Mappe del sapere – Samhain

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Spiriti. Maschere. Zucche.

Una volta era Samhain.

Era il capodanno celtico, inizio e fine della ruota dell’anno, della vita e di ogni cosa. Segnava l’inizio dell’inverno, l’inizio della stagione rigida e buia, l’inizio della contemplazione, della solitudine e dell’attesa.

Allo stesso tempo, era la fine del calore del sole e della luce, la fine dei pascoli e dei raccolti. Molti non avrebbero superato i mesi freddi, molti altri invece avrebbero visto i germogli dei semi custoditi dall’inverno e ne avrebbero celebrato la nascita a Baltane, l’altra notte di forte valenza simbolica, sulla parte opposta della ruota dell’anno.

In bilico tra fine e inizio, tra vita e morte, Samhain aveva un significato profondo dal punto di vista spirituale che la collocava in un mondo a metà tra quello dei vivi e quello dei morti, già oltre l’anno appena trascorso ma non ancora parte di quello a venire. Sahmain era in un luogo che non esisteva nello spazio e nel tempo o, forse, erano lo spazio e il tempo a non esistere a Samhain.

Il sole è calato in fretta e le stelle iniziano già ad accendersi. Sopra le vostre teste domina Cassiopea, che ospita il trono della Grande Madre, mentre sull’orizzonte settentrionale sono andate ad accucciarsi le due Orse.

Antares, la stella di inizio novembre, si leverà solo all’alba e saranno in pochi a vederla brillare, un attimo prima che la luce del giorno venga a toglierle la scena. Voi non sarete tra questi. Voi stasera non vedete l’ora di tornare a casa, togliervi di dosso i mantelli e scaldarvi al tepore del camino. Ci rimarrete tutta la notte e uscirete solo quando il sole sarà alto, Antares sarà sbiadita e gli spiriti saranno tornati a gozzovigliare nell’Annwn, dimenticandosi di nuovo del vostro mondo.

Allungate il passo verso casa. Stasera è Samhain. Stasera il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti è labile, le barriere si sfaldano, i due mondi si incontrano.

Le feste dei giorni precedenti vi sembrano già appartenere al mito, eppure solo poche ore fa la vita nei villaggi era in fermento: erano stati scelti gli animali da tenere nelle stalle, era stata macellata la carne, era stato riposto il grano nelle dispense. Tavolate di cibo e bevande erano state imbandite. Si erano riunite le ultime assemblee dell’anno, erano anche stati svolti i tradizionali rituali di divinazione usando i frutti del raccolto.

Avevate visto coppie di sposi arrostire le noci e cercare nel movimento dei gusci la conferma del loro amore. E l’amore era stato al centro anche dei rituali con le mele. Alcune erano state immerse in catini pieni d’acqua e molti tra giovanotti e fanciulle si erano chinati per essere i primi ad afferrarle con i denti, nella speranza di sposarsi entro l’anno. Voi, invece, le mele le avevate sbucciate e poi eravate rimasti col coltello in mano, in attesa, mentre veniva calcolata la lunghezza delle vostre vite sulla base di quella delle strisce di buccia appena tagliate.
Le fattorie e i villaggi erano un tripudio di gente e di voci, ma soprattutto di fuochi. Ne avevate visti a centinaia, alimentati con le ossa degli animali abbattuti, e assieme a uomini, donne, bambini e bestie eravate passati in mezzo a coppie di falò per purificare la vostra anima.

Ma tutto questo appartiene già al passato: la notte di Samhain è una notte buia e silenziosa.

Ogni fuoco è stato spento, eccetto il Fuoco Sacro sulla collina di Tara. È la nuova fiamma che darà calore a tutti i focolari domestici. Come gli altri, la trasportate nelle vostre case all’interno di rape o zucche svuotate e intagliate, le samhnag, che illuminano la via come lanterne e vi proteggono dagli spettri come scudi di luce.

Aperte le porte tra i mondi, gli spiriti camminano ormai liberamente tra i mortali, li avvicinano, li circuiscono con promesse e inganni. Invitano chiunque incontrino per strada a seguirli nell’Annwn per trascorrere insieme l’inverno che verrà. Non è la notte migliore per passeggiare al chiaro di luna, per cui ora quasi correte.

Vedete già le prime case del vostro villaggio. La maggior parte delle persone stanno unendo alle vecchie braci il Fuoco Sacro di Tara.

Qualcuno ha lasciato all’esterno cibo e birra per gli spiriti degli antenati, ma nessuno aprirà la porta se sentirà bussare né risponderà ai richiami di voci familiari che sussurrano nella notte. Dalle finestre spuntano le rape e le zucche che, ora che le guardate bene, con quelle fessure intagliate somigliano proprio a un volto.

Non perdete troppo tempo a guardarle: chi è ancora per le strade cammina con i morti. Per non essere riconosciuto come vivo e mimetizzarvi tra loro, più che per spaventarli, vi dipingete il viso di nero usando le ceneri di un fuoco spento. Altri lo hanno già fatto, altri ancora girano con il volto nascosto da un velo o indossano una maschera. Vi è quasi impossibile distinguere mortali e spiriti.

Gli unici che riconoscete facilmente sono i druidi. Solo loro si avventurano nel buio con la faccia scoperta durante la notte di Samhain e vanno a riunirsi laddove scorrono le linee di forza della natura per celebrare un nuovo giro della ruota dell’anno. Ma ciò che fanno nei vecchi boschi sacri è un mistero che Samhain conserva per sé. Forse un giorno lo scoprirete.

Non ora. Ora siete a casa.

Articolo di Ariendil per il numero 0 di È Magazine

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