Erbario: Impieghi Farmaceutici e Uso Magico delle Piante (L-Z)

herbarium-1372788_960_720Ecco la seconda parte del nostro Erbario con morfologia, impieghi farmaceutici e usi magici delle piante.

Alcune informazioni, come la morfologia delle piante, sono state attinte da http://it.wikipedia.org/

LAURO (Laurus nobilis):

vedere Alloro.


LAVANDA o SPIGO (Lavandula angustifolia e Lavandula latifolia):

• Morfologia: Suffruttice con rami giovani erbacei, eretti, di sezione quadrangolare e rami adulti legnosi, molto ingrossati alla base. Le foglie sono intere, lineari o lanceolate, sessili, verdi-biancastre, coriacee, opposte e molto sottili. I fiori sono piccoli e numerosi e hanno colore blu-violetto. sono riuniti in infiorescenza terminali a spicastro (tipo spiga).
• Impieghi farmaceutici: Le sommità fiorite (fresche e raccolte prima della completa fioritura) sono usate per preparare estratti ad azione calmante e antispasmodica. Viene quindi usata per calmare le tossi. Esternamente si usa, sotto forma di tintura, per calmare i dolori reumatici.
• Impieghi magici: Nei sacchettini aiuta a elevare le vibrazioni di chi la indossa, dona felicità, uno spirito più leggero, amore e purificazione. Usata anche per combattere i legamenti d’amore, conciliare il sonno e purificare gli ambienti.


LIMONE (Citrus limon L.):

• Morfologia: E’ un albero da frutto appartenente al genere Citrus e alla famiglia delle Rutaceae. Il nome comune limone si può riferire tanto alla pianta quanto al suo frutto. È un antico ibrido, forse tra il pomelo e il cedro, ma da secoli costituisce specie autonoma che si propaga per talea e innesto. Albero che raggiunge dai 3 ai 6 metri di altezza. I germogli e i petali sono bianchi e violetti. Il frutto è giallo all’esterno e quasi incolore all’interno, di forma sferica fino ad ovale, spesso con una protuberanza all’apice e appuntito all’altra estremità. La buccia può essere da molto ruvida a liscia, più o meno foderata all’interno con una massa bianca spugnosa detta albedo.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno
• Impieghi magici: Usato per pulire e neutralizzare energie di oggetti indossati da terzi. Diluito con acqua allontana le vibrazioni negative. Aggiunto all’acqua del bagno purifica. Fiori e buccia essiccati sono usati nei sacchetti d’amore.

LIQUIRIZIA (Glycyrrhiza glabra L.):

• Morfologia: Specie erbacea perenne della famiglia delle leguminose. Ha una radice ingrossata da cui si ripartono lunghi stoloni. Il fusto è eretto, striato, alto fra 1,20 m e 1,50 m. Le foglie sono composte da foglioline imparipennate. I fiori, portati in grappoli ascellari, hanno colore azzurro. Il frutto è un legume appiattito di circa 2 cm. La parte utilizzata è la radice.
• Impieghi farmaceutici: Ha azione sedativa della tosse, espettorante e ipertensiva. inoltre, può entrare nella composizione di medicamenti ad azione cicatrizzante e antinfiammatoria. E’ usata contro l’artrite reumatoide e per la cura di dermatiti. Pare che la liquirizia riesca ad attenuare la sensazione dolorosa dovuta alle lesioni nei soggetti affetti da ulcera gastrica e da quella duodenale, espletando azione protettiva sulle mucose.
• Impieghi magici: Masticare la radice rende passionali. Viene usata nei sacchetti per l’amore e la lussuria. Indossata si dice possa attrarre l’amore. Viene usata negli incensi per la fedeltà. Se ne fanno anche delle bacchette.

MACA (Lepidium peruvianum = Lepidium meyenii):

• Morfologia: Pianta erbacea annuale, ma per la formazione di radici di accumulo può essere definita perenne, nativa della Cordigliera delle Ande del Perù e della Bolivia. Appartiene alla famiglia delle Brassicaceae, (cavolo) di cui conserva molte caratteristiche. La radice tuberosa ha forma di pera e una lunghezza di 10-14 cm.
• Impieghi farmaceutici: E’ coltivata per la sua radice commestibile (ipocotile). Oltre all’uso come cibo è utilizzata nella medicina popolare come ricostituente, per aumentare le facoltà fisiche e mentali.
• Impieghi magici: Le popolazioni andine dall’antichità la utilizzano anche per migliorare e risolvere problemi di fertilità e migliorare le prestazioni sessuali.


MAGGIORANA (Origanum majorana):

• Morfologia: E’ una specie del genere Origanum, nativa dell’Europa e delle regioni centrali e meridionali dell’Asia. Nei climi più caldi cresce fino a circa 1000 metri. È un’erba perenne nelle regioni di appartenenza (Africa del Nord e Asia centrale), altrove annuale non sopravvivendo a temperature invernali troppo rigide, legnosa alla base, con fusti eretti alti 25-90 cm. Le foglie sono piccole, opposte, picciolate, dotate di leggera peluria, verdi su ambo facce, intere e a margine liscio. I fiori sono bianco rosati, odorosi, ascellate da brattee concave. La fioritura avviene nei mesi più caldi.
• Impieghi farmaceutici: È un’erba molto ricca di vitamina C, di oli essenziali, tannini e acido rosmarinico pertanto è molto usata in erboristeria, in aromaterapia ed anche nell’industria cosmetica. È indicata nella cura dell’emicrania. E’ un calmante, antinfiammatorio e sedativo. Somministrata in dosi eccessive può causare stordimento e vertigini.
• Impieghi magici: Indicata per gli incanti d’amore e usata nei sacchetti propiziatori di denaro perché ha capacità rafforzanti. Ha funzione protettiva se indossata o se posta in casa. Ne va messo un pizzico in ogni stanza e va cambiata ogni mese perché si impregna delle energie negative altrimenti dirette agli abitanti della casa. Fatta crescere in giardino protegge dal male, offrendo una potente schermatura. Violette e maggiorana, mischiate insieme, vengono indossate durante i mesi freddi come amuleto contro il freddo. Regalata a una persona depressa porta gioia.


MALVA (Malva L.):

• Morfologia: Genere di piante della famiglia delle Malvaceae. Quella utilizzata è la Malva sylvestris L. o Malva Silvestre. È una pianta erbacea annuale o perenne. Presenta un fusto eretto alto anche 1 metro. Le foglie di forma palminervia con 5 lobi e margine seghettato irregolarmente. I fiori sono riuniti all’ascella delle foglie, di colore rosaceo, con petali bilobati. Il frutto è un poliachenio circolare.
• Impieghi farmaceutici: Viene usata in erboristeria: i principi attivi si trovano nei fiori e nelle foglie che sono ricchi di mucillaggini, usati per le loro proprietà emollienti e bechiche, nelle forme catarrali delle prime vie bronchiali. La pianta trova largo uso come emolliente e calmante delle infiammazioni delle mucose, oftalmica. Può essere assunta sotto forma di verdura contro la stipsi, infuso per idratare e ammorbidire l’intestino, e per regolarne le funzioni grazie alla sua azione lassativa, dovuta alle proprietà delle mucillaggini di rigonfiare l’intestino, stimolandone la contrazione e quindi agevolandone lo svuotamento.
• Impieghi magici: I seguaci di Pitagora la adoravano, poiché pensavano che la pianta fosse sacra agli dei, e che fosse in grado di placare le passioni umane legate al vizio.


MANDORLO (Prunus dulcis):

• Morfologia: Pianta della famiglia delle Rosaceae. È un piccolo albero alto fino 5 metri; presenta radici a fittone e fusto dapprima diritto e liscio e di colore grigio, successivamente contorto, screpolato e scuro; le foglie, lunghe fino a 12 cm, sono lanceolate e picciolate; i fiori, bianchi o leggermente rosati e con un diametro fino a 5 cm hanno 5 sepali, 5 petali, 40 stami (disposti su tre verticilli) e un pistillo con ovario semi-infero. I fiori sbocciano in genere all’inizio della primavera, e qualora il clima sia mite, anche tra gennaio e febbraio.
• Impieghi farmaceutici: Dai frutti si ottiene una sostanza farinosa utile come detergente cutaneo e come ammorbidente delle mani. È possibile ricavare anche un olio protettivo cutaneo.
• Impieghi magici: Nessuno.

MANDRAGORA (Mandragora L.):

• Morfologia: Genere di piante appartenenti alla famiglia delle Solanaceae comunemente note come Mandragola. Le loro radici sono caratterizzate da una peculiare biforcazione che ricorda la figura umana (maschile e femminile); insieme alle proprietà anestetiche della pianta, questo fatto ha probabilmente contribuito a far attribuire alla mandragola poteri sovrannaturali in molte tradizioni popolari.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno. Si tratta di una pianta velenosa che se ingerita può portare gravi danni all’organismo (dolori addominali, eccessiva salivazione, nausea, vomito e disturbi cardiaci). L’avvelenamento da mandragora può portare anche al coma o alla morte.
• Impieghi magici: La mandragola costituì uno degli ingredienti principali per la maggior parte delle pozioni mitologiche e leggendarie. Innanzitutto il nome, probabilmente di derivazione persiana (mehregiah), le è stato assegnato dal medico greco Ippocrate. Nell’antichità le venivano accreditate virtù afrodisiache; era utilizzata anche per curare la sterilità. Alla mandragora venivano nel Medioevo attribuite qualità magiche e non è un caso se era inclusa nella preparazione di varie pozioni. È raffigurata in alcuni testi di alchimia con le sembianze di un uomo o un bambino, per l’aspetto antropomorfo che assume la sua radice in primavera.Da ciò ne è derivata la leggenda del pianto della mandragola ritenuto in grado di uccidere un uomo. Veniva considerata una creatura a metà del regno vegetale e animale, come il meno noto agnello vegetale di Tartaria. Nel 1615, in alcuni trattati sulla licantropia, tra i quali quello di Njanaud, appariva l’informazione dell’uso di un magico unguento a base di mandragora che permetteva la trasformazione in animali. Secondo le credenze popolari, le mandragore nascevano dallo sperma emesso dagli impiccati in punto di morte. La mandragola può essere ricondotta ad alcune usanze Voodoo nelle quali era utilizzata come surrogato delle più famose bambole di cera. È considerata una pianta magica anche dalla Wicca moderna, in particolare nei giorni di plenilunio. In generale si crede che la radice di mandragora possa essere usata come talismano per la protezione e per favorire il lavoro psichico. Possono essere fatti pupazzi per i rituali. Dovrebbe essere lavata nel vino e fasciata in un panno rosso o bianco che dovrebbe essere cambiato ogni Luna Nuova. Può essere usata nella divinazione.

MASTICE DI CHIO o LENTISCO (Pistacia lentiscus, L.):

• Morfologia: Resina prodotta dalla Pistacia Lentiscus, pianta originaria della Turchia. La pianta ha un portamento cespuglioso, raramente arboreo, in genere fino a 3-4 metri d’altezza. La chioma è generalmente densa per la fitta ramificazione, glauchescente, di forma globosa. L’intera pianta emana un forte odore resinoso. La corteccia è grigio cinerina, il legno di colore roseo. Le foglie sono alterne, paripennate, composte da 6-10 foglioline ovato-ellittiche a margine intero e apice ottuso. Il picciolo è appiattito e alato. L’intera foglia è glabra. Il lentisco è una specie dioica, con fiori femminili e maschili separati su piante differenti. In entrambi i sessi i fiori sono piccoli, rossastri, raccolti in infiorescenze a pannocchia di forma cilindrica, portati all’ascella delle foglie dei rametti dell’anno precedente. Il frutto è una piccola drupa sferica o ovoidale, di 4-5 mm di diametro, di colore rosso, tendente al nero nel corso della maturazione. La fioritura ha luogo in primavera, da aprile a maggio. I frutti rossi sono ben visibili in piena estate e in autunno e maturano in inverno.
• Impieghi farmaceutici: Ha vari utilizzi, ma nessuno farmaceutico.
• Impieghi magici: Il profumo del mastice stimola il corpo etereo e fissa la volontà. Favorisce la realizzazione dei desideri. E’ utile nelle evocazioni per entrare in contatto con gli spiriti. In Oriente e in Nord America è considerato un afrodisiaco.


MELO (Malus domestica):

• Morfologia: Il melo è un piccolo albero deciduo di 5-12 metri di altezza, con una chioma densa ed espansa e apparato radicale superficiale.
Le foglie sono alterne e semplici, a lamina ovale, con apice acuto e base arrotondata, di 5-12 centimetri di lunghezza e 3-6 cm di larghezza, glabre superiormente e con una certa tomentosità sulla pagina inferiore. Il picciolo è lungo 2-5 cm. I fiori sono ermafroditi di colore bianco-rosato esternamente e bianco internamente, a simmetria pentamera. Hanno corolla composta da 5 petali e sono larghi 2,5-3,5 cm e ovario infero. Sono riuniti in infiorescenze a corimbo, in numero di 3-7. La fioritura si svolge in primavera, simultaneamente al germogliamento. L’impollinazione è entomofila. Il frutto, detto pomo, si forma per accrescimento del ricettacolo fiorale insieme all’ovario ed è perciò un falso frutto; ha forma globosa, generalmente di 5-9 cm di diametro, prima verde e a maturazione, estivo-autunnale, con colore variabile dal giallo-verde al rosso. Il frutto vero, derivato dall’accrescimento dell’ovario è in realtà costituito dal torsolo, di consistenza più coriacea rispetto alla polpa. Il pericarpo contiene cinque carpelli disposti come una stella a cinque punte; ogni carpello contiene da uno a tre semi.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno.
• Impieghi magici: La mela era considerata il frutto della conoscenza. A livello esoterico contiene una stella a cinque punti formata dai semi, quindi rappresenta la libertà e la conoscenza che rende liberi. Per i Celti era un frutto sacro. I semi sono usati nei sacchetti d’amore. Si può anche usare il legno dell’albero.


MELISSA o CEDRONELLA (Melissa officinalis):

• Morfologia: Pianta erbacea spontanea, perenne e rustica, molto ricercata dalle api ed è appunto per questo motivo che prende il nome dal greco mélissa. La melissa può raggiungere dai 40 ai 100 cm di altezza, ha foglie picciuolate di un colore verde intenso in superficie e verde chiaro nella parte inferiore; le foglie sono cosparse di cellule oleifere; il loro aspetto ricorda molto la pianta dell’ortica e il profumo è simile a quello del limone.
I fiori iniziano a sbocciare nel mese di giugno: sono di colore bianco con leggere sfumature rosa pallido; hanno forma di calice campanulato; la corolla anch’essa tubolosa, ha il labbro inferiore diviso in tre lobi con quello centrale più grande rispetto ai due laterali. La varietà “Melissa aurea” ha foglie maculate di giallo.
• Impieghi farmaceutici: I fiori, una volta essiccati, vengono usati in erboristeria; uniti ad altre piante aromatiche servono a preparare decotti o infusi che possono servire come cordiale o tonico. Viene molto usata anche dai frati e dai monaci nella preparazione di ricette medicamentose e aromatiche. In fitoterapia, della melissa sono utilizzati soprattutto le foglie ma anche i fiori e gli steli. Attualmente la Melissa officinalis viene impiegata come sedativo negli stati d’ansia con somatizzazioni viscerali ed irrequietezza e anche in patologie dispeptiche gastroenteriche grazie alla sua azione spasmolitica e nella cura dell’emicrania. L’estratto di foglie fresche di melissa possiede attività antivirale contro Herpes simplex per cui viene usata anche nel trattamento dell’Herpes labiale.
• Impieghi magici: Usata per rituali di protezione e d’amore. Si può usare in sacchetti e incensi. Viene chiamata anche cedronella e si usa nei riti d’amore, di simpatia e per attirare la fortuna. Guarisce dalle pene d’amore e incrementa la socialità, favorendo i rapporti umani. Nei bagni, oltre ad attirare l’amore, apporta tranquillità e serenità. L’essenza di citronella, o meglio il suo profumo, influisce molto sul carattere delle persone ed imprime un che di giovanile e ricercato anche nelle persone più tradizionali ed appesantite dagli anni. Nella magia hoodoo si utilizza per attirare un uomo o una donna sposata. Occorre fare macerare della melissa in una bottiglia di whiskey. Il liquido si utilizza sulla fotografia della persona o si sparge davanti alla soglia di casa della persona che si vuole catturare. Questa pratica viene sempre associata da altri stratagemmi, si pensa infatti che permetta di sbloccare gli ostacoli alla conquista ma che vada coadiuvata da altri strumenti rituali quali incensi, candele, orazioni.


MENTA (genere Mentha):

• Morfologia: La menta (genere Mentha) è una pianta erbacea perenne, stolonifera, fortemente aromatica,dal tipico sapore pungente e piccante, che appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae). Cresce in modo massiccio in tutta Europa, in Asia e in Africa e predilige sia le posizioni in pieno sole che la mezza ombra, ma può resistere anche a basse temperature. Molto conosciuta già dal tempo degli Egizi e dei Romani, veniva usata da Galeno come pianta medicinale. La menta, secondo la specie, è un’erba alta da qualche centimetro a poco più di un metro, con steli eretti e radici rizomatose che si espandono notevolmente nel suolo. Le foglie sono opposte e semplici e nella maggior parte delle specie sono lanceolate e ricoperte di una leggera peluria di colore verde brillante. I fiori sono raccolti in spighe terminali, coniche, che fioriscono a partire dal basso verso l’alto. I singoli fiori, simpetali e irregolari, sono piccoli, di colore bianco, rosa o viola; la corolla, parzialmente fusa in un tubo, si apre in due labbra, la superiore con un solo lobo, l’inferiore con 3 lobi disuguali. La fioritura avviene in piena estate e prosegue fino all’autunno. Il frutto è una tetrachenio che contiene da 1 a 4 semi.
• Impieghi farmaceutici: In medicina ha funzioni di digestivo, stimolante delle funzioni gastriche, antisettico ed antispasmodico, tonificante; si possono preparare decotti e infusi. Dalla menta si estrae il mentolo, che è un ingrediente di molti profumi, cosmetici, medicinali e viene usato persino per aromatizzare le sigarette. Va notato che queste proprietà sono limitate ad alcune specie di Mentha. Altre specie, per esempio la Mentha pulegium, contengono sostanze velenose.
• Impieghi magici: Se bruciata come incenso favorisce la guarigione e la purificazione. Se aggiunta all’acqua del bagno allontana le negatività. E’ usata in magia per l’amore, la salute e la lucidità mentale. Il nome Menta deriva dalla ninfa Mintha, amata da Ade, che per gelosia Prosperina trasformò in erba.

MIRRA (gommaresina aromatica, estratta da un albero o arbusto del genere Commiphora):

• Morfologia: Esistono circa cinquanta specie di Commiphora, ripartite sulle rive del mar Rosso, in Senegal, in Madagascar e in India. La specie più usata per la produzione della mirra è la Commiphora myrrha (diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, penisola arabica): alla fine dell’estate l’arbusto si copre di fiori e sul tronco compaiono una serie di noduli, dai quali cola la mirra, in piccole gocce gialle, che vengono raccolte una volta seccate. Una gomma simile, il balsamo della Mecca, è prodotta dalla Commiphora gileadensis (in passato denominata Commiphora opobalsamum).
• Impieghi farmaceutici: Attualmente la mirra è utilizzata come componente di prodotti farmaceutici (proprietà disinfettanti) e soprattutto nella profumeria. In certi paesi come la Francia ed il Belgio si trova sotto forma di tintura ed è utilizzata per curare le afte e ulcerazioni della bocca sia pura, da mettere delicatamente sulle piaghe oppure con acqua per risciacquar la bocca. Dalla distillazione della mirra si ricava un olio essenziale, ottimo rimedio per diversi problemi fisici, soprattutto se inerenti all’apparato digerente. Da oltre 3000 anni è infatti utilizzata come disinfettante delle vie intestinali e anche come conservante per cibi rapidamente deperibili.
• Impieghi magici: Le fumigazioni di mirra sono fortemente purificatrici e amplificano le vibrazioni positive. E’ usata per la meditazione e la contemplazione.


MIRTO (Myrtus communis L.):

• Morfologia: Ha portamento arbustivo o di piccolo alberello, alto da 50 a 300 cm, molto serrato. La corteccia è rossiccia nei rami giovani, col tempo assume un colore grigiastro. Ha foglie opposte, persistenti, ovali-acute, coriacee, glabre e lucide, di colore verde-scuro superiormente, a margine intero, con molti punti traslucidi in corrispondenza delle glandole aromatiche. I fiori sono solitari e ascellari, profumati, lungamente peduncolati, di colore bianco o roseo. Hanno simmetria raggiata, con calice gamosepalo persistente e corolla dialipetala. L’androceo è composto da numerosi stami ben evidenti per i lunghi filamenti. I frutti sono bacche globoso-ovoidali di colore nero-azzurrastro, rosso-scuro o più raramente biancastre, con numerosi semi reniformi.
• Impieghi farmaceutici: E’ un’interessante pianta dalle proprietà aromatiche e officinali. Al mirto sono attribuite proprietà balsamiche, antiinfiammatorie, astringenti, leggermente antisettiche, pertanto trova impiego in campo erboristico e farmaceutico per la cura di affezioni a carico dell’apparato digerente e del sistema respiratorio. Dalla distillazione delle foglie e dei fiori si ottiene una lozione tonica per uso eudermico. La resa in olio essenziale della distillazione del mirto è alquanto bassa.
• Impieghi magici: Ingrediente base per tutti i sacchetti talismanici d’amore e i rituali d’attrazione. E’ anche un’ottima protezione occulta. Secondo la tradizione occidentale il mirto favorisce la fertilità, ma permette anche alle spose di non rimanere incinta nei primi mesi di matrimonio: tutto dipende in questo caso dalla fase lunare in cui si utilizza.


MUSCHIO (Bryophyta):

• Morfologia: Le Bryophyta Schimp. sono un gruppo di embriofite prive di tessuto vascolare. Si tratta del gruppo più diversificato tra piante non vascolari, con circa 24.000 specie. Le briofite sono generalmente prive di tessuti vascolari lignificati: l’assorbimento ed il trasporto dell’acqua e dei soluti necessari avviene generalmente per capillarità e interessa tutta la superficie della pianta.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno.
• Impieghi magici: E’ considerato un potente afrodisiaco e in passato veniva utilizzato per consacrare i genitali durante i rituali per la lussuria. Il muschio irlandese, invece, è una pianta che si impiega soprattutto per attirare il denaro, per ricevere dei pagamenti dovuti o per smuovere il giro d’affari. Viene associato, in questo caso, alla fumaria. E’ una pianta che si usa anche per vincere al gioco ed alla lotteria, in questo caso si mescola a camomilla e noce moscata e si prepara una polvere o un sacchettino talismanico.


NEEM o NIM (Azadirachta indica):

• Morfologia: Il Nīm, in Italia conosciuto anche come Neem, secondo la traslitterazione inglese, è un albero della famiglia delle Meliacee nativo dell’India e della Birmania. È una delle tre specie del genere Azadirachta. Ha numerose proprietà medicamentose tanto che in India lo chiamano “la farmacia del villaggio”. Il nīm, presente nelle regioni tropicali, appartiene alla famiglia del mogano. E’ un albero sempreverde dalla chioma arrotondata, la corteccia marrone scuro e foglie composte, imparipennate. Alla base delle foglie si producono numerose infiorescenze a grappolo. I petali sono bianchi e hanno profumo dolciastro. Raggiunge 30 metri di altezza e circa 2,5 metri di circonferenza. Dato che di rado perde le foglie, fornisce ombra tutto l’anno. Cresce in fretta, richiede poche cure e sopravvive bene nei terreni poveri.
• Impieghi farmaceutici: I semi e le foglie contengono dei composti che hanno rivelato proprietà antisettiche, antivirali e fungicide. Secondo alcuni, potrebbe essere efficace contro le infiammazioni, l’ipertensione e le ulcere. Si dice che medicinali ricavati da estratti del nīm combattano il diabete e la malaria. Una sostanza ricavata da questa pianta, detta salannina, è un forte repellente per certi insetti che pungono. È in commercio un insettifugo contro mosche e zanzare ricavato dall’olio di nīm. Il nīm è utile per l’igiene della bocca. Milioni di indiani staccano ogni mattina un rametto di nīm, ne masticano l’estremità per ammorbidirla e poi si strofinano i denti e le gengive. Le ricerche indicano che ciò è utile perché le sostanze contenute nella corteccia hanno un forte potere antisettico. L’olio ricavato dalla pianta è un potente spermicida. L’olio di neem presenta proprietà antivirali, antibatteriche, antiparassitarie, antisettiche e antifungine, che rendono il suo utilizzo adatto anche per la salvaguardia di piante ed animali dagli attacchi da parte dei parassiti. Esso può essere presente all’interno di preparazioni erboristiche e di cosmetici naturali come dentifrici, saponi, creme per la pelle e prodotti per la pelle.
• Impieghi magici: Nella tradizione Indiana il Neem occupa un posto di prestigio fin dai tempi in cui furono composti i Veda; era chiamato “Sarva Roga Nivarini” che vuol dire “uno che può curare tutte le malattie e tutti i malati”. Foglie di Neem vengono tenute in bocca al ritorno dai funerali; un decotto di foglie di Neem, fiori, jaggery e mango fresco viene bevuto al primo dell’anno per la salvaguardia della salute; il Mahatma Gandhi aveva inserito le foglie di Neem nella Sua dieta quotidiana (sembra per il potere “raffreddante”); quando in una abitazione c’è un ammalato, sulla porta si espone un ramo di Neem per accelerarne la guarigione.


NEPETA CATARIA o ERBA GATTA o GATTAIA/GATTARIA (Nepeta cataria L.):

• Morfologia: E’ una pianta aromatica della famiglia delle Lamiacee (precedentemente chiamate Labiate). È una pianta perenne, aromatica, al profumo di menta ha fusto eretto, legnoso, quadrato, tomentoso, di colore grigio; le foglie dentate e pubescenti sono da triangolari a ovali-cuoriformi. Gli spicastri sono densi e formano fiori a pannocchia bianco-rosato, con punte rosse o macchie color lavanda. Fiorisce tra maggio e agosto. I fiori sono apprezzati dalle api. Si trova principalmente nel Mediterraneo orientale; è diffusa in Europa allo stato spontaneo come relitto di antiche colture; cresce negli incolti e tra ruderi, lungo siepi e strade. Cresce fino a 1000 m. La pianta (nelle foglie e nelle radici) contiene nepelattone, un terpene surrogato dei feromoni del gatto. All’incirca i due terzi dei gatti sono suscettibili agli effetti dell’erba gatta, dato che il fenomeno è ereditario. Questo è più accentuato negli individui giovani, e nei grossi felini come le tigri o i leoni. I gatti percepiscono l’odore tramite gli organi vomeronasali. Se un gatto annusa le foglie strofinate o il tronco dell’erba gatta, vi si struscerà contro, vi ci si rotolerà, la masticherà, leccherà e vi farà le fusa. Questa reazione dura alcuni minuti, successivamente ai quali il gatto perderà interesse, ma dopo al massimo due ore esso sarà nuovamente attirato e avrà i medesimi effetti. Non sono stati registrati effetti collaterali per l’erba gatta, comunque alcuni gatti diventano troppo eccitati e quindi se obesi o anziani potrebbero avere problemi e dovrebbero essere tenuti lontano da queste piante. Altre piante che hanno questo stesso effetto nei gatti sono la valeriana e le piante che contengono actinidine e diidroactinidiolidi.
• Impieghi farmaceutici: E’ utilizzata come antispasmodico, stimolante e contro le contratture; nell’insonnia, stress, crampi mestruali e intestinali; gli effetti comunque sono blandi; da alcuni è fumata come euforizzante(non contiene alcaloidi che diano dipendenza).
• Impieghi magici: Usata come tè rilassa prima dei lavori psichici. Porta energie positive ed è quindi utilizzata nei rituali d’amore, di bellezza e di gioia. Se fatta mangiare al proprio gatto dalle mani del padrone, si dice che possa creare un legame inscindibile col proprio animale. Quasi fosse un “famiglio”.


NINFEA (Nymphaea L.):

• Morfologia: E’ un genere di piante Spermatofite appartenenti alla famiglia delle Nymphaeaceae dai fiori acquatici molto grandi e decorativi. Sono piante acquatiche tipicamente radicanti e perenni. Alcune specie possono essere considerate palustri in quanto riescono a sopportare facilmente abbassamenti temporanei del livello dell’acqua. L’altezza media di queste piante dipende dalla profondità del bacino idrico e comunque superano raramente i due metri. La forma biologica della specie è idrofita radicante; ossia sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti e hanno un apparato radicale che le ancora al fondale. Molte caratteristiche avvicinano queste piante alle Monocotiledoni. Le radici sono secondarie da rizoma e sono fissate sul fondo fangoso. Generalmente scaturiscono dal fusto subacqueo in posizione opposta ad ogni inserzione fogliare. I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, polipetali (con un numero imprecisato di petali), spirociclici (i petali sono a disposizione spiralata/ciclica), in genere tutti gli altri elementi del fiore (calice e componenti riproduttivi) sono a disposizione spiralata. Il colore del fiore può essere bianco, roseo, rosso, viola, celeste e giallo o colorazioni intermedie.
• Impieghi farmaceutici: Alcune specie hanno delle proprietà medicamentose per cui sono utilizzate nella medicina popolare. Le radici essiccate e polverizzate sono utilizzate contro la dissenteria, la dispepsia e le emorroidi.
• Impieghi magici: Si dice che respirare il profumo di un fiore di ninfea possa fortificare il corpo astrale e proteggerlo. Le fumigazioni del rizoma, all’interno di un rituale, contrastano i legamenti d’amore. Portare addosso dei pezzetti di radice di ninfea favorisce la fortuna e la misericordia divina.


NOCCIOLO (Corylus avellana L.):

• Morfologia: La pianta ha portamento a cespuglio o ad albero e raggiunge l’altezza di 5-7 m. Ha foglie decidue, semplici, cuoriforme a margine dentato. Le infiorescenze sono unisessuali. Le maschili in amenti penduli che si formano in autunno, le femminili somigliano ad una gemma di piccole dimensioni. Ogni cultivar di Nocciolo è autosterile ed ha bisogno di essere impollinata da un’altra cultivar. Il frutto (la ben nota nocciola o nocciolina) è avvolto da brattee da cui si libera a maturazione e cade. E’ commestibile ed è ricco di un olio, usato sia nell’alimentazione che nell’industria dei colori e in profumeria.
• Impieghi farmaceutici: Le sue foglie contengono i fenoli e i flavonoidi che agiscono sia sul gonfiore sia come tonici delle vene e anche come antiinfiammatori. La presenza delle nocciole, anche in tracce, per obbligo di legge va indicata nelle etichette degli alimenti, ciò al fine di evitare possibili allergie alimentari.
• Impieghi magici: Con i suoi rami i rabdomanti fanno le loro bacchette per cercare l’acqua. Anche i maghi spesso ricavano da questo albero bastoni o bacchette rituali. Per i popoli Nordici, il Nocciolo era simbolo di fertilità e saggezza e pensavano fosse il legno più indicato per creare scudi magici e cerimoniali. Era inoltre utilizzato nelle pratiche terapeutiche e divinatorie e per la fedeltà coniugale.


NOCE MOSCATA (seme decorticato di Myristica fragrans):

• Morfologia: Myristica fragrans è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) ed oggi coltivato nelle zone intertropicali. Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: il seme decorticato è la noce moscata, mentre la parte esterna che lo ricopre fornisce il macis.
• Impieghi farmaceutici: Agli inizi del Settecento, per le sue caratteristiche di antisettico fu considerato come rimedio per oltre cento malattie. Attenua nausea, vomito e diarrea, mentre il burro è efficace per uso esterno contro i dolori reumatici e nevralgici. Migliora la digestione, incrementa i movimenti peristaltici intestinali, favorisce il flusso biliare.
• Impieghi magici: L’olio viene sfregato sulle tempie per favorire i lavori psichici, la memoria e la concentrazione Inoltre, la noce moscata se usata in grandi quantità può dare effetti allucinogeni.

NOCE VOMICA o STRICNINA (Strychnos nux-vomica):

• Morfologia: La noce vomica, o albero della stricnina, è un grande albero cespuglioso della famiglia delle loganiacee originaria dell’India e sud-est asiatico è presente anche nelle foreste aride della Birmania, della Thailandia, della Cina e dell’Australia. Il frutto è una bacca arancione, di dimensioni simili ad un pomo, con polpa biancastra in cui sono inseriti dai tre agli otto semi discoidi.
• Impieghi farmaceutici: Il rimedio omeopatico Nux vomica si prepara utilizzando il seme. I semi hanno una forma a mezzotondo e si ricavano all’interno di un piccolo guscio duro del frutto. Il preparato viene ottenuto dall’essiccazione dei semi maturi e successiva macerazione nell’alcool. I componenti chimici che vengono sfruttati sono la stricnina e la brucina. Questi contengono sostanze attive che provocano nell’essere umano spiccata ipersensibilità e irritabilità, così come crampi muscolari, debolezza e paralisi. Trattandosi di sostanze estremamente tossiche, l’assunzione dei preparati derivati da tali sostanze deve avvenire su controllo medico. La nux vomica in omeopatia viene tradizionalmente proposta per disturbi legati alla sfera della sensibilità: sindromi nervose, iperreflessia generale, iperestesia in genere, insonnia, cefalee e emicranie, ipertensione, ritenzione urinaria, abuso di caffè, alcool, tabacco, sedentarietà, affaticamento. E’ tossica a contatto con la pelle.
• Impieghi magici: Nessuno.


OLMARIA (Filipendula ulmaria L.):

• Morfologia: Pianta erbacea pelosa con rizoma e fusto eretto venato di rosso (circa 1m). Presenta foglie sessili, grandi. Fiori riuniti in infiorescenze ombrelliformi. La droga si ricava dalle sommità fiorite e dal rizoma. I fiori, di colore bianco-crema, sbocciano in grandi corimi irregolari in estate e hanno profumo molto intenso.
• Impieghi farmaceutici: La Filipendula ulmaria (nota anche come spirea olmaria) ha proprietà antinfiammatorie, diuretiche, antispasmodiche, antireumatiche, depurative, astringenti. Viene utilizzata per alleviare i dolori reumatici, ma anche negli stati febbrili e influenzali, contro le cefalee e in odontoiatria. L’attività antinfiammatoria della pianta è dovuta ai derivati salicilici ed ai flavonoidi.
• Impieghi magici: I fiori freschi sono cosparsi sull’altare nei rituali d’amore o sono fatti essiccare e inseriti all’interno delle misture d’amore. Sparsi intorno alla casa favoriscono la pace. Se raccolti nella notte di Mezza Estate, danno informazioni sui ladri: se qualcosa è stato rubato, si mette l’olmaria in acqua. Se affonda il ladro è uomo, se galleggia è una donna.

OPPIO:

vedere Papavero da oppio


ORIGANO (origanum vulgare):

• Morfologia: E’ un’erba appartenente al genere Origanum, nativa dell’Europa e delle regioni centrali e meridionali dell’Asia. È un’erba perenne, legnosa alla base, con fusti eretti alti 25-90 cm. Le foglie sono opposte, picciolate, verdi sulle due facce, intere a margine dentato. I fiori sono porporini sessili, odorosi, ascellate da brattee violacee e portati in infiorescenze erette. La fioritura avviene in luglio-settembre. L’origano è un’importante pianta nella tradizione culinaria italiana (ad esempio, è usato sopra la pizza) e greca. La parte edule sono le foglie.
• Impieghi farmaceutici: Questa spezia ha un potere antiossidante (ORAC) tra i più elevati in assoluto, circa 46 volte più potente di una mela, che notoriamente viene considerata un ottimo antiossidante.
• Impieghi magici: Usato per i sacchettini d’amore. L’olio di Origano è una fragranza maschile, posto sotto il dominio di Mercurio, che agisce beneficamente sul sistema nervoso stimolando la fantasia, favorendo l’ispirazione e fortifica il corpo aumentando le resistenze organiche alle malattie (disinfettante). Sviluppa interessi, la concentrazione e la disposizione verso gli studi letterari. Rende solidi i nervi e dà anche protezione e salute.


ORTICA (Urtica dioica, L.):

• Morfologia: E’ una diffusa pianta erbacea perenne, nativa dell’Europa, dell’Asia, del Nord Africa e del Nord America. È nota per possedere una grande quantità di peli urticanti i quali, quando toccati, iniettano nella pelle istamina e altre sostanze chimiche che causano prurito. Con il nome di «ortica» ci si riferisce anche all’Urtica urens, un’altra specie comune del genere Urtica, pianta annuale più piccola e pungente dell’U. dioica. La dioica è alta fino a 200 cm, ha un fusto eretto, densamente peloso, striato ed in alto scanalato a sezione quadrangolare poco ramificato. Il rizoma è strisciante, cavo e molto ramificato. Le foglie sono grandi ovate e opposte (lamina lunga 1-2 volte il picciolo), lanceolate, seghettate e acuminate. Foglie e fusti sono ricoperti da tricomi (peli) contenenti una sostanza urticante. Quando si sfiora la pianta, l’apice dei peli si rompe e ne fuoriesce un liquido irritante formato principalmente da acetilcolina, istamina, serotonina e probabilmente acido formico. Come dice il nome stesso, l’Urtica dioica è una pianta dioica, vale a dire che ci sono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili. I fiori femminili sono raccolti in spighe lunghe e pendenti e sono verdi, mentre i fiori maschili sono riuniti in spighe erette, hanno quattro tepali che racchiudono i quattro stami nei fiori maschili e l’ovario in quelli femminili . Dai fiori femminili si sviluppa un achemio ovale, con un ciuffo di peli all’apice. Fiorisce da aprile a settembre.
• Impieghi farmaceutici: L’ortica viene anche impiegata per arrestare la caduta dei capelli. Utilizzata come pianta medicinale dagli antichi Greci con proprietà antidiarroiche, diuretiche, cardiotoniche e antianemiche, nel Medioevo si impiegava fresca per curare, con il veleno dei suoi peli urticanti, gotta e reumatismi.
• Impieghi magici: In passato era associata al Dio Thor. Ha proprietà protettive. Fumigazioni di ortica eliminano le negatività e purificano gli ambienti, allontanando i nemici. Era inoltre utilizzata nel passato per respingere un maleficio al suo mandante (indossando un sacchetto talismanico contenente foglie e radici di ortica).


PAEONIA (Peonia L.):

• Morfologia: E’ l’unico genere della famiglia delle Peoniacee (Paeoniaceae) e comprende specie erbacee perenni anche con radici tuberose alte fino a 1 m, e arbusti a foglie caduche alti fino a 2 m, con coloratissime e profumate fioriture. Le peonie sono erbe perenni o arbusti. Le foglie sono sempre caduche. I fiori sono grandi e molto colorati. Gli stami sono molto numerosi (in alcune specie possono essere più di 200. I frutti contengono semi scuri molto grossi (anche più di 1 cm di diametro).
• Impieghi farmaceutici: In passato la medicina popolare utilizzava la radice per favorire la caduta dei denti nei bambini, e nel trattamento dell’epilessia, dolori di testa, agitazione, ansia. La Peonia officinalis viene utilizzata per trattare ragadi, emorroidi, fistole anale, ansia, stress, eccessiva eccitazione, spasmi muscolari, dissenteria, crampi, tachicardia.
• Impieghi magici: Dà coraggio, volontà e fortuna.


PAPAVERO DA OPPIO (Papaver somniferum L.):

• Morfologia: E’ una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Papaveracee. Il nome scientifico ne sottolinea le proprietà narcotiche dovute all’azione di vari alcaloidi, principalmente la morfina, presenti nell’oppio grezzo, una sostanza lattiginosa secreta dalla tipica capsula seminifera che caratterizza il genere Papaver. E’ una pianta erbacea, a ciclo annuale, con radice a fittone e fusto eretto, poco ramificato, di altezza generalmente non superiore ai 150 cm.
• Impieghi farmaceutici: Il laudano (tintura di oppio) fu preparato per la prima volta da Paracelso, ma venne diffuso da Thomas Sydenham come sedativo della tosse e per calmare diarrea e dolori colici. Attualmente è stato sostituito in medicina da prodotti analoghi sintetici più specifici: la morfina e i suoi agonisti, insieme alla pentazocina, vengono usati in terapia del dolore per la loro spiccata azione analgesica; il metadone che non è un derivato dall’oppio è usato solo nello svezzamento da eroina durante la disintossicazione; la codeina e derivati si usano come sedativi della tosse, mentre il fentanyl e suoi analoghi trovano uso in anestesia come potenti analgesici. Nella seconda metà del Medioevo in Europa il consumo di oppio era andato aumentando, tanto da suscitare reazioni ufficiali nella classe medica: la Santa Inquisizione giunse al punto di vietarne l’uso anche come medicinale.
• Impieghi magici: E’ adoperato per favorire i sogni profetici, nei rituali divinatori e in alcuni incensi lunari. Gli artisti dovrebbero esserne i maggiori beneficiari in quanto favorisce i sogni e l’immaginazione.

PARTENIO (Chrysanthemum parthenium L.)

vedi voce Amarella


PASSIFLORA (Passiflora L.):

• Morfologia: E’ un genere di Passifloraceae che comprende circa 465 specie di piante erbacee perenni ed annuali, arbusti dal portamento rampicante e lianoso, arbusti e alberelli, alti fino a 5–6 m, originarie dell’America centro-meridionale, con alcune specie provenienti dal Nord America, Australia e Asia. Il nome del genere, adottato da Linneo nel 1753 e che significa “fiore della passione” (dal latino passio = passione e flos = fiore), gli fu attribuito dai missionari Gesuiti nel 1610, per la somiglianza di alcune parti della pianta con i simboli religiosi della passione di Cristo, i viticci la frusta con cui venne flagellato; i tre stili i chiodi; gli stami il martello; la raggiera corollina la corona di spine. Le radici generalmente fascicolate, in alcuni casi sono carnose, a volte con produzione di polloni radicali, alcune specie come la Passiflora tuberosa hanno radici tuberose.
Il fusto abbondantemente ramificato, è sottile, talvolta cavo, a sezione rotonda, quadrata, triangolare o poligonale, solitamente di colore verde nei giovani esemplari, ricoperto da corteccia nei soggetti vetusti.
• Impieghi farmaceutici: Le specie utilizzate a scopi medicinali sono la P. caerulea, la P. incarnata e la P. edulis. Se ne utilizzano le parti verdi, ricche di flavonoidi e alcaloidi indolici, maltolo e acidi grassi, raccolte da giugno a settembre e fatte essiccare all’ombra in luogo arieggiato. Nell’antichità già gli Aztechi, utilizzavano la passiflora come rilassante. L’infuso, lo sciroppo e l’estratto fluido hanno proprietà sedative del sistema nervoso, tranquillanti, ansiolitiche, antispastiche, curative dell’insonnia, della tachicardia e dell’isterismo; inducono un sonno fisiologico e una attività diurna priva di ottundimento. Già ai tempi della prima guerra mondiale, la passiflora fu utilizzata nella cura delle “angosce di guerra”. L’infuso è stato inoltre utilizzato per la psicoastenia. Le caratteristiche farmacologiche della Passiflora incarnata la rendono utile per facilitare, con il controllo del medico, lo svezzamento dagli psicofarmaci. (P.Campagna. Farmaci Vegetali. Minerva Medica ed. 2008). I frutti crudi di P. caerulea possono provocare nausea e vomito in seguito a ingestione. Contengono inoltre glicosidi cianogenetici con azione depressiva sul centro cardio-respiratorio. In caso di sovradosaggio si possono verificare lievi effetti di carattere allucinogeno.
• Impieghi magici: In Brasile, questa pianta, viene chiamata maracujà, e dai suoi frutti si estrae una bevanda dolce e molto dissetante. In magia si usano i fiori e le fo­glie che hanno il potere di allontanare il male, sciogliere le negatività e spezzare i malefici. Nella magia messicana la passiflora è associata allo spirito della Chuparrosa (colibrì) e si usa per i rituali d’amore. Portare i fiori con se’ attrae gli amici e dona popolarità. Sempre i fiori, posti accanto al cuscino aiutano a combattere l’insonnia.


PINO (Pinus L.):

• Morfologia: E’ il nome comune di un genere di alberi e arbusti sempreverdi, appartenente alla famiglia Pinaceae. Al genere appartengono circa 120 specie.
• Impieghi farmaceutici: Il Pinus Sylvestris era usato nella medicina popolare come infuso per le sue proprietà balsamiche, espettoranti e diuretiche. Per uso esterno veniva fatto un decotto, usato come blando disinfettante della pelle. In commercio si trova il suo Olio essenziale, ricco in monoterpeni,che viene ricavato per distillazione a secco dai rametti, dagli aghi e dai coni. Ha un’azione balsamica, sedativa, antinfiammatoria. Viene usato con gli inalatori nel trattamento di raffreddori e bronchiti. Anche dalla corteccia viene ricavato un’olio essenziale di seconda qualità, utilizzato in cosmetica per la preparazione di saponi e prodotti per il bagno. L’olio essenziale viene utilizzato in erboristeria e fitoterapia come digestivo, espettorante, diuretico e carminativo e nel trattamento delle infiammazioni delle vie respiratorie.
• Impieghi magici: Usato per evocare spiritelli ed elementi dei boschi. La resina è usata nei lavori di vendetta o di lussuria. Le pigne favoriscono la fertilità e la fecondità, gli aghi allontanano gli spiriti maligni e mescolati con la resina rimandano un maleficio al mittente. La corteccia polverizzata e bruciata nella stanza dei malati ne favorisce la guarigione. Questa pianta è associata al dio Pan e ai satiri.


QUERCIA (Quercus L.):

• Morfologia: Genere di piante appartenente alla famiglia Fagaceae, comprendente gli alberi comunemente chiamati querce. Il genere Quercus comprende molte specie di alberi spontanei in Italia. In molti casi il portamento è imponente anche se ci sono specie arbustive. Le foglie, alterne, sono talvolta lobate, talvolta dentate e sulla stessa pianta possono avere forme differenti, per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto. Le querce sono piante monoiche, ovvero la stessa pianta porta sia i fiori maschili che quelli femminili. I fiori maschili sono riuniti in amenti di colore giallo, quelli femminili sono di colore verde. Il frutto è la ghianda, formata da una cupola di squame che circonda la base della noce. Al genere appartengono circa 450 specie di piante rustiche, a foglie decidue o sempreverdi. Le prime specie di querce comparvero sulla Terra nel periodo Cenozoico.
• Impieghi farmaceutici: La quercia possiede proprietà astringenti, emostatiche, antiinfiammatorie, analgesiche del cavo orale. Utilizzato come decotto o infuso per lavarsi, diminuisce la sudorazione.
• Impieghi magici: Considerato un albero sacro da molte civiltà del Nord Europa. Il suo legno, usato da solo o in comunione con altri ingredienti, propizia fortuna e prosperità. Ha potere purificatore e terapeutico. La sua ghianda è simbolo di potenzialità e ha un forte potere protettivo. E’ associata a Zeus/Giove e Thor. Il ramo di quercia era per i romani simbolo di virtù, forza, coraggio, dignità e perseveranza. Esso è sempre stato il simbolo della forza, della virilità e del valore in campo militare.


RABARBARO (genere Rheum):

• Morfologia: Pianta erbacea perenne, rizomatosa, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae, comprendente 60 specie diffuse spontanee in Europa e Asia. Le specie del genere Rheum hanno un robusto rizoma carnoso da cui viene emesso ogni anno un nuovo apparato vegetativo che può raggiungere altezze anche superiori ai 200 cm. Le foglie, di grandi dimensioni, sono in gran parte riunite in una rosetta basale, disposte con fillotassi alternata, con piccioli lunghi cilindrici e carnosi e lembo variabile da ovato-cordato a reniforme, semplice o palmato-lobato. Il margine è intero o dentato, più o meno ondulato. I fiori sono bisessuali, riuniti in pannocchie terminali lungamente peduncolate che possono raggiungere alcuni decimetri di lunghezza. I singoli fiori hanno simmetria raggiata, con perigonio composto da sei tepali di colore bianco o giallastro. Stami in numero di 6 o 9. Ovario supero, contenente un solo ovulo. Il frutto è una noce trigona con spigoli prolungati in un’ala membranosa.
• Impieghi farmaceutici: L’uso medicinale del rabarbaro riguarda il rizoma. Sotto questo aspetto il rabarbaro per eccellenza s’identifica nella specie Rheum palmatum, più nota con il nome comune di Rabarbaro cinese. Le stesse proprietà del rabarbaro cinese possono tuttavia essere estese a tutto il genere, anche se possono esserci differenze nel tenore in principi attivi. Il rizoma si raccoglie da piante di oltre un anno d’età, viene decorticato e suddiviso in frammenti ed essiccato. La droga si presenta sotto forma di frammenti cilindrici o discoidali, duri, di difficile frantumazione. Come prodotto erboristico classico il rabarbaro si assume tal quale in polvere, come decotto, come estratto idroalcoolico. Il rizoma del rabarbaro è un regolatore delle funzioni digestive. A dosi basse stimola la secrezione gastrica e la secrezione biliare, pertanto ha proprietà aperitive, digestive, depurative del fegato. È inoltre un blando lassativo. A dosi più alte è un efficace lassativo. A dosi eccessive ha invece effetti purgativi negativi, altrimenti è consigliato come lassativo in quanto influenza la motilità del colon irritando le pareti intestinali. Studi clinici imputano al rabarbaro anche una funzione antisettica nei confronti delle infezioni intestinali e, in virtù del contenuto in tannini, di decongestionante nelle irritazioni della mucosa intestinale. La presenza dei tannini come principio attivo secondario fa sì che il rabarbaro possa essere utilizzato anche come astringente della pelle e delle mucose della cavità orale e nasale e come antibatterico. L’uso del rabarbaro deve essere moderato sia nel tempo sia nelle dosi a causa degli effetti collaterali. E’ sconsigliato l’uso alimentare delle foglie a causa dell’elevato contenuto in acido ossalico. La raccomandazione non si estende ai piccioli fogliari, che invece hanno un tenore bassissimo in acido ossalico.
• Impieghi magici: Si pensa che indossare un pezzo di radice di rabarbaro intorno al collo su un laccio protegge contro i dolori di stomaco. E che servire una torta al rabarbaro al proprio amato possa indurlo a restare fedele.

RADICE DEL DIAVOLO (Harpagophytum procumbens):

• Morfologia: Pianta erbacea perenne della famiglia delle Pedaliacee, presente nell’Africa del Sud, nelle aree di savana e del deserto Kalahari.
• Impieghi farmaceutici: È ampiamente usato nella medicina tradizionale africana. L’efficacia anti-reumatica e anti-infiammatoria degli Harpagosidi (principi attivi della radice) è paragonabile a quella degli antinfiammatori di sintesi. È coadiuvante per artrite reumatoide, reumatismo infiammatorio, tendiniti, contusioni, dolori di schiena, sciatica, e simili. Molto efficace contro il torcicollo e altre infiammazioni muscolari. La radice dell’artiglio del diavolo, di cui si usa l’estratto secco, favorisce anche l’eliminazione dell’acido urico e a questo titolo è efficace nel trattamento della gotta, specie se associato a preparati di frassino, che hanno una componente antinfiammatoria. È indicato per ridurre la presenza di cortisonici utilizzati per i reumatismi. Alle popolazioni africane i suoi effetti sono noti da secoli; le sue radici erano utilizzate da boscimani, ottentotti e bantu per curare le ferite e lenire i dolori articolari. Gli venivano inoltre attribuite proprietà digestive e terapeutici per problemi gastrointestinali. In Europa queste qualità iniziarono a essere studiate solo nei primi del Novecento; fu dapprima usato come amaro tonico nei casi di indigestione e solo successivamente furono confermate le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche.
• Impieghi magici: Ha poteri magici paragonabili alla Mandragola. Dà una protezione infallibile, catalizza fortuna e prosperità e facilita e intensifica tutte le operazioni magiche e divinatorie.


RICINO (Ricinus communis L.):

• Morfologia: Unica specie del genere Ricinus, è una pianta appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae. Il ricino si presenta sotto forma di una pianta erbacea o arborescente, annua o perenne secondo le condizioni climatiche della regione. Ha un’altezza media di 2-3 metri fino a raggiungere i 10 metri nel suo paese di origine. Le foglie sono palmato-lobate (da 5 a 12 lobi) con il bordo dentato, verdi o rosse, palmate, verticillate e caduche. Alcune varietà ornamentali hanno le foglie con la faccia inferiore ed il picciolo colorati di rosso. E’ una pianta monoica con i fiori raggruppati a grappoli in un’infiorescenza sulla cui parte basale sono collocati quelli maschili mentre i fiori femminili si trovano nella parte alta. La fioritura avviene in estate. I frutti consistono in capsule spinose, costituite da tre valve, che a maturazione si aprono liberando tre semi di circa 1 cm. Il seme è lucente marmorizzato di rosso o di bruno; presenta una linea sporgente sulla faccia ventrale.
• Impieghi farmaceutici: La totalità della pianta è tossica a causa della presenza di una glicoproteina: la ricina, che ha la massima concentrazione nei semi. I semi sono ricchi di un olio che deve le sue proprietà purgative alla presenza dell’acido ricinoleico. L’olio di ricino contiene l’acido ricinoleico che altera la mucosa intestinale e provoca grosse perdite di acqua ed elettroliti (sali minerali) per cui svolge un’azione purgativa intensa ed irritante. La ricina, presente nella pianta e nei semi, è una tossina pericolosa che può provocare gravi intossicazioni[1]. I semi di Ricino contengono tra il 40% e il 60% di olio ricco di trigliceridi, principalmente di ricinoleina. Se ingerito in quantità eccessive può portare alla morte.
• Impieghi magici: Nessuno.


ROSA (comprende circa 150 specie della famiglia delle Rosaceae):

• Morfologia: La rosa, della famiglia delle Rosaceae, è un genere che comprende circa 150 specie, numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell’Europa e dell’Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio contenuti in un falso frutto (cinorrodo); le specie spontanee in Italia sono oltre 30, di cui ricordiamo la R. canina (la più comune), la R. gallica (poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi), la R. glauca (frequente sulle Alpi), la R. pendulina (comune sulle Alpi e l’Appennino settentrionale) e la R. sempervirens. Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad o vrod, che significa flessibile. Secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celtica rhood o rhuud, che significa rosso.
• Impieghi farmaceutici: Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi, i semi per l’azione antielmintica, e perfino le galle prodotte dagli insetti del genere Cynips ricche di tannini per le proprietà diuretiche e sudorifere. In aromaterapia vengono attribuite all’olio di rosa proprietà afrodisiache, sedative, antidepressive, antidolorifiche, antisettiche, toniche del cuore, dello stomaco, del fegato, regolatrici del ciclo mestruale.
• Impieghi magici: I fiori sono usati per gli incantesimi d’amore, in quanto da sempre associati alle divinità di questo tipo quali Venere/Afrodite, Iside ed Eros. Possono anche essere inseriti all’interno di un pupazzo. Le rose rosse simboleggiano la passione nei rituali d’amore e di lussuria. Fare prima un bagno con fiori di rosa o con olio di rosa nell’acqua favorisce questo tipo di rituali. Costituisce inoltre un valido ingrediente nei rituali di guarigione.


ROSMARINO (Rosmarinus officinalis, L.):

• Morfologia: Arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Originario dell’Europa, Asia e Africa, è ora spontaneo nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è acclimatato anche nella zona dei laghi prealpini e nella Pianura Padana nei luoghi sassosi e collinari. È noto in Italia anche col nome volgare di Ramerino o Ramerrino; il nome del genere deriva dalle parole latine ros (rugiada) e maris (del mare). Pianta arbustiva che raggiunge altezze di 50–300 cm, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancorante; ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare. Le foglie, persistenti e coriacee, sono lunghe 2–3 cm e larghe 1–3 mm, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti; di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca; hanno i margini leggermente revoluti; ricche di ghiandole oleifere. I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo ad ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno. Ogni fiore possiede un calice campanulato, tomentoso con labbro superiore tridentato e quello inferiore bifido; la corolla di colore lilla-indaco, azzurro-violacea o, più raramente, bianca o azzurro pallido, è bilabiata con un leggero rigonfiamento in corrispondenza della fauce; il labbro superiore è bilobo, quello inferiore trilobo, con il lobo mediano più grande di quelli laterali ed a forma di cucchiaio con il margine ondulato; gli stami sono solo due con filamenti muniti di un piccolo dente alla base ed inseriti in corrispondenza della fauce della corolla; l’ovario è unico, supero e quadripartito. L’impollinazione è entomofila poiché avviene tramite insetti pronubi, tra cui l’ape domestica, attirati dal profumo e dal nettare prodotto dai fiori. I frutti sono tetracheni, con acheni liberi, oblunghi e lisci, di colore brunastro.
• Impieghi farmaceutici: I rametti e le foglie raccolti da maggio a luglio e fatti seccare all’ombra hanno proprietà aromatiche, stimolanti l’appetito e le funzioni digestive, stomachici, carminativi, utili nelle dispepsie atoniche e gastralgie, tonici e stimolanti per il sistema nervoso, il fegato e la cistifellea. Da alcuni autori viene inoltre consigliato per infezioni generiche come tosse o asma. Per uso esterno il macerato di vino applicato localmente è antireumatico; mentre il macerato di alcool revulsivo, viene usato per frizioni anche del cuoio capelluto; possiede qualità analgesiche e quindi viene applicato per dolori reumatici, artriti. L’infuso viene utilizzato per gargarismi, lavaggi e irrigazioni cicatrizzanti; o per cataplasmi antinevralgici e antireumatici; aggiunto all’acqua da bagno serve come corroborante, purificante e per tonificare la pelle. I fiori raccolti da maggio ad agosto, hanno proprietà simili alle foglie; in infuso per uso esterno sono vulnerari, stimolanti, curativi della leucorrea e per la lotta ai pidocchi pubici. Farmacologicamente, si prepara un’essenza e un’acqua contro l’alopecia o pomate per gli eczemi. Dalle foglie, in corrente di vapore, si estrae l’olio essenziale di rosmarino, liquido incolore o giallognolo. A seconda del chemotipo della pianta vengono ottenuti diversi oli essenziali: uno ricco in eucaliptolo, un altro ricco di canfora ed infine uno in cui abbondano il borneolo ed i suoi derivati. Questi tre oli essenziali hanno differenti azioni farmacologiche in quanto il primo ha attività balsamica, il secondo antiinfiammatoria (soprattutto per uso locale) e l’ultimo è essenzialmente un antispastico. Nell’uso farmacologico comune l’olio viene usato come eupeptico, eccitante, antisettico sedativo, ed i suoi preparati contro gli stati depressivi, restituendo vigore intellettuale e fisico alle persone indebolite.
• Impieghi magici: Ha notevoli proprietà protettrici, terapeutiche e purificatrici. Indossato allontana i malocchi.Alcuni guaritori scaricano le energie negative accumulate bevendo infusi di Rormarino e Ginepro.


RUTA (Ruta graveolens L.):

• Morfologia: La ruta comune è una pianta della famiglia delle Rutacee che cresce solitamente sulle rive dei laghi alpini, in bassa quota. Pianta perenne a fusti ramificati, di 80 cm di altezza, foglie glauche, tripennatosette alla base, meno divise all’apice. Presenta fiori gialli, con il fiore centrale pentamero e gli altri tetrameri. Il frutto è una capsula subglobosa. Tutta la pianta emana un odore gradevole.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno
• Impieghi magici: Un tempo si credeva che piantare la ruta agli angoli dei giardini tenesse lontani topi, serpenti ed energie negative. Usata principalmente nei rituali esorcistici, ha impiego soprattutto nella magia di guarigione. Inoltre, le foglie, messe in acqua tiepida e poi compresse sulle tempie e sulla fronte, aiutano a lenire il mal di testa.

SALVIA (Salvia officinalis):

• Morfologia: La pianta che viene chiamata popolarmente salvia senza altre qualificazioni, o salvia comune, è descritta con il nome scientifico di Salvia officinalis, una delle quasi 1000 specie appartenenti al genere Salvia. La salvia comune è un piccolo arbusto sempreverde. Le foglie semplici, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. La forma è ovale con margine crenato, nervature penninervie, attaccatura picciolata con inserimento semplice. I fiori violacei sono riuniti in infiorescenze e hanno il caratteristico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Lamiacee. I frutti si formano alla base dei fiori e contengono i minuscoli semi ovoidali di colore marrone scuro.
• Impieghi farmaceutici: Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis. Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante. Secondo un’antica tradizione inoltre la Salvia officinalis può essere utilizzata per curare un’eccessiva sudorazione: si prepara un infuso con la Salvia officinalis e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
• Impieghi magici: Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: infatti salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute). Presso i Romani la salvia doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l’intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati. Bevuta come tè è rilassante e favorisce i lavori psichici, sviluppa la concentrazione e i sensi. In alternativa si può bruciarla come incenso o utilizzarne l’olio. Solitamente va utilizzata insieme all’elemento acqua.


SANDALO (Santalum album L.):

• Morfologia: Il sandalo citrino (Santalum album L.) è una piccola pianta tropicale della famiglia delle Santalaceae. Alcuni popoli hanno attribuito grande significato alla sua fragranza e alle sue qualità medicinali. È un albero sempreverde che può raggiungere i 10 metri e che colpisce per la sua bellezza. Possiede foglie intere ed opposte. La pianta è provvista di piccoli fiori. Il frutto è carnoso e manifesta un calice persistente.
• Impieghi farmaceutici: Il suo legno contiene un olio volatile (olio di sandalo) utilizzato prevalentemente nei prodotti per massaggio e in quelli per l’igiene e la pulizia (saponi dermopurificanti). In Asia, nella medicina ayurvedica, il sandalo è utilizzato come astringente e diuretico e la polvere del legno veniva usata per curare la gonorrea. Attualmente il sandalo è indicato, sempre sotto prescrizione e controllo medico, come balsamico e antisettico ed impiegato nella terapie delle cistiti. In aromaterapia gli vengono attribuite proprietà battericide, sedative, antidepressive, afrodisiache.
• Impieghi magici: Un’antica credenza popolare indiana affermava che nessuno spirito maligno potesse entrare in un luogo impregnato del profumo di sandalo, era quind usato durante preghiere ed evocazioni. Le fumigazioni di sandalo stimolano l’intelligenza e accrescono la volontà. Inoltre, risvegliano le energie sopite. Il sandalo bianco o citrino è influenzato da Venere e la Luna, mentre quello rosso è sotto l’influenza di Marte.

SANDRACCA (resina di Tetraclinis articulata):

• Morfologia: La sandracca è una resina estratta dal Tetraclinis articulata, albero della famiglia delle Cupressaceae originario del Nordafrica. Il ginepro articolato (Tetraclinis articulata) è una conifera sempreverde della famiglia delle Cupressaceae, endemica della regione del Mediterraneo occidentale. È l’unica specie del genere Tetraclinis. Il T. articulata è un piccolo albero a crescita lenta che generalmente arriva a misurare da 6 a 15 m, raramente 20 m di altezza e con il diametro del tronco da mezzo ad un metro, spesso con due o più derivazioni già alla base. Le foglie sono squamiformi, formate da numerose foglioline, mentre i frutti sono coni di 10–15 mm di lunghezza, verdi quando giovani, marroni a maturazione avvenuta dopo circa 8 mesi dall’impollinazione, e hanno quattro scaglie disposte frontalmente in due coppie. I semi hanno 5–7 mm di lunghezza e 2 mm di larghezza, con un’ala legnosa disposta su ogni lato. La pianta è una delle poche conifere cedue, adattamento necessario per sopravvivere agli incendi e ai flussi migratori degli animali.
• Impieghi farmaceutici: Nessuno.
• Impieghi magici: I copti usavano questa resina per rendere più efficaci i salmi di Davide.

SANGUE DI DRAGO (resina ottenuta da diverse famiglie di piante):

• Morfologia: Il sangue di drago è una resina di colore rosso, che si ottiene da numerose e differenti specie di piante: Croton, Dracaena, Daemonorops, Calamus e Pterocarpus. Le resine vengono ottenute dalla essudazione di spaccature naturali della corteccia delle piante o anche da incisioni praticate appositamente sul tronco e sui rami, o dai frutti. Sin dal XVII secolo, dal Sangue di Drago viene inoltre ricavata una delle tipiche vernici usate dai maestri liutai italiani per rifinire i violini e altri strumenti ad arco.
• Impieghi farmaceutici: Questa resina rossa era usata nei tempi antichi per molti scopi: per laccare il legno, in medicina, come incenso e come tinta. Sull’isola di Socotra il Sangue di Drago ricavato dalla Dracaena Cinnabari viene considerato tuttora una sorta di panacea, infatti viene usato per far guarire le ferite, gli eczemi e altri disturbi della pelle, grazie alle sue capacità coagulanti (paradossalmente il Sangue di Drago ottenuto dalle piante del genere Daemonorops nel Sud-Est Asiatico ha invece proprietà opposte, cioè anticoagulanti), inoltre lo utilizzano per le sue capacità anti-diarroiche, per far abbassare la febbre, per curare le ulcere della bocca, per curare l’apparato gastro-intestinale, oltre che come antivirale per le vie respiratorie. Nella medicina popolare il Sangue di Drago viene usato esternamente come soluzione o sospensione per favorire la guarigione delle ferite e per fermare il sanguinamento, mentre internamente serve contro i dolori alla cassa toracica, i traumi interni e le irregolarità mestruali.
• Impieghi magici: Dal punto di vista magico rituale in India viene ancora usato come incenso cerimoniale. Nell’Hoodoo, che è un tipo di magia popolare afro-americana, come anche nel Voodoo di New Orleans, il Sangue di Drago viene utilizzato nelle mani mojo per attirare denaro ed amore, inoltre viene usato come incenso per ripulire i luoghi dalla presenze ed influenze negative. Viene aggiunto nell’inchiostro rosso detto “Sangue di Drago”, utilizzato per scrivere sigilli magici e talismani. Nella magia medioevale e moderna e nell’alchimia era associato alla sfera planetaria di Marte. Nella stregoneria neopagana viene utilizzato per incrementare la potenza degli incantesimi di protezione, d’amore e sessualità, di allontanamento e di attacco. Anche nello sciamanesimo New Age, ha usi simili. E’ ritenuto eccellente per la Magia Nera in quanto il suo profumo viene associato all’aggressione. La resina in polvere è usata nei lavori di collera o lussuria; il balsamo, invece, è impiegato per dare tormento al nemico. Attrae potere, amore e protezione.

SENNA (genere Senna Mill.):

• Morfologia: Il genere Senna Mill. comprende piccoli alberi e arbusti della famiglia delle Leguminose o Fabacee. Il termine volgare senna indica genericamente diverse specie di questo genere e anche del genere Cassia a esso affine, e in modo particolare Senna alexandrina sin. Cassia angustifolia.
• Impieghi farmaceutici: La senna è probabilmente l’erba lassativa più largamente utilizzata nelle preparazioni erboristiche. Appartiene alla classe dei lassativi naturali, chiamata antrachinonica, che sono sconsigliati in gravidanza, nella fase dell’allattamento e nel caso il paziente soffra di emorroidi. Si utilizzano le sue foglie assunte per via orale tramite una tisana. O, con effetto più blando, i frutti.
• Impieghi magici: Nessuno.

STORACE o MELLA BIANCA (Styrax officinalis L.):

• Morfologia: Lo storace (Styrax officinalis L.) è una pianta angiosperma dicotiledone. È chiamato anche Mella Bianca, parola che viene dal dialetto di Palombara Sabina. È l’unica specie ad areale europeo del genere che comprende oltre un centinaio di specie a distribuzione tropicale. È una pianta caducifoglia a portamento arbustivo ma arriva anche all’aspetto di alberello; fiorisce in aprile-maggio. I fiori sono bianchi, profumati e dolci portati in infiorescenze a racemo. Porta foglie intere ovate, pelose per peli stellati nella pagina inferiore.
• Impieghi farmaceutici: Da non confondere con la resina dello storace, che è prodotta dalla pianta del Liquidambar orientalis.
• Impieghi magici: Bruciato come incenso è usata nei rituali di vendetta, separazione, inimicizia e cattiva volontà. Solitamente va usato in fase di luna calante per gli incantesimi di distruzione e andrebbe infuso dell’elemento Terra.

STORACE (resina di Liquidambar orientalis):

• Morfologia: Sostanza resinosa ricavata dalla Liquidambar orientalis, da non confondere con la pianta di Storace (Styrax officinalis).
• Impieghi farmaceutici: Nessuno.
• Impieghi magici: La resina di storace ha potere opposto rispetto alla pianta omonima: è usata per le purificazioni e per attrarre prosperità materiale. Potenzia gli altri incensi e protegge dalle forze negative

STRAMONIO O ERBA DEL DIAVOLO (Datura stramonium L.):

• Morfologia: Lo stramonio comune è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee (Angiosperme Dicotiledoni). Come altre specie del genere Datura (Datura inoxia, Datura metel etc.) è una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, presenti in tutti i distretti della pianta e principalmente nei semi. Pianta erbacea a ciclo annuale, presenta una radice a fittone, fusiforme, e un fusto eretto, con biforcazioni ramose e altezza che può raggiungere anche i due metri. Le foglie sono semplici e alterne, di grandi dimensioni, picciolate, con lamina ovale, base asimmetrica e margine dentato-frastagliato. I fiori sono ermafroditi, lunghi fino a 10 cm e solitari, presenti nelle zone terminali e nelle ascelle dei vari rami. Il calice è di forma allungata e composto da 5 sepali a lobi saldati; da questa si sviluppa una corolla bianca, a volte con sfumature violacee, di forma tubulare, a 5 petali saldati, acuminati e pieghettati. L’ androceo è composto da 5 stami, il gineceo da un pistillo con ovario supero, bi-carpellare e biloculare, munito di stilo unico e stimma bifido. La fioritura avviene tra luglio ed ottobre; i fiori rimangono chiusi durante il giorno per poi aprirsi completamente la notte, emanando un intenso e penetrante odore che attira le farfalle notturne; l’impollinazione è infatti entomofila (tramite insetti pronubi). Il frutto è una capsula globosa, divisa in 4 logge, della grandezza di una noce ed irta di spine (da qui il nome di noce spinosa); al suo interno si trovano numerosi semi neri e reniformi, lunghi circa 3 mm.
• Impieghi farmaceutici: Tutta la pianta è estremamente velenosa per via dell’alto contenuto di alcaloidi che variano in concentrazione ed in tossicità nelle diverse parti della pianta (radice, fiori, fusti, foglie e semi) e nelle diverse stagioni nonché da esemplare a esemplare. In tempi remoti veniva spesso usata per il suicidio e l’omicidio. L’exitus avviene tramite la paralisi della muscolatura respiratoria. Venivano usate le foglie, per alleviare l’asma bronchiale, sotto forma di sigarette contenenti anche altre erbe medicinali; finché non furono evidenti gli effetti collaterali e la dipendenza che i pazienti subivano inevitabilmente fumando tutti i giorni tali sigarette.
• Impieghi magici: Lo stramonio è utilizzato dagli sciamani per i viaggi astrali. E’ una pianta femminile nota in medicina come Datura Inoxia e in volgare come Erba del Diavolo. Lo stramonio, insieme alla belladonna, alla mandragora e all’aconito, sono le quattro erbe psicotrope utilizzate dalle streghe per il sabba. Nella tradizione popolare questa pianta è anche chiamata ‘Erba del Diavolo’ per le sue proprietà di potente allucinogeno; era infatti uno degli ingredienti dell’unguento magico attribuito a Satana.

STROFANTO (genere Strophanthus):

• Morfologia: Strophanthus DC., 1802 è un genere di piante della famiglia Apocynaceae, originarie delle zone tropicali di Asia e Africa. Il genere Strophanthus comprende circa 40 specie.
• Impieghi farmaceutici: Dai semi e dalle radici di queste piante si estraggono diversi glicosidi, fra cui la strofantina. Questi glucosidi hanno proprietà simili a quelle dei digitalici: sono cardiocinetici che aumentano la forza di contrazione del cuore (effetto inotropo positivo) e riducono la frequenza cardiaca (effetto cronotropo negativo), migliorando nel complesso il rendimento del miocardio. Vengono utilizzati nella cura dello scompenso cardiaco.
• Impieghi magici: Nessuno.


TARASSACO o DENTE DI LEONE o SOFFIONE(Taraxacum officinale):

• Morfologia: Il taràssaco comune è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Asteracee. L’epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall’antichità e sfruttate con l’utilizzo delle sue radici e foglie. È comunemente conosciuto come dente di leone o soffione, o anche con lo storpiamento del nome in taràssacco. È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 3 e 9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei. Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole. Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all’apice un’infiorescenza giallo-dorata, detta capolino. Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all’indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi. Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L’androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare e uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, a uno stimma bifido. La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all’autunno. L’impollinazione è di norma entomogama, ossia per il tramite di insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama). Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.
• Impieghi farmaceutici: In medicina popolare il tarassaco viene usato per diverse indicazioni e composizioni con altri fitorimedi come: epatico/biliare, antireumatico spasmolitico, anaflogistico, diuretico, antidiscratico. In fitoterapia si usa ancora la droga pura, in infusione o decotto, per disappetenza e disturbi dispeptici.
• Impieghi magici: Le fumigazioni di tarassaco stimolano le doti spirituali e accrescono la volontà. La tradizione popolare associa il tarassaco alle sedute spiritiche e alla veggenza.

TIGLIO (Tilia L.):

• Morfologia: E’ un genere di piante della famiglia delle Tiliaceae (Malvaceae secondo la classificazione APG), originario dell’emisfero boreale. Il nome deriva dal greco ptilon (= ala), per la caratteristica brattea fogliacea che facilita la diffusione eolica dei grappoli di frutti. Sono alberi di notevoli dimensioni, molto longevi (arrivano fino a 250 anni), dall’apparato radicale espanso, profondo. Possiedono tronco robusto, alla cui base si sviluppano frequentemente numerosi polloni, e chioma larga, ramosa e tondeggiante. La corteccia dapprima liscia presenta nel tempo screpolature longitudinali. Ha foglie alterne, asimmetriche, picciolate con base cordata e acute all’apice, dal margine variamente seghettato. I fiori, ermafroditi, odorosi, hanno un calice di 5 sepali e una corolla con 5 petali di colore giallognolo, stami numerosi e saldati alla base a formare numerosi ciuffetti; il pistillo è unico con ovario supero pentaloculare; sono riuniti a gruppi di 3 (o anche 2-5) in infiorescenze dai lunghi peduncoli dette antele (cioè infiorescenze in cui i peduncoli fiorali laterali sono più lunghi di quelli centrali). Le infiorescenze sono protette da una brattea fogliacea ovoidale di colore verde-pallido, che rimane nell’infruttescenza e come un’ala agevola il trasporto a distanza dei frutti. Questi sono delle nucule ovali o globose, della grossezza di un pisello, con la superficie più o meno costoluta, pelosa e con un endocarpo legnoso e resistente, chiamata carcerulo.
• Impieghi farmaceutici: Il decotto di corteccia dei giovani rami raccolto in primavera ha proprietà astringenti, per uso esterno utilizzato come clistere per la cura di diarree e infezioni intestinali. L’infuso, la tisana e lo sciroppo dei fiori con le brattee, raccolti in giugno-luglio e fatti seccare all’ombra, vantano proprietà anticatarrali, bechiche, sudorifere, emollienti, antispasmodiche, vasodilatatrici e calmanti nei confronti di stati d’ansia. Per uso esterno l’infuso di fiori viene usato per bagni calmanti e ristoratori, mentre il decotto serve per gargarismi curativi di stomatiti, faringiti, glossiti, angine
L’estratto acquoso di alburno (la parte esterna del legno) dei rami, avrebbe un’azione contro gli spasmi intestinali, biliari ed epatici, vanterebbe inoltre un’attività antipertensiva e dilatatrice delle coronarie. Il decotto dei giovani rami ha un’azione diuretica. Il carbone vegetale ottenuto dal legno viene utilizzato come assorbente antiputrido intestinale.
• Impieghi magici: E’ considerato un albero benefico e protettore. I suoi fiori sono utilizzati per propiziare sonno e sogni ed è uno degli ingredienti dei filtri d’amore. Propizia il sonno e i sogni ed è inserito nei sacchettini talismanici per proteggersi dai pericoli del corpo.


TIMO (Thymus L.):

• Morfologia: Genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Il suo nome scientifico deriva dal greco forza, coraggio, che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico. È una pianta a portamento arbustivo, perenne, alta fino a 40-50 cm, con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato, che forma dei cespugli molto compatti. Le foglie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al grigio, all’argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie. I fiori sono di colore bianco-rosato e crescono all’ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila (da insetti), soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni. La pianta è considerata appartenente al gruppo della “aromatiche”. Ha infatti in ogni parte, ma soprattutto nelle foglie e nei fiori un odore gradevole ed aromatico.
• Impieghi farmaceutici: Il timo possiede notevoli proprietà antisettiche a livello gastrointestinale, note fin da tempi antichissimi. Costituiva, con altri oli essenziali, una sostanza base usata dagli Antichi Egizi nel processo di imbalsamazione.
Fino alla fine della Prima guerra mondiale con il timo si realizzavano i disinfettanti più diffusi. È efficace nelle infezioni delle vie urinarie. Le proprietà antibatteriche sono dovute a un fenolo, il timolo, contenuto in tutte le parti della pianta, responsabile del forte profumo. Il timolo, come per altri fenoli essenziali, allo stato di elevata concentrazione è corrosivo e tossico. In erboristeria il suo uso è consigliato nelle affezioni dell’apparato respiratorio quali tosse o asma, visto che svolge una funzione espettorante, aumentando la produzione di secreto bronchiale e facilitandone l’espulsione. Può anche essere usato per l’eliminazione dei batteri presenti all’interno delle scarpe.
• Impieghi magici: Usato principalmente per difesa contro magie altrui. E’ impiegato per disinfestare gli ambienti e purificare gli oggetti. Inoltre, trova impiego nei rituali terapeutici.


VALERIANA o AMANTILLA(Valeriana officinalis):

• Morfologia: La Valeriana comune è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Valerianacee. È la più nota del genere Valeriana, costituito da più di 150 specie, maggiormente divulgate nelle regioni boscose europee e, in parte, anche in Nord America e nelle regioni tropicali sudamericane. Il nome botanico si deduce dal latino valere (rigoroso, sano). Pianta erbacea e perenne, con breve rizoma stolonifero, fusto eretto e solcato in superficie da scanalature, radici fibrose emananti uno sgradevole e penetrante odore; in condizioni ottimali può raggiungere altezze di circa 150 cm. Le foglie sono opposte e prive di stipole, con picciolo presente solo nelle inferiori (le superiori sono sessili); tutte si presentano composte e imparipennate, costituite da 11-19 foglioline a lamina intera o dentata e di un bel colore verde intenso. I fiori, leggermente profumati, si trovano riuniti a formare un particolare tipo di infiorescenza detta corimbo; sono ermafroditi, con calice ridotto e corolla a 5 petali, tubolare e dal colore rosa chiaro; l’androceo è composto da 3 stami, il gineceo da un pistillo tri-carpellare con ovario infero ed uniloculare. La fioritura avviene in aprile-giugno e l’impollinazione è entomogama (tramite insetti). Il frutto è un achenio striato provvisto di setole piumose derivanti dalla modificazione che i piccoli denti del calice subiscono con la maturazione. La loro presenza ne aiuta la dispersione per mezzo del vento.
• Impieghi farmaceutici: Si usa la radice della pianta che però ha un odore sgradevole. Possiede proprietà sedative e calmanti, favorendo il sonno.
• Impieghi magici: La radice viene polverizzata e usata nei sacchetti protettivi. Viene appesa in casa per difendere dai fulmini ed è posta sotto il cuscino per favorire il sonno. I Greci appendevano un rametto di valeriana sotto la finestra per scacciare il male e si dice che se regalata al proprio compagno favorisce la pace coniugale.


VERBENA (Verbena L.):

• Morfologia: Genere di piante erbacee annue o perenni della famiglia delle Verbenaceae. Il fusto è quadrangolare. Le foglie sono per lo più opposte, dentate, alterne e con nervature ben visibili. I fiori hanno un calice a quattro o cinque sepali, parzialmente fusi. La corolla (gamopetala) ha la forma di un tubo allungato con cinque petali non perfettamente uguali. L’androceo è formato da 4 stami inseriti sul tubo corollino. Si presentano dalla primavera all’autunno inoltrato. Il frutto è una capsula con quattro semi.
• Impieghi farmaceutici: La verbena è una pianta molto utilizzata in erboristeria in quanto ha molteplici proprietà medicinali: viene usata per curare i calcoli, è spasmolitica, drenante, antinfiammatoria, analgesica, diuretica, antidolorifica, tonica, vermifuga, febbrifuga, tranquillante, ecc. Non va usata in gravidanza. Viene usata tramite infusi, decotti, impacchi. Se ne consiglia l’uso esterno, perlomeno come infusi e decotti.L’uso tradizionale è consigliato da secoli come pianta tonica amara, stomachica digestiva,deostruente splenico-biliare.La dose consigliata tradizionalmente è di una tazza di tisana con un cucchiaio di erba 2-3-volte al di. Questa pianta è stata utilizzata in erboristeria per trattare problemi nervosi e insonnia. È stata anche considerata un’erba di ispirazione quindi è stata a lungo considerata come una potente alleata di poeti e scrittori. Più di recente, gli indiani Pawnee l’hanno utilizzata per migliorare i loro sogni.
• Impieghi magici: Purifica, protegge e allontana la malinconia. L’essenza stimola il piacere sessuale, per questo il suo olio è usato nei filtri d’amore. Per i Romani era una pianta sacra, per i Celti era magica ed era utilizzata nei riti di avvicinamento. La chiamavano “Herba Veneris” in quanto le erano attribuite virtù afrodisiache e la capacità di ridare vista ad amori spenti. Inoltre, era utilizzata per pulire altari e i luoghi di culto. Veniva usata dalle tribù indiane , e da maghi e stregoni per incantesimi e sacrifici agli Dei, per questo veniva chiamata anche erba sacra. La verbena era sacra ad Iside e agli antichi romani. La pianta è anche nota per le sue proprietà magiche e afrodisiache. Una leggenda narra che fu utilizzata sul Monte del Calvario per cicatrizzare le ferite di Gesù Crocefisso ed ancora oggi, nella liturgia della festività dedicata all’Assunzione di Maria, viene utilizzata per benedire le chiese.


VISCHIO (Viscum album):

• Morfologia: Pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscacee. Il vischio è una pianta sempreverde epifita, emiparassita di numerosi alberi, soprattutto latifoglie come ad esempio pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli, ma anche sulle conifere: pino silvestre e pino montano. Se ne può notare la presenza specialmente in inverno, quando i suoi cespugli piantati nei tronchi sono evidenziati dalla perdita delle foglie della pianta che li ospita. La foglia verde del vischio indica la presenza di clorofilla, quindi questa pianta è in grado di compiere la fotosintesi come tutte le altre. L’unico handicap è nell’organicazione dei sali minerali, in particolare l’azoto, che il vischio non è in grado di ottenere per conto proprio. Ciò spiega la sua natura di parassita. Caratterizzato da foglie oblunghe e coriacee della larghezza di circa 2 cm poste a due a due lungo il ramo, il vischio ha i fiori gialli e frutti dalle bacche sferiche bianche o giallastre translucide e con l’interno gelatinoso e colloso. Il succo delle bacche veniva usato per preparare colle usate nell’uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.
• Impieghi farmaceutici: La coltivazione del vischio è praticata per fini ornamentali ed in erboristeria (dalle sue foglie si ricavano infusi), recidendo in primavera una parte di ramo da una pianta ospite e innestando, schiacciandola, una bacca di vischio matura. Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale, sotto forma di tinture od infusi, come anti ipertensivo e antiarteriosclerotico. Si è visto che tale azione non sembra trovare conferme negli studi clinici e che molti dei principi attivi della pianta, se assunti per bocca, vengono inattivati dai succhi gastrici. Le parti erbacee, invece, contengono sostanze che sembrano possedere attività immunomostimolante ed antitumorale, qualora iniettate per via parenterale. Si sconsiglia l’uso del vischio in caso di terapie con anticoagulanti (di cui potrebbe aumentarne l’azione), antidepressivi ed immunosoppressori. Si consiglia di non assumere vischio autonomamente ma di rivolgersi sempre a personale specializzato in quanto la pianta è segnalata dai centri antiveleni. Tutte le parti del vischio possono risultare tossiche; le bacche, soprattutto, sono pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. L’azione tossica del vischio dipende dalla presenza di viscumina (sostanza capace di provocare agglutinazione dei globuli rossi) e di alcuni peptidi. I sintomi dell’intossicazione da vischio comprendono: lo sviluppo di una gastroenterite, sete elevata, diplopia, dilatazione pupillare, diminuzione dei battiti cardiaci fino al collasso. Si possono verificare anche allucinazioni, disturbi mentali e convulsioni.
• Impieghi magici: Era la pianta sacra dei druidi e dei Celti, che consideravano il succo delle sue bacche come il liquido seminale del Dio del Cielo. Favorisce la salute, la protezione, la creatività e la fortuna. Inoltre, propizia fecondità. Viene consigliato per attrarsi le grazie degli Dei. E’ associato ad Apollo, Odino e la sua sposa Figg. Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, era, assieme alla quercia, considerato pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie; continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l’usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l’arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami. Nel VI libro dell’Eneide di Virgilio, dove si racconta la discesa di Enea nell’oltretomba, la Sibilla cumana gli ordina di trovare un “ramo d’oro” (cioè di vischio, secondo gli studi antropologici) che sarà necessario per placare le divinità infere durante la sua catabasi.


ZAFFERANO (Crocus sativus):

• Morfologia: Pianta della famiglia delle Iridaceae, coltivata in Asia minore e in molti paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia le colture più estese si trovano nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna; altre zone di coltivazione degne di nota si trovano in Umbria e in Toscana. Dallo stimma trifido si ricava la spezia denominata “zafferano”, utilizzata in cucina e in alcuni preparati medicinali. La parola zafferano deriva dalla parola latina safranum, che a sua volta deriva dall’arabo zaʻfarān, che significa “giallo”. La pianta è una iridacea ed appartiene al genere Crocus di cui fanno parte circa 80 specie. La pianta adulta è costituita da un bulbo-tubero di un diametro di circa 5 cm. Il bulbo contiene circa 20 gemme indifferenziate dalle quali si originano tutti gli organi della pianta, in genere però sono solo 3 le gemme principali che daranno origine ai fiori e alle foglie, mentre le altre, più piccole, produrranno solo bulbi secondari. Durante lo sviluppo vegetativo dalle gemme principali del bulbo si sviluppano i getti, uno per ogni gemma; per cui da ogni bulbo ne spunteranno circa 2 o 3. I getti spuntano dal terreno avvolti da una bianca e dura cuticola protettiva, che permette alla pianta di perforare la crosta del terreno. Il getto contiene le foglie ed i fiori quasi completamente sviluppati, una volta che è fuoriuscito dal terreno si apre e consente alle foglie di allungarsi e al fiore di aprirsi completamente. Il fiore dello zafferano è un perigonio formato da 6 petali di colore violetto intenso. La parte maschile è costituita da 3 antere gialle su cui è appoggiato il polline. La parte femminile è formata dall’ovario, stilo e stimmi. Dall’ovario, collocato alla base del bulbo, si origina un lungo stilo di colore giallo che dopo aver percorso tutto il getto raggiunge la base del fiore, qui si divide in 3 lunghi stimmi di colore rosso intenso. Le foglie del Crocus sativus sono molto strette e allungate. In genere raggiungono la lunghezza di 30/35 cm, mentre non superano mai la larghezza di 5 mm.
Il Crocus sativus è una pianta sterile triploide, è il risultato di una intensiva selezione artificiale di una specie originaria dell’isola di Creta, il Crocus cartwrightianus. Una selezione messa in atto dai coltivatori che cercavano di migliorare la produzione degli stimmi. La sua struttura genetica lo rende incapace di generare semi fertili, per questo motivo la sua riproduzione è possibile solo per clonazione del bulbo madre e la sua diffusione è strettamente legata all’assistenza umana.
• Impieghi farmaceutici: Un tempo allo zafferano, di cui si utilizzano gli stimmi, venivano attribuite proprietà antispastiche, antidolorifiche e sedative. Oggigiorno, tuttavia, sono stati trovati composti abortivi e l’uso di 20 g. al dì di zafferano può anche risultare mortale. L’uso dello zafferano può provocare anche effetti collaterali quali: vertigini, torpore e manifestazioni emorragiche da riduzione del numero delle piastrine (trombocitopenia) e da ipoprotrombinemia (diminuzione della protrombina). Lo zafferano, attualmente, viene utilizzato solamente dall’industria alimentare ed in gastronomia come spezia o come colorante, anche se è ricco di carotenoidi che riducono i danni cellulari provocati dai radicali liberi.
• Impieghi magici: Dotato di proprietà medicinali, usato per tingere le bende delle mummie egiziane, per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi da Indiani, Arabi, Egiziani, Greci e Romani, considerato come afrodisiaco dai persiani e nella mitologia greca, nel medioevo era visto come un simbolo di ricchezza e 500 grammi valevano quanto un cavallo. E’ usato nei rituali d’amore, di guarigione, di forza e di felicità. Si aggiunge ai sacchetti, si può fare un infuso della polvere della radice, o un decotto della radice intera. Ha un sapore molto forte.

 

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