Consigli agli scrittori – Evitare i cliché

Immagine di NestoDesign
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Si sente spesso parlare di cliché e personaggi stereotipati. Ma cosa sono davvero questi “mostri” letterari?

Partiamo dal significato della parola. La Treccani la descrive così (salto la prima definizione che si riferisce alla matrice zincografica e alle illustrazioni e passo direttamente alla parte che ci interessa):

cliché ‹klišé› s. m., fr. […] Espressione priva di originalità, spesso ripetuta, e perciò fastidiosa; frase fatta, stereotipata, abusata; concetto o giudizio ormai cristallizzato; comportamento, atteggiamento banale, scontato.”

Qui potete trovare alcuni esempi di personaggi stereotipati che sarebbe meglio evitare.

Bazzicando per la rete si sente spesso parlare di Mary Su e Gary Stu, che nel corso della storia sono diventati gli esempi più lampanti di personaggi stereotipati, piatti e privi di qualsiasi veridicità e attrattiva. Ma come mai questi personaggi suscitano tanto orrore – e tanta ilarità – nel lettore? Mary Sue nasce negli anni ’70 a partire da una fanfiction caricaturale su Star Trek che vedeva la protagonista – Mary Sue, appunto – sedurre uno per volta tutti i personaggi della saga. Lei era priva di difetti, bellissima, ricchissima, bravissima, attorno a lei ruotava tutta la popolazione del genere maschile e appariva quindi piatta e priva di caratterizzazione.

Notate anche voi che qualcosa non quadra? Non è un personaggio realistico e, soprattutto, non è interessante per il lettore. Un personaggio deve essere tridimensionale per apparire vero. La tridimensionalità si acquista con pregi e difetti, fortune e sfortune. Il protagonista (ma anche il suo grande amore) non può essere perfetto, o finirà per annoiare il lettore o farlo ridere a crepapelle (e non so cosa sia peggio).

Altri problemi li si potrebbe riscontrare creando personaggi troppo stereotipati, cioè troppo chiusi nel ruolo che è stato loro assegnato. Quante volte ci siamo ritrovati, ad esempio, di fronte allo stregone dalla barba bianca, saggio e buono, che fa da mentore all’eroe? Per citarne qualcuno: Gandalf (Il Signore degli Anelli, Lo hobbit), Silente (Harry Potter), Brom (Eragon) e chi più ne ha più ne metta.

Cadere nel cliché può portare il lettore ad annoiarsi, a capire già in che direzione sta volgendo la trama. Meglio inserire una caratteristica peculiare per ogni personaggio, che lo distingua dall’archetipo e gli doni una parvenza meno macchiettistica.

In conclusione: è bene ispirarsi agli archetipi, ma copiarli pari pari non è mai una cosa buona. Come in tutti gli elementi della narrazione, serve flessibilità, originalità e anche un pizzico di rischio.

Questa volta non vi diamo degli esercizi da fare, ma delle letture consigliate sull’argomento. Per creare un buon personaggio ci si può basare sugli Archetipi, ma bisogna essere anche capaci di discostarsene.

Prima lettura consigliata: Il viaggio dell’eroe, di Vogler

Seconda lettura consigliata: La Morfologia della Fiaba, di Propp

Terza lettura consigliata: L’eroe dai mille volti, di Campbell

Articolo di Luna

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