Recensione: Seconda – 15 racconti che danno del tu

Titolo: Seconda – 15 racconti che danno del tu
Autori: Barone Lumaga, Barsottelli, Bellomi, Bertoli, Bonfiglioli, Castagnetta, Comeles, Gallese, La Notte, Paparella, Pelagagge, Santaniello, Zanolla, Bertogliatti, Schito, Perri, Bee

A CURA DI: Serena Bertogliatti e Davide Schito
PREFAZIONE: Serena Bertogliatti e Davide Schito
POSTFAZIONI: Alessandro Morbidelli e Ferdinando Pastori (giurati)
ILLUSTRAZIONE (COPERTINA): Giovanni Da Re
GRAFICA (COPERTINA): Chris Rocchegiani

Editore: self
Formato: ebook
Pagine: 146 (previsto)
Prezzo: gratis

Trama (da Amazon):
“Seconda – 15 racconti che danno del tu” è un’antologia di racconti scritti in Seconda Persona Singolare al Presente (SPSP) da autori e autrici vari, emergenti e non. Sono stati selezionati nell’ambito di un’iniziativa di Davide Schito e Serena Bertogliatti (affiancati da Alessandro Morbidelli e Ferdinando Pastori in veste di giurati) allo scopo di far conoscere e diffondere la scrittura in SPSP.
C’è chi ha usato la SPSP per intessere trame coinvolgenti, chi per entrare nella mente di scomodi protagonisti, chi per riattualizzare vecchi temi, il tutto per comporre un’antologia che contiene generi e atmosfere del tutto diversi, ma tutti ugualmente godibili e fruibili per creatività e stile. I gusti sono gusti, ovviamente, e proprio per questo c’è un assaggio per ogni palato: ci sono bocconi dolci come una storia d’amore, amari come certe piovose giornate, acidi come un reflusso gastrico dopo un cazzotto nello stomaco, speziati come un tramonto esotico, piccanti come un’esperienza che non si dimenticherà facilmente.
15 storie che hanno due cose in comune: una scrittura di qualità e, naturalmente, l’uso della SPSP.

Recensione:

Parto dal presupposto che l’idea che sta alla base di questa antologia mi piace davvero molto: far conoscere la seconda persona presente, far immedesimare il lettore come avveniva nelle storie a bivi degli anni ’90 (tanto che vi ho trovato pure un riferimento nella suggestiva postfazione di Alessandro Morbidelli). Un’idea originale e un modo intelligente di parlare di scrittura e dar spazio agli autori emergenti ed esordienti.
I racconti dell’antologia sono tutti meritevoli chi per un motivo, chi per l’altro. Avendo realizzato anche noi qualche antologia mi rendo conto di quanto non sia affatto facile riuscire a trovare dei testi così buoni, trascinanti, scorrevoli e per nulla banali. E non è facile editarli assieme agli autori. Nel complesso devo dire che è stato fatto un buon lavoro, anche se qualche stonatura c’è: qualche virgola mancante prima/dopo i vocativi; o la mancanza di anteriorità nei flashback del racconto su Romolo e Remo (dove tra l’altro non è usato neanche il corsivo per le azioni passate ed è tutto un lungo flusso al presente, senza stacchi o segni distintivi, quindi non è ben chiaro dove iniziano e finiscono i flashback; e ciò ha compromesso la lettura di un racconto molto bello).
La lettura in generale, però, è stata molto piacevole; alcuni testi mi sono piaciuti più di altri (è il caso di Memorandum di Emilia Cinzia Perri, Ca’ Noghera di Bee e primo fra tutti Un prato senza ombra di Sara Bellomi).
Ciò che mi ha portato però a non dare più stelline è una questione di non poco conto. I racconti di per sé meriterebbero anche 4 o 4,5 stelline. Ma questa era un’antologia sulla seconda persona e come tale è stata presentata al lettore. Invece è stata fatta un po’ di confusione.
Non tutti i racconti hanno la voce narrante che corrisponde alla seconda persona, a mio parere. Alcuni testi, infatti, usano una narrazione in prima persona che, però, si rivolge a una seconda persona col “tu”. Ma la voce narrante, il narratore, quello che dovrebbe essere colui che dà corpo al punto di vista è alla prima persona.
Alcuni esempi? Specchio, specchio delle mie brame… Chi è la più bella del reame? di Serena Barsottelli.
Qui l’Io narrante è sicuramente lo specchio (che parla di sé in prima persona) e si rivolge a Grimilde dandole giustamente del “tu”. Alcuni estratti dal testo:

(IO sottinteso) Assaporo l’attesa del responso e la brama che si libera con i tuoi gesti […] Se tu fossi davvero interessata al mio responso, al mio parere, Grimilde, sono certo che avresti più cura e più riguardo nei miei confronti. Hai certamente sentito parlare delle tecniche delle popolane per la pulizia della casa, che ben poca fatica ti richiederebbero. Mai uno straccio imbevuto d’aceto, mai un fogliaccio pieno delle bugie dei quotidiani; neanche la più misera toeletta, mi riservi. Ti avvicini a me, alla tua immagine riflessa, come controllando se ci sia qualcuno oltre lo specchio. Sei così abituata a sentire la mia voce nella tua testa che non consideri neppure l’ipotesi di essere pazza; non oberi la tua mente con la paura di essere scoperta dalla governante o da qualche dama della tua corte.

Questa è a mio parere una narrazione in prima persona. Che poi ci sia anche il “tu” perché il narratore si rivolge a un’altra persona, ok. Ma il protagonista non è il lettore, non è il “tu”. È lo specchio che parla a Grimilde.
Anche nel Carrozzone di Cinzia Pelagagge l’io narrante è in prima persona (palesemente direi). Un esempio dal testo:

A volte (IO sottinteso) ti ho pensato stronza. Spesso, anzi, ti ho voluto vedere stronza. Ma l’unico momento in cui non mi sento solo e tutti i pezzi si incastrano alla perfezione è quando sei vicina a me. Soltanto tu: tu che non capisci, che ti impunti, che non rispondi al telefono, che non ascolti, che continui a cercare un surrogato. Tu che mi ami. Tu che hai continuato ad amarmi, ogni giorno alla stessa maniera, senza neanche più un perché.

Qui la voce narrante è quell’IO che resta sottinteso per tutto il pezzo. IO ti ho pensato. IO ti ho voluta vedere.
O ancora, ma meno problematico, nel racconto This Romeo is bleeding di Chiara Gallese c’è un brusco cambio in prima persona nel finale, che avrei segnalato con un corsivo in modo da evitare che il lettore si sentisse sbalzato fuori dal “tu” della voce narrante. Esempio:

(IO sottinteso) Ti metterò in custodia cautelare insieme a dieci culturisti arrapati, premurandomi di raccontare cos’hai fatto a tua figlia.

Come potete vedere qui il narratore è un altro (non è lo stesso dell’inizio del racconto) e si rivolge a un secondo personaggio (protagonista della prima parte) in pratica dicendogli: “IO ti metterò in custodia”.
Stessa cosa accade per il racconto Tarte Tatin di Cabiria La Notte.
E di esempi ce ne sarebbero altri.
Io qui ho citato alcune frasi, ma i primi due racconti che ho menzionato secondo me sono tutti in prima persona, mentre gli ultimi due hanno solo il finale in prima non segnalato dal corsivo, che avrebbe risolto il problema.
Quello che dunque qui non funziona è la distinzione fra narrazione in seconda persona (nel senso che proprio la voce narrante pensa a se stessa come a un “tu”) e invece il semplice utilizzo della seconda persona perché ci si rivolge appunto a un altro personaggio parlando fra sé e sé.
Mi aspettavo più precisione da un’antologia nata appunto per spiegare ai neofiti la seconda persona, o almeno una spiegazione più esaustiva, però l’alta qualità dei testi mantiene la valutazione dell’opera abbastanza alta.
Di per sé i racconti meriterebbero anche 4 stelline piene, se non di più. Purtroppo a livello ludico, dato che devo valutare questa antologia proprio come un esperimento sulla seconda persona presente, mi vedo costretta ad abbassare un po’ il voto. Resta una lettura affascinante, ma da fare con gli occhi un po’ aperti se si vuole cercare di imparare a gestire il punto di vista in seconda persona.

P.S.: Ottimo lavoro è stato fatto per la copertina. Tanto di cappello per l’illustrazione di Giovanni Da Re e il progetto grafico di Chris Rocchegiani.

AGGIORNAMENTO: Uno dei curatori mi ha linkato un interessantissimo PDF in cui è spiegato meglio il dubbio che avevo sulla narrazione in seconda persona. Tirando le somme, leggendo il pdf si capisce cosa gli autori volevano dire e in quel caso i racconti sono pertinenti alla richiesta, ma la prefazione fa confusione lasciando intendere che ci si deve aspettare l’uso corretto del punto di vista in seconda in cui non c’è un io narrante, questo dagli esempi riportati. Tutto qui. Il pdf è molto interessante. Quindi vi lascio il link. E aumento il voto di mezza stellina perché ora il progetto acquista un altro senso, anche se avrei preferito ricevere queste spiegazioni nella prefazione, da lettrice.

Voto: 35Stellina-nuova1

timbro1

La recensione che avete letto è opera di Luna.


One thought on “Recensione: Seconda – 15 racconti che danno del tu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *