Terminator Genisys – Recensione film

Titolo: Terminator Genisys
Genere: fantascienza
Regia: Alan Taylor
Anno: 2015
Durata: 126′

 

“Se mi ami tu muori e io no, e non so cosa sia peggio”.

Recensione: Ci sono ricascata. Mi era successo di recente con I cavalieri dello Zodiaco (QUI la recensione), uguale uguale: sento una musica che dalle orecchie arriva dritta allo stomaco, una musica che scatena trent’anni di ricordi, alzo la testa, vedo che è il trailer di un film, vado a vederlo.
E lo so che mi farà tristezza! Lo so già. Eppure ci vado.
Mi sono bastati trenta secondi di tamburi: ta-tan-tàn, ta-tàn. Da quell’istante la smania di veder continuare una delle storie che più ho amato nella vita ha iniziato a fare a cazzotti con la consapevolezza di dover vedere un reboot.
Reboot, per dirla in modo semplice, è quando prendono una storia che è già andata avanti un bel po’ e, siccome non ci si guadagna più o siccome al disegnatore/scrittore/sceneggiatore di turno che la vuole usare quello che è stato fatto dai suoi colleghi non piace, viene inventato un “nuovo inizio” da cui si possano trarre ulteriori puntate.
In questo caso, siccome della storia originale era già stato detto quasi tutto, mancava solo mostrare la fine della guerra e spiegare come finiva (cosa che, pare, nessuno ha il coraggio di fare), si è ben pensato di creare un passato alternativo in cui Sarah Connor viene addestrata fin da piccola a combattere da un Terminator, sa perfettamente chi è quel tale Kyle Reese che arriva dal futuro e sa anche cosa deve accadere tra loro nel 1984.
Dopo giorni di combattimento tra smania e consapevolezza le mie cellule cerebrali erano sfinite e giunte a un accordo: lo guarderemo in tv tra quattro anni. Però ormai qualsiasi cosa cerchi su Google mi viene poi riproposta sotto forma di pubblicità invasiva in qualsiasi altro sito navighi, per cui mi sono trovata davanti a tradimento un video in cui James Cameron diceva che questo film è fighissimo e rispecchia tantissimo la sua idea originale.
Bene, ho deciso di andare a vederlo solo per capire quanti soldi gli hanno dato per fare quella affermazione.

Più o meno ho capito come mai ha detto una cosa simile: Terminator Genisys (d’ora in avanti, per comodità, T#5) riprende in modo perfetto tutte le informazioni e tutti i dettagli che erano stati dati in Terminator (T#1) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (T#2). In più, cosa abbastanza strana viste le critiche spietate che aveva ottenuto, non finge che Terminator 3 – Le macchine ribelli (T#3) non esista, e lo include nel continuum temporale del presente finora conosciuto.
I pochi dettagli che cambia, in effetti, derivano da Terminator Salvation (T#4). Una specie di schiaffo morale al film che aveva osato ignorare il suo predecessore (la storia di T#4 è stata scritta come se T#3 non fosse mai stato girato), che ho veramente apprezzato.
T#5 non ignora quasi nulla di ciò che è già stato detto in precedenza, e di questo gli va dato merito. Crea semplicemente una linea temporale alternativa, in cui tutto quello che abbiamo visto non ha più senso di esistere. Forse.
Perché il Giorno del Giudizio, si sa, lo puoi rallentare, spostare, affrontare quanto ti pare, ma prima o poi deve arrivare. Potere del paradosso temporale: tutto ciò che mandi indietro dal futuro non può impedire che quel futuro – in cui è stato mandato indietro – si realizzi. Eh!

Insomma, T#5 è tutto un fiorire di citazioni e richiami, da Reese che in un grande magazzino disordinato e buio esattamente come quello di T#1 sceglie proprio quel giaccone lungo e quelle scarpe da tennis fighissime (quanto gliele invidiavo!),
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a lei che gli urla proprio quel “vieni con me se vuoi vivere” che le aveva detto lui. Da John che insegna a Kyle la frase “no fate but what we make”, che Sarah inculcherà nella testa di suo figlio per tutta la vita e che si vede incisa sulla sua bara in T#3, a Sarah che insegna al Terminator a sorridere, come fa John in T#2.
Un sacco di rimandi che il fan sfegatato (vedesi voce: pazzoide fissato) come me accoglie con ondate di orgoglio e tenerezza. Gran bella sensazione, quando guardi un film!
Non penso che le ragazzine due file davanti a me abbiano idea di quanto T#5 abbia citato i suoi fratelli maggiori. Non so nemmeno se sono informate del fatto che T#5 ha ben 4 fratelli maggiori, non solo quello con Christian Bale. Di sicuro non avevano idea di chi fosse T.J. Hooker, citato in una battuta molto “1984esca” che ha fatto scompisciare solo la parte della sala prossima agli anta.

Però c’è un grosso però. Tolti gli innumerevoli, deliziosi richiami ai film precedenti, tolte le spettacolari scene di combattimento corpo a corpo tra i Terminator, che con la grafica attuale sono davvero realistiche, tolti gli inseguimenti da levare il fiato in autobus o in elicottero che mi hanno lasciato in circolazione litri di adrenalina e mi hanno fatto tornare a casa in quarta sparata, prendendo le curve con una mano sola come se con l’altra dovessi ricaricare il fucile, tolto quel gran genio di Schwarzy che ha finalmente smesso di cazzeggiare con la politica ed è tornato alla sua ragione di vita, mostrando con orgoglio i capelli bianchi e le mani macchiate in una versione del T-800 che più umana non si è mai vista e più divertente non è mai stata… tolto tutto questo, che è solo contorno, cosa c’è in questo film? Cos’ha da dire?
Parla di libero arbitrio, di destino già scritto, di voler controllare la propria vita, ma avevamo già capito bene quanto è difficile avere un ruolo prestabilito in T#3 e T#4.
Racconta dei rapporti stretti che si possono creare anche tra un umano e una macchina, ma l’avevamo già visto in T#2 e T#4.
Approfondisce notevolmente la storia d’amore tra Sarah e Kyle, dando loro stesse conoscenze, stessa mentalità e stessi obiettivi che in T#1 non avevano. Ma siamo sicuri che un uomo innamorato da sempre di una fotografia e una donna che rimarrà per sempre fedele al suo amore di una notte non fossero già abbastanza profondi?
Mostra com’è la guerra, com’è essere John Connor e sapere che l’umanità intera fa affidamento su di te, ma ce l’aveva già fatto capire chiaramente T#4.
Inventa un nuovo attacco da parte di Skynet, in un modo tutto nuovo e in un altro anno, tirando in ballo la nostra dipendenza dalla rete e dai gingilli tecnologici e quindi facendo capire che il Giorno del Giudizio potremmo beccarcelo nei denti anche domani. Ma credo di non essere l’unica che è inorridita di fronte al campo da giochi devastato di T#1 e T#2, o che si è emozionata nel vedere l’ultima scena di T#3, quando i missili coprono il cielo e il destino di John prende finalmente forma, quindi forse era meglio l’idea originale.
Lascia il messaggio speranzoso che il futuro non è scritto, ma per i paradossi temporali di cui sopra e per l’annuncio che questo è il primo capitolo di una nuova trilogia sappiamo benissimo che il Giorno del Giudizio incombe ancora.
Quindi… a cosa è servito questo film?
Ad ammantare di negatività la figura di John, che come “capo della resistenza” seguiamo con profondo rispetto ed enorme stima ormai da trentuno anni? A cambiare nuovamente il volto ai personaggi, che probabilmente non avranno mai una fisionomia definita, destinati per sempre a seguire i canoni di bellezza del periodo come il povero Batman cinematografico? A cercare di rinnovare qualcosa che non ha nessun bisogno di essere rinnovato?

Signori registi, per favore, lasciate intatti i miti degli anni ’80 così come li abbiamo conosciuti e come li vogliamo ricordare.
T1 SC

Alle nuove generazioni datene di nuovi, non hanno bisogno dei nostri.

Voto25Stellina-nuova1timbro1

La recensione che avete letto è opera di Bee.

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