La bocca dell’inferno – Incipit vincitore del Lab. di gennaio 2016

Si alzò dal pavimento bagnato e protese l’orecchio in direzione di quel silenzio che non avrebbe dovuto esserci. A cinque, no, seicento metri dal cunicolo in cui si trovava, la goccia di condensa si era poggiata su un’altra superficie indefinita e non sul suolo roccioso, come faceva abitualmente ogni tre secondi. E, subito dopo, la piccola pozzanghera d’acqua era stata calpestata da qualcosa, al novanta per cento una suola quarantatré di gomma. Che qualcuno fosse appena entrato da una delle bocche a ovest della grotta era ormai certezza. Una di quelle certezze che può avere solo l’udito sviluppato di chi ha passato gli ultimi venticinque anni sottoterra. Anche la vista si era adattata al perenne buio, nonostante non ci fosse molto da vedere laggiù. L’olfatto invece no, anzi la muffa e l’umidità gli avevano rovinato per sempre i recettori olfattivi. Però l’idea che quei sei piedi che marciavano verso di lui potessero portargli degli odori dal mondo esterno, anche se lui non avrebbe potuto sentirli, lo fece esaltare. Magari il fumatore dei tre, quello che strascicava il piede destro con il fiato più corto degli altri, aveva ancora addosso un po’ d’odore di tabacco. O la ragazza del sale marino incastonato tra i capelli dopo l’ultimo bagno. Era estate? Magari invece avrebbe potuto avere della neve tra i capelli. La risata cristallina della giovane donna rimbombò nella galleria e in quelle circostanti. Igor provò a imitarla, giusto per ricordarsi cosa si provasse a ridere. Emise un grugnito rauco che non aveva niente di elegante o spensierato. L’umidità aveva raschiato pure le sue corde vocali e poi, dopo tutti quegli anni, aveva dimenticato come articolare i suoni. Corse fino a quando la spessa catena intorno al collo glielo permise e, non appena venne strattonato da essa, si lasciò cadere a terra frustrato. Vedendolo, nessuno avrebbe detto che fosse un uomo, nessuno avrebbe detto che fosse umano. Avrebbero potuto scambiarlo per una bestia selvaggia. Forse addirittura per un sacco. Raggomitolato a terra, nudo e sporco con un rovo di lanosi capelli sul capo. Igor cercò di ricordare quanto fosse passato dall’ultima volta che qualcuno era entrato nella grotta, a parte sua madre ovviamente. A occhio e croce un paio di mesi. Molti gruppi si perdevano nel labirinto di gallerie e tornavano indietro; qualcuno di essi arrivava fino a lui.

 

Il racconto che avete letto è opera di Giuliana Leone.


Il racconto che avete letto è opera di Giuliana Leone ed è risultato il vincitore a pari merito del Lab, di gennaio 2016.

La traccia del Laboratorio di scrittura era stata scelta da Jonfen (vincitore dello scorso Lab) ed era la seguente: Incipit.

Bisognava scrivere un incipit accattivante a partire dalla tre immagini proposte.

Il massimo dei caratteri consentito era di 4000, spazi inclusi, con 200 di tolleranza.

Pensi di riuscire a fare meglio?

Allora iscriviti e partecipa al prossimo Laboratorio di scrittura!

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