Narrativa per ragazzi – L’importanza dell’incipit e di una struttura adeguata.

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Dato che da un po’ di tempo abbiamo deciso di allargare il nostro campo di recensioni anche ai libri per bambini/ragazzi e, siccome è un argomento che mi interessa molto, ne approfitto per scrivere un articolo a riguardo.

I libri per ragazzi devono avere una struttura diversa rispetto a quelli per adulti. Fondamentale è arrivare al giovane lettore, la cui mente non è ancora formata come quella di un uomo maturo. Pertanto, mentre l’adulto non ha bisogno di molte indicazioni per “immaginare” (a volte basta il nome del protagonista, altre non serve neanche quello), il bambino e il ragazzo hanno ancora un bagaglio di conoscenze limitato e hanno quindi bisogno di immagini chiare e facilmente riconoscibili, visive, concrete.

Vengo ora a illustrare le differenze più importanti.

INCIPIT

Partiamo dal principio. La maggior parte dei libri per ragazzi si avvale di incipit che contengono descrizioni (spesso ironiche, in chiave quasi fumettistica) vivide, semplici, fatte di immagini facilmente riconoscibili.

Vorrei quindi portare alcuni esempi di incipit di libri per ragazzi:


Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.

Il signor Dursley era direttore di una ditta di nome Grunnings, che fabbricava trapani. Era un uomo corpulento, nerboruto, quasi senza collo e con un grosso paio di baffi. La signora Dursley era magra, bionda e con un collo quasi due volte più lungo del normale, il che le tornava assai utile, dato che passava gran parte del tempo ad allungarlo oltre la siepe del giardino per spiare i vicini. I Dursley avevano un figlioletto di nome Dudley e secondo loro non esisteva al mondo un bambino più bello.

Harry Potter e la pietra filosofale

Come potete notare, i personaggi vengono descritti utilizzando forme e paragoni che i ragazzi possono facilmente identificare e vengono rivisti in chiave ironica per affascinare il giovane lettore.

Se ci soffermiamo, possiamo notare che la maggior parte dei testi per ragazzi inizia con la medesima struttura.

Ecco altri esempi:

D’estate, come tutti sanno, la città di Ho Chi Min è orribilmente afosa. Inutile dire che Artemis Fowl si sarebbe risparmiato volentieri un simile fastidio se non ci fosse stato in gioco qualcosa di molto importante. Qualcosa di essenziale per i suoi piani.
Il sole non si addiceva ad Artemis e i suoi raggi non gli conferivano un bell’aspetto. Le lunghe ore passate al chiuso, davanti allo schermo del computer, avevano reso opaca la sua pelle. Alla luce del giorno era pallido come un vampiro, e quasi altrettanto irritabile.

Artemis Fowl

C’erano una volta tre bambini che si chiamavano Carey, Charles e Paul. La prima, Carey, aveva più o meno la tua età, Charles era un po’ più piccolo e Paul aveva solo sei anni.
Un’estate furono mandati nel Bedfordshire a stare da una zia. La zia era anziana e viveva in una vecchia e solida casa, in mezzo a un giardino dove non crescevano fiori. C’erano prati, cespugli e cedri, ma niente fiori, il che faceva sembrare il giardino cupo e triste.
I bambini erano intimoriti dalla casa, con il suo grande atrio e le scale spaziose, erano intimoriti da Elizabeth, la vecchia e severa domestica, ed erano intimoriti dalla zia, perché aveva gli occhi azzurro chiaro cerchiati di rosa e non sorrideva molto.

Pomi d’ottone e manici di scopa

Quando Mary Lennox arrivò al Castello di Misselthwaite per vivere con lo zio, tutti dissero che si trattava della bambina meno attraente che avessero mai visto. Ed era vero. Aveva una faccina sottile e un corpicino sottile, sottili capelli chiari e un’espressione acida. I suoi capelli erano gialli, e anche la sua faccia era gialla perché Mary era nata in India ed era sempre stata malata per un motivo o per l’altro. Suo padre, che aveva raggiunto una discreta posizione nell’amministrazione inglese, era sempre occupato e malato anche lui, e sua madre, una bellissima donna, si preoccupava solo di andare alle feste e di divertirsi. Lei non voleva una bambina e, quando Mary nacque, la affidò alle cure di una Ayah, con l’intesa che Mem Sahib sarebbe stata più contenta quanto meno l’avesse vista. Così, finché Mary fu una bambina malaticcia, paurosa e brutta, fu tenuta in disparte, e quando divenne una ragazzina malaticcia, paurosa e balbuziente, pure. Non ricordava niente che avesse un aspetto familiare se non la faccia scura della sua Ayah e degli altri domestici, e siccome questi le obbedivano e le davano ragione su tutto per evitare che Mem Sahib si arrabbiasse a sentire le sue grida, quando compì sei anni era diventata il maialino più tirannico ed egoista che sia mai esistito. La giovane governante inglese che doveva insegnarle a leggere e a scrivere la trovò così sgradevole che lasciò il posto dopo tre mesi, e quelle che la seguirono se ne andarono tutte anche più rapidamente.

Il giardino segreto

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Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma naturalmente così la si vedeva solo guardando attraverso il vetro all’interno del locale in penombra.
Fuori era una fredda, grigia giornata novembrina e pioveva a catinelle. Le gocce di pioggia correvano giù lungo il vetro, sopra gli svolazzi delle lettere. Tutto ciò che si riusciva a vedere attraverso il cristallo era un muro macchiato di pioggia dall’altro lato della strada.
D’improvviso la porta venne spalancata con tanta violenza che un piccolo grappolo di campanellini d’ottone sospeso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po’ prima che si rimettesse tranquillo.
Causa di quello scompiglio era un ragazzino piccolo e grassoccio, di forse dieci, undici anni. I capelli scuri gli ricadevano bagnati sul viso, il cappotto era molle di pioggia e tutto gocciolante; sul fianco, pendente da una cinghia a tracolla, portava una cartella di scuola.
Era piuttosto pallido e senza fiato ma, in contrasto con l’affanno che lo aveva condotto fin lì, ora se ne stava sulla porta, immobile, come se avesse messo radici.

La storia infinita

«Lo ricordo come fosse ieri, quando entrò con quel suo passo pesante, seguito dalla carriola che portava il baule. Alto, poderoso, bruno, con un codino incatramato che gli ricadeva sopra il suo bisunto abito blu: le mani rugose e ricoperte di cicatrici, con le unghie rotte e orlate di nero; e, attraverso la guancia, il taglio del colpo di sciabola d’un bianco livido e sporco. Roteò in giro un’occhiata fischiettando fra sé, e poi, con la sua vecchia stridula e tremula voce ritmata e arrochita dalle manovre dell’àrgano, intonò quell’antica canzone di mare che doveva più tardi così spesso percuotere i nostri orecchi: «Quindici uomini sulla cassa del morto…».

L’isola del tesoro

Cosa accomuna tutti questi testi? La descrizione del personaggio arriva all’inizio dell’opera, non viene data a piccole dosi man mano che il romanzo va avanti (come accade, invece, per la narrativa per gli adulti). Apprendiamo subito, sin dalla prima pagina, chi sono i protagonisti, come sono fatti fisicamente e quale carattere hanno. Il bambino/ragazzo riesce ad avere sin dal principio un’immagine completa di questi personaggi. Non vengono a sapere più in là se sono bassi, alti, grassi, brutti e così via.

Un discorso a parte va fatto quando il libro per ragazzi è scritto in prima persona, anziché in terza. In prima persona possiamo notare sempre una presentazione dei personaggi, fatta però in modo accattivante e dinamico. In questo caso non ci viene detto sin da subito com’è fisicamente il protagonista, ma si ha comunque una sua breve presentazione, si “diventa” il protagonista leggendo. Questa cosa nei libri per adulti sarebbe vista come un infodump; nei libri per ragazzi, invece, ha lo scopo di catturare l’attenzione del piccolo lettore. Ecco un paio di esempi:

Non ho scelto io di essere un mezzosangue.
Se state leggendo questo libro perché pensate di poterlo essere anche voi, vi do un consiglio: chiudetelo all’istante. Credete a qualsiasi balla i vostri genitori vi abbiano raccontato sulla vostra nascita e cercate di vivere una vita normale.
Essere dei mezzosangue è pericoloso. È terrificante. Nella maggior parte dei casi, si finisce ammazzati in modi orribili e dolorosi.
Se invece siete dei ragazzi normali e pensate che questo sia solo un romanzo, perfetto. Continuate a leggere. Vi invidio per la possibilità di credere che niente di tutto questo sia accaduto.
Ma se vi riconoscete in queste pagine – se vi smuovono qualcosa dentro – smettete subito. Potreste essere dei nostri. E quando lo avrete capito, sarà solo questione di tempo perché se ne accorgano anche loro e vengano a cercarvi.
Non dite che non vi avevo avvertito.
Mi chiamo Percy Jackson e ho dodici anni.
Fino a qualche mese fa studiavo alla Yancy Academy, un collegio per “ragazzi difficili” dello Stato di New York.
Sono un ragazzo difficile?
Sì. Direi che la definizione mi calza.

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

Mi chiamo Jake. Il cognome non posso dirlo. Sarebbe troppo pericoloso. I Controller sono dovunque. Dovunque. E se sapessero come mi chiamo, potrebbero rintracciare me e i miei amici, e allora… be’, diciamo che l’idea non mi sorride. Quello che fanno a chiunque apponga loro resistenza è troppo orribile per pensarci.
E neanche vi dirò dove vivo. Però vi garantisco che è un posto reale, una città reale. Magari proprio la vostra.
Sto buttando giù questi appunti perché più gente possibile venga a conoscenza della verità. Forse, allora, la razza umana riuscirà a sopravvivere finché gli Andaliti torneranno ad aiutarci, come hanno promesso.
Forse.

Animorph Vol.1 – L’invasione

Nei libri per adulti, l’incipit è spesso indirizzato a mostrare le ambientazioni, i pensieri dei personaggi o è rappresentato da un dialogo o un’azione in media res. Come potete notare, si tratta di un’impostazione ben diversa rispetto a quella per i libri dei più piccoli, e ciò è palese sin dalle prime pagine.

Un discorso leggermente diverso va fatto per quei libri indirizzati a ragazzi un pochino più grandi (dai 14 anni in su). Ecco un paio di esempi:

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la Comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
Lì per lì ne era rimasto affascinato. Non aveva mai visto un aereo da vicino, perché andava contro le regole dei Piloti sorvolare la Comunità. Di tanto in tanto, quando gli aerei da trasporto merci scaricavano le provviste sul campo d’atterraggio di là dal fiume, i bambini andavano in bici fin sulla riva e restavano a fissarli incuriositi, finché quelli non decollavano in direzione ovest, allontanandosi dalla Comunità.
Ma l’aereo di un anno prima, quello sì che l’aveva colpito: non un panciuto aereo da carico, ma uno snello, aguzzo velivolo monoposto. Guardandosi attorno in preda all’ansia, Jonas aveva visto adulti e bambini interrompere le loro occupazioni e aspettare confusi una spiegazione che chiarisse l’origine di quell’evento tanto inquietante. 

The giver – Il donatore

Per chi non lo sapesse, The giver tratta temi più adulti rispetto al primo Harry Potter (poi i libri della saga della Rowling crescono insieme ai lettori, maturando sia per target di riferimento che per tematiche), anche se spesso viene inserito nella stessa fascia d’età. The giver parla di soppressione dei bambini con qualche deficit/problema di crescita, fra le altre cose.

Questa è una storia di tanto tempo fa, quando vostro nonno era ancora bambino, ed è molto importante perché fa vedere come siano cominciati i va’ e vieni dalla terra di Narnia.

In quei tempi Sherlock Holmes abitava ancora in Baker Street e i sei ragazzi Bastable cercavano tesori  in piena Londra, sulla Levisham Road. Allora gli insegnanti erano più severi di adesso e se eravate maschi vi costringevano a portare un fastidiosissimo colletto inamidato. Però si mangiava meglio : per quanto riguarda i dolci , non vi dico quanto erano buoni e a buon mercato perchè non voglio farvi venire inutilmente l’acquolina in bocca. Sempre a quei tempi, viveva a londra una ragazzetta che si chiamava Polly Plummer…

Le cronache di Narnia – Il nipote del mago

Anche Narnia tratta temi più adulti, come la seconda guerra mondiale, che fa da sfondo al romanzo. Sempre per specificare come mai lo inserisco fra i libri indirizzati a ragazzi un po’ più grandi.

Come potete notare, troviamo una descrizione dell’ambientazione fatta in un linguaggio semplice. A 14 anni, o giù di lì, il ragazzo ha già un proprio immaginario, sicuramente più formato rispetto a quello dei ragazzi più piccoli e dei bambini, quindi necessita meno di apprendere notizie sul protagonista e più di avere input sull’ambiente. Si va a stimolare la loro fantasia in questo modo. Gli adulti prediligono, invece, un incipit che sia meno “infodump” e più in media res.

STRUTTURA

La differenza di scrittura, però, non deve limitarsi all’incipit dell’opera, ma deve comprendere tutta la struttura del romanzo. È importante far uso di metafore, allegorie e similitudini, è necessario inserire suoni, odori, colori, forme. Tutti elementi che aiutino il bambino/ragazzo sia a formare un proprio immaginario, sia a sentirsi parte della storia che vive. Gli adulti hanno bisogno di pensieri, di riflessioni, di sentimenti. I bambini hanno bisogno anche di quelle cose (rivolte principalmente al loro percorso di crescita e al costruirsi un’identità propria), ma soprattutto di immaginare il mondo, di “vedere” attraverso le parole, di vivere un’avventura quasi si trovassero realmente lì con i loro personaggi. Ben vengano dunque anche i paragoni strani con gli animali (non dimentichiamoci tutto il filone della narrativa antropomorfa con oggetti e animali che parlano, pensano e agiscono come gli uomini), descrizioni che li facciano ridere, pensieri e collegamenti di pensiero all’apparenza poco logici. E, ancora, ben vengano personaggi macchiettistici (non vere e proprie macchiette prive di profondità, intendo “dai tratti e la personalità ben marcati”) che solitamente è bene evitare nei libri per gli adulti. Gli adulti cercano personaggi grigi, dalle mille sfumature, né buoni né cattivi. I bambini sentono l’esigenza di ruoli ben definiti: il cattivo cattivissimo, il buono buonissimo, l’imbranato davvero tanto imbranato, e così via.

LINGUAGGIO

Anche le battute di dialogo devono contenere elementi caratterizzanti – degli intercalari o dei modi di porsi – in modo che i giovani lettori possano subito capire chi dice cosa, possano identificare il personaggio e averlo ben presente nella propria mente. Penso che tutti noi ricordiamo perfettamente che Ron di Harry Potter dice sempre “Miseriaccia” e che Hermione interviene a precisare le cose ogni tre per due. O, ancora, avete notato che il Brucaliffo di Alice la invita più volte a spiegarsi meglio (cosa che, tra l’altro, è da ricondursi al pensiero filosofico di Socrate che Carroll ha voluto rendere “a misura di bambino”)?

Inoltre, il linguaggio deve essere sicuramente adatto alla fascia d’età cui il libro è rivolto. Se si tratta di bambini in età prescolare, è bene scrivere frasi brevi e non particolarmente complesse che possano essere lette facilmente ad alta voce dai genitori. Man mano che si sale con l’età, è necessario adeguare il linguaggio (e le tematiche) a quelle del bambino. Si deve restare sul semplice senza far sentire stupido il lettore, perché i bambini non sono affatto stupidi e a loro non piace sentirsi trattare da tali. Qui e là si può inserire qualche termine più ricercato per mantenere sempre viva l’attenzione e non far annoiare. Io, che sono cresciuta a pane e Topolino, ricordo ancora benissimo alcune parole e battute tipiche dei personaggi di Topolinia o Paperopoli (emblematico è il “Me tapino!” di Zio Paperone).

Altra precisazione, non sempre scontata: i dialoghi creano ritmo ed evitano al lettore di annoiarsi. Tranne in caso di testi particolarmente brevi e ricchi di illustrazioni, è bene inserire un buon numero di dialoghi ad accompagnamento delle parti narrativo-descrittive. Mi è capitato di leggere testi scritti interamente con il discorso indiretto e non c’è nulla di peggio per un piccolo lettore. Ma anche per uno grande, direi.

MORALE

Vorrei fare una piccola parentesi sulla scrittura responsabile, perché se ne parlava l’altro giorno con alcune autrici. Scrivere equivale sempre a veicolare un messaggio. Scrivere per bambini equivale sia a veicolare un messaggio, sia a insegnare al bambino/ragazzo come vivere il mondo. È un processo di formazione molto importante: attraverso la lettura possono imparare cosa è giusto e cosa è sbagliato, perché non hanno già una propria coscienza ben definita, sono ancora in fase di sviluppo emotivo. Non bisogna mai dimenticare questo, quando si scrive per i più piccoli: lo scopo ludico. Dunque, mai inserire riferimenti positivi al fumo, ad esempio, mai neanche metterli di fronte alla realtà nuda e cruda con mancanza di tatto. I bambini hanno bisogno di sognare, perché tarpare loro le ali sin da piccoli?

D’altro canto, però, non bisogna partire con l’idea di trasmettere una morale. Il bambino/ragazzo se ne accorgerebbe subito e finirebbe per annoiarsi. L’avventura, il sense of wonder, la scoperta del mondo e della propria identità (con conseguente accettazione di se stessi) vengono prima di tutto. Il resto passatelo al setaccio in fase di revisione, cercando di eliminare ciò che potrebbe risultare “nocivo”. Evitate di cadere nella censura. La censura a prescindere da tutto è sbagliata, non è che certe tematiche più delicate non possano essere trattate. Semplicemente, cercate di farlo con tatto.

Questo articolo è opera di Luna

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Lo staff di escrivere ha deciso di creare una nuova rubrica dedicata ai libri per i più piccoli, dove verranno postate recensioni delle nuove ma anche delle vecchie pubblicazioni. Ci siamo accorti, infatti, che le letture per l’infanzia e per ragazzi trovano poco spazio nel mondo dei blog e dei siti letterari e per questo abbiamo deciso di offrire noi quel posticino in più dove autori ed editori potranno dare visibilità ai loro libri.
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