Recensione: Cuore satellite, di Pierpaolo Mandetta

Titolo: Cuore satellite
Autore: Pierpaolo Mandetta
Editore: autopubblicato
Pagine: 136
Prezzo: 3,99 € (ebook)

Trama (dalla quarta di copertina):  Si sa, i giovani gay non vedono l’ora di lasciare la provincia per la volta delle grandi città. Grindr che scoppia, palestre aperte fino a tardi, ampia scelta in discoteche. Ma c’è chi resta. Chi è attaccato alle piccole cose. Chi alla famiglia. Chi ai profumi della pasta fatta in casa o dei fiori di campo.
I gay di paese non mangiano sushi all’all you can eat, ma pranzano alla tavola calda con una parmigiana. Non scappano dalle madri in un bilocale a pezzi con due coinquilini, ma campano fino ai trent’anni nella stanzetta di sempre, con tutti i parenti nel quartiere. Non litigano con i fidanzati su Whatsapp, ma si minacciano alla finestra.
Paolo ha ventisette anni, vive a Salerno e ha un negozio di fiori. Sembra un giovane come tanti. Ha un’amica che cucina, un ragazzo che lo ama, Enzo, e una grande, strana famiglia. Paolo, però, nasconde un segreto. Un segreto che lo segue con due gambe e lo spinge a rifiutare l’amore, visto come un satellite che non riesce a toccare.
Quando le voci delle nonne lo mettono in guardia sul futuro, decide di correre ai ripari. Prima che l’estate giunga a Salerno, Paolo sarà costretto a riabbracciare il suo cuore satellite.
Recensione:
Ho iniziato a leggere questo romanzo tempo fa, ma mi sono ritrovata a dover fare una pausa per impegni lavorativi che non potevo rimandare. Eppure, quando l’ho ripreso, sono entrata di nuovo nella storia senza difficoltà. Primo fra tutti grazie allo stile di Pierpaolo Mandetta che dimostra, in questo suo romanzo, di essere un autore emergente sulla buona strada.
Come avete capito, questa sarà una recensione positiva. Sapete tutti che mi approccio alla lettura di un libro autopubblicato con molta cautela. So che spesso non posso aspettarmi molto e quando, come in questo caso, capita di essere sorpresi in senso positivo, è giusto che sia detto e ripetuto.
Bello, scorrevole e curato lo stile di Mandetta, che racconta la storia di un’intera famiglia, i Vuccullo, una famiglia di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno smesso di amare. Perché? Non ci è dato sapere il motivo per ogni personaggio, solo quello del protagonista, che lascia a bocca aperta in un finale che sfocia nel genere fantastico, ma senza creare un senso di straniamento nel lettore, che già durante il romanzo è portato a capire che Paolo è una persona speciale, che vede e sente cose speciali.
Non possiamo però definire questo romanzo “fantasy”, non lo è. Al contrario trovo che la storia sia molto realistica, che affronti temi profondi con rispetto, con tristezza in alcuni casi, ma anche con una vena ironica in altri.
Mandetta non ci fa mancare niente: passa da momenti di profonda riflessione, a descrizioni bellissime (anche quando sono brutte) di paesaggi e comportamenti della gente del paese, fino ad aggiungere una vena ironica del protagonista, con battute che spesso mi hanno strappato un sorriso. Forse anche perché l’ambiente che circonda Paolo – siamo in Campania, a Salerno e dintorni – un po’ mi ricorda quello del mio paese d’origine.
Il personaggi sono ben studiati e si vede. Soprattutto il protagonista, ma anche Caterina (la sua amica) e Leo. Molto bello il bambino Paolo che appare e scompare determinando non solo la vita di Paolo adulto ma anche l’andatura del testo e l’umore del lettore. Le apparizioni mi sono piaciute molto, fino alla fine. L’autore riesce prima a far credere che la persona sia davvero presente e poi a far intuire, pian piano, al lettore che si tratta di una visione.
Anche i personaggi sono caratterizzati da una loro voce, un loro comportamento che li rende unici e particolari, in modo da non essere dimenticati facilmente.
Forse di personaggi ce ne sono un po’ troppi, e tanti sono i nomi, ma è un romanzo che non parla di una sola persona, al contrario, conduce il lettore attraverso il passato di una famiglia i cui uomini, a un certo punto della loro vita, hanno semplicemente smesso di amare.
Un unico punto mi è rimasto poco chiaro, ma credo fosse voluto. Nel finale si spiega tutto per Paolo, ma per quanto riguarda gli altri uomini no. Si intuisce, si prova a immaginare, ma non mi sembra sia scritto qualcosa in merito. Forse perché quelle sono tutte storie separate, che meriterebbero uno spazio tutto loro. Sarà forse l’autore a dirmelo?
Ora potrei dirvi che sì, il testo non è privo di refusi. Ce ne sono alcuni sparsi qua e là. Ma sono di quelli che mentre leggi sorvoli facilmente e non sono tantissimi.In ogni caso, come avete capito, è un libro che consiglio.

 

Voto:45Stellina-nuova1trasparente1timbro1

La recensione che avete letto è opera di Silver.

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