Partenza – Racconto vincitore del Lab. di marzo 2016

 

Il salone delle feste nel palazzo della famiglia Loranther era sontuoso.
Immenso come una piazza d’armi, era arredato con il gusto eccessivo della nobiltà Auroriana, sovraccarico di fronzoli, colori e rifiniture. Alexandra non era abituata al cicaleccio delle centinaia di persone nella sala. Con le loro voci squillanti sembravano uno stormo di oche e la scrutavano: lei, banale guardia del corpo, con il disprezzo per un soprammobile del tutto inadeguato. Per fortuna Maximilian era a disagio quanto Alexandra in mezzo alla nobiltà arrogante. Considerava la sua famiglia un male necessario.
Aveva riservato ai suoi ospiti un gradevole salottino privato. La lontananza in successione lo liberava da molti impegni di rappresentanza.
Dovevano discutere dell’imminente partenza: sarebbero decollati entro pochi giorni per le zone di confine, alla ricerca di avventura, libertà e, perché no, ricchezza.
Maximilian aveva scelto Alexandra come persona di fiducia e dedicata alla sua sicurezza, e forse non solo, mentre Markus e Victor erano stimati professionisti nel campo dell’ingegneria e della raccolta d’informazioni.
Il liquore ambrato con riflessi smeraldo vibrò leggermente sul tavolino di cristallo: una navetta in atterraggio sulla piattaforma.
“Altri ospiti?” si chiese Alexandra. “Strano, la festa è già cominciata da un pezzo.”
Rilassò la schiena sulla poltrona in velluto chiaro, poi distese le gambe. Le mani, però, non erano mai troppo lontane dalle pistole nella fondina alla cintura.

L’esplosione fu tremenda. La villa tremò come gelatina e le urla oscurarono ogni conversazione.
Alexandra balzò in piedi, le due grosse pistole già estratte, e corse verso la porta. Maximilian lasciò cadere il bicchiere con il pregiato liquore e la seguì con l’agilità di un atleta.
I colpi di arma da fuoco e i gemiti di dolore erano ormai indistinguibili nella confusione; l’odore del sangue e della polvere da sparo esplodeva acre nelle loro narici.
«Dobbiamo andarcene!» urlò Victor. Ma Maximilian e Alexandra erano già avanzati e avevano spalancato la porta del salone: la famiglia Loranther era riunita tutta là. Non potevano abbandonarli, forse potevano salvare qualcuno.
L’adrenalina percorse le vene della ragazza come una droga. Ne risvegliò i sensi e ne acuì la vista già eccellente. Era nata per il combattimento, lo aveva sempre saputo. La paura svanì come fumo. Ma non era pronta per la carneficina.
Occupavano i corridoi e il salone: una distesa di figure in ghingheri, preziose bambole rotte sugli eleganti tappeti decorati.
Gli assalitori non avevano fatto distinzione: uomini, donne, i valletti poco più che adolescenti, persino i piccoli animali esotici dai colori variopinti erano stati massacrati. Giacevano scomposti, l’orrore e la paura congelati in eterno negli occhi vitrei.
Un conato salì alla gola di Alexandra, poi un moto di livida rabbia. Non c’era tempo per la compassione: gli avversari erano ancora all’opera. Le armi saturavano gli ambienti con la loro voce micidiale.
Nella sala, pregna dell’odore dolciastro della morte, si muovevano solo figure incappucciate, nere come lo spazio siderale: Assassini.
Uno dei sicari li vide e sollevò la sua arma verso Maximilian: nei movimenti la freddezza del killer di professione.
Alexandra fu più veloce: senza pensiero, di puro istinto, aveva già lasciato partire un colpo esplosivo dalla sua arma. La testa dell’assassino svanì in minuscoli frammenti, poi anche Maximilian sparò, più e più volte.
Ma erano troppi e troppo veloci. Dovevano fuggire.
Alexandra e Maximilian bramavano la morte di questi mostri, ma la loro personale sopravvivenza era un tantino più desiderabile.
Un cenno d’intesa e Alexandra e Maximilian iniziarono una corsa frenetica. Per fortuna i corridoi offrivano molte coperture. Anche Victor e Markus, con secchi movimenti letali, disturbavano l’inseguimento degli uomini mascherati. I proiettili li inseguivano inesorabili con sibili acuti. Molti sfiorarono i loro corpi o li ferirono leggermente. Gli eleganti vestiti di Maximilian e la pratica armatura leggera di Alexandra erano macchiati di sangue.
Corsero e spararono lungo i corridoi infiniti, poi l’ascensore per la piattaforma di decollo comparve davanti a loro, meraviglioso come la vita.
Il pilota dell’Aquila Cremisi era già al suo posto. Il vascello era pronto come una culla accogliente. Sarebbe stata la loro casa per gli anni a venire e li aspettava paziente. E con lei lo spazio profondo, misterioso, al di là dei confini, oltre il dolore, oltre questi sicari.
Avrebbero scoperto chi li aveva mandati. Oh, sì. E l’avrebbero pagata tremendamente cara.


Il racconto che avete letto è opera di Floborgia ed è risultato il vincitore del Lab. di marzo 2016.

La traccia del Laboratorio di scrittura era stata scelta da Ariendil (vincitrice dello scorso Lab) ed era la seguente: la paratassi.

Bisognava scrivere un racconto composto esclusivamente da proposizioni principali e coordinate alla principale (senza nessuna proposizione subordinata).

Il massimo dei caratteri consentito era di 4500, spazi inclusi, con 200 di tolleranza.

Pensi di riuscire a fare meglio?

Allora iscriviti e partecipa al prossimo Laboratorio di scrittura!

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Editing

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