Mappe del sapere – BLS: Basic Life Support

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BLS: Basic Life Support

 

Qualunque persona, anche personale non sanitario, può prestare le cure di primo soccorso a un soggetto infortunato mettendo in atto semplici procedure che non richiedono strumentazioni o capacità  mediche. L’obiettivo di un intervento precoce è restituire efficienza alla funzione dei polmoni e del cuore al fine di assicurare un sufficiente apporto di ossigeno al cervello (le cellule cerebrali non sopravvivono più di 10-12 minuti senza ossigeno).
Prima di attuare qualsiasi intervento, il soccorritore deve chiamare (o far chiamare) il prima possibile il numero per le emergenze sanitarie del Paese nel quale si trova (118 in Italia) e assicurarsi che il luogo nel quale sta agendo sia in sicurezza per sé, per l’infortunato e per terzi. È quindi necessario valutare lo stato di coscienza dell’infortunato: un soggetto che ha perso conoscenza o che non risponde è da considerarsi potenzialmente grave. Il tutto deve essere fatto nel minor tempo possibile, tenendo presente che per ogni minuto di ritardo le probabilità  di sopravvivenza diminuiscono di circa il 10%.

Le tre fasi del BLS sono identificate con le lettere ABC (Airways, Breathing, Circulation):

A: valutazione della pervietà  delle vie aeree. Il soccorritore deve mettersi a lato dell’infortunato, posto in posizione supina, e deve assicurarsi che le vie aeree siano libere da corpi estranei, che devono essere rapidamente rimossi. La causa più frequente di ostruzione delle vie aeree è la caduta all’indietro della lingua per il rilascio della muscolatura della cavità  orale, alla quale si può ovviare iperestendendo il capo all’indietro.

B: valutazione del respiro. Si effettua osservando i movimenti del torace e avvicinando l’orecchio alla bocca e al naso per percepire la fuoriuscita d’aria. L’intera operazione non deve durare più di 5 secondi. Se l’attività  respiratoria è assente, si inizia la respirazione artificiale: si stringono le narici tra pollice e indice e, dopo aver eseguito un’inspirazione profonda, si soffia l’aria all’interno della bocca dell’infortunato facendo ben aderire le bocche. Ogni insufflazione deve durare 1 secondo e mezzo, in modo da fornire un lento flusso d’aria e permetterne la completa fuoriuscita, e si deve tenere un ritmo di 10-12 insufflazioni al minuto. Benché importante, la respirazione artificiale ha ceduto il posto al massaggio cardiaco nella priorità  d’intervento, tanto che le più recenti Linee Guida suggeriscono che “se il soggetto è incosciente, non respira e si ha una ragionevole certezza di un arresto cardiocircolatorio, si deve iniziare subito il massaggio cardiaco”.

C: valutazione della circolazione. La modalità  più semplice è la ricerca della pulsazione arteriosa a livello della carotide: dopo aver messo i polpastrelli di indice e medio sulla laringe (pomo d’Adamo), si fanno scorrere lateralmente fino a raggiungere il solco formato dalla trachea e dai muscoli del collo. Anche per questa valutazione non vanno impiegati più di pochi secondi. Se il polso risulta assente si inizia senza indugio il massaggio cardiaco esterno. Questa manovra è costituita da compressioni ritmiche sulla parete anteriore del torace che, schiacciando il cuore contro la colonna vertebrale, lo aiutano a spremere il sangue in circolo. Si effettua ponendosi lateralmente all’infortunato e si trova poi l’area da comprimere facendo scorrere indice e medio dal margine inferiore della gabbia toracica fino al punto in cui le coste incontrano lo sterno, al centro del torace. Tenendo ferme le due dita su questo punto, si poggia la parte inferiore (più dura) del palmo della mano dominante a monte di esse. Con le braccia ben distese, si imprime una forza tale da far abbassare lo sterno di 3-5 cm, avendo poi cura di interrompere bruscamente la compressione per permettere al torace di ritornare nella posizione di partenza. Durante le fasi di compressione e rilascio, che dovrebbero avere la stessa durata, non bisogna mai staccare le mani dal torace né modificarne la posizione. Si dovrebbe mantenere un numero ideale di 100 compressioni al minuto, rivalutando l’eventuale ricomparsa del polso carotideo a ogni minuto per non più di 5 secondi. Se si è in due, il secondo soccorritore può aggiungere al massaggio cardiaco la respirazione artificiale, con 2 insufflazioni ogni 30 compressioni. Va ricordato che eseguire un massaggio cardiaco ben fatto è estremamente faticoso, pertanto è consigliabile che vi siano più soccorritori a darsi il cambio.

Se si ha un ritorno alle funzioni vitali spontanee o se esse non sono mai state compromesse, si mette l’infortunato nella posizione laterale di sicurezza, che agevola il mantenimento della pervietà  delle vie aeree.

Articolo di Ariendil

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