Blog tour: Aibofobia, di Mariachiara Moscoloni. Seconda tappa – Ambientazione

Aibofobia è il nuovo romanzo di Mariachiara Moscoloni, con cui abbiamo avuto il piacere di lavorare in quanto autrice di uno dei racconti di Creep Advisor (che potete scaricare gratuitamente QUI).

Mariachiara ci presenta la sua nuova uscita in un blog tour che prevede quattro tappe. Questa è la seconda e l’autrice ci racconterà qualcosa in più sulle location di Aibofobia in una carrellata di immagini e parole che siamo sicure vi incuriosiranno molto!

Aibofobia è acquistabile a questo link: http://www.casadeisognatori.com/aibofobia/

Aibofobia - Mariachiara Moscoloni - Blogtour

 

Ma lasciamo subito la parola all’autrice!

 

Porta magica
Porta alchemica – Immagine: Amadryas (Panoramio)

 

La porta dell’immagine, che nella finzione del romanzo fa da sfondo a un efferato delitto, è l’unica testimonianza rimasta di una magnifica villa, edificata fra il 1655 e il 1680 dal marchese Massimiliano Palombara in un’area quasi corrispondente all’odierna Piazza Vittorio, dove oggi, dopo varie vicissitudini, è stata ricollocata, affiancandole due statue protettive del dio Bes.

Non è una porta qualsiasi ma una porta magica e, originariamente, attraversandone la soglia, si accedeva a una dependance laboratorio, in cui avevano luogo i convegni e gli esperimenti di un circolo di alchimisti, protetti e sovvenzionati dal marchese stesso.

La leggenda narra che un giovane medico milanese, Giuseppe Borri, espulso dal collegio dei Gesuiti per la sua forte inclinazione verso le scienze esoteriche e l’occultismo, si trasferì a Roma, unendosi al famoso circolo di Villa Palombara.

Borri, finanziato dal marchese, condusse diversi esperimenti destinati a scoprire la Pietra Filosofale. Una volta riuscito nell’intento, con l’Inquisizione papale ormai sulle sue tracce, il giovane medico improvvisamente sparì, lasciando dietro di sé un unico indizio: le complesse formule incise sugli stipiti della porta magica.

 

Certosa di Trisulti
Certosa di Trisulti – Immagine: Hanulu (Panoramio)

 

L’abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (in provincia di Latina), la Certosa di Trisulti a Collepardo (in provincia di Frosinone) e la Basilica di Santa Maggiore a Roma, apparentemente luoghi di culto così distanti e diversi fra loro, in realtà sono accomunati da un mistero. Un mistero legato ai palindromi, cui il titolo stesso del romanzo fa riferimento.

Non mi spingo oltre con le anticipazioni, rischiando di togliere ogni sorpresa al lettore, ma una cosa la voglio svelare, perché ha a che fare con un personaggio misterioso, appassionato di alchimia come il nostro Giuseppe Borri. Si tratta di Filippo Balbi, un artista singolare che dedicò gran parte della propria vita (1806-1890) a dipingere opere dallo spiccato gusto esoterico.

La Certosa di Trisulti conserva numerosi suoi dipinti e affreschi trompe l’oeil. Fra questi ultimi, spicca l’erma di un satiro con una particolare scritta alla base “Ma il cambiar di Natura, è impresa troppo dura”… ancora trasmutazioni, ancora alchimia.

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chiostro dell'Abbazia di Valvisciolo
Chiostro dell’Abbazia di Valvisciolo – Immagine: Antonio Campagnola (Panoramio)
Basilica Santa Maria Maggiore
Basilica Santa Maria Maggiore – Immagine: Renato Pantini (Panoramio)

Sapete cos’è il tellurismo? No? Voglio adoperare le parole di un personaggio del romanzo per spiegarlo: “Secondo una tradizione antichissima esisterebbero dei luoghi attraversati da particolari correnti energetiche, che favorirebbero le funzioni biologiche e spirituali degli esseri umani. Questi luoghi, pertanto, sarebbero stati utilizzati per amplificare la portata di determinate cerimonie religiose e per edificare templi, chiese o santuari.” Alcuni studiosi, seguendo il percorso indicato dalla tradizione esoterica per costruire importanti edifici di culto, hanno tracciato un disegno sacro del territorio laziale. Il risultato è evidente: sulla cartina appare, come per magia, un esagramma o stella a sei punte, da sempre simbolo di armonia universale.

Geometria sacra
Geometria sacra sul territorio laziale – Immagine: Carlo Gallone

 

Il capitolo più bello del romanzo, per gli “effetti speciali” adoperati, alternati fra illusioni ottiche e riflessi, culmina con un incontro dalla consistenza onirica nella cripta ossario dei frati cappuccini, sita al numero 27 di Via Veneto.

Proprio qui, sotto gli sfarzi e il lusso della “Dolce Vita”, sono conservate le ossa di circa quattromila cappuccini.

“Zaira non aveva mai assistito a uno spettacolo del genere. C’erano teschi umani allineati e impilati fino a formare una fitta parete. Inserite in quel macabro gioco a incastro di tibie e crani, piccole nicchie servivano a contenere per intero i corpi mummificati di alcuni frati cappuccini, con indosso il saio tipico dell’ordine. Spoglie mortali di varia grandezza e forma seguivano ovunque le linee sinuose degli stucchi e venivano utilizzate come lugubri elementi decorativi.”

cripta ossario via Veneto
Cripta ossario via Veneto – Immagine: Alessandro Errico

 

Angelo della Notte
Angelo della Resurrezione – Immagine: Marco Casiraghi

“Quello specchio non era una metafora. Esisteva veramente, pur mantenendo una collocazione inusuale: fra un vaso di crisantemi sfioriti e una palpitante candela votiva, adagiato sulla superficie marmorea di una lapide cimiteriale.
Un angelo di pietra, protettore del sonno eterno, scrutava quel riflesso maledetto.”

Il capitolo decisivo del romanzo è ambientato al Verano, il cimitero monumentale di Roma. Fra le statue funerarie ce n’è una bellissima che ritrae l’Angelo della Notte, un angelo simile, nei tratti del viso e nell’espressione, al famoso Angelo della Resurrezione di Staglieno. Si riconosce in entrambi la mano dello scultore Giulio Monteverde.

Nel romanzo la figura sacra dell’angelo assume una connotazione inquietante, quasi morbosa: l’angelo considerato non più come semplice protettore del sonno eterno, ma come criptico custode di un grande mistero: quello della morte.

Angelo della Notte
Angelo della Notte – Immagine: v.ir.g.il.e

Questa carrellata di immagini e parole vi ha incuriositi? Vi lascio ancora il link alla presentazione del romanzo e vi invito a partecipare al giveaway, seguendo le notizie sulla pagina dell’evento creata su Facebook!

Buona lettura!

9 thoughts on “Blog tour: Aibofobia, di Mariachiara Moscoloni. Seconda tappa – Ambientazione

  1. l’esoterismo affascina da sempre l’umanità. Quella di Maria Chiara Moscoloni è una gran bella carellata e il romanzo Aibofobia grida per essere letto.

  2. Luoghi davvero belli e affascinanti. Il romanzo diventa sempre più affascinante man mano che il blog tour va avanti. Sono davvero curiosa di come sono descritti questi fantastici luoghi e delle azioni dei protagonisti al loro interno.

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