Intervista a D.L. Snell e Thom Brannan, autori di “Pavlov’s Dogs – L’armata dei Lupi”!

Quando Mauro Saracino, di Dunwich Edizioni, mi ha chiesto se volessi intervistare gli autori di Pavlov’s Dogs (recensione QUI), ero molto emozionata. Ho chiesto solamente: davvero? Posso? Davvero?

Ecco perché ora sono molto contenta di presentare D.L. Snell e Thom Brannan ai nostri lettori! Benvenuti, David e Thom! Il mio nome è Lucia aka Silver.

Iniziamo!

Pavlov's Dogs - L'armata dei lupi

VERSIONE IN ITALIANO (nota: ringrazio di cuore Luna per l’immenso aiuto nella traduzione e Bee, Ariendil e Nerina per la correzione finale)

1. Non so se qualcuno vi ha tradotto la mia recensione di Pavlov’s Dogs, ma la prima frase che ho scritto era: “Odio gli zombie”. E li odio veramente, o piuttosto di solito li trovo disgustosi. Ma amo i licantropi, così ho dovuto leggere il vostro libro. La mia domanda è: quale dei due preferite personalmente, gli zombie o i licantropi? O vi piacciono entrambi e questa è la ragione per cui li avete messi insieme in un libro? O, ancora, è una pura strategia narrativa: prendiamo due tipi di mostri molto amati e li mettiamo insieme in un libro in modo da creare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso dal solito?

DLS: Abbiamo combinato lupi mannari e zombie per una strategia di marketing, ma non solo per questo. Le nostre motivazioni sono molto più complesse. Thom e io amiamo questi vecchi mostri e volevamo vederli combattere. Volevamo anche vedere gli umani destreggiarsi fra loro. Personalmente, mi piacciono di più i licantropi degli zombie, per il semplice fatto che danno più opportunità per renderli dei personaggi più complessi.

TB: Sì, le storie con zombie pensanti sono poche e lontane fra loro, e per una buona ragione.

DLS: Le storie sono più interessanti quando si può simpatizzare con il mostro, e penso si possa avere una simpatia limitata per gli zombie.

TB: Anche ora, nell’epoca del più grande / migliore / più veloce / di più, l’idea di zombie pensanti non è accolta bene dai fan. Kim Paffenroth ha fatto un buon lavoro, così come Derek Goodman, ma ci vuole una certa dose di abilità e destrezza nella narrazione di cui non molti di noi sono in possesso.

Snell ha già mosso i primi passi controcorrente con il suo primo libro, e ho pensato che questo fosse uno sviluppo logico per lui, ed ero contento di farne parte. Mischiare le cose è parte della mia ragione di scrivere, soprattutto le cose che non sembrano poter convivere insieme.

2. Parliamo del titolo: Pavlov’s Dogs. Riflesso condizionato e modifica del comportamento. Questa è la base dell’esperimento sui Cani, con il chip di Pavlov installato nei loro cervelli. È davvero così semplice controllare l’istinto canino e umano fino al punto espresso nel libro? Possiamo dire che quando il chip di Pavlov è attivo, i Cani diventano come macchine? Pensate che un simile chip potrebbe esistere davvero?

DLS: C’è una storia più profonda dietro i Cani che Thom e io esploriamo nei prequel Dog Years. Il chip è solo una parte di ciò che li ha resi quello che sono, ma svolge definitivamente un ruolo importante. È implicito in Pavlov’s Dogs che il dottore usa il chip per rafforzare la buona condotta e punire il cattiivo comportamento; per esempio, Kaiser sente una scarica di dolore quando fa qualcosa di indesiderato. Sfortunatamente, questo diventa anche un rafforzamento negativo – a Kaiser piace il dolore!

Gli altri Cani, però, e le persone in generale, fanno di tutto per evitare il dolore. A questo proposito, credo che l’idea del libro su come l’interfaccia cervello-computer condizioni il suo ospite sia realistica.

Penso anche che il modo in cui il chip controlla il corpo di un Cane, stimolando il cervello e il sistema nervoso, sia plausibile. Sappiamo da molto tempo che stimolare parti del cervello può causare reazioni fisiche involontarie, e possiamo già vedere emergere la relativa tecnologia: chip che aiutano le persone a sentire e vedere; chip che possono aiutare le persone paralizzate a muoversi; gli scienziati stanno anche lavorando su un’interfaccia che può proiettare su un monitor le cose che si vedono con gli occhi. Non siamo poi così lontani, in realtà. Basterebbe rimuovere l’etica e far avanzare la tecnologia di pochi decenni, e siamo lì.

TB: Beh, cavolo. Non ho molto da aggiungere. Per quanto riguarda i Cani come macchine, è più come se fossero delle AI (intelligenze artificiali) difettose. Si può dire loro cosa fare, e dargli un rinforzo, ma questo non significa che si ottenga sempre ciò che si vuole.

3. I Cani. Ho amato McLoughlin, l’Alpha. È molto umano, ma a volte sa essere anche un vero lupo. La differenza tra lui e Kaiser è qui: McLoughlin cerca di tenere sotto controllo il lupo, mostrando il suo lato umano migliore; Kaiser usa il lupo come scusa per mostrare il suo lato più oscuro. E ora aggiungiamo il fatto che vivono su un’isola dove c’è un’altra gerarchia in confronto al resto del mondo. Ecco infine la domanda: avete studiato questi due personaggi con l’intenzione di mostrare come gli esseri umani reagiscono quando hanno la possibilità di scegliere senza il peso della società umana?

DLS: Come romanzo post-apocalittico, Pavlov’s Dogs esplora decisamente ciò che gli esseri umani farebbero in assenza di una società.

TB: È il Signore delle Mosche, ma più in grande.

DLS: Esplora anche le potenziali insidie di certe strutture sociali. Non è l’argomento principale del libro, ma questi temi sono sicuramente presenti. Kaiser e Mac sono i due lati della stessa medaglia.

TB: Penso che Hayte dica la cosa migliore a Kaiser: “Il trattamento… ha solo messo a nudo il vero te.” Kaiser è la legge della giungla personificata. E Mac, lui cerca di fare del suo meglio.

4. Gli umani. Non parlerò di Donovan né di Crispin (ho odiato il primo, da qualche parte ho detto che se fossi uno dei Cani l’avrei già morso!). Mi piacerebbe parlare di Ken e Jorge. Questa coppia è la migliore! Sono come fratelli, a volte anche qualcosa di più, hanno bisogno di sapere dov’è l’altro, hanno bisogno di sapere che l’altro è ancora vivo. E hanno due caratteri totalmente differenti. Avete creato questi due personaggi insieme? Nell’uno o nell’altro c’è qualcosa della vostra personalità?

DLS: Oh, anche noi amiamo questi ragazzi. Io ho creato gli schizzi di base per Ken e Jorge e per il loro rapporto, ma Thom, credo, ha dato vita a quegli schizzi, si è messo una camicia da lavoro blu di Chambray e ha lanciato maledizioni in spagnolo.

TB: D.L. ha davvero lasciato che io scatenassi la mia fantasia nel gestire i personaggi, chi sono, come reagiscono alle cose…

DLS: In tal senso, Ken e Jorge assomigliano a entrambi. Sia Thom che io siamo spavaldi, quindi Jorge ha sicuramente ereditato da noi questo lato del suo carattere. Ho anche iniziato a bere più o meno quando abbiamo iniziato a scrivere (il romanzo), di conseguenza Jorge, naturalmente, doveva essere un alcolizzato che non prendeva sul serio il suo problema.

Ken… pensa un po’ troppo e si rimugina un po’ troppo sulle cose negative, che è più o meno quello che faccio io. Ma Ken è anche un lavoratore sempre in azione, che penso derivi da Thom.

TB: Sono sicuro che, di tanto in tanto, D.L. ha letto il più recente capitolo che gli avevo inviato, ha scosso la testa e ha preso un altro sorso di qualsiasi cosa avesse nel bicchiere.

DLS: Lo sto facendo anche adesso.

TB: Ma, nello spirito di collaborazione, mi ha lasciato fare per vedere dove saremmo finiti. E non solo per questi due personaggi.

Ken e Jorge sono di sicuro il duo che sfonda…

DLS: Oh, sicuro. I due amigos. Ehm…. un amigo e il suo tutore bianco.

TB: … ma abbiamo cercato di rendere tutti memorabili per il tempo che sono sulla pagina; tutti hanno importanza, e sono tutti stelle delle proprie storie, ma questo libro è la storia di Mac e Kaiser e Ken e Jorge. Se avessimo tempo illimitato (e fondi), potremmo espandere questa storia fino a proporzioni simili a quelle della Torre Nera, mettendo insieme qualcosa di significativo per tutti quelli che sfogliano le pagine.

Julius è un ragazzo divertente con cui passare il tempo. Penso che avremmo una storia divertente da raccontare. Anche Jaden, il supervisore della sicurezza sull’isola.

Dog Years - Thom Brannan, D.L. Snell

5. Gli zombie. Ho detto nella mia recensione che gli zombie, per la maggior parte del tempo, gorgogliano, si lamentano, vacillano, sono lenti e affamati e si rialzano sempre. Ma ho anche detto che non è sempre così nel vostro libro. Sto cercando di non rivelare molto in questa intervista, ma ci sono scene in cui mi avete messo davvero ansia (dico solo “bus”!). Pensate che gli zombie, come i licantropi e i vampiri, avessero bisogno di essere reinventati?

DLS: Reinventare può sicuramente essere una buona cosa. In realtà, la nostra attuale rappresentazione degli zombie viene dall’innovazione di George Romero ne La notte dei morti viventi. Prima di Romero, in realtà, gli zombie non erano visti come un’orda e un possibile innesco dell’Apocalisse. Erano principalmente schiavi voodoo.

TB: Gli zombie sono un genere di mostro molto recente, e credo che si siano costruiti bene la loro nicchia. Non sono mai la storia; le persone che sono nei paraggi quando loro arrivano costituiscono la storia, altrimenti non c’è storia. E io non volevo raccontare di nuovo L’alba dei morti viventi. È per questo che abbiamo fatto un salto avanti, giusto? Quella storia è già stata raccontata.

DLS: Per quanto riguarda Pavlov’s Dogs, ovviamente non posso dire troppo su come abbiamo cambiato gli zombie. Ma posso dire che abbiamo tenuto conto dei tipici paletti e meccanismi di suspense nella narrativa zombie e li abbiamo intensificati in modi interessanti (“bus”). Uno dei miei esempi preferiti si trova nel capitolo 0, quando Maria e Paulo realizzano che il loro metodo per uccidersi potrebbe richiedere troppo tempo: gli zombie potrebbero infettarli comunque. Questa, per me, è una situazione terribile, e sono contento che abbiamo avuto l’opportunità di scriverla.

TB: Per quanto riguarda la reinvenzione, non lo so. So che le innovazioni della tecnologia horror tendono a polarizzare i fan. I runner (zombie che corrono, ndt.) di DotD ’04 (“Dawn of the Dead”, ossia “L’alba dei morti viventi”, del 2004) hanno fatto esplodere Internet. I puristi sono molto protettivi nei confronti dei loro mostri. Quindi, consapevoli di ciò, nel prossimo libro, The Omega Dog, ne distruggiamo totalmente l’idea. Hah!

6. Ancora i licantropi e la loro gerarchia. McLoughlin è l’Alpha, Samson era il Beta, poi abbiamo i Theta, i Sigma e l’Omega. E non dimentichiamo l’Epsilon. Dal contesto, anche chi non è abituato a questi termini può capire qualcosa sulla gerarchia dei Cani. Ma potreste per favore spiegarla ai nostri lettori?

DLS: In natura, i branchi di cani hanno una certa gerarchia. Il cane dominante, l’Alfa, comanda il branco. Questo cane mangia per primo e cose del genere. Se hai un cane domestico, sei tu a volerti imporre come Alpha. Sei al comando. Il tuo cane dovrebbe essere un Beta, che è come un comandante in seconda. Poi ci sono i cani Omega, i perdenti, i membri più deboli del branco. Kaiser non si vede come il più debole, però. Intende un’altra cosa quando si definisce il Cane Omega. In sostanza si sta mettendo allo stesso livello di Dio: l’Alfa, l’Omega, il principio e la fine.

TB: Ben detto. Dato che questo era un gruppo paramilitare, avevamo bisogno di una sorta di gerarchia, ma non volevamo scimmiottare i nomi di grado regolari, così abbiamo mantenuto, invece, l’idea di Alpha. Tutto il resto deriva da quello.

7. E ancora una volta i licantropi. In Pavlov’s Dogs parlate di “Cani”, ma li descrivete comunque come lupi. È per via del chip di Pavlov (e quindi del riflesso condizionato dimostrato da Ivan Pavlov) che li chiamate “Cani” o volevate tirare una linea netta tra i soliti licantropi e i vostri?

DLS: Si dice che tutte le centinaia di razze di cani che conosciamo, tutte le diverse dimensioni, i diversi colori, i tipi di pelo e le personalità discendano tutti da un antenato comune. Noi umani, naturalmente, siamo i principali responsabili per tutte le varietà che vediamo oggi, perché siamo stati noi ad allevarle. Una selezione innaturale.

TB: Giusto.

DLS: I nostri Pavlov’s Dogs sono un po’ così: il lupo mannaro è il loro antenato comune, ma Crispin li ha plasmati, allevati e trasformati in quello di cui aveva bisogno per la sua squadra.

TB: Mac è il Golden Retriever, leale e onesto. Kaiser è una razza da combattimento, allevato per cercare il sangue e felice di rotolarcisi dentro. Il sangue e la lotta sono la ricompensa.

DLS: Il prequel “The Dog Years” ne esplora un po’ la genetica e l’eugenetica. Alla fine, Crispin ha creato un lupo mannaro che è più simile a un cane addomesticato: ha il potenziale per essere un po’ più umano di quanto possa essere un lupo. Naturalmente, come sappiamo riguardo ai cani da combattimento, il modo in cui vengono “nutriti” ha molto a che fare con ciò che diventeranno: più umani o più simili al lupo?

8. L’isola. Cito da Wikipedia: ““Classical conditioning (also Pavlovian or respondent conditioning) is a process of behavior modification in which an innate response to a potent biological stimulus becomes expressed in response to a previously neutral stimulus […]”. (Il riflesso condizionato – chiamato anche riflesso pavloviano – è un processo di cambiamento del comportamento in cui un riflesso innato a uno stimolo biologico potente risulta espresso in risposta a uno stimolo precedentemente neutro […]). In un certo modo anche l’intera isola e i suoi abitanti sono un esperimento di riflesso condizionato?

DLS: Una delle principali ragioni per cui Crispin ha isolato i suoi esperimenti su un’isola è il poter plasmare e controllare il punto di vista dei cani rispetto alla struttura sociale e al ruolo che ricoprono in essa. A tal fine, l’isola è più che altro un simbolo di controllo sociale.

TB: Inoltre, sai, è probabilmente l’ambientazione migliore per la sopravvivenza durante una apocalisse zombie. Io non sono così profondo come D.L.; probabilmente lui ha pensato a tutto riguardo alle ramificazioni del controllo e all’impatto ambientale di una società chiusa.

DLS: Non l’ho fatto.

TB: Io ho solo pensato che fosse meglio, perché gli zombie col cavolo che sanno nuotare.

DLS: Hah!

9. Un paio di domande su di voi come scrittori. È difficile scrivere un libro insieme a qualcun altro? Come vi siete divisi i compiti? Chi ha fatto cosa?

DLS: Scrivere questo libro con Thom è stato abbastanza facile. Entrambi abbiamo un forte spirito di squadra, credo, e siamo generalmente dei tipi flessibili, rilassati.

TB: Questa non era la mia prima collaborazione su larga scala, quindi sapevo già quale fosse l’atteggiamento da tenere per questo tipo di lavoro di squadra.

DLS: Ha fatto una grande differenza. E anche la nostra metodologia è servita.

Fondamentalmente, ho delineato tutto capitolo per capitolo e ho inviato l’abbozzo a Thom perché potesse dare il suo contributo. Poi Thom ha sviluppato le bozze dei capitoli. Dopodiché ho dato un’occhiata a quelle bozze, aggiungendo, sottraendo, modificando, revisionando. Abbiamo fatto così, passandoci un singolo capitolo avanti e indietro più volte, fino a quando ci sentivamo che andava bene. Questo ha contribuito a creare uno stile e una voce narrante armonici che non sarebbero stati possibili se avessimo scritto i capitoli separatamente.

TB: Hah, c’è stato un momento in cui abbiamo partecipato entrambi a un progetto di narrazione a più mani, sui vecchi forum di Permuted Press. Mi è piaciuto molto farlo, e ho pensato che un giorno avremmo dovuto scrivere qualcosa insieme. Ed eccolo qui! E ce ne sarà ancora, fra qualche tempo. Prima o poi.

The Omega Dog - D.L. Snell, Thom Brannan

10. Cosa suggerireste a chi vuole diventare uno scrittore?

DLS: Impara dai fallimenti.

TB: Abbassa le tue aspettative.

DLS: Scrivi anche quando non ne hai voglia.

TB: La tua musa ti spezzerà il cuore, e così farà il pubblico di lettori. Ma se ti piace farlo, allora scrivi. È tutto ciò che puoi fare. Scrivi qualcosa e forse avrà successo, o forse non sarà così, ma il cento per cento delle cose che non scriverai saranno un fallimento.

DLS: Quindi quella serie di libri YA (Young adult) sui glampire (vampiri sbrilluccicosi, ndt.) che vorrei scrivere…?

TB: Fallimento.

11. Cosa leggeremo di vostro nel prossimo futuro (in italiano e in inglese)?

DLS: Dunwich ha preso in licenza il resto della serie di Pavlov’s Dog: un altro romanzo e le tre novelle prequel, Dog Years. Thom e io abbiamo anche altri progetti in corso per un terzo e probabilmente ultimo romanzo per terminare la serie.

TB: Ho una serie di romanzi Urban Fantasy in progetto, così come un romanzo lovecraftiano. O una serie di racconti, non ho ancora deciso.

DLS: A parte questo, sto lavorando su dei thriller soprannaturali con uno pseudonimo, David Jacob Knight. L’ultimo libro, The Phone Company, mostra ciò che succede quando ci viene fornita una tecnologia che può fare tutto ciò che vogliamo.

TB: E, sai, Snell e io ci inviamo sempre nuove idee su ciò che potremmo fare con questo universo di Cani. Prima o poi le nostre tabelle di marcia coincideranno di nuovo (o le faremo coincidere) e un nuovo terrore ibrido perseguiterà la Terra.

Grazie molte per l’intervista!

DTLBS: Prego, e grazie a te! Queste domande sono fra le migliori e più originali che ci sono state fatte da un po’ di tempo. È così gratificante incontrare un lettore che davvero ci capisce e capisce ciò che abbiamo cercato di fare con questo libro.

E ai nostri lettori: tenete d’occhio questi scrittori e le loro pubblicazioni!

VERSIONE IN LINGUA ORIGINALE

When Mauro Saracino, from Dunwich Edizioni, asked me if I wanted to interview the authors of Pavlov’s Dogs I was really excited. I only asked: really? Can I? Really?

That’s why now I am very pleased to introduce D.L Snell and Thom Brannan to our readers! Welcome, David and Thom! My name is Lucia aka Silver.

Let’s start!

1. I don’t know if anyone translated my review of Pavlov’s Dogs for you, but the first sentence I wrote was: “I hate zombies”. And I really do, or rather I find them disgusting. But I love werewolves, so I had to read your book. My question: which one do you personally prefer, zombies or werewolves? Or do you like both and this is the reason why you put them together in a book? Or is it a mere writing strategy: we take two very loved kinds of monster and put them in a book in order to create something new, something different from the usual?

DLS: We combined werewolves and zombies as a marketing strategy, but only in part. Our motivation is more complex. Thom and I love these old monsters, and we wanted to see them fight. We wanted to see humans caught in the middle of that.

Personally, I like werewolves more than zombies, simply because there’s more opportunity to make them complex characters.

TB: Yeah, stories with thinking zombies are few and far-between, and for good reason.

DLS: Stories are more interesting when you can sympathize with the monster, and I feel there’s a limited range of sympathy one can have for zombies.

TB: Even now, in the age of bigger/better/faster/more, the idea of cognitive zombies doesn’t set well with the fan base. Kim Paffenroth has done well with it, as has Derek Goodman, but it takes a certain amount of storytelling skill and deftness not a lot of us are possessed of.

Snell already dipped his toes in the versus pool with his first book, and I thought this was a logical progression for him, and was glad to be a part of it. Mixing things is part of my reason to write, especially things which don’t seem as if they belong together.

2. Let’s speak about the title: Pavlov’s Dogs. Classical conditioning and behaviour modification. This is the basis of the experiment on the Dogs, with the Pavlov’s chips installed in their brains. Is it that simple to control a dog’s and a human’s instinct to the extent expressed in the book? Can we say that when the Pavlov’s chips is activated, the Dogs become like a machine? Do you think such a chip could really exist?

DLS: There’s a deeper story behind the Dogs that Thom and I explore in the Dog Years prequels. The chip is only part of what shaped them into who they are. But the chip is definitely a big part of it. It’s implied in Pavlov’s Dogs that the doctor uses the chip to reinforce good behavior and punish bad behavior; for example, Kaiser feels a pain response when he does something undesirable. Unfortunately, this becomes negative reinforcement—Kaiser likes the pain!

For the other Dogs, though, and for people in general, we go to great lengths to avoid pain. In that regard, I think the idea of how the book’s brain-computer-interface conditions its host is realistic.

I also think how the chip controls a Dog’s body by stimulating the brain and nervous system is possible. We’ve known for a long time that stimulating parts of the brain can cause involuntary physical reactions, and we can see related technology emerging already: chips that help people hear and see; chips that can help paralyzed people move; scientists are even working on an interface that can project onto a monitor the things you see with your eyes. We aren’t that far away, really. Remove ethics and advance technology a few decades, and we’re there.

TB: Well, shit. I don’t have a lot to add to that. As for the Dogs as machines, it’s more like they’re glitchy AI. You can tell them what to do, and reinforce it, but that doesn’t mean you’ll get what you want.

3. The Dogs. I loved McLoughlin, the Alpha. He is very human, but at times he can be a real wolf, too. The difference between him and Kaiser is here: McLoughlin tries to keep under control his wolf, showing his best human side; Kaiser uses his wolf as an excuse to show his darkest human side. And now let’s add the fact that they live on an island where there is another hierarchy in comparison to the rest of the world. So finally the question: did you study these two characters with the intention of showing how human beings react when they have the chance to choose without the burden of human society?

DLS: As a post-apocalyptic novel, Pavlov’s Dogs definitely explores what humans will do without society.

TB: It’s Lord of the Flies, but writ large.

DLS: It also explores the potential pitfalls of certain societal structures. It’s not the main focus of the book, but those themes are definitely present. Kaiser and Mac are the two sides of that coin.

TB: Hayte says it best to Kaiser, I think. “The procedure… it brought out the real you.” Kaiser is the rule of the jungle personified. And Mac, he’s just the best he can be.

4. The humans. I won’t speak about Donovan nor Crispin (I hated the first one, I said somewhere that if I were one of the dogs I would have already bitten him!). I’d like to talk about Ken and Jorge. This couple is the best! They are like brothers, sometimes even more than this, they need to know where the other one is, they need to know that the other one is still alive. And they have two totally different characters. Did you create these two together? Is there in one or in both of them something of your own personality?

DLS: Oh, man, we love these guys too. I came up with the basic sketch for Ken and Jorge, and for their relationship, but Thom, I think, made those sketches get up, put on a blue Chambray work shirt, and curse in Spanish.

TB: D.L. really kind of let me run wild with the characters and who they are, how they respond to things.

DLS: To that extent, Ken and Jorge take after both of us. Both Thom and I are smartasses, so Jorge definitely inherited that. I also had started drinking around the time we began writing, so Jorge, of course, had to be an alcoholic who didn’t take his problem seriously.

Ken… he thinks a bit too much and dwells on negative things a bit too much, which is kind of what I do. But Ken also is a take-action workman, which I think he gets from Thom.

TB: I’m sure, from time to time, D.L. would read the most recent chapter I’d sent, shake his head and take another drink of whatever was in his glass.

DLS: I’m doing that right now.

TB: But in the spirit of collaboration, he let it go to see where we’d end up. And it wasn’t just these two.

Ken and Jorge are the breakout duo, to be sure…

DLS: Oh, for sure. The two amigos. Er… the one amigo and his white ward.

TB: …but we tried to make everybody memorable for their time on the page; everybody matters, and they’re all the stars of their own stories, but this book is the story of Mac and Kaiser and Ken and Jorge. Given unlimited time (and funds) we could expand this story out to Dark Tower-like proportions, stringing together something of significance for everybody who crosses these pages.

Julius is a fun guy to tinker with. I think he’d have a fun story to tell. Also Jaden, the island security supervisor.

5. The zombies. I said in my review that most of the time zombies gurgle, moan, sway, are slow and hungry and stand up again and again. But I also said that it’s not always like this in your book. I’m trying not to reveal a lot in this interview, but there were scenes where you really made me anxious (I just say “bus”!). Do you think that zombies, like werewolves and vampires, needed to be reinvented?

DLS: Reinventing can definitely be a good thing. In fact, our current incarnation of zombies comes from George Romero’s innovation in Night of the Living Dead. Before Romero, we really didn’t see zombies as a horde and possible apocalypse trigger. They were primarily voodoo slaves.

TB: Zombies are such a young monster, and I think they fit their niche nicely. They’re never the story; the people around when they happen are the story, or else there’s no story. And I didn’t want to retell Dawn of the Dead again. That’s why we jump ahead, right? That story is told.

DLS: For Pavlov’s Dogs, I obviously can’t say too much about how we’ve changed the zombie. But I can say that we looked at the typical stakes and suspense mechanisms of zombie fiction, and we ramped those up in interesting ways (“bus”). One of my favorite examples comes in Chapter 0, when Marie and Paulo realize their method of killing themselves might take too long—the zombies might infect them anyway. That, to me, is a horrible situation, and I’m glad we had the opportunity to write it.

TB: As for reinvention, I don’t know. I know innovations in horror technology tend to polarize the fans. The runners in DotD’04 made the Internet explode. Purists are very protective of their monsters. So, knowing that, we totally destroy the idea in the next book, The Omega Dog. Hah!

6. Again the werewolves and their hierarchy. McLoughlin is the Alpha, Samson was the Beta, then we have the Theta, the Sigma and the Omega. Not to forget the Epsilon. From the context, even someone who isn’t accustomed to these words can understand something about the hierarchy of the Dogs. But could you please explain it for our readers?

DLS: In nature, dog packs have a certain hierarchy. The dominant dog, the Alpha, leads the pack. This dog eats first, things like that. When you have a dog as a pet, you want to establish yourself as the Alpha. You’re in command. Your dog should be more of a Beta, which is like a second in command. Then you have the Omega dog–the underdog, the weakest member of the pack. Kaiser doesn’t see himself as the weakest, though. He has a different meaning when he dubs himself the Omega Dog. Basically he’s putting himself up there with God: the Alpha, the Omega, the beginning and the end.

TB: Well said. Since this was a paramilitary group, we needed some sort of rank hierarchy, but didn’t want to ape regular rank names, keeping the Alpha idea instead. Everything else stemmed from that.

7. Once again the werewolves. In Pavlov’s Dogs you speak about “Dogs”, but you still describe them as wolves. Is it because of the Pavlov’s chip (and therefore because of the classical conditioning demonstrated by Ivan Pavlov) that you called them “Dogs” or did you want to draw a line between the usual werewolves and yours?

DLS: They say all the hundreds of dog breeds out there–all the different sizes, colors, hair types, and personalities–all descend from a common ancestor. Humans, of course, are primarily responsible for all the varieties we see today, because we’ve bred them. An unnatural selection.

TB: Right.

DLS: Our Pavlov’s Dogs are kind of like this: the werewolf is their common ancestor, but Crispin has shaped them, bred them, into what he needs for his team.

TB: Mac is the Golden Retriever, loyal and upright. Kaiser is a fighting breed, bred for blood and happy to roll around in it. The blood, the fight is the reward.

DLS: The Dog Years prequels explore the genetics and eugenics of it a little bit. In the end, Crispin has created a werewolf that is more like a domesticated dog: it has the potential to be a bit more human than a wolf might. Of course, as we know from attack dogs and fighting dogs, “nurture” has a lot to do with how dogs might turn out—more human, or more wolf-like?

8. The island. I quote from Wikipedia: “Classical conditioning (also Pavlovian or respondent conditioning) is a process of behavior modification in which an innate response to a potent biological stimulus becomes expressed in response to a previously neutral stimulus […]”.

Are the entire island and its own inhabitants also an experiment of classical conditioning in a certain way?

DLS: A major reason Crispin isolated his experiments on an island is so he could shape and control the Dogs’ view of social structure and their role in it. To that end, the island is more a symbol of social control.

TB: Also, you know, it’s probably the best setting for survival during a zombie apocalypse. I’m not as deep as D.L. is; he probably thought all about the ramifications of control and environmental impact of a closed society.

DLS: I didn’t.

TB: I just thought it was better, because zombies can’t freaking swim.

DLS: Hah!

9. A couple of questions about you as writers. Is it hard to write a book together with someone else? How did you divided the tasks? Who did what?

DLS: Making this book with Thom was pretty easy. We both have a strong team spirit, I think, and are generally flexible, laid-back guys.

TB: This wasn’t my first large-scale collaboration, so I already had the attitude required for this kind of teamwork.

DLS: That was a big part of it. Our methodology helped, too.

Basically, I outlined everything chapter by chapter and ran that outline by Thom for his input. Then Thom developed the rough drafts of the chapters. Next, I did a pass over those drafts, adding, subtracting, editing, revising. We’d do this, passing a single chapter back and forth multiple times, until we felt we had it right. This helped create a streamlined style and voice that might not have been possible if we had written separate chapters.

TB: Hah, we had, at one point, both participated in a round-robin storytelling thing on the old Permuted Press forums. I really liked that, and thought one day we’d have to write something together. And here it is! And there’s more, some time. Sooner or later.

10. What would you suggest to someone who wants to become a writer?

DLS: Work through the failures.

TB: Lower your expectations.

DLS: Write even when you don’t feel like it.

TB: Your muse will break your heart, and so will the reading public. But if you love it, do it. That’s all you can do. You write something and maybe it’ll hit, maybe it won’t, but one hundred percent of the things you don’t write will miss.

DLS: So that YA glampire book series I keep meaning to write…?

TB: Miss.

11. What can we expect to read from you in the next future (in Italian and in English)?

DLS: Dunwich has licensed the rest of the Pavlov’s Dogs series: one more novel and the three prequel novellas, Dog Years. Thom and I also have nascent plans for a third and probably final novel to end the series.

TB: I have a series of Urban Fantasy novels brewing, as well as a Lovecraftian novel. Or series of novellas, I haven’t decided yet.

DLS: Other than that, I’ve been working on supernatural thrillers under a pseudonym, David Jacob Knight. The newest book, The Phone Company, explores what happens when we’re given technology that can do anything we want.

TB: And, you know, Snell and I are always sending ideas for what we might do with this Dogs universe back and forth. Sooner or later, our schedules will match up again (or we’ll make them match up) and a new hybrid terror will stalk the Earth.

Thank you very much for this interview!

DTLBS: You’re welcome. Thank you! These are some of the best, unique questions we’ve been asked in a while. It’s so gratifying to come across a reader who really gets us and what we attempted with this book.

And to our readers: keep an eye on these writers and their publications!

L’intervista che avete letto è opera di Silver.

5 thoughts on “Intervista a D.L. Snell e Thom Brannan, autori di “Pavlov’s Dogs – L’armata dei Lupi”!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *