Interrogatorio – Racconto vincitore del Lab. di febbraio 2016

Immagino che tutto questo teatrino sia stato messo su per me.
Luci, pistole in vista, divise belle stirate.
Cazzo, laggiù c’è persino lo sbirro che fa paura: quello che sta sempre in un angolo con le braccia conserte, delle enormi braccia conserte, e sembra non accorgersi di niente e non interessarsi a niente finché non gli viene detto di interessarsi alla tua faccia.
A suon di pugni, generalmente.
Davvero credete che questo basti?
Avanti, sapete benissimo che non dirò una parola: anche se volessi farlo non potrei, e in tutta onestà non voglio farlo.
Vi abbiamo fregato.
Ed è bellissimo vedervi ronzare attorno a uno stronzo come me, tipo mosche inebriate dall’odore della merda.
Respiratemi pure, agitate su di me le vostre zampette sporche della merda di qualcun altro e illudetevi che il vostro ronzare porterà alla fine a dei risultati.
E al corpo, certo, perché è il corpo che voi volete.
È possibile avere una sigaretta?
Intera, preferibilmente, non il mozzicone sbavato di qualcuno dei vostri.
Non vi dirò dove trovarlo, non illudetevi di spaventarmi con lo sbirro cattivo o di impressionarmi con questo bello spettacolo che sa di un interrogatorio pulito quanto mia madre sa di santa.
Su, se dovete riempirmi la faccia di pugni sbrigatevi: prima che arrivaste a prendermi dalla cella avevo iniziato un discorso nelle mie mutande col poster di Playboy.
Certamente dopo aver visto quanto siete nella merda con le indagini mi si farà più duro del solito.
Ah, chi l’ha detto che in carcere non c’è gioia?
Tuttavia, sarò ben contento di andarmene da questo posto.
Ogni accusa cadrà se non salta fuori il vostro fottutissimo cadavere e non potrete trattenermi con nessun altro giochetto.
La giustizia è giustizia.
E io sono innocente fino a prova contraria.
Dite che sono un pesce piccolo e che non è a me che puntate, e sono così affascinato da tutto questo che forse finirò persino per credervi.
Intanto però sono io che sto rinchiuso qui dentro, sono io che devo lanciare occhiate allo sbirro tutto muscoli per vedere se sta iniziando a interessarsi a me, sono io che devo accontentarmi di una sega davanti a un poster e che devo elemosinare una cazzo di sigaretta.
Cristo, gli altri se la staranno spassando alla faccia mia!
Inutile che drizziate le orecchie: non sarà un momento di invidia per la loro libertà a farmi parlare.
Bisogna essere fedeli l’uno all’altro nel nostro mondo, se non si vuole finire con una pallottola in testa o una canna di fucile su per il culo.
Oh, la mia sigaretta finalmente!
Philip Morris… mi fanno schifo, ma è sempre meglio di niente.
E già che ci siete abbassate pure un po’ le luci.
Riassumendo, se pensavate di usarmi come spia o come informatore o non so quale altro termine del cazzo usate per questa sorta di confessione forzata, avete fatto un buco nell’acqua.
Continuate pure a cercare il cadavere, non lo troverete mai.
Ammesso che un cadavere ci sia, ovviamente.
Non avete mai pensato che io possa essere innocente?
Intanto perché non mi rimediate una sigaretta come Dio comanda?


Il racconto che avete letto è opera di Ariendil ed è risultato il vincitore del Lab. di febbraio 2016.

La traccia del Laboratorio di scrittura era stata scelta da Giuliana Leone (vincitrice dello scorso Lab) ed era la seguente: L’acrostico.

Bisognava scrivere un racconto che contenesse un acrostico, in qualche modo collegato alla storia. Ovviamente soltanto i capoversi potevano creare l’acrostico, messo in rilievo con il grassetto.

Il massimo dei caratteri consentito era di 7000, spazi inclusi, con 200 di tolleranza.

Pensi di riuscire a fare meglio?

Allora iscriviti e partecipa al prossimo Laboratorio di scrittura!

Tutti i racconti di È scrivere – Community per scrittori vengono editati prima di essere inseriti sul blog.
Link all’editing:
Editing

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