Intervista a Pietro Gandolfi!

Ancora una volta il nostro Roberto ha intervistato per È scrivere un autore di storie horror! È la volta di Pietro Gandolfi.

Ecco a voi le domande poste da Roberto e le risposte di Pietro. Buona lettura!

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1) Chi è Pietro Gandolfi?

Un saluto a tutti gli amici di È scrivere! Pietro Gandolfi è un appassionato di storie nere, un sognatore che preferisce gli incubi. Come mi ha fatto notare qualcuno recentemente, non mi piace fare l’intellettuale, sono più un militante dell’horror: nella mia formazione non ci sono solo libri, ma tanto cinema di genere, moltissimi fumetti e altrettanta musica. Poi si tratta di prendere gli ingredienti, dosarli a seconda delle esigenze e servirli freddi. O caldi e sanguinanti.

2) Parlaci del tuo esordio. Cosa ti ha portato a scrivere e come è stato accolto il tuo primo figlio?

Scrivere mi è sempre piaciuto, ma la necessità di farlo in maniera continuativa e il più professionale possibile è nata quasi per caso: per un periodo mi sono trovato bloccato a letto e ben presto ho terminato di leggere i romanzi e i fumetti che avevo a mia disposizione, quindi mi sono detto “ora lo faccio io”. Ho preso una situazione qualsiasi e da questo canovaccio sono partito. Non mi sono più fermato.

Dopo l’esordio nell’antologia Il paese dell’oscurità, è uscita la mia prima antologia personale Dead of Night: fin da subito ho ricevuto un ottimo riscontro, non posso negarlo. I primi esserini, i miei seguaci, li ho conquistati già allora. Certo, era un piccolo libro che ha goduto di una circolazione ristretta, ma è stato un modo per cominciare e mi ha fatto comprendere di avere preso la direzione giusta.

12165985_775277745951915_1352255008_n3) Ci fai una panoramica dei tuoi scritti?

Certo, spero di non dimenticare niente: dopo Dead of Night ho pubblicato il mio primo romanzo, La ragazza di Greenville, poi è stato il turno di William Killed the Radio Star. C’è stato qualche romanzo breve – Avventura alla stazione di servizio, Ben & Howard, Who’s Dead Girl? e Devil Inside – e la partecipazione a qualche antologia come Urban Italian Legend volume II, Un assaggio di Dunwich e Poker d’orrore. Un mio racconto è comparso nel numero 6 della rivista Splatter. Nel frattempo è uscito il numero zero di The Noise, il mio fumetto disegnato da Nicola Genzianella, l’artista di Dampyr. Poi ci sono un paio di libricini che però vendo solo quando mi reco alle fiere e alle presentazioni.

4) E ora Clayton Creed, l’ultima fatica in uscita proprio in questi giorni. Racconta, racconta…

Clayton Creed è stato presentato ufficialmente alla quindicesima edizione del TOHorror, lo storico festival di Torino. Si tratta di una storia tesa, psicologica, che affronta il classico tema dello scrittore ritiratosi a vita privata in un luogo isolato… alla mia maniera. È un romanzo cui tengo molto, perché mi serve per far comprendere al mio pubblico che non mi piace scrivere solo narrativa dal taglio estremo. Le mie tematiche ci sono tutte, la negatività dei miei personaggi anche, ma affronto tutto in maniera un po’ diversa. Questo non vuol dire che mi sia ammorbidito – ci sono comunque delle belle scene morbosette – ma solo che mi piace fare anche altro. L’orrore è sempre presente e chiunque mi segua non faticherà a riconoscere il mio stile.

5) Cerchi di non mancare mai ai vari festival, alle fiere a tema horror e sulla scrittura in generale; inoltre organizzi molte presentazioni. Quanto reputi importante esporsi in prima linea per farsi conoscere?

Direi che è fondamentale, almeno per due ragioni. Una è l’uso che si fa abitualmente della rete: ormai su internet c’è una presenza costante di autori, lettori, addetti ai lavori e sempre più spesso i ruoli si confondono. Mi spiace dirlo, ma ormai la parola viene concessa a tutti, anche a chi non ha nulla da dire, se non lanciare merda sugli altri. Di conseguenza si arriva al secondo punto: per mettere ordine in questo caos esiste solo un modo, ovvero riportare le cose alla loro dimensione originale, parlare con la gente. Di persona, mettendoci la faccia. Io sono solo un appassionato di horror cui piace scrivere, quando mi trovo a una fiera, a una presentazione o in qualsiasi altra occasione mi piace parlare con la gente, prendermi il tempo che ci vuole per spiegare quello che faccio e perché lo faccio. Così magari qualcuno decide di darmi fiducia, di provare a leggere qualcosa di mio. E quando questa persona mi torna a trovare a un appuntamento successivo, be’, è una bella sensazione. Ci sono tanti autori che continuano a lamentarsi di come vanno le cose, che si legge poco oppure del cattivo lavoro svolto dalla casa editrice, però ben pochi di loro alzano il culo dalla poltrona e si attivano in prima persona per promuoversi, per farsi vedere in giro, per tentare di fare qualcosa. Molti pensano che il proprio dovere sia finito una volta terminato di scrivere. A mio parere non è così, bisogna farsi vedere, non pretendere che ti vengano a cercare.

12168045_1071674752863197_1679839071_n6) William Killed the Radio Star è stato tradotto in inglese. Cosa ti aspetti dall’esperienza oltreoceano?

Sì, William è in via di traduzione. Sicuramente non ho ancora idea di cosa ciò comporterà: sarà un mare enorme nel quale navigare, ma vedo che in molti stanno tentando questa strada e penso sia bello. Significa non dare un limite ai propri sogni. Vuol dire crederci e farlo fino in fondo. Può anche darsi che prima o poi qualcuno riuscirà nell’impresa e magari sfonderà, aprendo la strada a tutti gli altri.

7) Il panorama horror italiano. Che ne pensi?

A casa nostra abbiamo ottimi autori che purtroppo si devono scontrare col disinteresse dei media “importanti” e arrabattarsi come possono. La qualità in alcuni casi è molto alta e bisogna farsi il culo per ottenere meno del minimo. Ma come dicevo, non bisogna mollare. Certo, se la nostra scena fosse più unita riusciremmo a ottenere di più, ma un certo provincialismo e delle invidie per nulla giustificate rendono il tutto una piccola guerra per accaparrarsi delle briciole. Spero che col tempo si farà un po’ più chiarezza, perché al momento ci sono pochi risultati e troppa confusione, a causa anche di un mercato saturato dai nuovi mezzi e dal semplice approccio che offrono. Ma siamo ancora qui e per abbatterci ci vorrà ancora un po’. Se non avessimo le spalle larghe scriveremmo generi più commerciali e alla moda.

12064310_1071675646196441_1605404798_n8) I tuoi progetti per il futuro? Hai altre cose in lavorazione?

Dunque: Clayton Creed comincia il suo percorso e speriamo sia ben accolto. Sarò presente a Lucca Comics, nel padiglione Giglio, per promuovere quello e i miei vecchi lavori. Per l’occasione uscirà il numero uno di The Noise, un evento che i fan aspettano con ansia, soprattutto dopo il bel riscontro ottenuto dal numero zero. Seguirà un tour di promozione nelle fumetterie e nelle librerie. A gennaio dovrebbe uscire il mio nuovo romanzo, spero con un succoso extra, e in primavera finalmente la ristampa de La ragazza di Greenville, un’edizione ben curata e con almeno un racconto inedito, una storia cui tengo davvero tanto. Il romanzo ha una storia un po’ travagliata alle spalle, spero di potere rimettere le cose a posto, in modo che i miei esserini possano leggerlo e apprezzarlo. Per il resto spero che durante questo percorso accadano cose belle, sono sempre pronto alle sorprese e a cogliere le occasioni, quando si presentano.

9) Lasci un saluto alla Community E’ Scrivere?

Vi ringrazio per l’attenzione e spero di incontrarvi in giro per l’Italia. Se vi va di provare a legger qualcosa di mio, fatemi avere un feedback, è importante: se non avviene a un evento, potete utilizzare la mia pagina/autore su facebook. Cerco sempre di mantenere i contatti con tutti i miei esserini, è molto importante. E poi continuate a nutrirvi di incubi, perché di storie zuccherose con un finale lieto non se ne può più: abbiamo bisogno di passione, di sangue e carne, qualsiasi cosa pur di sentire il cuore battere, pur di ricevere quella scintilla che ci fa amare certe storie.

Horror Rules!

Ringraziamo immensamente Pietro che è stato così gentile da rispondere a tutte le domande!

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L’intervista che avete letto è opera di Roberto.

 

 

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