Serve della gleba – Racconto vincitore a pari merito del Lab. di ottobre 2015

[Racconto scritto evitando parole contenenti la lettera i]

Anna controlla nuovamente se è arrivato qualcosa. Le 22:03, nessun sms.
Mentre con un cenno al barman reclama un altro Sex on the beach un ragazzo occupa lo sgabello alla sua destra. Anna neanche lo guarda, ma quello la scruta, la punta, e dopo un po’ tenta l’abbordo.
“Hola muchacha” attacca da perfetto galletto mentre le tende una mano. “Luca, e tu?”
“Serena.”
Porge la mano con uno sbuffo, la posa sul bancone dopo una stretta veloce. Controlla ancora lo schermo. Le 22:12, nessun sms.
Alza la testa e trova uno sguardo dolce.
“Tutta sola?”
“Aspetto una persona.”
“E dov’è? Da quanto doveva essere qua?”
“Verrà!”
Lo afferma con tale certezza da farlo demordere: la guarda come se provasse pena, le posa una mano su una spalla e se ne va.
Alle 23:54 ancora nessun sms. Deve ammettere a sé stessa che no, Lorenzo non verrà.
Spegne del tutto lo smartphone, paga e abbandona lo sgabello, dando una pedata a quello dov’era seduto lo sfrontato ragazzo, come se la serata fosse andata a monte per colpa sua.

Dopo aver rotolato tra le lenzuola per tutta la notte, Anna è stanca come se avesse corso la maratona. Va al lavoro anche se non vorrebbe, sta seduta ore al pc con lo sguardo che vaga vuoto sullo schermo. Ha la testa altrove.
A pranzo però un sms le capovolge l’umore.
“Vengo da te? Sono stato un cazzone, prometto che stasera andrà bene!”
Non aspetta un secondo, compone al volo un “Ma certo! Alle otto” e perde due ore pensando a cosa fare per cena. Esce dal lavoro alle quattro spaccate, corre a fare la spesa, torna a casa e prepara caprese, salmone alle erbe e talmente tante verdure da sfamare una squadra, allenatore compreso. Alle 19:30 è lavata, profumata, spazzolata, truccata e soffocata dal completo sexy che solo un mese fa le calzava a pennello.
Alle 20:20 ha lo stomaco annodato dal troppo aspettare. Quando Lorenzo bussa non vuole che se ne accorga, allora opta per un saluto da gatta. Fa la sensuale, sussurra parole zuccherose. La carne è debole e quelle avances sgretolerebbero anche un sasso: Lorenzo la prende là, sul portascarpe, con foga.
Neanche mezz’ora dopo, mentre fa baruffa col nodo della cravatta, ammette che purtroppo non può restare. Ha detto a Marta, la dolce consorte, che avrebbe cenato a casa. Nemmeno le mozzarelle affettate a cuore lo persuadono: ne ruba una ed esce, promettendo future telefonate.

Anna sprofonda nel weekend. Se ne sta a letto, s’abbuffa con gelato e popcorn, aspetta quella telefonata. A volte Lorenzo usa la chat e le manda qualche frase, breve ma molto dolce. Anna le legge non appena spuntano sullo schermo, dato che ha sempre lo smartphone accanto. Se lo porta anche al bagno.
Sabato notte prova una debole protesta per vedere se davvero le vuole bene come afferma; a pranzo prova anche una debole pretesa, ma nemmeno quella può nulla contro le tre sorelle: “purtroppo la scelta non sta a me”, “per favore non accelerare le cose” e “questo momento passerà presto, dopo faremo quello che vorremo”.
Anna domanda alla stanza vuota quando passerà questo momento. Se passerà.

Due sere dopo ce la fanno: escono a cena. Parole tenere a bassa voce, mano nella mano, anche la rosa rossa comprata dal negretto molesto, una serata stupenda.
Che Lorenzo trascorre parlando senza sosta della dolce consorte e del suo non voler affrontare la realtà. Non le domanda nemmeno come sta o come le è andata al lavoro.
Passa mezzo mese senza altre cene. Una sola volta Lorenzo ha proposto una serata, ma Anna ha dovuto restare al lavoro per un controllo fondamentale, durato oltre la mezzanotte.
Per fortuna c’è la chat: là parlano molto, mentre la dolce consorte dorme. Anna le prova tutte per far stare bene Lorenzo, per farlo pensare solo alle cose belle che loro due hanno avuto un tempo o che potranno avere quando tutto sarà a posto. Tace sul fatto che non è serena, che la forzatura la stressa. Questo momento passerà, no? Basta aspettare e passerà.

Dopo tanto penare, la svolta. Lorenzo propone un sabato tutto per loro, dal pranzo alla buonanotte. Possono programmare una scampagnata, vedere qualche bel posto.
Anna accetta, eccome se accetta. Sono otto o nove ore: un terno al lotto. Aspettava una cosa del genere da… sempre, forse.
Veramente non le fa né caldo né freddo andare da qualche parte o fare qualche cosa strana. Le basterebbe stare seduta per terra e guardarlo. Ma, essendo l’occorrenza rara e fondamentale, la vuole onorare: andranno al mare!
Però non lo fa sapere a Lorenzo. Quando sabato la bacerà per salutarla e le domanderà dove vuole andare, solo allora svelerà la meta. E guarderà l’effetto sul suo volto.
Non vede l’ora.

Seduta sul bordo della poltrona, con la borsa da mare posata tra le scarpe, controlla nuovamente se c’è qualcosa nel telefono. Le 14:48, nessun sms.
Manda un “Cosa succede? Son qua che aspetto!” con la mano che trema. Un quarto d’ora dopo appare un “Non posso, ho un problema. Va bene lo stesso stasera? Non prendertela”.
Guarda la frase per un secolo, frastornata.
Con un sms domanda “Perché?”. Solo quello vuole sapere.
Nel frattempo parte lo stesso e va al mare. Non vede perché dovrebbe farne a meno.

Con le scarpe affondate nella rena, la luce del sole che le scalda le gote e la voce delle onde nella testa, Anna compara le grandezze.
Pensa a sé stessa, una cosetta posata su un’enorme palla che ruota attorno a una colossale stella, talmente cosetta da non fare nemmeno caso a quanto velocemente è sparata nel cosmo. E, per quanto concerne lo scorrere del tempo, per la palla che la sorregge ottanta o novanta annate sono solo un breve momento, neanche se ne accorge. L’essere umano se le danna tutte cercando qualcosa che forse non può avere, e la Terra nemmeno le nota.
Dunque perché creature che durano poco e non valgono un tubo passano lo scarso tempo che hanno facendo del male a loro stesse? Perché creano grane dove non ce ne sarebbero? Perché non sanno godere del bello che hanno?
Per farla breve, perché perde tempo con uno stronzo del genere, dato che ne ha poco e dovrebbe usarlo bene?

La sera dopo è ancora nel bar dove Lorenzo le dà sempre appuntamento. È seduta sullo sgabello della volta precedente, con una mano regge un Sex on the beach e con l’altra lo smartphone.
Lorenzo non le ha detto nulla per tutto sabato; nemmeno una parola, scuse neanche a parlarne.
Ha aspettato ventotto ore da quando le ha dato buca, dopo s’è degnato e ha aperto la chat. S’è detto consapevole del suo errore, desolato, affranto. Ha promesso che farà tutto quello che può per essere perdonato. Ha detto che le vuole assolutamente parlare: del suo comportamento, del loro rapporto, del futuro.
Anna ha fatto uno sforzo ed è andata. Voleva sapere cosa le avrebbe detto. Voleva davvero saperlo.
Ora è seduta e aspetta. Lorenzo, come sempre, non è puntuale. Lo smartphone suona, un sms: “Sono per strada. Ho solo un quarto d’ora, ma sono troppo contento che lo passerò con te.”
Un quarto d’ora. Se è una battuta è tremendamente spassosa.
“Stavolta verrà?”, le domanda lo sfrontato ragazzo, seduto alla sua destra.
“No.”
Paga e abbandona lo sgabello, dando una pacca al sedere del ragazzo per farlo alzare.
“Che audace!”
“Su, porta questa audace donna a ballare!”
“Eseguo!”
Escono a passo veloce, spargendo attorno buonumore.

 

Il racconto che avete letto è opera di Bee.


 

Il racconto che avete letto è opera di Bee ed è risultato il vincitore a pari merito del Lab di ottobre 2015.

La traccia del Lab era stata scelta da Elisa (vincitrice dello scorso Lab) ed era la seguente:
Per il lab di ottobre, mi sono ispirata a La Disparition di Georges Perec. Le opere di questo autore francese sono caratterizzate da restrizioni formali o stilistiche.
Quello che vi propongo è il lipogramma, ovvero un componimento letterario in cui lo scrittore decide di escludere tutte le parole contenenti una particolare lettera. 

Il lipogramma vi costringerà ad uno slalom linguistico, per questo richiede l’uso di parafrasi, metafore, sinonimi, perifrasi e di tutte le figure retoriche che conoscete.
In caso di sconforto, pensate a Perec che è riuscito a scrivere un romanzo di più di 300 pagine, in cui è totalmente assente la lettera E (che peraltro è la lettera più frequente nel vocabolario francese).
Il genere è a vostra discrezione. L’importante è che rispettiate il limite massimo di 7000 caratteri (con i soliti 200 di margine), titolo incluso, che dovrà a sua volta essere “lipogrammato”.
Dimenticavo! Per rendere più stimolante la scrittura, la lettera da omettere dovrà essere obbligatoriamente una vocale, che indicherete all’inizio del vostro post.

Pensi di riuscire a fare meglio?

Allora iscriviti e partecipa al prossimo Laboratorio di scrittura!

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Link all’editing:
Editing

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