Sortilegio di Tenebra, di Anita Book – Recensione

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Titolo: Sortilegio di tenebra
Autore: Anita Book
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 126 (previsto)
Prezzo: Ebook €0.99

Trama (dal sito dell’editore): Nel cuore della foresta di Steamwood si nasconde un oscuro segreto… Astra e Finn sono stanchi di sottomettersi al volere della loro perfida matrigna, la terribile strega Melisande, temuta da tutti gli abitanti del villaggio, esperta fattucchiera e abile seduttrice. Orfani di madre e di padre, tramano vendetta per riconquistare la libertà e riscattarsi delle sofferenze subite. Nulla sanno sul loro passato e sull’identità dei loro genitori, ma sono disposti a rischiare la vita per disseppellire la verità. Affiancati da un goblin delle miniere e dal loro infallibile ingegno, partiranno alla ricerca di ulteriore aiuto, fino a quando qualcosa di infausto e imprevedibile non scombussolerà i loro piani. Un sortilegio, malvagio come le tenebre, che metterà Finn in grave pericolo. Astra dovrà radunare tutto il suo coraggio per proseguire e riuscire nell’impresa, ma non sarà sola. Anche il giovane principe Palidor, ereditario del regno, vuole cambiare il suo destino e combattere in difesa della giustizia. I due, forti dell’obiettivo comune, stringeranno un’alleanza e insieme viaggeranno nei sotterranei della Grande Miniera per negoziare un diverso “lieto fine” con una delle creature più potenti e misteriose di Steamwood: il Narratante. Quanto sarà alto il prezzo da pagare?

ONCE UPON A STEAM

Steamwood non è un regno da favola. È immerso nel vapore e le sue esalazioni nascondono le stelle, lasciando intravedere nel cielo soltanto una cupa vastità illuminata da due lune gemelle. In un’ambientazione a tratti vittoriana e a tratti steampunk, si muovono i protagonisti delle novelle della serie, incontrandosi – e scontrandosi – sullo sfondo di un universo in bilico tra l’incanto e una minacciosa profezia circa l’arrivo della Stagione dell’Insomnia. Il Narratante, una figura misteriosa senza volto né voce, farà da collante alle varie storie, manifestandosi in modi sorprendenti. Ogni racconto è la rivisitazione di una fiaba classica, ben conosciuta dai lettori, ma che si rivelerà ai loro occhi con nuove sfumature.

Recensione:

Una cosa è certa: in casa Dunwich le buone idee non mancano.
La buona idea di questo inizio 2016 è stata senza dubbio Once upon a steam, rivisitazione in chiave steampunk delle fiabe tradizionali. Ma accontentarsi di questa definizione sarebbe riduttivo perché i cinque volumi della saga, rielaborando vecchie storie, ne scrivono di nuove: presentano personaggi inediti, intrecciano trame e creano un vero e proprio mondo. È il mondo di Steamwood, che lega i cinque episodi e tutti i protagonisti in un’ambientazione fatta di meccanica e magia.
In “Sortilegio di tenebra”, quinto e ultimo episodio, vengono tirati molti dei fili messi a disposizione nei libri precedenti e alcuni misteri vengono svelati. Il primo di essi, per fascino e importanza, riguarda senza dubbio la figura del Narratante, la cui presenza aleggia in modo più o meno evidente per tutta la saga. Lungi dall’essere solo un dettaglio di colore (nero), questo personaggio trova finalmente qui lo spazio che merita e la sua uscita di scena lascia la porta aperta a un possibile ritorno. Cosa che mi auguro perché è lui il legante misterioso che tiene unite le sorti di tutte le storie.
A differenza degli altri racconti, in “Sortilegio di tenebra” non ho potuto purtroppo riconoscere l’originale. Non certo per demeriti dell’autrice, va detto, quanto per un’evidente lacuna nella mia cultura fiabesca. Il prologo mi ha fatto pensare a Jack e il fagiolo magico, ma più per il nome del personaggio in scena che per un reale riferimento a quella storia. Andando avanti con le pagine e conoscendo finalmente Astra e Finn ho immaginato si trattasse di Hansel e Gretel, ma non ho trovato elementi che supportino questa teoria, a parte la parentela tra i due protagonisti.
Non essendo riuscita a risalire alla fiaba di partenza, mi è difficile esprimermi in merito ai cambiamenti che sono stati fatti per la rivisitazione, ma posso senz’altro dire che la trama proposta risulta avvincente fin dalle prime battute, coerente nel suo svolgimento e soddisfacente nel finale.
Nonostante i fratelli siano due, il vero protagonista è uno solo: Astra. Molte spanne più avanti del fratello in praticamente ogni ambito, la ragazza è un mix di coscienze e abilità. Intruglia con pozioni e simili per creare incantesimi e potenziamenti, sembra l’unica in grado di capire la magia della matrigna, conosce la robotica, le arti marziali, combatte… E, nota dolente, come spesso accade alle eroine del genere fantastico ci mette dieci secondi netti a innamorarsi del primo eroe che incrocia. In questo caso è un principe, come fiaba vuole, ma l’amore da farfalle allo stomaco al primo sguardo ha iniziato a stufare anche nelle fiabe.
Dall’altra parte, Finn è uno scomodo suppellettile che sembra più d’intralcio che d’aiuto. Non a caso passa più tempo fuori combattimento che vigile.
I personaggi secondari acquisiscono importanza a fasi alterne: dapprima la matrigna e il suo braccio destro, poi i goblin, infine il principe. Nessuno di loro minaccia mai il ruolo di protagonista di Astra, talora non divengono neanche veri e propri comprimari, limitandosi a essere comparse. Tutti però donano qualcosa al personaggio di Astra, aiutandolo a crescere, dando risposte o supporti di vario tipo, dall’amicizia a un’armatura molto steam!
In ogni caso, i vari personaggi sono facilmente distinguibili l’uno dall’altro, più per indole che per linguaggio, che appare forse un po’ uniformato e decisamente poco verosimile. Concetti elaborati espressi in modo troppo forbito e ricco, al limite del manieristico, fanno perdere credibilità ai discorsi diretti, al contrario di quanto avviene nelle parti in prosa, dove invece arricchiscono la narrazione senza appesantirla.
Va però sottolineato che, sebbene si tratti di una rielaborazione che tende a svecchiare le fiabe, sempre di fiabe stiamo parlando: il genere fantastico, l’ambientazione non certo contemporanea e il contesto cavalleresco con principi e dame giustificano il ricorso a un linguaggio più aulico che, in altre occasioni, risulterebbe inappropriato.
Per questo, al di là dei gusti stilistici personali, il mio giudizio è comunque buono. Riconosco il grande lavoro fatto dall’autrice per terminare questa saga dando unità a tutti e cinque volumi ed è un lavoro che, a mio avviso, ha svolto in modo più che egregio.

 

Voto:4Stellina-nuova11
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La recensione che avete letto è opera di Ariendil.

4 thoughts on “Sortilegio di Tenebra, di Anita Book – Recensione

  1. La tua recensione mi ha fatto venire i brividi. Grande e sincero è il mio ringraziamento per i giudizi, le critiche espresse con estremo garbo ma al contempo chiare e preziosissime, per l’analisi scrupolosa sui personaggi, sul loro ruolo all’interno della novella e sulle mie intenzioni. In effetti sono andata a pescare una fiaba meno nota: Fratellino e Sorellina. Grazie di vero cuore. Sono questi i riscontri più belli e arricchenti.

    1. Scusami per il ritardo con cui rispondo al tuo bel commento, ma mi era davvero sfuggito. Saper apprezzare le critiche e riconoscerle all’interno di una redenzione comunque positiva è segno di grande professionalità, oltre che di intelligenza. Un grazie a te per la bella storia e per le altre che, ne sono certa, scriverai.

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