Le mini recensioni di Luna: “Emerald” e “L’intervista”, di Stefano Pastor

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Eccomi con altre due mini recensioni. L’estate, si sa, è piena di “momenti morti” e quale modo migliore per impiegare il tempo se non leggere?

Oggi vi voglio parlare di altri due libri di quello che è diventato negli ultimi tempi uno dei miei autori emergenti preferiti: Stefano Pastor.

Cominciamo!

Titolo: L’intervista
Autore: Stefano Pastor
Formato: ebook (2,99 euro); cartaceo (9,99 euro).
Editore: Illusion (marchio self di Pastor)

 

Trama (dal sito dell’editore): A Rocciaverde, piccolo paese montano, l’undicenne Davide viene visto salire su un’auto grigia. Scomparirà per sempre. Quattro anni dopo Massimo, giovanissimo attore, arriva a Rocciaverde per interpretare un film sulla storia di Davide. Il paese non ha dimenticato, anche se Umberto Raschi, il killer dell’auto grigia, è in carcere. Massimo è un perfezionista, figlio di due attori famosi ha imparato da loro il mestiere, vuole sapere tutto sulla vita di Davide, ogni singolo particolare, parlare con chiunque l’abbia conosciuto. Quando iniziano le riprese, però, è colpito da un ragazzo sempre presente tra il pubblico. Nasce in lui la convinzione che quel ragazzo possa essere Davide, rafforzata dalla scoperta che il cadavere del bambino non è mai stato trovato. Quando lo affronta, Davide non prova neppure a negarlo. Giungono a un accordo: Davide lo aiuterà a diventare identico a lui, in cambio Massimo non gli chiederà mai cosa gli è successo. La recitazione di Massimo migliora moltissimo, al punto che si attira il risentimento della troupe, ma questo non gli basta. Il bisogno di sapere lo divora. Sapere cos’è accaduto quando Davide è salito su quell’auto. Anche se quella ricerca potrebbe condurlo alla morte.

Recensione:

Ancora un romanzo che ha come protagonisti dei ragazzini, e ancora una volta una storia dalle atmosfere cupe, in cui si parla di violenza sui minori, ma lo si fa con tatto e delicatezza. Pastor non ha bisogno di scendere nei particolari per farci immaginare quello che accade, non si serve di scene splatter o di descrizioni minuziose. Lui ci lascia intendere. E devo dire che da lettrice è anche peggio. Insinua quel dubbio che ti scava dentro, il lettore si chiede: “Ma le cose saranno andate proprio così? Oppure sto immaginando scene peggiori di quelle che sono?” E l’effetto finale è disturbante, orrorifico nel senso più profondo, perché è un orrore sottile, martellante, a cui non si può fare a meno di pensare.

I personaggi sono caratterizzati benissimo, dei ragazzini in tutto e per tutto realistici: bambini che credono di essere già grandi, che sbagliano e ricadono negli stessi errori del passato pensando di essere più furbi di chi li ha preceduti. Un romanzo che ti tiene col fiato sospeso fino alla fine.

Non mi ha convinta del tutto il concetto che sta alla base del modo di agire dei ragazzi. Non tanto perché non credo possa essere realistico, per chi ha subito traumi simili, autosuggestionarsi fino a credere certe cose… ma perché non sono d’accordo con quanto asserito dagli adulti che compaiono nella storia. Non credo che un genitore potrebbe mai pensarla come rivela nell’intervista (“Meglio che mio figlio sia morto, dopo tutto quello che ha sofferto”). Penso piuttosto che siano frasi fatte, dette giusto per autoconvincersi, quando in realtà non è ciò che si pensa davvero. Credo che chiunque preferirebbe che il proprio figlio tornasse a casa vivo, anche se traumatizzato, anche se bisognoso di cure e di affetto. So di risultare molto criptica in questo commento, ma non voglio spoilerarvi troppo. Vi basti sapere che non mi sembra realistico quanto affermato nell’intervista dai genitori dei bambini rapiti.

Tutto il resto, invece, fila benissimo, appare contestualizzato, coinvolgente, d’impatto.

Un libro non adatto ai deboli di cuore. Non troverete, come vi dicevo, scene dettagliatamente violente, ma l’argomento trattato è un po’ forte e, anche se Pastor lo affronta con delicatezza e rispetto per le vittime, resta comunque un’opera che parla di violenza sui minori.

Consigliato!

Voto:45Stellina-nuova1trasparente1

 

Titolo: Emerald
Autore: Stefano Pastor
Formato: ebook (2,99 euro); cartaceo (9,99 euro).
Editore: Illusion (marchio self di Pastor)

 

Trama (dal sito dell’editore): C’è chi vorrebbe morire, ma non può. Questo è il caso di Monica, che si è trasferita all’Emerald. C’è chi vorrebbe vivere e ci riesce, come Chata, che preferisce la sua misera esistenza al nulla. C’è chi vorrebbe solo che il dolore cessasse, in un modo o nell’altro, come Edoardo. Poi c’è chi chiede di sapere la verità, come Nicola. Scoprire perché chiunque abbia vissuto all’Emerald non possa più morire. Fuggire è inutile, non c’è salvezza. Può sembrare un dono, ma è una maledizione. Non cura l’invecchiamento, neppure le malattie, impedisce solo di trovare la pace. Quei palazzi un tempo eleganti ora sembrano abbandonati, ma chi abita al loro interno? Quattro improbabili alleati – una segretaria, una prostituta, un pensionato e un ex-detenuto – decidono di scoprirlo.
Completano il volume tre brevi racconti.

Recensione:

Il romanzo breve che dà il titolo alla raccolta è avvincente, corredato da personaggi che offrono spunti interessanti, ma non particolarmente approfonditi. Troppo corto, per i miei gusti, non dà il giusto spazio alle varie personalità che entrano in gioco, non si fa in tempo ad affezionarsi a loro (e soprattutto a tifare per la storia d’amore che sboccerà poi nell’epilogo). Il finale è forse un po’ affrettato, molte cose non vengono spiegate e alla fine il mistero si rivela meno coinvolgente di ciò che credevo all’inizio. Nonostante questo, la lettura procede spedita e quindi alla fine si tratta di un bel libro di intrattenimento, anche se qualche refuso in più è sfuggito all’autore (rispetto ad altre sue opere).

I racconti che seguono sono molto più angoscianti del romanzo principale, e li ho trovati ben costruiti e interessanti, dal carattere horror più spiccato. Restano maggiormente impressi (soprattutto l’ultimo, “Luce dei miei occhi”, che chiude la raccolta col botto).

Non vi è un vero e proprio filo conduttore nella raccolta. Se per i primi due testi (“Emerald” e “Confessioni”) il filo conduttore potrebbe essere il concetto divinità, gli altri due racconti appaiono slegati dal resto. “Gatti”, ad esempio, sarebbe stato benissimo come racconto di appendice per il romanzo “La mia favola”, sempre di Pastor (affine a esso per tema e contenuti).

In ogni caso, resta un buon prodotto, scorrevole e che suscita interesse nel lettore. Non mi ha convinto come altri libri di Pastor, ma mi sento di consigliarlo ugualmente.

Voto:35Stellina-nuova1

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Recensione a cura di Luna.

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