Fuoco vivo – Racconto vincitore del lab. di aprile 2016

 

C’è il sole sopra di me. Lo so, anche se questa coltre di fumo sembra avere tutta l’intenzione di nasconderlo per sempre. Quasi mi dispiaccio di esserne stato io la causa perché, se proprio si deve morire, è bello farlo sotto lo sguardo benevolo del sole. E poi lui è come me.
Con un ultimo barlume di energia cerco di protendermi verso il cielo, sospinto da una leggera brezza che pare voglia darmi una mano a rialzarmi. Ma ormai non ho più forze, giaccio in pozze scure, dove i residui della mia sfolgorante bellezza sono ridotti a braci spente. Ancora pochi palpiti e di me non resterà che una cicatrice sulla terra.
Eppure sembravo così innocuo.
Nacqui in una macchina. Di quel momento ricordo il rumore della pietrina che strideva, l’odore del gas e poi una scintilla. Come una levatrice, la sigaretta si protese verso di me e io abbandonai il freddo metallo del grembo materno per avere il mio primo assaggio del mondo. Era un assaggio dal sapore dolce e pungente insieme, fatto di lunghe boccate durante le quali mi accendevo di passione e di ancor più lunghe pause che mi lasciavano provato, quasi spento, a godere delle volute grigio-azzurre che si levavano verso il sole.
Non so quanto vissi in quel modo. Posso solo dire che durò fino alla fine, poi fui libero di lasciare la macchina nella quale ero nato.
Volai.
Mi piaceva l’aria dell’esterno, mi accendeva quasi quanto quelle lunghe, avide boccate. Ma fu solo un momento. Ormai in prossimità del filtro, mi ritrovai agonizzante sul ciglio della strada, in attesa di morire in un’ultima voluta grigio-azzurra.
Se devo essere sincero, la mia voglia di vivere mi sorprese. Avevo brillato, avevo bruciato, e mi era piaciuto.
Attecchii sull’erbaccia oltre il guardrail con la voracità di un neonato affamato. Era rinsecchita e il suo gusto non era neanche paragonabile al buon sapore della mia già dimenticata sigaretta, ma l’avvolsi in un abbraccio sempre più caldo. Avvampammo. Rotolammo giù lungo il pendio, perdendo frammenti di noi o forse trovandone altri strada facendo. La vita scorreva di nuovo in me, forte come non lo era mai stata. Crebbi. Sentii la spinta amica del vento, l’attesa del bosco più a valle. Fu lì che divenni grande.
Ci misero un po’ a fermarmi. Arrivarono in tanti, dal cielo e dalla terra, ma arrivarono tardi: la mia forza era dirompente. Forse sembravo arrabbiato, ma non lo ero, ero solo libero. Stavo solo vivendo.
Dovrei dire che mi dispiace di quello che ho fatto, ma sarebbe una bugia. Non mi dispiace di aver vissuto. E come potrebbe? Non è forse quello che cerchiamo di fare tutti?
Mi dispiace solo per questo fumo che mi impedisce di vedere il sole. Lui sì che è davvero grande. Lui sì che è libero di vivere e di bruciare.


Il racconto che avete letto è opera di Ariendil ed è risultato il vincitore del Lab. di aprile 2016.

La traccia del Laboratorio di scrittura era stata scelta da Floborgia (vincitrice dello scorso Lab) ed era la seguente: scrivere un racconto dal punto di vista di un elemento base della natura.

Il massimo dei caratteri consentito era di 3500, spazi inclusi, con 200 di tolleranza.

Pensi di riuscire a fare meglio?

Allora iscriviti e partecipa al prossimo Laboratorio di scrittura!

Tutti i racconti di È scrivere – Community per scrittori vengono editati prima di essere inseriti sul blog.
Link all’editing:
Editing

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