Fata in fabula: Antonella Arietano ci conduce nello splendido mondo delle fiabe

Ho conosciuto Antonella Arietano come autrice di romanzi, ma seguendola su Facebook ho scoperto questo suo bel progetto, Fata in Fabula, con cui riesce a coinvolgere nel mondo delle fiabe grandi e piccini. Lascio direttamente la parola a lei, in modo che ce lo possa presentare meglio. Dopodiché seguirà la nostra intervista!

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Da piccola amavo le fiabe. Esiste forse un bambino che non le ami? Poi sono diventata adulta, dopo aver aspettato invano la visita di Peter Pan. Ho imparato che il Principe Azzurro non è sempre così azzurro. Ho scoperto che l’aspettativa del “C’era una volta” è la vera forza di ogni storia. Ho atteso il mio lieto fine, per poi rendermi conto che la fine non arriva mai, e per fortuna, perché la vita è un continuo divenire.

E sono diventata una maestra di scuola dell’infanzia.

Le fiabe si sono trasformate per me in uno strumento di lavoro. Ho sempre pensato che la loro magia sia reale, che siano davvero in grado di parlare a grandi e piccoli utilizzando un linguaggio diverso, capace di arrivare esattamente al punto con un’efficacia maturata in secoli di viaggi in giro per il mondo, attraverso epoche e paesi.

E un giorno, un fulmine. Un pensiero. Un’idea.

Ho deciso di fondere la mia passione per le fiabe e per l’insegnamento creando un percorso ludico che potesse aiutare bambini e adulti a riscoprire il fascino delle favole. Ho quindi cominciato a costruire un primo laboratorio pensato per coppie adulto/bambino, basandomi soprattutto su due elementi chiave: offrire la possibilità a grandi e piccoli di comunicare in modo nuovo, attraverso il gioco e l’esplorazione, e favorire di riflesso lo sviluppo della fiducia in se stessi e nelle proprie capacità attingendo a quegli elementi che animano le fiabe da sempre, quali ad esempio il coraggio, la determinazione, la fede. Desidero offrire a genitori e figli (ma anche a nonni e nipoti, perché no, oppure a zii e nipoti) la possibilità di passare del tempo di qualità divertendosi insieme e conoscendosi meglio.

Mi sono resa conto abbastanza presto che la passione per le fiabe è tutt’altro che confinata al mondo dell’infanzia. Ho quindi provveduto a creare un percorso di scoperta pensato per soli adulti, siano essi genitori, insegnanti, educatori o semplici amanti del genere fiabesco. A questo tipo di lavoro vorrei affiancare un progetto piuttosto ambizioso: far sì che i partecipanti ai miei corsi possano arrivare a creare una fiaba personale di cui essere protagonisti assoluti, e attraverso di essa possano affrontare e vincere limiti e paure. Sarebbe meraviglioso! Sarebbe… magico.

Mi aspetto che Fata in Fabula esca dai confini del laboratorio ludico per diventare un metodo. Mi piacerebbe farlo diventare una piccola filosofia di vita, leggera come un colpo di bacchetta magica. Un attimo di respiro nella frenesia del quotidiano.

Le fiabe classiche hanno molto da dire anche ai giorni nostri, così lontani dall’epoca in cui si iniziò a tramandarle attorno al fuoco o nelle piazze, durante le fiere di paese. Vorrei aiutare le persone a riscoprirle, accettandole così come sono, anche crudeli a volte, anche senza quegli “infiocchettamenti” dettati dal bisogno di ammantare di candore tutto ciò che può avere a che fare con l’infanzia. C’è del bello anche in ciò che appare più oscuro. È affrontando le tenebre al fianco dell’eroe che si può arrivare oltre se stessi, verso una comprensione autentica di ciò che accade intorno a noi.

In fondo siamo tutti un po’ eroi sballottati dagli eventi. Basta un po’ di fede per trovare la via e giungere al lieto fine, che non è altro che un continuo divenire.

www.fatainfabula.com

info@fatainfabula.com

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Intervista:

Ci hai raccontato in cosa consiste il tuo progetto. Volevamo chiederti: come si approcciano i bambini alle fiabe e come le accolgono invece gli adulti? C’è differenza? Una maggiore consapevolezza?

La differenza sta tutta nel modo in cui vengono accolte. I bambini sono molto più bravi a sospendere il giudizio e a lasciarsi andare alla magia di una fiaba, mentre per gli adulti risulta più difficile abbandonare la razionalità e gustare anche gli aspetti più inverosimili. Devo ammettere però che entrare in relazione con adulti che si appassionano alle fiabe è un’esperienza speciale: nei loro occhi rivedo il bambino che sono stati. Mentre li osservo prendo atto del piacere suscitato dall’ascolto di una bella fiaba o dal ricordo delle emozioni provate da piccoli; è un grande privilegio che mi stimola a coltivare la via dei corsi per adulti.

Nella brochure parli di laboratori studiati per bambini e adulti e laboratori per soli bambini. Qual è la differenza principale?

Con i bambini lavoro molto in termini fisici: ci muoviamo, esploriamo la via sensoriale, riproduciamo le fiabe usando il corpo. Con gli adulti ci si può permettere di osservare le fiabe da un punto di vista più analitico, perciò il divertimento sta anche nel trovare i punti in comune tra fiabe diverse, esplorando tra l’altro le famose funzioni di Propp. In entrambi i casi si ricorre al gioco come mezzo di comunicazione e di aggregazione.

Ci sono poi i laboratori cui accennavi, quelli per adulti e bambini. Si tratta di percorsi pensati per coppie genitore/bambino (ma anche nonno/bambino, o zia/bambino, non è così importante la relazione che intercorre tra le parti) interamente dedicati alla scoperta in chiave ludica delle fiabe classiche. Si pone l’accento su quello che io definisco Elemento Potenziante, ovvero quel messaggio dato dalla fiaba che vorrei diventasse una chiave per il rafforzamento dell’autostima e della fiducia in se stesso per ogni piccolo (o grande!) partecipante. Per citare un esempio, l’Elemento Potenziante che ho estrapolato dalla fiaba “Hansel e Gretel” dei Fratelli Grimm è “ho il coraggio di non perdermi mai d’animo”, mentre per “Pollicino” di Perrault si tratta di “sono intelligente e so tirarmi fuori dai guai.”

Qual è la difficoltà maggiore che devi affrontare o che hai dovuto affrontare in passato?

La difficoltà maggiore è di tipo personale: ho sempre timore di non arrivare alle persone con le quali sto lavorando. Cerco di osservare tutti i segnali che mi mandano per capire se sono sulla strada giusta o se non sono riuscita a stabilire un contatto. È un aspetto con cui mi trovo sempre a dover fare i conti.

Potresti farci un esempio di laboratorio tipo? Cosa fate? Come interagiscono i bambini con le fiabe?

Il laboratorio si apre con il rito di apertura: tutti in cerchio, recitiamo una piccola filastrocca e accendiamo una candela. Dopodiché mostro ai bambini la mia Valigia del Bardo, dalla quale ogni volta estraggo un oggetto che possa richiamare in qualche modo la fiaba sulla quale ci focalizzeremo. Ha luogo poi la narrazione della fiaba in questione, che può essere supportata da immagini o da altro materiale (ad esempio oggetti che possano fare da scenografia). Segue il vero e proprio lavoro ludico: ripercorriamo la fiaba utilizzando tutto il corpo per entrare in situazione. Nel farlo propongo esercizi e giochi ad essa ispirati, ad esempio per “Hansel e Gretel” allestisco una sorta di percorso tortuoso utilizzando materiale di vario tipo per simulare alberi e sassi, allo scopo di  riprodurre quello dei due bambini persi nel bosco. Ci concentriamo poi su un’attività dedicata all’Elemento Potenziante, in genere un gioco che vede coinvolto il gruppo al completo. Per fare un esempio, sempre nel caso di “Hansel e Gretel”, chiedo ai bambini di liberare i genitori (o gli adulti che seguono il laboratorio con loro) tenuti prigionieri dalla strega; per farlo devono superare una serie di ostacoli, ma avendo fede nelle proprie capacità e nel lavoro di gruppo ci riusciranno!

Chiudiamo l’incontro tornando a sederci in cerchio. Recitiamo un’altra filastrocca di saluto e, per finire, soffiamo sulla candela che è rimasta accesa per tutta la durata della lezione.

La fascia d’età incide sulla partecipazione al gioco ludico o sulla fantasia dei bambini?

Incide anzitutto sulla scelta delle fiabe proposte, che possono essere più o meno complesse da un punto di vista narrativo e di contenuti; poi si riflette naturalmente sulla tipologia di attività che si possono proporre, soprattutto in termini di difficoltà. Per quanto riguarda la fantasia, dipende: i più grandicelli tendono ad essere più articolati quando inventano storie. È pur vero che per ora non ho ancora avuto il piacere di lavorare con ragazzi sopra i 7 anni.

Nella descrizione del tuo progetto, ci hai confidato di voler far sì che i partecipanti creino la loro fiaba personale. E tu hai già creato la tua?

La mia fiaba si sta ancora scrivendo!

Scherzi a parte, ho scritto molte storie in questi anni, e nel rileggerle posso affermare di esistere un po’ in ognuna di esse. Non ho creato una fiaba in particolare su di me, mi sono limitata a suddividermi un po’ qua e un po’ là. Non è escluso però che un giorno non finisca per scrivere davvero la mia fiaba. Prima però, m’impegno per elaborare il mio lieto fine…

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Grazie, Antonella! Ti auguriamo tanto successo e… una bellissima fiaba personale!

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