Consigli agli scrittori – Flashback e Flashforward

Immagine di NestoDesign
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Una tecnica utile per rendere più ricca e coinvolgente una storia è l’uso dei flashback (ovvero la narrazione di una scena precedente al tempo in cui la storia si sta svolgendo) o dei flashforward (la narrazione di una scena futura rispetto al tempo della storia).

Flashback

È utile perché, nel rispetto dello show don’t tell, possiamo mostrare ai lettori quello che ha portato il nostro protagonista a essere quello che è, ad esempio,  oppure svelare nel momento giusto – quando cioè il lettore è già dentro alle vicende – un antefatto che ribalta tutto, che chiarisce, che dà nuovi spunti vitali per la trama, o che semplicemente ne approfondisce qualche aspetto.

In generale è proprio la profondità l’elemento che apportano i flashback, permettendo allo scrittore di muoversi con più libertà sulla linea del tempo, rompendo la monotonia data dalla linearità. Un romanzo vive di intrecci, di verità svelate poco per volta. Ci sono altri metodi per farlo, ma poter giocare anche con il tempo è di sicuro un’arma molto utile.

Quando usare un flashback sta alla sensibilità dello scrittore, bisogna solo ricordare che una scena che rompe il tempo della narrazione, al punto giusto, può rendere tutto più intrigante, nel punto sbagliato può invece rallentare eccessivamente il ritmo. Come tutto, nella stesura di un romanzo, il flashback deve avere un valido motivo per venire usato e il posto esatto nella collocazione temporale e causale delle vicende. Se dapprincipio appare scollegato come tematiche può essere una tecnica per creare tensione, ma non bisogna tirare troppo la corda o subentrerà la noia nel leggere di eventi non ben collegati e poco comprensibili. Se al contrario lo si usa per chiarire qualche aspetto può risultare illuminante, oppure troppo didascalico, noioso anche qua perché non così essenziale e chi legge preferisce sapere quel che succederà nella storia principale.

Tecnicamente ci sono diversi modi per inserirlo nella narrazione. È importante dare subito un’indicazione che chiarisca il tempo di quegli eventi. Dipende dallo stile come farlo ma, a meno che non si voglia creare deliberatamente confusione, è piuttosto irritante accorgersi solo a metà flashback che siamo nel passato. Si può inserire uno stacco visivo, una riga bianca, per evitare che il lettore perda il filo. Si può usare una descrizione fisica del personaggio che identifica subito un tempo diverso, o una ambientale, qualche elemento saliente nel caratterizzare la differenza di tempo (una divisa per far capire che il barbone di cui stiamo narrando si trova in quella scena vent’anni prima quando prestava servizio nell’esercito, una macchina da scrivere in un ufficio, un personaggio ormai morto, qualsiasi cosa abbia senso). Oppure introdurre il flashback con una frase che lo colloca deliberatamente nel tempo (se il narratore scelto lo permette) “Mario l’avevo conosciuto al liceo…”. Ho visto usare anche il corsivo ma è poco comune perché si rischia la confusione con i pensieri e perché spezza troppo e non è facile da leggere. E anche titoli con indicazione di tempo e luogo, che però si prestano meglio per romanzi d’azione.

Quale tempo usare? Se stiamo scrivendo al passato remoto, il flashback in linea teorica va al trapassato prossimo. Ma se per poche righe o qualche paragrafo non è un problema, a lungo andare diventa pesante leggere tutti quegli ausiliari all’imperfetto. Inoltre se nel flashback avessimo la necessità di narrare azioni passate rispetto al momento del flashback che tempo potremmo usare? Sempre con il trapassato sarebbe difficile essere chiari. Quindi una soluzione accettata è quella di volgere la frase al passato remoto, dopo un’introduzione al trapassato, per poi concludere il flashback tornando di nuovo al trapassato. È anche utile, se la narrazione continua, usare una frase al passato remoto, questa volta, che “riporti” lettore e personaggio nel tempo della storia. Oppure interrompere il paragrafo al trapassato e cominciarne uno nuovo.

Ma ci sono flashback che non vengono introdotti da una frase al trapassato. Ci può essere uno stacco visivo e poi la narrazione sempre al tempo della storia. È importante in questo caso che il lettore capisca da altri elementi che si trova davanti a un flashback.

Ci sono infine autori che se stanno scrivendo al passato la storia principale utilizzano per il flashback il presente, un po’ come si fa con i pensieri.

Flashforward

Valgono le stesse regole dei flashback solo che, a differenza di quest’ultimi, sono solitamente utilizzati per creare suspense, anticipando avvenimenti che devono ancora accadere. Come i flashback, possono essere utilizzati per dare movimento alla storia, per conferire alla struttura dell’opera un ritmo più incalzante, un intreccio più dinamico.

Articolo di Nerina

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