Consigli agli scrittori – La punteggiatura

Immagine di NestoDesign
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La punteggiatura, e in particolare l’uso della virgola, crea sempre qualche problema agli autori esordienti (ma anche a quelli più navigati, a volte).

Il punto fermo è una pausa lunga. Va messo sempre alla fine di una frase e segue sempre la lettera maiuscola.

Il punto e virgola è una pausa breve, serve a dividere due frasi (che possono essere anche complesse e formate da altre subordinate), ma collegate tra loro dal discorso.

I puntini di sospensione vanno sempre in numero di tre (mai due, mai quattro e così via). Può seguire la maiuscola se la frase resta sospesa e ne inizia una nuova. Può seguire la minuscola se il discorso prosegue.

Esempi:

Oggi quello spicchio di luna era così luminoso… La ragazza chiuse le tende per non vederla.

Oggi quello spicchio di luna è così… luminoso.

I punti interrogativi ed esclamativi hanno la stessa funzione del punto fermo, ma servono a dare un tono interrogativo o esclamativo alla frase. Segue sempre la maiuscola e, se si tratta di battute di dialogo, dopo non vogliono anche il punto fermo.

È meglio non abusarne e metterne solo uno (per non dare al testo un’aria immatura). Nel caso in cui si voglia rischiare e si decida di metterne più d’uno, vanno SEMPRE in numero di tre (mai due o quattro, etc).

Usarli insieme non è consigliato, ma – se proprio si vuole – vanno scritti così “?!”. Nessun’altra grafia è corretta. Mai: “!?” o “?!?” o altri.

La virgola è una pausa breve e serve a dare ritmo e tono al discorso.

Va messa:

  • negli elenchi (Ho comprato il pane, l’aglio, il prezzemolo, la rucola);
  • prima e dopo i vocativi (Angelo, fa’ attenzione!);
  • è preferibile, ma non obbligatoria, prima e dopo le temporali e le modali (Dopo pranzo, andai in giardino; Nonostante sia rotto, voglio tenerlo);
  • prima delle avversative come “ma”, “bensì”, “però”, etc. (Era un disegno colorato, ma mi sembrava ugualmente triste);
  • prima di “perché”, “affinché” e affini (Sono andato a ballare, perché amo la musica);
  • dopo affermazioni e negazioni, iteriezioni ed esortazioni (Sì, hai ragione; No, ti sbagli; Certo, va bene; Su, fa’ in fretta!);
  • Negli incisi sempre in numero di due, una prima e una dopo l’inciso (Andrea, dopo aver fatto il bagnetto, andò a dormire).
  • Nelle dislocazioni: nelle frasi in cui vi è un pronome nella prima parte e una specifica del soggetto nella seconda parte (esempio: Le ho comprate io, le scarpe).

Non va messa MAI:

  • Fra soggetto e verbo o fra un verbo e il complemento cui è riferito (Luca, andò dal barbiere; Laura metteva sempre, la sua maglia blu).

Casi particolari:

  • La virgola davanti al “ma” avversativo si può anche omettere, soprattutto nel caso in cui segue un inciso. Esempio: “A me sembra di sì ma, per l’appunto, non vorrei sbagliarmi.”
  • La virgola prima della “e” non è errore, anche se solitamente si evita nel caso in cui la congiunzione vada a mettere in relazione gli elementi di un elenco o due frasi coordinate non troppo complesse. Va a gusto.
  • Davanti al “che” non è errore, va solo a sottolineare la presenza di una subordinata.

Per ulteriori dubbi, vi rimando a questo link dell’Accademia della Crusca:

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/uso-virgola-prima-congiunzione

E a questo:

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/punteggiatura

Vi faccio notare due cosette dai link:

 

Senz’altro ci sono casi più rigidi in cui la posizione della virgola risulta più vincolante dal punto di vista logico-sintattico ma, normalmente, l’uso della virgola resta una scelta stilistica personale, un modo per dare rilievo.

Come vedete, la stessa Crusca in casi come questo la virgola prima del “ma” non la mette.

La virgola diventa obbligatoria laddove va a cambiare il senso della frase. È classico l’esempio: «Vado a mangiare nonna». Che ha un significato diverso da: «Vado a mangiare, nonna».

 

Dai link:

Le frasi relative cambiano valore (e senso) a seconda che siano separate o meno con una virgola dalla reggente: “gli uomini che credevano in lui lo seguirono” cioè “lo seguirono solo quelli che credevano in lui” è una relativa limitativa; “gli uomini, che credevano in lui, lo seguirono”, ovvero “lo seguirono tutti gli uomini perché credevano in lui”, è una relativa esplicativa.

E questo concetto vale anche in caso di “e” congiunzione. In generale: se la virgola aiuta a rendere la frase più chiara, mettetela. Non è errore.

Sempre sui link dell’Accademia della Crusca c’è scritta questa regola generale cui io cerco sempre di attenermi:

Se state mettendo la terza virgola all’interno di un periodo, allarme. Rileggete il periodo che state scrivendo e valutate se la virgola vi serve davvero per rendere più chiara e facile la lettura, oppure se vi state imbarcando in un periodo lungo e arzigogolato.

Alcuni periodi sono talmente ricchi si subordinate che l’inciso si perde. In casi come quelli è necessario usare i trattini medi o lunghi per fare chiarezza o togliere una delle due virgole. Mi spiego meglio:

No: Maryl non ha alcun posto dove andare e, anche se dovesse seminarlo, presto o tardi, dovrà fare ritorno a casa, affrontare la sua ira e quella di sua madre.

Sì: Maryl non ha alcun posto dove andare e, anche se dovesse seminarlo, presto o tardi dovrà fare ritorno a casa, affrontare la sua ira e quella di sua madre.

Altrimenti il “dovrà” (riferito al soggetto “Maryl”) non si trova più separato da esso da un semplice inciso, ma da tre virgole che non fanno capire bene il tono della frase e la fanno risultare poco leggibile.

Stessa cosa qui:

No: Maryl non ha alcun posto dove andare, se dovesse seminarlo, presto o tardi, dovrà fare ritorno a casa, affrontare la sua ira e quella di sua madre.

Sì: Maryl non ha alcun posto dove andare; se dovesse seminarlo, presto o tardi, dovrà fare ritorno a casa, affrontare la sua ira e quella di sua madre.

Serve qualcosa che faccia distinguere a colpo d’occhio qual è l’inciso e quali sono le altre subordinate.

O ancora: È un silenzio insopportabile per Maryl che viene rotto nel peggiore dei modi.

Qui la virgola si può omettere, come in altri casi, ma metterla non è errato. Così come il “Ma” a inizio frase, sta alla sensibilità dello scrittore se dare una pausa aggiuntiva o meno e se iniziare la frase con un’avversativa per comunicare un certo tipo di emozione. Considerazioni che vanno fatte su un contesto più ampio e non sulle semplici frasi.

Quando si sceglie di smezzare le frasi per togliere una virgola che interrompe un inciso (come in uno degli esempi precedenti), se il punto e virgola non piace può essere sostituito da un punto fermo, da una congiunzione o addirittura dai due punti. L’unica che non va è la virgola perché se ne avrebbero tre di seguito (e non è un elenco, bensì un inciso). Le virgole dell’inciso devono essere sempre e solo due (una prima e una dopo la frase, come se fossero parentesi). Gli incisi funzionano a tutti gli effetti come parentesi nel senso che si trovano alle estremità di subordinate eliminabili e la frase risultante dovrebbe mantenere ugualmente il senso.

Faccio un esempio (riprendendo una delle frasi precedenti) con le parentesi per farvi capire il problema:

Maryl non ha alcun posto dove andare (se dovesse seminarlo) presto o tardi) dovrà fare ritorno a casa, affrontare la sua ira e quella di sua madre.

Come vedete, usando le parentesi è più chiaro. Due incisi di seguito non possono starci perché la frase fuori non avrebbe senso, ci sarebbe sempre una virgola/parentesi di troppo.

Articolo di Luna

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