Consigli agli scrittori – Le descrizioni, con esercizi a tema

Immagine di NestoDesign
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Eccoci dunque a parlare in generale delle descrizioni. C’è chi le ama, c’è chi le odia, ma un testo non può mai farne a meno. Si scrive e si legge con la mente, ma la vita viene vissuta con tutto il corpo. Nella narrativa bisogna comunicare questa stessa sensazione di tridimensionalità. È necessario che il mondo venga percepito dai nostri personaggi così come noi percepiamo il mondo reale, quindi dobbiamo cercare di coinvolgere tutti e cinque i sensi quando descriviamo.

Solitamente io preferisco un approccio visivo (come accade per i film), ma mi rendo conto che più sensi si riescono a inserire nella narrazione, più al lettore sembrerà di essere lì con i personaggi.

Il trucco sta proprio nell’immaginarsi al centro della scena, nel credere di essere lì accanto al personaggio (se si scrive in terza o in seconda persona) o proprio di essere il protagonista (se si scrive in prima o in terza focalizzata).

Dunque, immaginiamo di essere lì: cosa vediamo? Quali rumori sentiamo? Quali odori ci colpiscono? Fa caldo, freddo? Il terreno è scivoloso, piatto, in salita?

Bisogna porsi queste domande continuamene durante la narrazione, non solo quando è necessario descrivere un nuovo ambiente, ma sempre. Così da poter inserire qualche particolare ben mirato anche durante un dialogo o un pensiero del protagonista.

È come dipingere un quadro che prende man mano forma davanti al lettore. L’immaginazione viene stimolata, esattamente come i cinque sensi dei protagonisti delle vostre storie.

Una cosa a cui bisogna prestare attenzione è utilizzare termini calzanti. Per descrivere bene qualcosa è necessario essere precisi, quindi vanno evitati tutti quegli aggettivi che vogliono dire poco e niente come appunto, piuttosto, un po’, assurdo, una sorta di, etc…

No: La tazza era piuttosto calda

Sì: La tazza era bollente /scottava fra le mani.

No: Era una bellissima ragazza (che non ti fa immaginare molto).

Sì a particolari precisi: Era una bella ragazza, dai lunghi capelli scuri e gli occhi castani.

 

E più aggiungete i particolari, più i personaggi e gli ambienti prendono forma. Una ragazza col nasino all’insù o con le lentiggini o con un nasone aquilino ha più ‘spessore’ di una semplice bruna.

Il secondo accorgimento è non eccedere, dosare.
Vero che la dovizia di particolari (precisi, ricordiamolo) dà corpo alla descrizione, ma eccedere con le parti descrittive dopo un po’ stanca il lettore che non vi presta più attenzione perché è curioso di leggere quello che accade.
Dunque, come fare? Si può utilizzare lo stratagemma di far pensare le cose ai personaggi, o di far loro notare alcuni particolari in un dialogo.

 

Esempio 1: Lisa pensò a quanto facesse caldo quel giorno.

Esempio 2: “Fa caldo oggi, vero?”

O si può far fare ai personaggi dei gesti, inserendo un particolare per descrivere l’ambiente.

Esempio 3: Lisa si tolse il maglioncino e lo legò in vita. Faceva troppo caldo quel giorno e aveva già iniziato a sudare.

Altro consiglio: scegliere accuratamente le parole. Per creare orrore, suggestione, amore, paura, rabbia, è necessario fare uso delle parole giuste. In modo da rendere la giusta atmosfera o da far provare la giusta emozione al lettore nei riguardi di un dato personaggio che state descrivendo.

Uno dei trucchi da utilizzare per una bella descrizione è quello di far uso di qualche metafora o similitudine.

Dire che Cappuccetto era per il Lupo come il miele per le api, esplicita meglio l’idea rispetto a dire che Cappuccetto faceva gola al lupo.

 

Collegata al consiglio sulle figure retoriche: è bene sapere che le parole onomatopeiche aiutano tantissimo le descrizioni. Usare cioè quelle parole che ricreano un certo rumore:
Far frusciare i soldi, rombare le moto, tossire una vecchia teiera… rende molto l’idea della scena che si vuol descrivere.

Inoltre, facendo riferimento a una figura retorica che spesso si usa in poesia (sinestesia), c’è chi per descrivere qualcosa accomuna un’azione di un determinato senso con l’effetto di un altro.

Esempio: la sua voce aveva il sapore del miele

Personalmente non amo molto queste costruzioni, un po’ come fa Gramellini che dice in “Fate bei sogni” che la sua Madrina era un tronco di donna (per intendere rugosa), però c’è a chi piace.

Le descrizioni sono migliori se sono “in movimento”.

“Moving pictures are especially important in fiction, where a descriptive passage must push the plot along or nudge a character from here to there.) Good description can create the illusion of movement and vitality, bringing even a static object to life”. [Word Painting di Rebecca McClanahan]

In generale, una descrizione statica è piatta e noiosa; e questo vale sia per le descrizioni di un paesaggio che di un personaggio. Nel primo caso si potrebbe parlare di “effetto cartolina”, come del secondo si parla di “ritratto in piedi”.
Perché, se vedo uno scatto turistico di una località, ne ho solo un’immagine piatta, banale; non so se c’è odore di fieno o se la discarica a pochi chilometri infesta l’aria; non vedo la gente che passa tutta imbacuccata perché è un posto gelido o il fatto che ci siano solo anziani perché è un paesino di montagna.

Idem con i personaggi. I ritratti in piedi sono i tipici quadri con la persona in bella vista, ferma, un ritratto da mettere sopra al caminetto. È statico, poco interessante. Se dico Maria era alta per la sua età, aveva le guanciotte rosse e i capelli biondi pettinati in due codini, è una descrizione piatta, ferma, noiosa, non resta in mente. Se unisco alla descrizione dei movimenti, ecco che invece prende vita. Non descrivo Maria fermando la narrazione. La descrivo nel suo contesto, il narratore la mostra, magari, mentre gioca con la sorellina ed essendo alta arriva allo scaffale dei biscotti e ne ruba uno. Mischia i particolari fisici con le azioni. E, anche quando fa una semplice descrizione più statica, cerca di usare verbi di movimento: i codini si muovono su e giù mentre cerca a saltelli di arrivare allo scaffale ancora più in alto per prendere il barattolo, dalle dita le cola della marmellata che è pure presente sulla camicetta bianca eccetera.

L’immagine di una bambina che fa cose da bambina, e che ne rivela il carattere insieme all’aspetto fisico, resta più impressa del ritratto statico, del ritratto in piedi.

Aggiungerei un piccolo discorso sullo zoom. Per dare movimento a una descrizione si può zoomare su determinati particolari, ci si può avvicinare per vedere le manine della bambina che frugano nel barattolo, le dita sporche di briciole e le unghie smangiucchiate. Lo zoom può essere utile per rivelare particolari sulla personalità dei personaggi (la bimba è un tipo nervoso perché si mangia le unghie), il tutto dando movimento sia alla descrizione che all’azione.

Esercizio 1:

Il primo esercizio che vi proponiamo per allenarvi a descrivere ha lo scopo di mettere in evidenza tutti i sensi che di solito vengono trascurati (olfatto, udito, tatto, gusto).

 

Immaginate un personaggio che si ritrova improvvisamente cieco o in un luogo buio (non deve essere cieco dalla nascita, oppure si finirà col farlo sembrare troppo sicuro dei gesti che compie). Bisogna fargli descrivere l’ambiente usando gli altri sensi. Quindi bisogna cercare parole (aggettivi, verbi, sostantivi…) che rendano perfettamente l’idea di quello che il personaggio ha attorno, però senza usare quelli visivi (che di solito sono quelli più immediati).

Potete portare il lettore direttamente nella scena senza spiegare il perché e il percome il protagonista si trova in quella situazione. Non è necessario creare un vero racconto con un inizio e una fine. L’importante è descrivere l’ambiente.

 

Esercizio 2:

 

Senza aggettivi!

Dovete descrivere una persona senza usare gli aggettivi. In questo modo sarete costretti a usare nomi, verbi forti e altre tecniche. Le tecniche a cui facciamo riferimento sono quelle del linguaggio figurato (figure retoriche, metafore, similitudini, e dettagli efficaci, onomatopee come soldi che €frusciano, persone che €mormorano etc). I verbi forti sono quei verbi che sono capaci di ricreare immagini. Esempio scemo: “Il suo alito appestava”.

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