Mappe del sapere – Asfissia forense

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Asfissia forense

Vengono definite “sindromi asfittiche meccaniche violente” le forme di insufficienza respiratoria in cui si realizza un impedimento alla penetrazione dell’aria nell’albero respiratorio in conseguenza dell’azione di una causa generalmente esterna all’organismo, di natura meccanica, che si estrinseca con consistente energia e, di norma, in tempi brevi.

La dinamica dell’asfissia consiste in 4 fasi consecutive, ognuna della durata di 1 minuto:
1) dispnea (difficoltà  respiratoria) inspiratoria;
2) dispnea espiratoria;
3) pausa respiratoria;
4) boccheggiamento.

Queste si riflettono in altrettante conseguenze per l’organismo:
1) perdita di coscienza;
2) areflessia (perdita dei riflessi nervosi);
3) arresto respiratorio;
4) arresto cardiaco.

Il corpo presenta segni caratteristici, sia esterni sia interni, che
possono far sospettare l’asfissia:

A) Segni esterni:
cianosi (colorazione bluastra) del volto, del collo e talora del terzo
superiore del torace, associata o meno a protrusione dei globi oculari e
petecchie emorragiche (soprattutto sottocongiuntivali).

B) Segni interni:
enfisema polmonare acuto (ossia il polmone perde improvvisamente le sue
proprietà  elastiche e l’aria rimane intrappolata al suo interno),
iperemia viscerale diffusa (gli organi risultano congestionati di
sangue), anemia splenica (pallore della milza per sequestro di sangue da
parte degli altri organi), stasi circolatoria, dilatazione delle
sezioni destre del cuore, fluidità  e colore rosso scuro del sangue

Classificazione delle sindromi asfittiche:
– da occlusione degli orifizi respiratori: soffocamento.
– da compressione delle vie respiratorie: strozzamento,
strangolamento e compressione atipica del collo, impiccamento.
– da ostruzione delle vie respiratorie dall’interno: annegamento,
asfissie da aspirazione e sommersione interna;
– da impedimento degli atti respiratori per immobilizzazione del
torace
;
– da carenza di ossigeno nell’aria respirata: sconfinamento.

Soffocamento: attuato esercitando contemporaneamente sulla bocca e sulle narici una intensa pressione mediante lâ??impiego di una o di tutte e due le mani oppure di altro mezzo fisico idoneo allo scopo. È prevalente nella forma omicidiaria. Oppure accidentale (nel neonato e lattante, nel soggetto epilettico, ubriaco o drogato; talora da pratiche erotiche o autoerotiche).

Impiccamento: attuato mediante la violenta costrizione degli organi del collo con un laccio fisso a un sostegno, situato, ad impiccamento avvenuto, in posizione superiore al capo e teso a causa del peso del corpo.

Se ne distinguono varie forme:
– Tipico: il pieno dell’ansa corrisponde alla faccia anteriore del collo e il nodo scorsoio è a livello della nuca.
– Atipico: il nodo scorsoio si viene a trovare in posizione diversa da quella nucale.
– Completo: tutto il corpo della vittima rimane sospeso.
– Incompleto: il corpo poggia con i piedi o con le gambe o con altre parti sul piano del terreno o su un altro sostegno.
– Simmetrico: il nodo è sulla linea mediana del collo.
– Asimmetrico: il nodo è nelle regioni laterali del collo.

Concorrono simultaneamente tre determinismi lesivi:
– Costrizione: per trazione degli organi del collo esercitata dal laccio, con ostacolo del flusso dell’aria, sollevamento dell’osso ioide e della base della lingua con conseguente occlusione della faringe.
– Ostacolo circolatorio: ostruzione circolatoria per stiramento delle vene giugulari e delle arterie carotidi, cui segue una stasi cerebrale con perdita di coscienza e arresto del circolo cerebrale.
– Pressione sul seno carotideo e sulle fibre vagali: causa sincope (perdita di coscienza) per inibizione dell’impulso cardiaco.

Reperti esterni:
Solco: lesione cutanea di natura ecchimotico-escoriata (livida e con escoriazioni) prodotta sul collo dall’azione del laccio.

Presenta caratteri tipici:
– è obliquo dall’avanti all’indietro e dal basso verso l’alto;
– è discontinuo in corrispondenza del nodo;
– ha profondità  maggiore in corrispondenza del pieno dell’ansa e diminuisce avvicinandosi al nodo;
– si trova al di sopra del pomo di Adamo;
– è spesso unico;
– ha sovente fondo escoriato;
– sono presenti creste o punteggiature emorragiche e vescichette sierose o siero-ematiche.

Altri reperti:
– Lesioni contusive alle falangi distali: tentativo di rimuovere il laccio.
– Lesioni contusive: per caduta della sospensione o convulsioni.
– Sporgenza della lingua: per contrazione dei muscoli del viso da rigor mortis.
– Perdita di urine e/o liquido spermatico: per rilasciamento dello sfintere e contrazione delle vescichette seminali.

Reperti interni:
– reperti generici di asfissia;
– infiltrazione emorragica dei fasci muscolari;
– lesione trasversale delle carotidi;
– ecchimosi retrofaringea per compressione da parte della base della lingua spinta in alto dal laccio;
– rottura della cartilagine tiroidea e dei corni dell’osso ioide (rara);
– frattura o lussazione delle prime vertebre cervicali;
– infiltrazioni emorragiche dei dischi intervertebrali dorsolombari.

*Le 4 fasi dinamiche da circa un minuto ciascuna non sono coincidenti con i 4 effetti sull’organismo. Questi ultimi si presentano quasi “a cascata” uno dietro l’altro e alcuni possono essere contemporanee. Se un tuo personaggio ne strangola un altro, la vittima non resterà cosciente per più di 4 minuti, ma dopo 2 minuti già non respirerà più. La fase di boccheggiamento, infatti, consiste in contrazioni (quasi convulse) dell’addome per cercare di inalare aria, senza tuttavia riuscirci. La perdita di coscienza verosimilmente avviene nei primi due minuti.

Ho scritto di seguito i casi particolari come l’annegamento (in cui possono volerci anche quasi dieci minuti) e l’impiccamento (nel quale la morte può anche essere immediata per “rottura del collo” e stiramento dei fasci nervosi che decorrono in esso). La schematizzazione della dinamica dell’asfissia nella parte iniziale serve per dare un’idea di quali sono le modalità e le tempistiche generali.

** per quanto riguarda le autopsie queste devono essere fatte obbligatoriamente quando non si è certi della causa di morte e, da leggi più recenti (se non ricordo male proprio dal 2013), per tutte le morti in culla. Quando si sospetta morte violenta è obbligatorio. La può richiedere il medico curante (o l’ospedale), gli organi giudiziari o i familiari. Che io sappia, i familiari non si possono opporre.
Ti faccio un esempio pratico, così è più semplice: se un cardiopatico viene trovato morto in casa, nel suo letto, senza segni che facciano sospettare altra causa di morte, l’autopsia non è necessaria; se invece muore improvvisamente una persona in buona salute si deve fare l’autopsia per accertare la causa del decesso. Quindi, nel tuo caso, una persona di mezza età e in buona salute, non aveva motivo per morire: si fa automaticamente l’autopsia per stabile la causa della morte (soffocamento, infarto, ictus, utilizzo di sostanze d’abuso, eccetera).

Per quanto riguarda le tracce del cuscino, suppongo sia possibile che lasci peli o frammenti di tessuto. Nel caso in cui ci siano, il medico che fa l’autopsia è tenuto a dichiarare quello che trova, corpi estranei compresi. Comunque considera che il medico ha il compito di ricercare la causa di morte (in questo caso il soffocamento), non l’arma del delitto.

Strangolamento: si realizza mediante l’uso di un laccio posto attorno al collo o di un altro mezzo equivalente cui è
comunque applicata una forza agente secondo un piano trasversale rispetto all’asse maggiore del collo. Può essere omicidario, suicidiario o accidentale.

Si riconoscono varie forme:

– Tipico o completo: l’azione lesiva si estrinseca sul collo in ogni parte della sua circonferenza.

– Atipico o incompleto: l’azione meccanica viene attuata con lacci non avvolti completamente.

– Compressioni atipiche del collo: costrizione di un laccio attorno al collo mediata da un’asta o un bastone che, attorcigliando il laccio, determina la progressiva chiusura delle vie aeree.

Segni esterni:

Solco cutaneo: impresso sulla superficie del corpo, ha disposizione trasversale ed è più frequentemente al di sotto della cartilagine tiroidea. È continuo e può essere singolo o multiplo.

Segni interni:

Analoghi a quelli dell’impiccamento.

Strozzamento: realizzato esercitando con una o due mani una violenta costrizione del collo.

Si associa anche un’azione compressiva sulle aree riflessogene del seno carotideo.

Segni esterni:

– Lesioni ecchimotiche (livide) localizzate alle superfici anterolaterali del collo, le quali spesso riproducono la forma delle dita o dei polpastrelli.

– Lesioni escoriate lineari o a forma di semiluna prodotte dalle unghie dell’aggressore, sempre localizzate nelle regioni anterolaterali del collo.

– Si possono ricercare sotto le unghie della vittima frustoli di materiale dermo-epidermico dai quali poter ricavare elementi di elevato potere probatorio.

Segni interni:

– Infiltrazioni emorragiche, di solito scarse, dei fasci muscolari e delle carotidi;

– Lesioni delle strutture cartilaginee laringo-tracheali e dell’osso ioide. Frequente è la rottura della cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo).

– Segni di colluttazione.

– Possibile dissimulazione di uno strozzamento omicida.

Annegamento: forma di asfissia meccanica caratterizzata dall’ingresso di un mezzo liquido esterno all’organismo nell’albero respiratorio, con sostituzione del contenuto aereo dei polmoni e impedimento dei normali scambi gassosi. Può essere accidentale, omicidiario (raro), suicidiario.

– Tipico: il mezzo liquido penetra nell’apparato respiratorio attraverso gli orifizi respiratori e la superficie corporea si trova a essere in gran parte o totalmente immersa nell’ambiente liquido.

– Atipico: per brusca chiusura della glottide per fenomeno riflesso indotto dalla presenza nella laringe di acqua, anche in quantità minima.

In base al mezzo liquido si distingue un annegamento:

– ipotonico (acqua dolce): per gradiente osmotico l’acqua penetra nei vasi sanguigni, diluendo il sangue (ipervolemia e anemia da emodiluizione). Si associa ad aumento della concentrazione di potassio nel sangue (iperpotassemia) che causa un’aritmia maligna (fibrillazione ventricolare) ad esito rapidamente letale (annegamento in 3-5 minuti);

– ipertonico (acqua salata): per gradiente osmotico l’acqua si deposita nei tessuti e ne attira altra dai vasi sanguigni, causando edema polmonare ed emoconcentrazione. L’annegamento è più lento (6-8 minuti).

Segni esterni:

– Cute anserina: contrazione post-mortale dei muscoli piloerettori a causa di stimolazioni termiche o meccaniche;

– Fango schiumoso o mucoso: per commistione del liquido annegante con il muco areato. Appare in genere agli orifizi respiratori dopo che il corpo viene estratto dall’acqua per azione dei fenomeni putrefattivi gassosi. È il segno di maggior valore diagnostico perché è espressione di attività respiratoria al momento della penetrazione del liquido annegante.

– Contusioni: per urto contro le asperità.

Segni interni:

– Schiuma nel lume tracheo-bronchiale;

– Enfisema acuto polmonare;

– Presenza di liquido annegante nell’intestino: non si ritiene possibile nel cadavere sommerso la penetrazione di liquidi al di là della valvola pilorica.

Laboratorio:

– Presenza di materiale solido sospeso nel liquido annegante nei polmoni e negli organi del grande circolo: plancton nel liquido annegante. Si tratta di particelle incapaci di muoversi da sole, quindi la loro presenza dimostra che l’attività cardiocircolatoria era efficiente tanto da trasportarlo negli organi.

Asfissia da aspirazione: per penetrazione di corpi di natura eterogenea, di provenienza esterna e consistenza solida. Va distinta dalla morte da bolo alimentare, che è un’alterazione del processo fisiologico dell’ingestione.

Sommersione interna: inondazione delle vie respiratorie da parte di un fluido proveniente dall’interno dell’organismo. Il più frequente è il sangue (poi vomito, pus, ecc.)

Immobilizzazione toracica: asfissia meccanica che si realizza per insufficiente ventilazione polmonare provocata
dall’impedimento dei normali movimenti respiratori sia dei muscoli costali che del diaframma. Tipica la “maschera ecchimotica” (cianosi ed edema della testa e del collo) per aumento pressorio nel distretto venoso della cava superiore.

Articolo di Ariendil

Fonte:

Medicina legale, di Macchiarelli – Arbarello – Di Luca – Feola, Minerva Medica

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