Lovecraft’s Innsmouth: il romanzo, di Claudio Vergnani – Recensione

Titolo: Lovecraft’s Innsmouth: il romanzo
Autore: Claudio Vergnani
Editore: Dunwich Edizioni
Formato: ebook
Pagine: 395 (previsto)
Prezzo: 2,99 euro ebook (gratis per gli iscritti a Kindle Unlimited). 10,12 euro cartaceo.

Trama (da Amazon):
«A volte ci si muove in un territorio vago», disse il professo­re. «Pieno di nebbia. Una nebbia fitta, che rende ciechi, che as­sorbe ogni rumore e fa perdere l’orientamento. Ecco, a Inn­smouth noi ci muoviamo in quella nebbia. Non sappiamo niente di ciò che vi si nasconde dentro. Intuiamo qualcosa. E quel qualcosa intuisce a sua volta la nostra presenza.» Prese la saliera e la posizionò a capotavola. «Questi siamo noi», spiegò. «Per trovare ciò che cerchiamo dobbiamo avanzare in quella foschia.» Spostò la saliera in avanti. Poi mise un bicchiere nel centro. «Questa è Innsmouth. Quella vera. È tutto ciò che noi possiamo vedere. Ma è anche ciò che gli altri possono vedere.» Posizio­nò il con­tenitore del pepe all’altro capo della tavola. «Ecco, questi sono… loro. Noi avanziamo in mezzo alla nebbia, verso Innsmouth. Ma naturalmente così facendo po­tremmo finire per segnalare la nostra posizione. Allora forse sarebbe più saggio rimanere fermi.» Riportò la sa­liera al punto di partenza. «Ma anche questa scelta non è priva di pericoli. Rimanendo fermi saremmo un bersaglio facile da inquadrare. E allora forse sarebbero loro ad attraversare quella nebbia per raggiungerci.»
Assistetti inquieto alla marcia del pepe verso di noi.
Scese il silenzio. La superficie del tavolo sembrava vera­mente svaporare in una caligine indistinta. Dovetti sbattere due o tre volte le palpebre per fugare quella sensazione.

Recensione: Da grande appassionata delle opere di Lovecraft, non ho potuto che essere attirata da questo ultimo romanzo di Claudio Vergnani. Non avevo ancora letto nulla di suo e mi è sembrata l’occasione ideale per imparare a conoscere un autore di cui avevo sentito parlare tanto e tanto bene. Per prepararmi alla lettura con la giusta predisposizione, ho deciso di rileggere il racconto originale di Lovecraft (La maschera di Innsmouth) cui il romanzo di Vergnani si ispira. In questo modo potevo entrare nella storia col mood giusto, assaporando le chicche e i riferimenti che Claudio è stato in effetti così abile da disseminare qua e là.
E devo dire che sin da subito sono rimasta piacevolmente colpita dalle numerose citazioni letterarie e cinematografiche contenute all’interno del romanzo: dai bavosi cani di Pavlov, ai film d’azione degli anni ’60 che hanno fatto la storia. L’opera è infatti un misto di azione, horror e avventura, con qualche vena comica che non guasta mai. Una contaminazione di generi che non si può che apprezzare. Ma veniamo ora alla recensione vera e propria. Inizio dicendo che da fan di Lovecraft ho incassato qualche colpo proveniente dalle lingue taglienti dei due protagonisti (Claudio e Vergy). Nell’opera viene spesso ribadito quanto lo stile di Lovecraft sia in effetti eccessivamente prolisso e verboso, ricco di avverbi poco concreti, che lasciano tutto all’immaginazione e non danno un’idea precisa dell’orrore che il protagonista si trova di fronte. Viene anche messo in luce quanto in realtà i protagonisti Lovecraftiani siano un manipolo di sfigati che ci mettono secoli a comprendere quello che il lettore impiega dieci minuti a capire: ad esempio che gli abitanti di Innsmouth sono dei pesci/anfibi/rane mutanti e non dei poveri cristi affetti da chissà quale malattia. Tutto vero, certo, e ho cercato di incassare degnamente colpi e battute come la boxeur che non sono mai stata (a differenza di Vergnani – ho appreso poi dalla sua biografia). Anche se, devo essere sincera: quando ho visto che l’autore ha impiegato quasi 400 pagine per raccontare la sua storia (di cui un centinaio verso la fine solo di combattimento), una piccola rivincita me la sono presa pensando sarcastica che, in effetti, anche lui poco prolisso non è.
Comunque, veniamo ai punti salienti. L’idea alla base del romanzo è originale e davvero buona. Un parco di divertimenti per adulti con la passione per Lovecraft, la perfetta copertura per quei misteri che lo stesso Lovecraft ha provato a tramandare attraverso i suoi racconti. Anche i protagonisti, Claudio e Vergy, appaiono ben studiati, dal carattere definito. Si amalgamano bene insieme, stemperano la tensione dove necessario, fanno riflettere e sorridere allo stesso tempo… intrattengono. Che poi è il fine ultimo di qualsiasi libro.
Però – sì, c’è un però – io ho trovato tutto tirato per le lunghe e alcune scene le ho percepite come atti di violenza gratuita che non sempre sono riuscita a digerire. Ne sono un esempio la scena iniziale con Vergy che spacca una bottiglia in faccia a un tipo poco raccomandabile. Ok, la rissa sarebbe comunque iniziata da lì a poco, ma l’azione fine a se stessa di spaccare una bottiglia di vetro sulla faccia di uno con cui non hai neanche provato a contrattare o a parlare mi ha infastidita. Stessa cosa quando Vergy rompe il coccige a una guardia per il puro gusto di menar le mani (anzi, calci in questo caso). Anche perché poi si rivela necessario stordire la suddetta guardia con un colpo in testa e l’azione precedente si dimostra inutilmente violenta. Insomma, ben caratterizzato lo è, ma Vergy quando esagerava proprio non riuscivo a reggerlo. E qui sta anche alla sensibilità del lettore e riconosco che con tutta probabilità si tratta di opinioni molto personali.
Detto questo, anche le scene del combattimento finale le ho trovate troppo lunghe, la tensione sale durante narrazione, cresce, cresce e poi resta costante per circa un centinaio di pagine. Troppe, per me. A un certo punto avrei voluto che il protagonista si sbrigasse a dirmi se i vari mostri erano morti o no. L’abilità con la penna di Vergnani non è certamente da sottovalutare e le scene di per sé erano molto belle, ben descritte, ricche di pathos… ma a un certo punto la mia pazienza con le scene d’azione viene meno. E anche questo, lo riconosco, deriva dal mio gusto personale.
In conclusione: Vergnani è sicuramente un abile autore, poliedrico e capace sia di spaventare, che di far sorridere. Io però avrei apprezzato un’opera più corta e con meno violenza fine a se stessa.

Voto: 35Stellina-nuova1timbro1

La recensione che avete letto è opera di

Luna.

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