò ora vi spiegherò quali sono le mie motivazioni. La De Mari, fra tutti gli argomenti di cui si poteva discorrere sulla saga di Harry Potter, ha deciso di parlare del Cristianesimo. Ovvio che, trattandosi di una produzione “Occidentale” ambientata in Inghilterra, i personaggi di Harry Potter siano Cristiani e che la stessa autrice attinga dalle ideologie di una religione che è la propria. Ma frasi come:

“Silente ripete che il potere più grande che esiste è l’amore. Al di fuori del Cristianesimo, questo concetto è impensabile

sono altamente offensive (pure per me, che sono Cristiana). L’amore è un concetto insito in tutte le religioni, gli atei infatti affermano che le religioni nascano dal bisogno interiore di ogni uomo di sentirsi parte di qualcosa di più grande e giusto. L’amore è alla base non solo del Cristianesimo ma anche del Buddismo, dell’Islamismo (basti pensare che per gli islamici Gesù è uno dei profeti riconosciuti), dell’Ebraismo (ricordate i dieci comandamenti?), del paganesimo (vi dice niente la legge del 3 dei Wiccan? “Fai del male e ti tornerà per tre volte, fai del bene e ti tornerà per tre volte”), e persino del Rastafarianesimo e così via. Insomma, non di certo una prerogativa solo Cristiana. Affermare questa cosa mi pare un po’  fazioso.

E ancora, la De Mari sulla saga di Harry Potter asserisce:

“la magia è solo un artificio narrativo, per parlare di altro, una geniale metafora della tecnologia, che, infatti, nel libro manca, e, insieme, una geniale maniera di ironizzare su satanisti, astrologi e maghi, quelli cioè che alla magia ci credono sul serio.

Innanzittutto quella della metafora sulla tecnologia è una sua opinione, che a mio parere non trova fondamento, perché la magia nel fantastico è sempre esistita (non è che l’ha inventata la Rowling) ed esiste da molto prima che la parola “tecnologia” fosse inventata. Vi dice niente l’epica? O la mitologia norrena? Suvvia, i maghi non li abbiamo di certo inventati ora che ci sono computer e affini…

Ma, a parte questo, affermare che astrologi e maghi siano allo stesso livello dei “satanisti” (intesi come “coloro che adorano Satana”, perché il Satanismo di per sé ha anche altre accezioni) mi pare offensivo nei confronti di chi è astrologo o mago. A meno che non si intendesse per “astrologi” e “maghi” coloro che dicono di predire il futuro e spillano soldi alla povera gente, chiamati in italiano “ciarlatani”, “imbonitori”, “impostori” e così via. Ma io credo che uno scrittore dovrebbe scegliere le parole con cognizione di causa. E le parole “mago” e “astrologo” nella nostra lingua indicano tutt’altro: persone che fanno studi seri e che di certo non lavorano per ingannare la gente (vi dice niente Paolo Fox o gli illusionisti che lavorano nei circhi?). E ancora, di certo questa gente non crede tutta nella magia. Una cosa è studiare il moto dei pianeti o come far sembrare una data illusione vera, un’altra è “credere nella magia” o ingannare la gente.

Comunque, tralasciando il primo saggio, devo dire che gli altri mi sono sembrati tutti pertinenti e ben esposti. Nessun altro autore si è proclamato conoscitore di verità assolute (come quella del Cristianesimo come unica religione che invita all’amore). E tanto basta sia per apprezzare i loro scritti, sia per imparare qualcosa da ognuno dei saggi.

Lascerò ora una breve carrellata di cosa mi è piaciuto o meno dei vari saggi che non ho nominato.

“Un giorno sarai abbastanza vecchio per ricominciare a leggere le fiabe” Clive Staples Lewis e l’eptalogia di Narnia, di Paolo Gulisano: ecco come fare un paragone fra fantastico e religione Cristiana senza parlare per termini assoluti e senza offendere nessuno. Una bella analisi, davvero. Su Narnia ci sarebbe stato tanto altro da dire, ma ho apprezzato questo saggio anche perché si è discorso pure della crescita personale e dell’eroe visto non più come unico, ma come un insieme (quattro fratelli, ognuno che rappresenta un aspetto diverso della personalità dell’individuo in formazione).

“Io combatto per vincere e combatto con quello che ho” Silvana De Mari e l’eptalogia de L’Ultimo Elfo, di Marina Lenti: si parla di come il fantastico possa essere veicolo di messaggi e di insegnamenti per i più piccoli, e non solo letteratura d’evasione. Ho apprezzato che la Lenti abbia posto l’attenzione su questo aspetto.

“Essere dei mezzosangue è pericoloso, ma non si corre il rischio di annoiarsi” Rick Riordan e la pentalogia di Percy Jackson, di Martina Frammartino: uno dei saggi che ho maggiormente apprezzato. Bella l’analisi che l’autrice fa dei personaggi, del modo di dare al piccolo lettore informazioni sugli esseri mitologici senza annoiarli e del ritmo narrativo.

“Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi” Licia Troisi e la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso, di Maria Cristina Calabrese: più che un saggio mi è sembrata una recensione corposa. Mette in luce molti difetti strutturali delle opere della Troisi e ne spiega i motivi. In ogni caso, si tratta di una lettura interessante, utile sia a chi avesse letto le Cronache, sia a chi avesse voglia di informarsi in merito.

“La libertà è un’illusione, c’è sempre un prezzo da pagare” Jonathan Stroud e la trilogia di Bartimeus, di Pia Ferrara: leggere i testi di Pia è sempre un piacere, perché tende a contestualizzare con precisione ogni sua affermazione, e questa cosa mi piace. Nel suo saggio scopriamo perché ha deciso di avvicinarsi alla serie di Bartimeus, in cosa questa opera differisce dalle altre del suo genere e quali sono i messaggi sociali racchiusi all’interno della saga.

“Ogni giorno deve finire, anche il più perfetto” Stephenie Meyer e la tetralogia di Twilight, di Laura Costantini: di questo saggio mi è piaciuta particolarmente l’analisi che è stata fatta sia del personaggio di Bella (non così “succube” come è stato in passato descritto) e delle reazioni dei lettori nei confronti della saga. La Costantini si chiede perché Twilight ha affascinato tante persone e dà delle risposte convincenti e coerenti (frutto di “studi di mercato” fatti da lei stessa sui social). Sicuramente un metodo concreto per fare delle asserzioni.

“Non lasciare che gli altri decidano chi sei, decidilo da sola” Cassandra Clare e l’esalogia di Shadowhunters, di Amneris Di Cesare: del saggio di Amneris ho apprezzato particolarmente lo studio che è stato fatto del personaggio di Clary e la spiegazione delle analogie con la religione ebraica che hanno portato l’autrice a dare una certa connotazione alla saga. Ammetto che avrei voluto leggere di più a riguardo, magari delle analisi su altri personaggi.

“Se siete qui significa che già sapete salire e scendere da un treno in corsa” Virginia Roth e la trilogia di Divergent, di Cristina Lattaro: anche questo saggio mi è sembrato più che altro una lunga recensione, approfondita ma con poca analisi tecnica degli elementi costitutivi della letteratura fantastica. Utile per capire se la saga di Divergent fa per chi ancora non l’ha letta, peccato per il grande spoiler sul finale che rovina la sorpresa ai potenziali futuri lettori.

Voto: 

timbro1

Recensione a cura di Luna.

Saghe, saggi e autori

L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte

Joanne Kathleen Rowling e l’eptalogia di Harry Potter

Di Silvana De Mari

Un giorno sarai abbastanza vecchio per ricominciare a leggere le fiabe

Clive Staples Lewis e l’eptalogia di Narnia

Di Paolo Gulisano

Io combatto per vincere e combatto con quello che ho

Silvana De Mari e l’eptalogia de L’Ultimo Elfo

Di Marina Lenti

Possa la buona sorte essere sempre dalla vostra parte

Suzanne Collins e la trilogia di Hunger Games

Di Chiara Valentina Segré

Essere dei mezzosangue è pericoloso, ma non si corre il rischio di annoiarsi

Rick Riordan e la pentalogia di Percy Jackson

Di Martina Frammartino

Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi

Licia Troisi e la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso

Di Maria Cristina Calabrese

La libertà è un’illusione, c’è sempre un prezzo da pagare

Jonathan Stroud e la trilogia di Bartimeus

Di Pia Ferrara

Ogni giorno deve finire, anche il più perfetto

Stephenie Meyer e la tetralogia di Twilight

Di Laura Costantini

Non lasciare che gli altri decidano chi sei, decidilo da sola

Cassandra Clare e l’esalogia di Shadowhunters

Di Amneris Di Cesare

Se siete qui significa che già sapete salire e scendere da un treno in corsa

Virginia Roth e la trilogia di Divergent

Di Cristina Lattaro

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